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	<title>Edilizia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Storia di un contadino: un apostata tra i porci</title>
		<link>https://www.borderliber.it/storia-contadino-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Mar 2024 01:13:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Storia di un contadino: un apostata tra i porci&#8221; è un racconto di Martino Ciano. Libera interpretazione dopo la lettura di alcuni appunti di un mio parente risalenti al 1977  Giocavi con i porci come altri si divertivano con i gatti. Scodinzolavi tra le pecore e le galline sognavano l&#8217;emancipazione, ma tu tiravi loro il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Storia di un contadino: un apostata tra i porci&#8221; è un racconto di Martino Ciano. Libera interpretazione dopo la lettura di alcuni appunti di un mio parente risalenti al 1977 </strong></p>
<p>Giocavi con i porci come altri si divertivano con i gatti. Scodinzolavi tra le pecore e le galline sognavano l&#8217;emancipazione, ma tu tiravi loro il collo come se avessi dovuto strizzare uno straccio.<strong> Contadino eri nato e contadino volevi morire.</strong> Alla terra riconoscevi ogni potere e diritto; più era nuda e brulla, più ti piaceva. <strong>Sapeva di donna.</strong></p>
<p>A volte, ti toglievi la maglia e restavi a torso nudo, poi ti sdraiavi e lei ti dava calore o refrigerio a seconda delle stagioni. Pensavi a quando saresti tornato tra le sue braccia, ché prima o poi sarebbe toccata anche a te la sepoltura. Non ti dispiaceva, non ti preoccupava; d&#8217;altronde, da morto non ti saresti accorto di quando i vermi si sarebbero infilati tra la carne e le ossa. <strong>Nulla del tuo spirito e della tua coscienza sarebbe rimasto nel corpo;</strong> avresti visto tutto dal cielo, mentre zappavi distese di nuvole incolte da cui sarebbero spuntate piante di fagioli.</p>
<p>Non ti ha mai fatto paura il sangue degli animali, non ti impressionavano i versi che emettevano quando il coltello oltrepassava le loro gole. Era un colpo che avevi imparato da piccolo, da tuo padre, il tocco secco che si imprimeva sulla noce del collo del coniglio. Sarebbe morto senza saperlo&#8230;<strong> e poi, hanno un&#8217;anima le bestie?</strong> Sovente, mentre pulivi il porcile dopo aver messo al riparo te stesso dalla fame insaziabile dei maiali, ricordavi che il prete ti aveva spiegato che <strong>la natura è al servizio dell&#8217;uomo.</strong> &#8220;Non esiste peccato per chi compie atti violenti verso gli animali a cui Adamo ha dato il nome. Sono stati battezzati per essere sudditi degli uomini&#8221;.</p>
<p>Eppure, avevi pietà di loro. Fissavi con misericordia gli occhi dei polli e degli agnelli, perché sapevi che fine avrebbero fatto e, dopotutto, ti dispiaceva. &#8220;Ma così va il mondo, così è stato creato. Un contadino non si chiede il <strong>perché</strong>, ma si consegna alla terra, alla natura, si fa loro vassallo, anche giudice e boia. <strong>Il contadino è suddito di Dio e contro la volontà sua nulla può.</strong> C&#8217;è un ciclo che mai si interrompe e che nessuno può modificare e, per quanto cambino il tempo e la meteorologia, la natura continuerà a far nascere e a far morire le sue creature&#8221;.</p>
<p>Sputavi sulle zolle quando finivi di zappare per riconsegnare alla terra anche la polvere che avevi ingoiato. Pisciavi vicino a un albero per ringraziare il cielo dell&#8217;acqua che avevi preso in prestito. Cacavi dietro il canneto per ridare al cosmo persino gli ultimi resti del cibo che ti eri guadagnato e che la natura ti aveva benedetto. <strong>Rendevi &#8220;grazie&#8221; a Dio</strong> ogni qualvolta raccoglievi frutti e ortaggi, o dopo aver ucciso un animale, perché<strong> &#8220;se è vero che piante e bestie non hanno anima, è altrettanto vero che qualcosa dà a loro la forza per vivere, e quel qualcosa torna al Signore&#8221;.</strong></p>
<h3>Storia di un contadino, in memoria di ciò che non c&#8217;è più</h3>
<p>Così eri fin quando non venne da te un costruttore che voleva il tuo terreno e, <strong>nonostante le promesse fatte a te stesso e ai tuoi avi</strong>, ti sei fatto prendere in giro da un assegno. Cedesti tutto, persino le zappe, ché quei campi si trovavano in un punto buono, panoramico, al di sopra di ogni peccato umano e di ogni grido. Da lì vedevi come si univano cielo e mare, come il sole si spegneva in acqua, come il fiume abbracciava i monti e come strisciava a valle sembrando una serpe luccicante.</p>
<p>Costruisti lì una nuova dimora, anzi te la diede in premio l&#8217;imprenditore edile al termine dei lavori del suo <strong>villaggio turistico</strong>. Tu ne diventasti guardiano. D&#8217;estate si aprivano i cancelli, di inverno restavano chiusi e tu controllavi che mai si spalancassero. Somigliavi a uno dei cherubini posto davanti alle porte dell&#8217;Eden.</p>
<p>Vedevi lentamente che intorno ogni cosa mutava, che i mattoni sostituivano le palizzate di legno; che al posto delle stalle sorgevano case; che non c&#8217;era più la natura a comandare gli uomini, ma ruspe e betoniere, gru e muratori con la pelle rosolata dal solleone. <strong>Addio alle bestie e addio alla natura;</strong> te ne fottevi tu, se ne fottevano loro.</p>
<p>Impasta cemento oggi, impasta cemento domani. Chi domina la terra si sostituisce alla natura. <strong>Forse questo volevi? Non lo so, ma permettimi di narrare la tua storia, mio contadino.</strong></p>
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		<title>Cronaca abusiva per il progresso di Tortora</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cronaca-progresso-tortora/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Dec 2023 00:06:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Edilizia]]></category>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Cronaca abusiva per il progresso di Tortora&#8221; è un articolo di Martino Ciano. Le foto sono dell&#8217;autore di questo contributo Ammiravamo i palazzi come da bambini guardavamo una giostra girare e pensavamo a una cronaca abusiva demenziale. Mentre le onde del mare si infrangevano sulle abitazioni, noi pensavamo a quando tutto sarebbe crollato, perché la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Cronaca abusiva per il progresso di Tortora&#8221; è un articolo di Martino Ciano. Le foto sono dell&#8217;autore di questo contributo</strong></p>
<p>Ammiravamo i palazzi come da bambini guardavamo una giostra girare e pensavamo a una <strong>cronaca abusiva</strong> demenziale.</p>
<p><strong>Mentre le onde del mare si infrangevano sulle abitazioni, noi pensavamo a quando tutto sarebbe crollato</strong>, perché la furia ondosa non la contrasti con provvedimenti speciali, neanche con certe barriere &#8220;pennellate&#8221; costate pacchi di euro e subito vomitate dal Tirreno incazzato.</p>
<p>Ridendo, con la salsedine tra i denti,<strong> ricordammo di quando il mare mise il cappello agli alberi del Lungomare</strong>, con quei sacchi di iuta sventrati e depredati della sabbia che contenevano. Il mare, quel giorno, brindò alla faccia dell&#8217;ingegneria d&#8217;avanguardia, ringraziando per il pasto offerto dai contribuenti.</p>
<p>Poi andammo a mangiare anche noi, ché era domenica e c&#8217;era meglio da fare piuttosto che pensare a quelle costruzioni disgraziate, reliquie degli anni Ottanta del secolo scorso. <strong>Ricordo quando su un muro di una casa diroccata, che se ne stava ormai vicino alla riva, qualcuno aveva scritto &#8220;Bagdad resiste&#8221;, e c&#8217;era anche la finestra del bagno spalancata, e si intravedeva un accappatoio appeso a una parete color ruggine. C&#8217;era pure una spugna abbandonata sul davanzale che chiedeva asilo politico.</strong> Era la fine degli anni Novanta. La casa fu abbattuta più di dieci anni dopo, nel nuovo Millennio, in un momento in cui si invocava al cambiamento della razza politica.</p>
<p>Quando le ruspe distrussero quell&#8217;ammasso di cemento, tutti tirarono un sospiro di sollievo, come si fa alla fine di una dolorosa lotta contro la propria stitichezza; quel pericoloso manufatto era rimasto anche troppo lì. <strong>Prima di quel momento però era stato considerato un monumento. Per noi ragazzini della generazione anni Ottanta era stato un probabile trampolino per tuffarsi in mare.</strong> Me lo ricordo quel mio amico, ormai cittadino della Toscana, che prometteva a ogni nuova fidanzatina estiva che un giorno si sarebbe tuffato da ciò che rimaneva del balcone. Non lo fece mai, avrebbe rischiato di infilzarsi con qualche ferro.</p>
<p>Quando abbatterono la casa con l&#8217;ingresso nel mare, certi tizi, adolescenti e già urbanizzati, bagnanti di seconda generazione, si incazzarono parecchio. <strong>C&#8217;era un punto in quella abitazione, sotto cui potevano rifugiarsi per spacciare scarpe, autoradio e pure una crema profumata che si fumava.</strong> &#8220;Mo&#8217; la visuale è diventata ampia. &#8216;Sti calabresi bastardi!&#8221;, disse uno di loro quando vide per la prima volta la rigenerazione urbana.</p>
<p>Questi ricordi abusivi ci bussarono in mente sempre durante quella mareggiata che distribuiva acqua tra gli appartamenti e le strade. <strong>Ma era domenica, bisognava andare a pranzare. Il mare non lo fermi con lo sguardo, la fame invece si placa solo davanti al piatto.</strong></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-8661 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/12/Stazione_Praia.jpg?resize=800%2C450&#038;ssl=1" alt="Cronaca abusiva: stazione di Praia a Mare" width="800" height="450" data-recalc-dims="1" /></p>
<h3><strong>Cronaca abusiva di un altro versante</strong></h3>
<p>Ora è tutto calmo, il mare sussurra alle pietre, ma si prepara a colpire. Ogni anno il nostro mare alza la voce. <strong>L&#8217;amico mio mi spiega anche che tra qualche decennio da qui passerà l&#8217;Alta Velocità</strong>; nuovi sogni ferroviari invaderanno il paese e taglieranno in due i precedenti abusivismi edilizi. Se ne creeranno altri, però, ma saranno legali, approvati dallo Stato, quindi non ci sarà bisogno di sanatorie, di condoni, di atti di demolizione comunali.</p>
<p>Vedrai, mi dice l&#8217;amico mio, <strong>arriveremo al Nord più velocemente, emigreremo in meno di tre ore e le madri potranno mandare ai loro figli le borse termiche con salsicce, soppressate, melanzane e fusilli fatti in casa anche ogni giorno.</strong> Credimi, sarà come se non ce ne fossimo mai andati. Torneremo a Natale, a Pasqua, a Ferragosto e anche durante i &#8220;ponti&#8221;. Finalmente, il progresso arriverà anche qui!</p>
<p>Le onde sono placide, i palazzi sono stati imbiancati, la strada è stata ricostruita e i danni riparati. <strong>Si attende che tutto torni come prima, con i buchi nelle pareti, i muri sbrecciati, le fondamenta pericolanti ben in vista, la strada divelta come un tubo di lamiera.</strong> Poi si metterà di nuovo tutto a posto; siamo felici nel nostro eterno ritorno.</p>
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		<title>La speculazione edilizia. Calvino e il male italiano</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-speculazione-edilizia-calvino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Aug 2022 01:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La speculazione edilizia&#8221; di Italo Calvino, edizione Mondadori Dovremmo leggere tutti, almeno una volta, La speculazione edilizia di Italo Calvino. Pubblicato nel 1963, è ancora un romanzo attuale, soprattutto quando ci chiediamo come è potuto accadere quel disastro di cemento che ha reso l&#8217;Italia, in particolar modo alcune regioni, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-speculazione-edilizia-calvino/">La speculazione edilizia. Calvino e il male italiano</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La speculazione edilizia&#8221; di Italo Calvino, edizione Mondadori</strong></p>
<p>Dovremmo leggere tutti, almeno una volta, <em>La speculazione edilizia </em>di Italo Calvino. Pubblicato nel 1963, è ancora un romanzo attuale, soprattutto quando ci chiediamo come è potuto accadere quel disastro di cemento che ha reso l&#8217;Italia, in particolar modo alcune regioni, un labirinto di palazzi, di case e di villette che deturpa coste, monti e pianure. Calvino scrive di ciò che avvenne in Liguria, ma mai come in questo caso l&#8217;ambientazione non ha nessuna importanza. La speculazione edilizia è una <em>specialità italiana</em>.</p>
<h2>Caisotti lo speculatore montanaro</h2>
<p>Caisotti potrebbe essere una <em>maschera nazionale</em>. Nel romanzo, è il montanaro che sceso a valle vede nei terreni brulli e incolti <em>piantagioni </em>di case. Ha un fiuto innato per gli affari. Ossessionato dai ricordi della sua poverissima infanzia, ha solo tre obiettivi: <em>issare muri, vendere appartamenti, fare soldi</em>. Tutto può essere cementificato, ogni luogo può diventare abitabile. Disprezza la natura, perché gli ricorda la fame; non ha nessun gusto estetico, per lui sono scrupoli di cui si può fare a meno. Nonostante tutto, è rimasto rozzo e animalesco, non ci pensa nemmeno a emanciparsi. Solo i suoi istinti rispondono alle <em>leggi di natura</em>. Per Caisotti, la ricchezza emancipa; l&#8217;accumulo di ogni bene e la parsimonia sono dogmi. Addirittura, la guerra stessa è stata una manna dal cielo, perché ha fatto tabula rasa e ha permesso di ricostruire anche dove prima non c&#8217;era nulla. Per Caisotti, quindi l&#8217;Italia crescerà, la voglia di spensieratezza degli italiani crescerà&#8230; <em>e la cosa bella è che questo processo non avrà mai fine</em>.</p>
<h2>La speculazione edilizia e la banalità del mattone</h2>
<p>Nonostante tutto, Caisotti è un ingenuo vittima di un gioco più grande di lui. Non ha le armi necessarie per difendersi da quel <em>potere</em> che sfrutta tutti per i propri interessi. Lui è solo un affamato che ha la possibilità, come tanti, di sedersi a una tavola ricca convinto che alla fine dell&#8217;abbuffata nessuno gli presenterà il conto. Lo <em>speculatore montanaro </em>è anche un uomo pieno di timori. La sua sfrontatezza anestetizza solo i ricordi della povertà, perché nessuno sfugge al proprio passato. Caisotti è un po&#8217; il simbolo di una generazione tradita dalla rivoluzione dei costumi e delle idee che, come dirà Pasolini in maniera più netta, <em>è stata peggio del Fascismo</em>. A nulla serviranno le riflessioni di Quinto Anfossi, il giovane intellettuale protagonista del romanzo, che nel mezzo delle sue disquisizioni, analizza non solo la speculazione edilizia, ma anche quel cambiamento repentino che sta avvenendo in ogni parte d&#8217;Italia. Il <em>marxismo </em>compare con leggerezza nell&#8217;intero romanzo. Caisotti è un capitalista dalla fede incrollabile, pensa solo agli affari; infatti, dorme nel suo ufficio, si lava poco, non bada a come si veste. <em>Per lui</em> &#8211; parafrasando Marx &#8211; <em>là dove è il suo capitale, là è la sua casa. Tutto si fa in nome del Capitale, questo Essere immateriale che si muove ovunque, che non può essere aggredito dalla ruggine. </em>Perciò ogni capitalista è chiamato al sacrificio estremo di sé&#8230; e Caisotti si sacrifica.</p>
<h2>La speculazione edilizia e la storia d&#8217;Italia</h2>
<p>Non c&#8217;è regione o provincia o paese d&#8217;Italia che non abbia avuto almeno un Caisotti tra le proprie file. Di sicuro, quando Calvino scrive <em><em>La speculazione edilizia</em></em> non può immaginare quello che poi sarebbe accaduto e quanto, a distanza di più di mezzo secolo, questo fenomeno avrebbe influenzato l&#8217;intera nazione. Lo scrittore ligure si comporta come un cronista, ma non dimentica il suo stile e anche in questo romanzo usa quel tono leggero, ironico, fiabesco, attraverso cui la tragedia si palesa davanti ai nostri occhi. <em>La speculazione edilizia </em>resta un romanzo fondamentale, da cui ognuno di noi potrebbe iniziare la propria indagine sui mali dell&#8217;Italia. Purtroppo, siamo un popolo che dimentica facilmente la propria storia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-speculazione-edilizia-calvino/">La speculazione edilizia. Calvino e il male italiano</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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