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	<title>Borgate Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il contagio. Walter Siti e il racconto del mondo diventato borgata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 Nov 2024 23:12:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il contagio&#8221; di Walter Siti, Bur Rizzoli, edizione del 2017. Questo contributo è già stato pubblicato su <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2024/10/01/siti-torna-sempre-a-pasolini/?fbclid=IwY2xjawFpRYFleHRuA2FlbQIxMQABHd6NSFLY_wOqf8j5-r2QVJF1R79BRvoDi57fQVYtusPVJCmcysid3bdqAg_aem_y2fQKLK5VRPatoO16-1rlQ">Zona di Disagio</a></strong></p>
<p>C&#8217;è un elemento importante che <strong>Walter Siti</strong> mette in evidenza; lo fa nelle ultime pagine del romanzo, suggerendoci il senso dell&#8217;intero libro: <strong>Pasolini</strong> si preoccupava del fatto che le borgate romane potessero diventare &#8220;borghesi&#8221;, invece oggi si può dire che ogni luogo si è trasformato in &#8220;una borgata&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;Il contagio&#8221;</strong> infatti non è altro che questo: uno studio sul campo, diventato romanzo, che racconta come si è compiuta questa metamorfosi. Il narratore è un professore che si lascia contaminare dal<strong> &#8220;nichilismo&#8221;</strong>, dalle fisime della <strong>&#8220;società dello spettacolo&#8221;</strong>, dalla <strong>&#8220;politica del corpo e della felicità mordi e fuggi&#8221;</strong>.</p>
<p>La borgata non è più un luogo di resistenza o il terreno fertile da cui far partire una vera emancipazione; Siti spazza via con i fatti ciò che Pasolini aveva cercato di salvare, stendendo su quella precarietà persino un velo romantico. Ormai, nel XXI secolo, <strong>i coatti</strong> hanno imparato e applicano le leggi del soldo facile, dello sballo, del sogno di entrare a fare parte del mondo dello spettacolo. <strong>Non sono più soggetti, ma oggetti di scambio; non sono più &#8220;classe&#8221;, ma ognuno aspira a essere &#8220;unico e speciale &#8220;</strong>; logicamente, l&#8217;obiettivo è salvarsi e vivere quanto più possibile come un pascià.</p>
<p>Alla gente di borgata è rimasta la consapevolezza di non avere nulla da perdere. La vita non ha valore, ma è una guerra che ha come unico scopo il raggiungimento di una vetta effimera. Ecco spiegato un tipo come <strong>Marcello</strong>, ragazzo di vita e spacciatore, mosso da sporadici sentimenti di compassione e di amore. Eppure, quel che c&#8217;è ancora di umano in lui è troppo poco, o meglio, è così sepolto che non riesce a contrastare l&#8217;onda d&#8217;urto che giunge dall&#8217;esterno.<br /><br /><strong>Siti, prima che romanziere, si fa etnografo e sociologo</strong>. Va e perlustra, inventa una storia, cioè l&#8217;intreccio, ma poi tutto è realtà. <strong>Una realtà raccontata con volgarità, con violenza, con assenza di giudizio, con lucidità.</strong> Il testimone oculare è però consapevole di fare parte del gioco, proprio perché le borgate hanno prima assorbito il peggio della società dei consumi e poi lo hanno rigettato fuori, contaminando l&#8217;ambiente circostante.</p>
<p><strong>Che sia questa una vendetta?</strong></p>
<p>È così vasta l&#8217;opera del professore Siti che riassumerla è impossibile. Ma c&#8217;è pure un altro aspetto, siamo in grado di capire quanto anche noi facciamo parte del sistema? Quanto siamo contaminati e quanto contagiamo il prossimo? <strong>L&#8217;autore non ce lo dice, ma ce lo fa comprendere.</strong> D&#8217;altronde, un malato che non sa riconoscere i sintomi della patologia da cui è affetto, che crede di essere sano perché pensa di avere dalla sua dei robusti anticorpi, <strong>non è forse il peggiore degli untori?</strong></p>
<p>Come <strong>Sciascia</strong> fece nel suo libro sul tragico rapimento di <strong>Moro</strong>, anche <strong>Siti</strong> si concentra sul linguaggio e su come esso cambi nel tempo. I politici hanno sostituito la parola <strong>&#8220;borgata&#8221;</strong> con il termine <strong>&#8220;periferia&#8221;</strong>, rendendo queste aree dei <strong>&#8220;non luoghi&#8221;</strong> da <strong>&#8220;riqualificare&#8221;</strong>; tant&#8217;è che come tutti i <strong>&#8220;non luoghi&#8221; </strong>hanno confini mobili. E anche i borgatari non vogliono più essere definiti tali. I veri emarginati sono ormai <strong>zingari, vagabondi ed extracomunitari</strong>. </p>
<p>Siti scrisse questo romanzo nel <strong>2008</strong>, poi nell&#8217;edizione del <strong>2017</strong> è stato aggiunto un altro capitolo nel quale si racconta una storia &#8220;a lieto fine&#8221;, ma ciò non è un &#8220;contentino&#8221;, bensì l&#8217;eccezione che conferma la regola.</p>
<p>Certo, a chi leggerà, <strong>le borgate non appariranno solo come zone &#8220;degradate&#8221;</strong>, ma anche come quel mondo in cui qualsiasi teoria di genere, di libertà, di lotta, di crescita economica sembrano realizzabili. Ma è proprio questo che non deve ingannare. Infatti, <strong>tutto è possibile perché in nulla si crede per davvero</strong>. Senza nessun ideale o freno inibitore, nel mezzo di un&#8217;etica liquida, ogni modello che viene sperimentato diventa l&#8217;ultima chance.</p>
<p>Ed è sempre il <strong>professore-narratore</strong>, colui che ama Marcello e di cui sfrutta il suo giovane corpo per sbrigliare le proprie fantasie erotiche, che è ben felice di vedere come quel ragazzo di borgata si massacra in palestra e fa uso di sostanze per mantenere il suo fisico statuario, che rappresenta la parte più &#8220;malata&#8221; del sistema. Anzi, è da quella classe, <strong>un tempo borghese</strong>, che è partito il contagio.</p>
<p>Ma per spiegare tale fenomeno dovremmo tornare a Pasolini, che già aveva anticipato tutte queste degenerazioni.</p>
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