Di cimiteri turistici e provinciali timori

Di cimiteri turistici e provinciali timori

Articolo di Martino CianoEri nel mezzo di case illuminate come centrali nucleari, mentre uno scirocco fuori stagione spazzava dolcemente strade vuote che si lasciavano cullare dal silenzio assenso. C’era l’odore del Natale, era passato il mese dei defunti.Quel giorno era da poco finito un convegno in cui si parlava di turismo e di destagionalizzazione, di ritorno dei migranti nella loro terra di origine, ossia in questa Calabria di fuggitivi e coraggiosi rincoglioniti. Tali turisti avrebbero voluto visitare i luoghi dei loro avi, ovvero quegli ex morti-di-fame che sono scappati a gambe levate, che hanno fatto sacrifici in paesi democraticamente sospettosi, che li hanno integrati solo dopo aver dimostrato di “essere in regola” con un lavoro sicuro pur vivendo in qualche tugurio. Ma non fa niente, alla fine ce l’hanno fatta, e figli e nipoti sono stati inclusi nei paesi ospitanti e maltrattanti. Ora stanno bene lì, ché se fossero rimasti in Calabria sarebbero morti-di-fame di seconda, di terza e di quarta generazione.Essere un giornalista di provincia, ossia un cazzone che cerca notizie e sé stesso, ti aiuta a raccontare con ilarità certe cose, ché a te nessuno ti richiama all’ordine. I centri del potere stanno altrove, se ne fregano di te e di quanto sei incazzato col sistema, al massimo puoi andare dal prete di paese per confessarti o nel bar della piazza per bere… oops, sei pure mezzo astemio, e quando decidi di bere ordini alcolici anacronistici, tipo il Cynar, e una volta che volevi fare il figo hai chiesto un Rum Metodico e la cameriera che aveva vent’anni in meno di te si è fatta una risata e ha detto veramente si chiama Diplomatico, e tu hai risposto scusa, non sono del posto, già tu vivi in un mondo quantico-immaginario.Ma torniamo a parlare della notizia con cui hai iniziato questo racconto. In tale convegno hai sentito dire che coloro che tornano da lontano, dai paesi stranieri, che quindi qui in Calabria si sentono forestieri, che ricordano i loro nonni che parlavano calabro-tedesco, o calabro-anglosassone, o calabro-ispano ‘mericano, o calabro-esperanto, andranno a visitare i loro cari estinti, quei familiari mai conosciuti che sono rimasti qui, citati qualche volta nel mezzo dello shopping, del brunch, degli happy family moment e di cui la seconda e terza generazione non sanno nulla. Pertanto, anche il Cimitero è un attrattore turistico, i morti sono attrazioni turistiche, tutto può richiamare il turista. Se ne parla da anni, tranquillo, non ti indignare; ormai è prassi, è buona regola interrogarsi sul futuro turistico dei nostri cimiteri, anche se non monumentali.Non ti poni troppe domande, dai la notizia. Chi sei tu per interrogarti? Ti hanno insegnato a raccontare i fatti, non come la pensi. Se caso mai ti venisse qualche pensiero strano, ricordati che il mondo va così e non lo cambierai. Se ti dovesse venir voglia di protestare, per zittirti, pensa che sei anacronistico come il Cynar. Per tutto il resto, fatti una risata e brinda alla modernità, magari un giorno un emigrato in cerca delle sue origini verrà sulla tua tomba attrattiva.

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