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	<title>Frammento Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Univeros. Paolo Vismara e la &#8220;psichedelia indotta&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/universos-paolo-vismara/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Sep 2022 01:57:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Giuseppina Sciortino Cos&#8217;è Univeros (Paolo Vismara, Manni)? Parafrasando il testo stesso una &#8220;personale&#8230; passione trainante per la parola&#8221; oppure &#8220;piacevole e indotta psichedelia&#8221; alla scoperta delle &#8220;arti infinitorie&#8221;. Come nel regno di Fantàsia aggredito dal Nulla e come sulla Terra minacciata dagli umani con la loro sete di potere foriera di guerre e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Giuseppina Sciortino</strong></em></p>
<p>Cos&#8217;è Univeros (Paolo Vismara, Manni)?<br />
Parafrasando il testo stesso una &#8220;personale&#8230; passione trainante per la parola&#8221; oppure &#8220;piacevole e indotta psichedelia&#8221; alla scoperta delle &#8220;arti infinitorie&#8221;.</p>
<p>Come nel regno di Fantàsia aggredito dal Nulla e come sulla Terra minacciata dagli umani con la loro sete di potere foriera di guerre e ingiustizie, così nel mondo costruito da Paolo Vismara incombe il regime dell’Illusione, il &#8220;terrore frammentista&#8221; a cui si deve la distruzione del mistero, della complessità, dell’immaginazione per la cui mancanza si potrebbe morire e la cui presenza è invece motivo di vita, come già sintetizzato da Céline: &#8220;Quando non si ha immaginazione, morire è poca cosa, quando se ne ha, morire è troppo&#8221;.</p>
<p>Si resiste in ogni modo, si preserva l’Univeros, l’amorevole desiderio primigenio, <em>frammentisti</em> contro <em>infinitori</em>, divisione paradigmatica che potrebbe definire ogni tipo di contrapposizione, Guelfi/Ghibellini bianchi/rossi democratici/conservatori. Nell’Agorà un sapiens può imbattersi in Latimer o homental, gustare panini ai granchi su barche che offrono alle gocce (non sottraggono), incontrare spiriti itineranti o personaggi dai nomi strani: Darkie, Arimatea, il presidente Diastema, la sacerdotessa Ellimes, re Calumne, la dottoressa Blahnik, il professore Vis Amai (probabile alter ego dell’autore) impegnato a recuperare un capitale culturale distrutto dalle ostilità tra fazioni opposte. Ma attenzione a non essere travolti da moti <em>ond’osi! </em></p>
<p>Ci vuole coraggio e un pizzico di cautela nell’addentrarsi in un universo fatto di varchi, più che altro semantici, scollamenti tra le parti, dialoghi surreali e grotteschi, divertimenti che fanno pensare a Carroll o ancora a Queneau, al suo <em>I fiori blu</em>, in particolare e, in genere, alle sperimentazioni dell’<em>OuLiPo</em> francese. Un’invenzione continua e sfrenata in cui perdersi senza badare troppo alle trame, rimanendo ancorati a &#8220;frazioni di dubbio&#8221;. Romanzo? Forse, oppure poema onirico, allegorico, fantasmagorico. Non per tutti, il preponderante &#8220;traboccar simbolico&#8221; potrebbe provocare escrescenze frizzantine alla lingua o, al contrario, dipendenza da &#8220;sontir&#8221;.</p>
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