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	<title>Blanda Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Novembre, ricordi?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/novembre-ricordi-padre-dulcetti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2023 01:02:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Napoleone Dulcetti. Tratto da “Ora Momento, un progetto per mio padre”. Foto di copertina: &#8220;Joystick&#8221; di George Beker, download a uso gratuito da Pexels Mentre il maltempo uccide le ultime zanzare, io tengo stretto fra le mie braccia Emanuele. Leo e Nicola hanno messo da parte i soldatini e stanno sperimentando la nuova [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Napoleone Dulcetti. Tratto da “Ora Momento, un progetto per mio padre”. Foto di copertina: &#8220;Joystick&#8221; di George Beker, download a uso gratuito da </strong></em><em><strong><a href="https://www.pexels.com/it-it/foto/controller-arcade-in-scala-di-grigi-110739/">Pexels</a></strong></em></p>
<p>Mentre il maltempo uccide le ultime zanzare, io tengo stretto fra le mie braccia Emanuele. Leo e Nicola hanno messo da parte i soldatini e stanno sperimentando la nuova tendenza: <strong>una console nera che simula i videogames delle sala giochi.</strong> Devo dire che non sono molto favorevole a queste novità, ma abbiamo trovato un giusto compromesso: <strong>voti alti a scuola e possono giocarci per una mezz&#8217;oretta dopo i compiti.</strong></p>
<p>Mimma prepara la cena e io sul divano mi godo questa domenica di relax. L&#8217;autunno con i suoi colori predomina, come il malumore generale che soffoca il paese fino alla prime luci del natale.</p>
<p>Ed eccomi qui, in poltrona, <strong>sulla collina dei sacrifici e dei sogni, frantumo castagne calde tra le mani</strong>, il calore arriva fino al cuore e lo avvolge di uno scoppiettio marrone che si propaga per tutta la casa. Sulla tovaglia a quadretti bianchi e arancioni piovono pezzi di corazza castani, come soldatini polverizzati al suolo che si sono arresi alla forza di gravità.</p>
<p>Era novembre, qualche anno fa ormai, quando i miei figli mi hanno ribadito che non avrei più guidato,<strong> eruttai un grido primordiale, meravigliandomi di quel tuono; un parto, anzi no un aborto spontaneo</strong>. Guidare è sempre stato fondamentale per me, per il mio lavoro, i miei doveri, i viaggi di piacere, una volta fino in Francia, fino a Nizza da mio cugino… Le prime volte mi sentivo inutile, poi ho capito, con il passare del tempo quel gesto quotidiano e spontaneo sarebbe divenuto impossibile.</p>
<p>Così mentre Mimma mi accompagna al bar a fare colazione sprofondo sul sedile del viaggiatore, come nei primi videogames degli anni 90 dei miei figli, anche oggi sono uno spettatore, io che non ho mai preso un <strong>joystick</strong> in mano, persino ora che cerco di ricordare la sequenza dei tornanti che baciano <strong>Blanda</strong>, fino alla Marina e di ritorno a <strong>Villa America.</strong></p>
<p>Tra una perturbazione e l&#8217;altra ci sono attimi scintillanti e la rugiada trasparente brilla di giallo, così apro la finestra della collina e guardo giù. Papà non viene più di sera, <strong>l&#8217;arancione acceso serpeggia fra le querce e in cortile c&#8217;è il futuro che cresce nella pancia della moglie di mio figlio.</strong></p>
<p>Rientro, ho freddo ma un sorriso accentua irrimediabilmente le rughe del tempo.</p>
<p>Ho voglia di un caffè, devo rinunciare, <strong>mi dicono che ne prendo inconsapevolmente troppi, sento in salotto Leo e Nicola litigare per una partita andata male, Emanuele è nel seggiolone che ride a crepapelle.</strong></p>
<p>Ho voglia di un caffè, non posso, nelle mie narici sale un odore pungente, è la moka di mamma <strong>Teresa</strong>, è la moka di <strong>Mimma</strong>, poi un rumore meccanico, un tremare assordante, la macchinetta automatica per le cialde.</p>
<p>No, non ci credo, la pallina da tennis, il fiatone dei tennisti, la voce di un telecronista che grida <strong>Net</strong>, corro verso la finestra sul mare viola, guardo verso il campo sportivo, non c&#8217;è nessuno fuori, solo foglie danzanti nel vento di novembre. <strong>Cammino verso le voci in salotto, è il rumore di un nuovo videogioco anni 90 sul tennis, il mio sport preferito.</strong></p>
<p>Mi avvicino alla porta dai quadrati in vetro, un altro schermo sul passato, <strong>mimo la volée di Panatta</strong>, in campo mi viene benissimo, un colpo vincente, sento un dolore alla spalla ma è sempre meglio di avere un <strong>joystick</strong> in mano.</p>
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		<title>Palecastro di Tortora. Si dice che&#8230;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/palecastro-di-tortora-si-dice-che/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Oct 2022 00:10:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[Blanda]]></category>
		<category><![CDATA[ceramiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano sul Palecastro di Tortora. Le foto sono dell&#8217;autore Ci hanno detto che l&#8217;uomo non vive di solo pane. Nonostante la crisi economica, morale e politica di questi tempi ci faccia allontanare dalla bellezza, ogni tanto un sentimento di spaesamento ci porta in dono delle domande strambe: da dove proveniamo e che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo di Martino Ciano sul Palecastro di Tortora. Le foto sono dell&#8217;autore</h4>
<p>Ci hanno detto che l&#8217;uomo non vive di solo pane. Nonostante la crisi economica, morale e politica di questi tempi ci faccia allontanare dalla bellezza, ogni tanto un sentimento di spaesamento ci porta in dono delle domande strambe: <em>da dove proveniamo e che senso abbiamo, quale strada percorriamo? </em>Riconosciamo allora che a qualcosa di lontano apparteniamo, anche se non sappiamo cosa sia. Qualche risposta ce la danno il passato, la storia e quel deposito di ricordi nel quale abbiamo riposto le cose più intime.</p>
<h3>Palecastro di Tortora: il sentimento del tempo perduto</h3>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-5028 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/IMG20220924100012_copy_800x450.jpg?resize=400%2C400&#038;ssl=1" alt="" width="400" height="400" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/IMG20220924100012_copy_800x450.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/IMG20220924100012_copy_800x450.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/IMG20220924100012_copy_800x450.jpg?zoom=2&amp;resize=400%2C400&amp;ssl=1 800w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Si dice che il Palecastro di Tortora sia stato abitato da popoli dai nomi per noi astrusi, ché ormai la globalizzazione ci ha resi una sola stirpe, una sola mente e un solo corpo. Enotri, Lucani, Romani e poi chissà quanti altri si stabilirono su questa collina. Ognuno aveva un motivo per fermarsi, ma nessuno se ne andò senza lasciare traccia del proprio passaggio. Per esempio, ai Romani piacque questo monticello che si ergeva di fronte al mare calabrese, perché da qui potevano scrutare con facilità il Golfo di Policastro. Per loro era un ottimo avamposto militare, ché erano imperialisti <em>i Romani</em> e punirono quelli che già vi abitavano e che vollero allearsi con i Cartaginesi. Ma nonostante i tumulti della storia, su questa collina la vita scorreva lenta e inesorabile, come per gli uomini di tutte le epoche. Vasi, piatti e altri oggetti produssero queste genti; con colori particolari li dipinsero, tant&#8217;è che non si trovavano ceramiche così belle in tutta l&#8217;area. Era una terra d&#8217;artisti questa, non di profeti odiati in patria, né di soli uomini sfruttati.</p>
<h3>Palecastro di Tortora: polvere del tempo</h3>
<p>Si dice che nel nono secolo dopo Cristo arrivarono i Saraceni e le genti di Blanda fuggirono a gambe levate portando via ogni cosa. Trovarono riparo tra monti ancora più alti e tra terre difficili da raggiungere. Facevano paura i Saraceni, imperialisti come i Romani, distruttori anche loro dell&#8217;ordine costituito; così cominciò a posarsi la terra sulla città del Palecastro e la storia iniziò. La mano del tempo sfasciò le mura, fece crescere gli arbusti, seppellì ogni cosa. <em>Addio Blanda, una generazione va e un&#8217;altra viene. Un giorno qualcuno verrà a cercarti, magari ti troverà per puro caso e piangerà sulle rovine</em>. Si dice che l&#8217;uomo fa e disfa, ma chi fa e disfa non perde mai tempo; avvenne quindi che, in tempi recenti, nel 1970, <a href="http://mipuccitortora.it/cippo-arrio">scrive lo storico tortorese Michelangelo Pucci</a>, una pala meccanica, intenta a scavare una fossa per l&#8217;acquedotto, inciampò in una pietra che poi si scoprì essere un <em>cippo. </em>Eppure per tanti era solo <em>&#8216;na petra</em>, ma era &#8216;<em>na petra </em>che parlava, anzi su cui c&#8217;era scritto un messaggio. Era un ringraziamento al duumviro Marco Arrio Clymeno, che nel primo secolo dopo Cristo aveva sfamato la popolazione che stava facendo i conti con la carestia. E da quella pietra in poi, tante parole sono state scritte, e tante fosse sono state scavate, e quante ancora sono rimaste inesplorate; eppure si dice che <em>qui non ci sia niente per cui valga la pena lottare.</em></p>
<h3>Le vie dello spirito</h3>
<p>Si dice che tra necropoli, chiese paleocristiane, monaci in cerca di eremi e strade impervie che viandanti e pellegrini attraversavano con bisacce cariche di fede e<img decoding="async" class="wp-image-5027 aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/IMG20220924103324_copy_800x450.jpg?resize=400%2C400&#038;ssl=1" alt="" width="400" height="400" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/IMG20220924103324_copy_800x450.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/IMG20220924103324_copy_800x450.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/09/IMG20220924103324_copy_800x450.jpg?zoom=2&amp;resize=400%2C400&amp;ssl=1 800w" sizes="(max-width: 400px) 100vw, 400px" data-recalc-dims="1" /> speranza, in cima, ai piedi, oltre il Palescastro la vita pulsasse e nessuno conobbe l&#8217;apatia, ché i tempi erano duri, come noi neanche possiamo immaginare, ma la giornata si affrontava, la fede la guidava e ogni impresa, anche arrivare in salute al mattino dopo, richiedeva coraggio. Si dice che non di solo pane vive l&#8217;uomo, ma qui il pane per sfamarsi sapevano produrlo e le testimonianze di quegli spiriti e di quei corpi sono giunte fino a noi. A quante cose apparteniamo ancora non lo sappiamo, ché <em>scavar si deve e scavando si capirà</em>. Però, nessuno crede davvero che da qui nasca qualcosa di duraturo, ché è convinzione di molti che di fame muoia chi si affida alla bellezza e alla cultura; ma di questa bellezza siamo fatti e ogni giorno un po&#8217; ci spegniamo in questo romantico profumo di dissoluzione. Eppure, basterebbe guardare a quella collina, prendersi cura del sentimento del tempo che ancora sopravvive alle intemperie dei secoli, ascoltare le pietre, le anime degli avi, il passato che ci ha fatto <em>cristiani</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/palecastro-di-tortora-si-dice-che/">Palecastro di Tortora. Si dice che&#8230;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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