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	<title>Intreccio Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Come l&#8217;arancio amaro. Palminteri e la Sicilia secondo i suoi tempi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jan 2025 23:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Come l&#8217;arancio amaro&#8221; di Milena Palminteri, Bompiani, 2024 “Io dell’arancio amaro conosco solo le spine e ormai non mi fanno più male. Ma il profumo del suo fiore bianco è il tuo, ed è quello della libertà.” Chissà se i libri possono emanare un profumo? E non mi riferisco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Recensione di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Come l&#8217;arancio amaro&#8221; di Milena Palminteri, Bompiani, 2024</h3>
<p style="text-align: right;"><em>“Io dell’arancio amaro conosco solo le spine e ormai non mi fanno più male. Ma il profumo del suo fiore bianco è il tuo, ed è quello della libertà.”</em></p>
<p>Chissà se i libri possono emanare un profumo? E non mi riferisco all’odore della carta, quello è quasi ovvio! Parlo dei profumi contenuti in una storia. Perché se così fosse, questo romanzo odorerebbe di sole, di salsedine e di agrumi, di amore, di disprezzo e di mare, di solitudine, di intrighi e di quella <strong>Sicilia</strong> che fu e forse è ancora oggi.</p>
<p>Siamo nella <strong>Sicilia degli anni Sessanta</strong>, ma anche in quella del Ventennio. <strong>Carlotta</strong>, trentaseienne, è il filo conduttore del romanzo. Cresciuta in una famiglia nobile, i <strong>Cangialosi</strong>, non ha mai sviluppato un rapporto d’amore con la madre. Questo sentore che non sia solo colpa sua diventa verità quando <strong>Carlotta</strong> trova un vecchio documento<strong> all’Archivio notarile di Agrigento</strong> dove lavora. Nonostante abbia studiato legge infatti, dietro consiglio e spinta dello <strong>zio Pippino</strong>, Carlotta si è ritrovata a lavorare come impiegata statale. Non che fosse la sua scelta, ma nel 1947 nei tribunali siciliani ancora si pensava che una donna non potesse essere avvocatessa.</p>
<p>Carlotta inizia così una ricerca di informazioni su quello che era successo e sul significato di quell’atto che ha trovato. La nonna paterna aveva denunciato la madre di Carlotta accusandola di non averla partorita, ma comprata. E qui inizia il filo di due storie: <strong>“Senza famiglia”</strong>, che segue la storia di Carlotta negli anni Sessanta alla scoperta delle sue origini; e<strong> “La storia quella vera”</strong>, che segue invece l’evoluzione della famiglia Cangialosi e di come Carlotta sia venuta al mondo.</p>
<p><strong>“La storia quella vera”</strong> ci fa incontrare altre figure femminili e predominanti attraverso tutto il libro. Troviamo <strong>Nardina che sposa Carlo Cangialosi</strong>, ma che non riesce a rimanere incinta.<strong> Sabedda</strong> che da umile serva non può permettersi di mantenere il figlio che porta in grembo, ed è <strong>Bastiana</strong>, madre di Nardina, che con l’aiuto di <strong>don Calogero</strong>, mafioso, organizzano un piano scellerato che porterà le vite delle donne protagoniste di questo libro ad intrecciarsi.</p>
<p>Le tre protagoniste sono donne ribelli per carattere, per istinto, ma <strong>Milena Palminteri</strong> non commette l’errore di disegnarle come femministe in anticipo sui loro tempi. Tutte e tre devono piegarsi ad accomodamenti, devono sacrificare una parte importante di sé, accontentarsi di ciò che si può, di ciò che è permesso, di ciò che nel silenzio e nella menzogna riescono a ottenere.</p>
<p>Vite rabberciate, amare; ribellioni consumate nel silenzio, nelle azioni compiute in segreto. Il romanzo è interessante proprio per l’aderenza alla realtà dell’epoca in cui ciascuna delle tre donne è chiamata a rinunciare a ciò che vorrebbe per piegarsi a ciò che la società richiede e impone.</p>
<p><strong>&#8220;Come l’arancio amaro&#8221;</strong> ci accompagna in una Sicilia soleggiata e arida, trascinandoci quasi a forza nella vita dei suoi abitanti. Tra <strong>Agrigento e Sarraca,</strong> seguiremo questo nugolo di personaggi, scopriremo gli intrecci che li legano e ascolteremo i loro segreti.</p>
<p>Saremo spettatori consapevoli di quella che è una grande storia; una storia che si dipana lungo quarant’anni di vita e che sconfina sino a <strong>“la Merica”</strong>, laddove tanta gente trovò rifugio dai propri peccati. È un romanzo che accoglie, avvolge e coinvolge il lettore sino a non lasciarlo più libero di respirare, bramoso di sapere come i fili si intrecceranno tra loro.</p>
<p><strong>&#8220;Come l’arancio amaro&#8221;,</strong> con i suoi frutti asperrimi, è l’arbusto più fecondo su cui innestare i dolcissimi sanguinelli, così questo libro mette in scena il dramma eterno del corpo femminile sottomesso, usato, colpevolizzato eppure portatore dell’immenso potere di sedurre e di generare. Il dialetto, centellinato, dosato con cura, rende ancora più vera questa storia.</p>
<p>I personaggi risultano vividi e reali, talmente tanto che si ha la sensazione di poter allungare una mano per far loro una carezza. Non c’è una parola fuori posto in questa storia, <strong>non un tassello che non vada dove debba andare.</strong> Tutto trova una sistemazione, ogni situazione avrà la sua risoluzione, solo quel vuoto nel cuore di Carlotta pare non debba trovare quiete.</p>
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