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	<title>Buddha Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La vita ci respira di Sara Ongaro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vita-respira-libro-ongaro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Dec 2024 23:00:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;La vita ci respira&#8221; di Sara Ongaro, Gabrielli editori, 2024 Le ultime parole di questo libro di Sara Ongaro sembrano quelle di una scena del docufilm &#8220;Mi sembra di viaggiare con te&#8221; di Gabriele Perni: “Non ho tempo per abbattermi”, dice il protagonista del docufilm, mentre Sara scrive: “Io [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Angelo Maddalena. In copertina: &#8220;La vita ci respira&#8221; di Sara Ongaro, Gabrielli editori, 2024</strong></p>
<p>Le ultime parole di questo libro di <strong>Sara Ongaro</strong> sembrano quelle di una scena del docufilm <strong>&#8220;Mi sembra di viaggiare con te&#8221;</strong> di Gabriele Perni: “Non ho tempo per abbattermi”, dice il protagonista del docufilm, mentre Sara scrive: “Io sento che sono troppo impegnata nel secondo presente. Non ho tempo per la delusione e la tristezza”.</p>
<p>Un libro profondamente cristiano anche se non nomina molte volte Gesù e il Vangelo, e al tempo stesso buddista senza citare troppe volte <strong>Buddha</strong>. Anche l’inizio del libro di Sara rievoca la prima pagina del libro <strong>&#8220;Riflessioni sul Dhammapada&#8221;</strong> di Ajahn Minindo: “Non è in realtà possibile immaginare qualcosa di veramente nuovo. Quasi tutto quello che pensiamo è un riassetto del passato”. Sara invece scrive: “Tutte le cose che qui leggete le hanno già scritte e dette altri esseri umani, più volte nei secoli: non hanno nulla di unico e particolare”.</p>
<p><strong>&#8220;La vita ci respira&#8221;</strong> di Sara contraddice questo assunto, perché non è solo un rievocare una saggezza antica attraverso la rielaborazione di una esperienza di cristianesimo di base, sociale e radicato nel <strong>Vangelo del Regno</strong> (quello di Matteo, citato insieme ad altri passi di altri evangelisti) né solo un ricordarci l’importanza del distacco dalle cose per vivere una vita piena. E già la particolarità di questo libro (che all’inizio potrà spiazzare) è il titolo stesso del primo capitolo, ossia <strong>&#8220;Una soglia: riflessioni su salute e malattia&#8221;</strong> (scritto nel 2013). Sara parla con cognizione di causa perché ha attraversato, nel periodo in cui ha composto questo capitolo, un periodo di malattia fisica. Sara ha una formazione antropologica e il suo sguardo risente di questo respiro ampio.</p>
<p>“Entrare in contatto con la malattia è il primo passo per scoprire che la malattia è una porta, una soglia, un gradino nella scala della vita, della felicità, di ciò a cui ciascuno è destinato nella sua vita terrena e oltre”, dice Sara all’inizio del primo capitolo. Il titolo del secondo capitolo è rievocativo anche di alcuni passaggi che troviamo nelle prime pagine, cioè <strong>&#8220;Dello stare: la mistica oggi. I felici tempi in cui viviamo da imparare ad ascoltare&#8221;.</strong></p>
<p>“L’atteggiamento che sviluppiamo nel nostro stare nel quotidiano con presenza è un atto politico”, scrive all’inizio di questo capitolo. La mistica di questo libro è anche quella di chi vive il presente in senso personale e collettivo, più avanti farà riferimento anche a esperienze che ha vissuto dal di dentro, come la serie di mobilitazioni internazionali poi confluite a Genova, a luglio del 2001.</p>
<p>Ma l’andamento dei capitoli indica sempre un oltre, una dimensione spirituale e, appunto, mistica, e il titolo del terzo capitolo lo ricorda e sottolinea: <strong>&#8220;Fra separazione e morte, là dove sempre inizia la nostra trasformazione&#8221;</strong>. Il paragrafo di una pagina successiva titola: <strong>&#8220;Dov’è la forza? Morire ogni giorno per vivere sempre&#8221;</strong>. Alla fine di questo paragrafo c’è scritta una data: <strong>Agosto 2023.</strong></p>
<p>“L’evoluzione è andata avanti così: aprendo brecce nei muri, nell’oscurità, nella compattezza della violenza, del non amore, della cecità, da parte di piccoli gruppi, in certi momenti si sono ingranditi, hanno aggregato molti, per poi di nuovo sparire, come un fiume carsico”. C’è in queste pagine un equilibrio tra personale e collettivo, tra visione antica e slanci contemporanei, con piccoli cedimenti che a volte possono sembrare segni di ingenuità, ma non lo sono se inquadrati nell’insieme del testo.</p>
<p><strong>&#8220;La vita ci respira&#8221;</strong> è anche un vademecum forse, e in alcuni passaggi ci sono piccoli esercizi per liberarsi o per canalizzare rabbia o delusione o rancore, ma anche questi passaggi fanno parte di un insieme per cui non rischiano mai di sembrare precetti. L’ultimo capitolo si intitola <strong>&#8220;Vivere il lato oscuro e la rivoluzione presente&#8221;</strong>.</p>
<p>C’è un andamento circolare e un ritorno di cose dette all’inizio e poi sviluppate e ribadite, come questo passaggio dell’ultima pagina: “Neanche il crollo di tutto o la tragedia climatica o la violenza ovunque o la menzogna e la manipolazione di ogni cosa, sono motivi sufficienti per smettere di vivere relazioni umane, intense, positive, perché siamo esseri umani comunque, e continuiamo ad essere capaci di questo. Nessuno, dall’esterno di noi, ci può privare di questa capacità”.</p>
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		<title>Verità: qualcosa di inesplicabile</title>
		<link>https://www.borderliber.it/divagazioni-e-verita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Oct 2022 01:26:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Buddha]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Verità: qualcosa di inesplicabile&#8221; è un articolo di Stefano Cazzato. In copertina una foto presa dal web Che cosa ha detto veramente… E via con una serie di nomi di filosofi e scienziati, scrittori e grandi uomini: Epicuro, Buddha, Spinoza, Rousseau, Hegel, Joyce, Sartre, Dewey e tanti altri. Si chiamava così una lodevole collana di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Verità: qualcosa di inesplicabile&#8221; è un articolo di Stefano Cazzato. In copertina una foto presa dal web</strong></p>
<p>Che cosa ha detto veramente… E via con una serie di nomi di filosofi e scienziati, scrittori e grandi uomini: Epicuro, Buddha, Spinoza, Rousseau, Hegel, Joyce, Sartre, Dewey e tanti altri.</p>
<p>Si chiamava così una lodevole collana di libri che, negli anni Sessanta e Settanta, ebbe un discreto successo. E da cui si potevano imparare molte cose.</p>
<p>Con  uno dei quei libri (<strong>Che cosa ha veramente detto Kierkegaard</strong>), che mi aspettava a due lire su una bancarella, mi trovai a tu per tu  che ero ancora ragazzo, ero ancora ragazzo, poco avvezzo all’ermeneutica e alla critica letteraria, digiuno di Gadamer e di Ricoeur, di Derrida e di Todorov, non sospettavo l’esistenza dei maestri del sospetto, ignoravo la promiscuità tra speculazione e ideologia, le differenze tra strutturalismo hard e soft, l’esistenza del pensiero situato, delle impurità che inquinano la trasparenza del soggetto e dei suoi giudizi, e consideravo quello che c’era scritto sui libri, se non verità assoluta, sapere certo. Mi rispecchiavo, con qualche perplessità. L’Eco dell’opera aperta non mi era ancora giunta.</p>
<p>Poi sopraggiunsero tutte queste cose e, via Nietzsche e scritti come <strong>Verità e menzogna</strong>, finì per convincermi della celebre formula “non ci sono fatti, ma solo interpretazioni”.</p>
<p>Potete immaginare allora la sorpresa quando scoprì che i miei sospetti, per quanto acerbi e ingenui, fossero fondati: un libro è sempre interpretazione del mondo o di qualcuno che interpreta il mondo, un’interpretazione più o meno convincente, più o meno verosimile, ma pur sempre interpretazione. Tanto più un libro di filosofia che contiene riflessioni molto diverse dalle descrizioni esatte della scienza, portatrici del cosiddetto “primo vero”. Quello dei filosofi – ho capito dopo &#8211; è il dominio della valutazione ragionata, del punto di vista argomentato ma non conclusivo. Esistono tanti Platone, tanti Marx, l’essere si dice in molti modi.</p>
<p>Ecco perché quell’espressione “Che cosa ha veramente detto”, con quel veramente così perentorio e apodittico, oggi mi sembra fuorviante. Dà l’idea della verità contenuta in un guscio, che va estrapolata, presa, ma che è già lì da sempre, da tempo immemorabile, quindi, sostanzialmente, sostanza fuori dal tempo.</p>
<p>Non nego che sia rintracciabile un nucleo inaggirabile di concetti e di temi propri di un autore, identitari per così dire, ma penso che quello che conta è il modo in cui l’autore li declina, la sua personalità, il suo temperamento, il suo timbro personale. La filosofia è come una ricetta: non si capisce bene se esista un originale, depositato da qualche parte, cui si possa tornare a ritroso, forse si tratta semplicemente di prendere una decina di argomenti-ingredienti e deciderne le dosi, la successione, il trattamento, il grado e il tipo di cottura e altre cose simili.</p>
<p>Alla fine, di fronte alla qualità del risultato, non ci chiediamo se risponde a un modello, se esiste qualcosa come la quintessenza del tiramisù e della parmigiana, la <em>parmigianità</em>, per capirci.</p>
<p>Mia madre faceva una parmigiana buonissima, ma senza carne, quindi la alleggeriva, la smaterializzava, rendeva più leggero il suo essere, allontanandola però dall’ideale, che è molto pesante. Era sempre parmigiana? Può darsi che fosse una variante o una variante della variante! Ma qual è la vera ricetta? Chi l’ha detta, chi l’ha scritta? Chi ne ha i diritti? Dove sta scritto? Forse esiste lassù, lontano, ma come ci si arriva?</p>
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