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	<title>Disobbedienza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>&#8220;Disobbedienza civile&#8221;. Ecco quanto è attuale Henry David Thoreau</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Dec 2023 00:58:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione e foto di Marco Ponzi. In copertina: “Disobbedienza civile” di Henry David Thoreau, Einaudi</strong></p>
<p>Mi sono capitate due cose strane leggendo il saggio <strong>“Disobbedienza civile”</strong> del filosofo statunitense <strong>Henry David Thoreau</strong>: la prima è domandarmi se una persona che non fosse stata un filosofo non potesse davvero elaborare pensieri di questo tipo, pensieri che definirei umani, volti al bene dell’altro e della comunità in senso lato, pensieri empatici e del tutto naturali, propri di chi abbia una sensibilità, anche minima; la seconda è arrivare alla conclusione di non avere nulla da aggiungere.</p>
<p>Il testo, del 1849, teorizza<strong> la disobbedienza civile in contrasto a leggi ritenute ingiuste</strong> e l’autore sperimentò in prima persona, col carcere, gli effetti della sua teoria trasformata in azione. In particolare, la sua azione era rivolta all’<strong>abolizione della schiavitù</strong>, abolizione che, a quel tempo, trovava numerose contrarietà nella società che voleva definirsi “civile”.</p>
<p>Vennero siglati accordi e leggi a favore della schiavitù tanto da aver inserito in costituzione le norme sulla schiavitù. <strong>Uno schiavo che fuggiva poteva essere riacciuffato e riconsegnato al suo padrone, anche a distanza di anni.</strong> Dunque, ostacolare le leggi relative alla messa in atto della schiavitù o non pagare delle tasse per perpetrare lo status quo era una pratica sanzionabile.</p>
<p>Fortunatamente, grazie a individui illuminati, <strong>oggi la schiavitù è stata abolita perché ritenuta un’aberrazione,</strong> anche se gli strascichi di qualche nostalgico non sono del tutto esauriti, fatto sta che mi domando quante leggi ingiuste oggi e nel mondo vengano tenute in vita solo per soddisfare gli interessi di qualcuno. Mi domando anche come mai, oggi e secoli fa, chi governa non sia stato in grado di prendere atto della realtà o di immedesimarsi minimamente nel prossimo, soprattutto quando alcune nazioni fondano se stesse su determinati principi cristiani, valori portati avanti quando c’è da difendere un certo tipo di cultura o di proprietà e non quando si parla di equità e di rispetto dei diritti umani.</p>
<p><strong>Non a caso, Thoreau, mette in mezzo Dio le cui leggi, a suo dire, sono superiori a quelle umane. </strong>La sua invettiva si scaglia particolarmente verso coloro che ignorano i valori cui formalmente (e anche un po’ ipocritamente) si ispira la società americana. Nel saggio di Thoreau che consta di una cinquantina di pagine, i miei stessi interrogativi sorgono nelle parole dell’autore e le risposte sono già nelle domande.</p>
<p>Certamente, si riscontra un certo grado di utopia e di ideologia nel porle, ma è anche vero che una utopia rimane tale fino a quando non si realizza un dato obiettivo. Era utopistico abolire secoli di schiavitù, lo era a quel tempo, ma poi l’utopia ha preso forma e sostanza. <strong>Senza essere filosofo, potrei affermare che le utopie rimangono tali solo se restano sulla carta</strong>; quando poi interviene l’azione o la disobbedienza, ecco che cambiano la loro natura, nel bene e nel male. L’utopia, per avere sostanza, deve essere necessariamente condivisa e immaginata, resa concreta nella propria testa, a mio giudizio.</p>
<p>Dato che non posso aggiungere nulla di più a un testo già di per sé chiarissimo e condivisibile, non mi resta che estrapolare qualche brano:</p>
<p>“Non possiamo avere un governo in cui non sono le maggioranze a stabilire a priori il giusto e lo sbagliato, ma le coscienze? In cui le maggioranze affrontano solo questioni alle quali è possibile applicare le regole dell’opportunità? Deve il cittadino, anche solo per un istante o in minima parte, lasciare che la sua coscienza si arrenda al legislatore? E allora perché ogni uomo è dotato di coscienza? Io penso che dovremmo essere prima uomini, e poi, sudditi”</p>
<p>“In pochi – eroi, patrioti, martiri, grandi riformatori, e uomini qualunque – servono secondo coscienza, e inevitabilmente si trovano perlopiù a opporsi allo stato; e sono quindi trattati spesso come fossero dei nemici”</p>
<p>Nel volume in mio possesso è presente anche un altro testo: “La schiavitù nel Massachusetts”. Anche qui ho ritrovato delle frasi che non hanno bisogno di spiegazioni e che, a ben vedere, si potrebbero adattare a qualsiasi governo contemporaneo.</p>
<p>“Il genere umano capirà mai che la politica non è il campo della moralità, perché non si cura di quanto è moralmente giusto, ma prende in considerazione solo ciò che è conveniente?</p>
<p>“Credo che in questo paese, la stampa eserciti un’influenza più pesante e nociva di quella esercitata dalla chiesa durante i suoi periodi più bui. Non siamo un popolo religioso, ma siamo una nazione di politici. Non c’interessiamo alla Bibbia, ma ai giornali”</p>
<p><strong>Pare che, leggendo queste parole, in oltre due secoli di storia, non sia cambiato nulla,</strong> perché gli uomini sono uomini e il processo evolutivo della morale, per certi aspetti, pare essersi arrestato. E la cosa è comune a tutto il mondo che, come recita il detto, è paese. Dunque, per paradosso, il testo si può considerare attualissimo.</p>
<p>Infine, questo libro mi ha proprio messo di fronte a un muro e a un dilemma: <strong>come uomo, ho disobbedito abbastanza?</strong></p>
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