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	<title>Ortese Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il mare non bagna Napoli: Ortese oltre la visibile sofferenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 09:42:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il mare non bagna Napoli&#8221; di Anna Maria Ortese, Adelphi, edizione del 1994 Sì, ciò che è contenuto in questi racconti è davvero accaduto. L&#8217;autrice ha visto, sentito, toccato, odorato e gustato. A tutto, però, Ortese ha aggiunto &#8211; lo dice stesso lei &#8211; la &#8220;metafisica&#8221;, ossia qualcosa che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il mare non bagna Napoli&#8221; di Anna Maria Ortese, Adelphi, edizione del 1994</strong></p>
<p>Sì, ciò che è contenuto in questi racconti è davvero accaduto. L&#8217;autrice ha visto, sentito, toccato, odorato e gustato. A tutto, però, Ortese ha aggiunto &#8211; <strong>lo dice stesso lei</strong> &#8211; la &#8220;metafisica&#8221;, ossia qualcosa che va al di là del mondo materiale e che prima alimenta, poi trasforma la disperazione in sostanza teatrale e allucinata. Ogni forma si risolve in una parola: <strong>Napoli</strong>.</p>
<p>Per noi del <strong>Mezzogiorno</strong> non è difficile comprendere cosa sia quell&#8217;indolenza che ci dona un&#8217;aria trasognata, capace di rendere la sofferenza un luogo in cui si mette alla prova l&#8217;ingegno. Ma ciò che appare chiaro è che questa forza non è vitalismo, o peggio ancora stoica spensieratezza, bensì resa a quello stato di natura che annichilisce ogni spinta emancipatrice o di uso della ragione.</p>
<p>Ecco, l&#8217;autrice riesce perfettamente a delineare tali aspetti. Ci mostra tutto questo quando descrive le folle che animano <strong>Forcella</strong> e il vecchio edificio dei <strong>Granili</strong>. Lo vediamo quando ci racconta del &#8220;<strong>misticismo isterico</strong>&#8221; che donne e uomini senza speranza tirano fuori nel momento in cui la realtà ha emesso un insindacabile verdetto di penuria, impotenza e insofferenza.</p>
<p>&#8220;<strong>Il mare non bagna Napoli</strong>&#8221; è l&#8217;allucinazione post bellica di Ortese. Questo libro uscì nel <strong>1953</strong>, creando non pochi chiacchiericci. Addirittura, il racconto &#8220;<strong>Il silenzio della ragione</strong>&#8221; costò a lei lo strappo con l&#8217;ambiente culturale napoletano. Infatti, con piglio coraggioso, facendo nomi e cognomi, la scrittrice tirò giù un breve memoir sull&#8217;ambiente culturale cittadino, mettendo a nudo ipocrisie e sotterfugi. Come non rimanere a bocca aperta davanti alla figura di <strong>Domenico Rea</strong> e al modo in cui tratta la moglie. Sono immagini che oggi scatenerebbero crociate inenarrabili da parte delle femministe.</p>
<p>Resta il fatto che il fine di <strong>Ortese</strong> non era certamente quello di creare un pettegolezzo, ma di mostrare le contraddizioni di una élite che si poneva come avanguardista e marxista, vicina al popolo, ma pur sempre mossa da un&#8217;ambizione spicciola, personale, derivante da quello &#8220;<strong>stato di natura</strong>&#8221; che soffoca ogni emancipazione collettiva. Anche il vitalismo di Rea è, per <strong>Ortese</strong>, una forma di quella forza insensata e confusionaria che alberga nelle masse contadine del <strong>Sud</strong>. Qualcosa che serve per contrastare quell&#8217;azione  castigatrice, opprimente, promossa da un <strong>Dio</strong> che manda la disgrazia solo per farsi adorare. Sotto accusa non finisce mai il potere, anzi il <strong>potente</strong> viene quasi sempre giustificato.</p>
<p>&#8220;<strong>Il mare non bagna Napoli</strong>&#8221; è quindi un trattato sociologico, ma anche un dettagliato quadro della città partenope subito dopo la Seconda guerra mondiale. La forza di <strong>Anna Maria Ortese</strong> è tutta nella sua capacità di mostrare le cose senza apporre giudizi. Diventiamo spettatori che, scena dopo scena, ci porremo domande chiare sul senso della vita e sul significato della sofferenza. I personaggi che incontreremo sono forme più o meno tipiche del nostro <strong>Mezzogiorno</strong>. Ma ripeto, non parliamo di stereotipi, ma di figure che ancora oggi sono tra noi e i cui fantasmi ci camminano a fianco.</p>
<p>Leggere oggi &#8220;<strong>Il mare non bagna Napoli</strong>&#8221; ci serve proprio per questo motivo: per appurare che quell&#8217;elemento metafisico, che forse fu difficile da spiegare pure per l&#8217;autrice, è ancora qui con noi. Penso che l&#8217;unico che seppe davvero delinearlo con precisione fu il filosofo napoletano <strong>Aldo Masullo</strong> con il suo &#8220;<strong>Arcisenso</strong>&#8220;. Detto così, possiamo dire che <strong>Napoli</strong> è lo spirito del Sud, la manifestazione più vera dell&#8217;irrazionale sentire umano.</p>
<p>Ma sia ben chiaro, leggere questo libro di <strong>Ortese</strong> vuol dire anche immergersi in uno stile pieno e compatto, che non lascia sfuggire nulla. Vivono tra queste pagine delle immagini immortali, così vivide e naturali da fare impallidire. Qualcosa che non è solo tecnica, ma soprattutto è sentimento unito a una <strong>pietas</strong> fuori dal comune. Insomma, leggete questo libro e fatene tesoro.</p>
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