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	<title>Lao Tzu Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Tao te ching: al di fuori del pregiudizio e della sapienza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tao-te-ching-sapienza-frontera-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Mar 2025 23:01:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tao te ching: al di fuori del pregiudizio e della sapienza&#8221; è un articolo di Domenico Frontera. In copertina una foto tratta dal web Nel Tao-te-ching, opera attribuita dalla tradizione cinese a Lao tzu (VI sec. a.C.), ma probabilmente elaborata e scritta intorno al III secolo a.C., viene messo in discussione il tradizionale concetto di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tao te ching: al di fuori del pregiudizio e della sapienza&#8221; è un articolo di Domenico Frontera. In copertina una foto tratta dal web</strong></p>
<p>Nel <strong>Tao-te-ching</strong>, opera attribuita dalla tradizione cinese a Lao tzu (VI sec. a.C.), ma probabilmente elaborata e scritta intorno al III secolo a.C., viene messo in discussione il tradizionale concetto di <strong>&#8220;Sapienza.&#8221; </strong></p>
<p>Per questo piccolo libro, composto da 81 brevi capitoli dal piglio lirico e frammentato, il sapere è inteso come una indebita aggiunta al carattere nudo e privo di senso dell&#8217;esistenza. Questa è una chiara e diretta critica al confucianesimo del tempo, che invece sottolinea la validità della conoscenza astratta e discriminante.</p>
<p>Per i taoisti, <strong>&#8220;il flusso della vita&#8221;</strong> è spontaneo ed innocente, non ha in sé una razionalità, e non può quindi essere valutato e contaminato da un <strong>&#8220;com-prendere&#8221;</strong> che, in quanto umano, resta sempre incerto, se non addirittura illusorio.</p>
<p>Nel pensiero occidentale sarà soprattutto <strong>Nietzsche</strong> ad enfatizzare questa innocenza del divenire che non significa un abbandono della ratio ma la consapevolezza della presenza di una metarazionalità a cui tutto ontologicamete appartiene e che costituisce il limite e il fondamento stesso dell&#8217;uomo.</p>
<p>Per <strong>il Tao-te-ching</strong>, dunque, il saggio ha il cuore delle persone semplici in quanto non coltiva alcun pregiudizio o preconcetto.</p>
<p>Egli regredisce addirittura alla condizione del lattante: come un bimbo (il nome <strong>Lao tzu</strong> significa &#8220;Il vecchio bambino&#8221;) è profondamente stupito e meravigliato da ogni evento naturale. Non siamo difronte alla famosa <strong>&#8220;Dotta ignoranza&#8221;</strong> elaborata da <strong>Niccolò Cusano</strong> o al <strong>&#8220;Non sapere&#8221;</strong> socratico, perché per il taoismo già questo è un atto di ragione, ma davanti ad una vera e propria <strong>&#8220;epochè&#8221;</strong>, sospensione di ogni giudizio, che avviene in modo naturale e spontaneo così come la Via, <strong>il Tao</strong>, si manifesta nella natura.</p>
<p>Per il <strong>Tao-te-ching</strong> occorre, dunque, uniformarsi al &#8220;Vuoto delle cose&#8221; affinché ogni fenomeno possa apparire e riapparire, ogni volta, nella sua massima carica evocativa. Il saggio contempla e tocca il mondo quasi non ne sapesse nulla ed è questo un atteggiamento che rinuncia ad ogni velleità conoscitiva, accanto all&#8217;intento di capire il fondamento delle cose.</p>
<p>L&#8217;ideale etico del taoista implica, quindi, la <strong>&#8220;vuotezza&#8221;</strong>, una mente sgombra dai dogmi e da ogni accenno ad un pensiero fondato sul principio di non contraddizione: &#8220;Espanditi sino all&#8217;estremità del vuoto e attieniti all&#8217;importanza della quiete&#8221;. <em>(Tao-te ching, cap. 16)</em></p>
<p>Il <strong>Tao-te-ching</strong> non è un libro che espone una dottrina da studiare e mandare a memoria, ma rappresenta invece un tipo particolare di scrittura che persegue soprattutto una finalità terapeutica. L&#8217;opera si svolge, al pari delle parabole evangeliche e i racconti sufi, come un cliché: si vuole che il lettore, fruendone, modifichi i propri assunti e la sua <strong>&#8220;visione del mondo&#8221;</strong>; qualcosa di molto simile alla moderna psicologia cognitivo comportamentale.</p>
<p>Il libro costituisce, quindi, un invito a ragionare diversamente rispetto al pensiero dominante, ma non si tratta di proporre nuovi concetti <strong>(è questo il senso ultimo del &#8220;Vuoto&#8221; e del Tao)</strong> bensì di sgomberare la mente da quelli che già vi si trovano e appaiono disfunzionali, disarmonici, all&#8217;esistenza.</p>
<p>In questa etica della &#8220;Non significanza&#8221; esiste, quindi, un altro modo di interpretare le cose che è differente da quello &#8220;violento&#8221; e incline al &#8220;voler fare&#8221; e al &#8220;voler sapere.&#8221;</p>
<p>Nel cap. 67 del <strong>Tao-te-ching</strong> vengono presentati quelli che sono considerati i &#8220;tre tesori&#8221; del taoismo, l&#8217;atteggiamento a cui ogni uomo dovrebbe aspirare:<br />
la &#8220;Gentilezza&#8221; (Tz&#8217;u), la &#8220;Parsimonia&#8221; (Chien) e il &#8220;Non osare essere il primo nel mondo&#8221; (Pu-k&#8217;an).</p>
<p>La <strong>&#8220;gentilezza&#8221;</strong> consiste in una disposizione verso la compassione e la disponibilità nei confronti di tutte le creature, perché tutte sono espressione della Via, del Tao. Si tratta però di un parametro etico ben diverso dalla solidarietà o dall&#8217;altruismo così come generalmente è inteso.</p>
<p>Qui si suggerisce di non entrare in conflitto con gli altri lasciando essere ciascuno così come è nella sua sfera d&#8217;azione o nel suo mondo. Si cerca, in definitiva, di andare incontro all&#8217;altro rispettandone le esigenze e le peculiarità, senza pretendere di imporgli schemi o valori.</p>
<p>La gentilezza non è una particolare e pietistica forma di carità; non si tratta di accostarsi al prossimo facendolo sentire in debito o in colpa per l&#8217;aiuto o la comprensione ricevuta. Il saggio taoista non soccorre nel senso tradizionale, egli è consapevole che ciascuno di noi è in grado di aiutarsi da solo, occorre solo creare le condizioni per far emergere queste potenzialità senza provocare nell&#8217;altro nessuna forma di dipendenza. Attraverso questa &#8220;gentilezza&#8221; si può osare ogni cosa in quanto non si coltiva alcun pregiudizio verso nessuno e non si ingaggiano lotte per dominare o imporre verità.</p>
<p>La <strong>&#8220;parsimonia&#8221;</strong> implica il ritirarsi in sé, senza concedersi al mondo: è un atteggiamento che insiste sul senso di autonomia dell&#8217;individuo. Chiunque coltivi questa qualità non ricerca la compagnia degli altri per trarne favori, né si sforza di far loro alcuna concessione perché solo colui che è completamente immerso nella propria individualità, incurante di offrire alcunché agli altri, sarà il vero donatore disinteressato e capace di grandi elargizioni.</p>
<p>Si supera cioè il concetto di ipocrisia e di un Sé fondato sul giudizio degli altri; la parsimonia non è quindi una fuga dalla realtà ma un immergersi in maniera profonda nel &#8220;Tutto,&#8221; nel &#8220;Cielo,&#8221; nella spontaneità etica e cosmologica del Tao che si dona ad ogni creatura senza un particolare fine.</p>
<p>Il <strong>&#8220;Non essere primo nel mondo&#8221;</strong> significa che il Taoista non si fa avanti, né agogna mai ad una posizione di rilievo. Secondo il principio del <strong>&#8220;Non agire&#8221;</strong>, del cosiddetto &#8220;Sforzo inverso&#8221;, tipico di questa corrente di pensiero, solo chi non desidera di essere primo può realmente conseguire e compiere le azioni più eroiche e appagare le proprie aspirazioni.</p>
<p>&#8220;Io posseggo tre tesori che mantengo e conservo. Il primo si chiama gentilezza; il secondo si chiama parsimonia; il terzo si chiama: non osare essere il primo nel mondo. Essendo gentile, posso essere coraggioso, essendo moderato, posso essere liberale; non osando essere il primo nel mondo, posso diventare padrone di tutti gli strumenti. Attualmente si disprezza la gentilezza per essere coraggiosi; si disprezza la moderazione per essere liberali; si disprezza di essere gli ultimi per essere i primi. È la morte! Difatti, colui che combatte per mezzo della gentilezza trionfa; colui che si difende per mezzo di essa è salvo. Colui che il Cielo vuol salvare, il Cielo lo protegge per mezzo della gentilezza.&#8221; <em>(&#8220;Tao-te-ching,&#8221; cap. 67)</em></p>
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