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	<title>Nannè Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>E poi di più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 16 Mar 2023 01:49:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Wanda Lamonica “Sei felice?”, mi chiedi sollevandomi il mento con un dito. “Felice…Che parolone, Giovà. La felicità è una cosa grossa. Io sono felice soltanto se per un attimo mi dimentico della realtà e faccio festa per qualcosa. Ho da pensare a tutti, io. Persino quando cade una stella, mi sento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Wanda Lamonica</strong></em></p>
<p>“Sei felice?”, mi chiedi sollevandomi il mento con un dito.<br />
“Felice…Che parolone, Giovà. La felicità è una cosa grossa. Io sono felice soltanto se per un attimo mi dimentico della realtà e faccio festa per qualcosa. Ho da pensare a tutti, io. Persino quando cade una stella, mi sento in colpa ad esprimere un desiderio tutto mio”.</p>
<p>Giovanni sorride, ma soltanto muovendo la bocca. Lo sguardo è malinconico e non si abbina per niente alla curva dolce costruita sulle sue labbra. Appoggio meglio i gomiti sul parapetto. Davanti a noi, il mare calmo si stende come una coperta azzurra di lana morbida. Di quelle che le nonne adagiano premurosamente sui nipoti ormai adulti che si fermano a riposare dopo pranzo, sui loro divani, quelli con i centrini sui braccioli. Questo belvedere è il nostro posto preferito. Ci siamo praticamente cresciuti, qui.</p>
<p>I primi baci, i brividi nuovi, la conta delle stelle, i soprannomi stupidi. Ci hanno persino messo una panchina, ad un certo punto, forse per farci riposare dalle faticose e continue rincorse verso i nostri assurdi sogni. Da qui, il panorama è meraviglioso. Il molo del porticciolo abbraccia un piccolo spicchio di mare. Le otto barche rimaste ormeggiate tutte ad un solo lato della banchina, mi fanno ricordare la mia Frida quando allattava i suoi cagnolini appena nati.</p>
<p>“Ti preoccupi di tutti, Nannè. Una vita nostra, quando ce la facciamo?”</p>
<p>Sospiro. (Quanto c’hai ragione, Giovà. Ma mica posso dartela, una risposta). Provo a racimolare le parole come briciole di pane sparse su una tovaglia da tavola enorme.</p>
<p>“Quest’anno Lina prenderà il diploma. Farà pure 18 anni. Non ho soldi né per una festa né per l&#8217;altra. Mino lavora un giorno sì e dieci no. È più il tempo che passa al bar che a casa. Papà, da quando è morta la mamma, vive su una poltrona. Guarda lontano. Come, adesso, io e te. Ma senza il conforto del mare, davanti”.</p>
<p>Una lacrima lunga è forse più potente? Allora adesso me ne sta cadendo una fortissima che arriva persino a bagnarmi il collo.</p>
<p>“Però non pretendo che tu mi aspetti, Giovà. Le cose così stanno. Ma dal cuore mio non te ne vai. Nemmeno se non ti vedrò mai più. Questo è certo”.</p>
<p>Lo dico con dolore. Un dolore pieno, vischioso, che si appiccica alle corde vocali e non fa più parlare.</p>
<p>“A tuo padre pensiamo noi, Nannè. Lina e Mino sono adulti. Devono vivere la loro vita. Tu, la tua. Io vorrei vivere la mia con te. E tu sei sprecata, Nannè, per non amare, col cuore immenso che hai. Sprecata soprattutto ad amare, un giorno, qualcuno che non sia io. Ora non ti sembra il momento adatto…ma…”</p>
<p>“Ma questo amore è quello giusto, lo so”, gli dico, abbracciandolo forte.<br />
“Quindi mi aspetti?”, chiedo col magone in gola che strozza ogni speranza.<br />
“No. Ti vivo subito. E poi di più”</p>
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