The Crown. La serie Netflix che racconta la famiglia reale inglese

The Crown. La serie Netflix che racconta la famiglia reale inglese

Articolo di Letizia Falzone

L’evento della morte della Regina Elisabetta II ha riportato gli occhi di molte persone a posarsi di nuovo sulla famiglia reale inglese, da sempre la più conosciuta e chiacchierata per avvenimenti alquanto interessanti.

The Crown è la serie Tv targata Netflix, uscita nel 2016, che racconta la vita della regina Elisabetta II e della famiglia reale. Detta così può sembrare poco interessante e troppo documentaristica, ma c’è da dire che riesce a tenere incollati allo schermo, nonostante si conosca gran parte dei fatti raccontati.

La prima stagione è incentrata su una giovane Elisabetta Windsor, prima sposa e poi improvvisamente regina per la prematura morte del padre, per il governo con Churchill, fino alla grande crisi del canale di Suez. Istruita nell’ineluttabilità della tradizione monarchica, in Elisabetta c’è poco conflitto. Una imperturbabile accettazione del proprio destino che, nonostante il peso delle pressioni, non le fa mai mettere in dubbio chi deve essere. Le poche perplessità sono subito messe a tacere dall’assoluta devozione ai suoi doveri. Freddezza e compostezza sono insite in lei.

Il suo carattere tende ad adattarsi all’ambiente circostante, ed è proprio questo, forse, a renderla una buona regina. Il grande potere che le viene concesso e le tante  regole a cui deve sottostare, la chiudono in una prigione dorata fatta di privilegi e ricchezza in cui si ritrovano anche le persone a lei vicine. Tutti coloro che la circondano devono accontentarsi di vivere di luce riflessa.

La seconda stagione prosegue con il susseguirsi di problemi e di scandali di Governo, sottolineando ed approfondendo la personalità di Elisabetta, ma anche di Filippo; fino alla nascita di Edoardo, ultimogenito della coppia Reale. Molto interessante è il rapporto in continua competizione con la sorella Margaret, una donna dal carattere esuberante, costretta però a rimanere un’eterna seconda. Proprio lei è uno dei personaggi più affascinanti, presa dal desiderio di dimostrare che in realtà è la migliore, perché è diversa, moderna e ha una forte personalità.

La terza stagione vede una regina cresciuta (e invecchiata) ma il focus si estende anche ad altri personaggi: la sorella Margaret con il suo turbolento matrimonio e l’introduzione alla figura di Carlo, alle sue prime avventure con Camilla. Schiacciato dal peso dei doveri che spesso non gli permettono di fare ciò che veramente vuole, il futuro re è un uomo con la testa incassata tra le spalle e uno sguardo che sembra in cerca di approvazione. L’identità di Carlo è strettamente legata all’eredità reale, un destino che però si compirà solamente con la morte della madre. La sua vita è quasi una lunga attesa, e ciò crea un rapporto difficile anche con Elisabetta.

La quarta stagione si allaccia al periodo successivo, ossia all’incontro con Diana, allo sviluppo della loro storia d’amore, all’arrivo della Thatcher al governo, fino alle sue dimissioni.

Peter Morgan scruta senza sosta lo sguardo della famiglia reale sul mondo, sottolinea il suo sfasamento rispetto alla corsa sfrenata di una società in evoluzione, trova soprattutto un’avvincente materia drammatica nel contrasto tra il simbolo della Corona, l’immagine che vuole donare di sé e la realtà dei sentimenti dei personaggi. In The Crown assistiamo all’ascesa di una regina, assaporandone gli aspetti psicologici e storici, prima ancora di quelli mondani. Ogni personaggio principale è analizzato e rappresentato con cura e precisione e si muove in una scena perfettamente in equilibrio, bilanciata e mai eccessiva, su sfondi sensazionali e ripresi tra Inghilterra, Scozia, Malta e Kenya.

Un momento che ritorna costantemente è quello delle foto, singole o di gruppo, che sottolineano una vita sotto la costante luce dei riflettori. La serie sottolinea la pressione dei media e i lampi accecanti delle macchine fotografiche dei giornalisti, che cercano di insinuarsi nelle vite reali. Ma l’immagine dei reali non deve mostrare chi sono davvero, ciò che conta è veicolare il ruolo e i valori che rappresentano. Nulla in questa serie prevarica sul resto: tutto è equilibrato, elegante, composto e sofisticato. Compostezza e armonia sono il fil rouge che lega i personaggi, la storia, la scenografia e il romanzato.

Come i protagonisti, anche noi spettatori sappiamo perfettamente cosa sta per accadere. Sappiamo come il castello della Thatcher sta per finire bruscamente e come il matrimonio tra Carlo e Diana andrà in mille pezzi. Eppure continuiamo a tifare, a stare lì incollati allo schermo; a imprecare con Carlo per quelle prese in giro alla moglie con Camilla; a rigettare – almeno io – le politiche di destra della Thatcher; a sperare che la principessa Margaret alla fine trovi un meritato happy ending. Ed è questo che io giudico un capolavoro: rendere avvincente un storia vera che si conosce alla perfezione.

Secondo il progetto iniziale, la serie Tv sarà composta da un totale di 6 stagioni. La regina è morta, lunga vita alla regina, almeno per altre due stagioni

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