<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Zona di Disagio Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/zona-di-disagio/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/zona-di-disagio/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Tue, 11 Mar 2025 10:38:41 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Lessico famigliare di Natalia Ginzburg</title>
		<link>https://www.borderliber.it/natalia-ginzburg-lessico-famigliare-einaudi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 09:41:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Antifascismo]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[Zona di Disagio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://borderliber.wordpress.com/?p=2254</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Rosangela Papa già pubblicato per Zona di Disagio. In copertina: &#8220;Lessico famigliare&#8221; di Natalia Ginzburg, Einaudi “La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé.”  Così ci insegna Oscar Wilde, infatti solo attraverso la memoria possiamo ritornare indietro nel tempo per ricordare e rivivere contenuti piacevoli e meno piacevoli. Il ricordo poi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/natalia-ginzburg-lessico-famigliare-einaudi/">Lessico famigliare di Natalia Ginzburg</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Articolo di Rosangela Papa già pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2021/10/04/13234/">Zona di Disagio</a>. In copertina: &#8220;Lessico famigliare&#8221; di Natalia Ginzburg, Einaudi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph" style="text-align: right;"><em>“La memoria è il diario che ciascuno di noi porta sempre con sé.” </em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Così ci insegna <em>Oscar Wilde</em>, infatti solo attraverso la memoria possiamo ritornare indietro nel tempo per ricordare e rivivere contenuti piacevoli e meno piacevoli. Il ricordo poi ci insegna anche ad amarli.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Lessico Famigliare</em> di Natalia Ginzburg, pubblicato nel 1963, è un libro di memorie, nato da una folla di ricordi (così scrive l’autrice nelle testimonianze d’autore). E il titolo è proprio il suo punto cardine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In quest’opera, <strong>vincitrice del Premio Strega</strong>, Natalia racconta e descrive quasi fotograficamente frammenti di vita e ricordi familiari con assoluta libertà di linguaggio, utilizzando un lessico che ha attraversato un passato ricco di ricordi, fatti, frasi, motti, proverbi, modi di dire e contenuti dialettali, tipici della sua famiglia. Esso è un romanzo famigliare perché racconta la storia di una famiglia ebraica e antifascista. Un libro che rievoca il valore dei ricordi familiari nelle frasi e nei gesti più semplici della quotidianità che l’autrice racconta con tenerezza e a volte con ironia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto ruota intorno alla famiglia dei Levi, vissuta a Torino fra gli anni Trenta e gli anni Cinquanta di cui l’autrice è l’ultima di cinque figli, Natalia. La bambina, poi ragazza, poi donna che descrive con grande precisione però non si racconta mai, perché l’autrice non vuole parlare di sé in quanto non è la sua storia, ma quella della sua famiglia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Intorno a questa famiglia ruotano alcuni intellettuali dell’epoca: Olivetti, Balbo, Einaudi, Turati, Montale e Pavese che si uccise un’estate a Torino quando non c’era nessuno di noi; tutti erano profondamente antifascisti. Ma la colonna portante di questo romanzo resta sempre il rapporto genitoriale, il padre Giuseppe, comunista, dispotico e amorevole contemporaneamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Mio padre tornava a casa sempre infuriato, perché aveva incontrato per strada, cortei di camicie nere; o perché aveva scoperto, nelle sedute di Facoltà, nuovi fascisti fra i suoi conoscenti, -Pagliacci! Farabutti! Pagliacciate!”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">La madre Lidia invece era socialista, protettiva e sempre pronta ad aiutare e a smorzare i momenti difficili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Mia madre invece si rallegrava a raccontare storie, perché aveva il piacere di raccontare”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ambiente è sempre l’abitazione privata e gli argomenti trattati vanno dal fascismo alla montagna dove tutti i Levi erano costretti ad andare perché il padre voleva “skiare”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Mia madre, il far gite in montagna lo chiamava:” il divertimento che dà il diavolo ai suoi figli”, e lei tentava sempre di restare a casa, soprattutto quando si trattava di mangiar fuori: perché amava dopo mangiato, leggere il giornale e dormire al chiuso sul divano”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa casa era sempre molto affollata soprattutto durante la guerra quando venivano ospitati gli antifascisti. I suoi fratelli diventarono cospiratori che riuscirono a fuggire all’estero. Gino fu arrestato, Mario si rifugiò in Francia e Alberto non era un cospiratore ma un loro confidente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la guerra <em>“Il mondo appariva … enorme, inconoscibile e senza confini. Mia madre tuttavia riprese ad abitarlo come poteva. … Il suo animo non sapeva invecchiare e non conobbe mai la vecchiaia, che è starsene ripiegati in disparte piangendo lo sfacelo del passato.”</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche il matrimonio di Natalia con Leone è solo accennato e non viene descritto con parole d’amore o dolci, questo sempre perché Natalia non amava parlare di sé. Ma la sua scrittura induce alla nostalgia, alla tenerezza, alla gioia e soprattutto riesce a far provare al lettore sentimenti ed emozioni proprie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il dopoguerra Natalia si concentra su ciò che accadeva nella casa editrice Einaudi e delle persone che vi lavoravano, tra questi vi era Pavese, Balbo e la stessa autrice dove i poeti giovani portavano versi di questa specie : <em>“ Alla Cia venne male a un piede/ Pus ne sgorgava a volte la ser/ La Mutua la mandò a Vercelli.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo momento storico tutti pensavano di essere poeti e politici e che si potesse far poesia di tutto “<em>dopo tanti anni in cui era sembrato che il mondo fosse ammutolito e pietrificato e la realtà era stata guardata come di là da un vetro, in una vitrea, cristallina e mutua immobilità</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un libro importante<em> Lessico Famigliare</em>, che offre tanti spunti di riflessione sul rapporto genitori e figli e su come si sviluppa col passare degli anni; il gusto dell’avventura dei personaggi e la fierezza; gli innumerevoli riferimenti alla storia di questo episodio storico importante dell’antifascismo, il suicidio di Pavese… le difficoltà dell’epoca, ma anche degli aspetti migliori rispetto alla società odierna come l’unione famigliare e la fiducia nell’amicizia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/natalia-ginzburg-lessico-famigliare-einaudi/">Lessico famigliare di Natalia Ginzburg</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2254</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Politicamente riluttante. Un commento</title>
		<link>https://www.borderliber.it/politicamente-riluttante-un-commento/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 May 2022 02:09:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cogito]]></category>
		<category><![CDATA[Coito]]></category>
		<category><![CDATA[Democrazia]]></category>
		<category><![CDATA[Parlamento]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[Zona di Disagio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=3481</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Gattonero. Commento postumo all&#8217;articolo di Martino Ciano &#8220;Rappresentanza. Una soluzione apolitica&#8221; pubblicato per Zona di Disagio Dalla lettura postuma di un articolo di Martino Ciano (del 7 ottobre 2019, quando il male era nell&#8217;aria, ma il peggio doveva ancora venire) ho preso spunto per alcune considerazioni a binario morto, a tempo perso. L&#8217;articolo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/politicamente-riluttante-un-commento/">Politicamente riluttante. Un commento</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Gattonero. Commento postumo all&#8217;articolo di Martino Ciano &#8220;Rappresentanza. Una soluzione apolitica&#8221; pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2019/10/07/rappresentazione-una-soluzione-apolitica/">Zona di Disagio</a></strong></em></p>
<p>Dalla lettura postuma di un articolo di Martino Ciano (del 7 ottobre 2019, quando il male era nell&#8217;aria, ma il peggio doveva ancora venire) ho preso spunto per alcune considerazioni a binario morto, a tempo perso. L&#8217;articolo era un breve excursus sulla nostra politica, sulla non dialettica del politichese, sul ruolo/non-più-ruolo degli elettori. Ciano, in quel testo, cita quasi tutti i protagonisti del periodo in esame, mettendoli tutti sullo stesso piano quanto a capacità intellettuale e cognitiva nel loro apporto al miglioramento del Paese.</p>
<p>Passato il Covid (ex 19, vista la sequela di varianti che ci hanno inchiavardato per tutto questo tempo e che solo da poco pare consenta <em>un quasi liberi tutti</em>, speriamo non foriero di ulteriori guai), è arrivata l&#8217;<em>operazione speciale</em> in Ucraina, che si è rivelata una benedizione per i social e i commentatori, ormai esausti di parlare quasi esclusivamente di vaccini, di cure, di contagi, di morti per malattia, di proteste&#8230; ognuno con la speranza che Speranza si togliesse di mezzo, o almeno passasse la mano, che so, a Locatelli, che col suo lento e soppesato parlar forbito potrebbe indurci tutti al sonno, con un auspicato risveglio, quando tutto il peggio fosse finito.</p>
<p>Tra una cosa e l&#8217;altra, ogni tanto spuntano le elezioni: quelle amministrative fra poco, con fiammate locali di critiche, impegni, garanzie che tutto cambierà&#8230; come al solito, perché nulla abbia a cambiare.</p>
<p>E qui tornano in ballo gli elettori, o perlomeno quelli che ancora officiano la funzione del voto, visto che questi sono anagraficamente tanti, ma di recente gli <em>eligendi</em> sono quasi allo stesso livello numerico. È l&#8217;affermarsi del noto 1=1, un voto vale un eletto&#8230; o forse non più.</p>
<p><em>Cogito, ergo sum</em>, &#8220;penso, dunque sono&#8221;; ma il pensare è una fatica, eccita i neuroni e porta ad emicranie, ostacola un intruppamento al seguito di chi si propone pensante a domicilio, o riesce a far credere di esserlo. Se non si ragiona in proprio, non si è, non c&#8217;è esistenza, si diventa cloni ante litteram, il che porta dritti all&#8217;idea di Ciano sul non pensare, oggi come ieri, dell&#8217;elettore tipo.</p>
<p><em>Coito, ergo sum</em>, &#8216;&#8221;copulo, quindi sono&#8221;; basta la soppressione di una consonante per stravolgere completamente il senso del termine cogitare: il coito è notoriamente l&#8217;atto sessuale che consentiva la perpetuazione della specie (umana ed animale); &#8220;consentiva&#8221;, poiché oggi i mezzi per eternare la nostra specie stanno diventando altri, lasciando al coito una funzione più che altro godereccia.</p>
<p>Ciano nel suo articolo ha, forse volutamente o forse per carità di patria, trascurato la citazione dei gruppuscoli che di volta in volta si formano dopo ogni tornata elettorale. Piccoli agglomerati con adepti che, di solito, non seguono un pensiero ma una persona come tale, il famoso (talvolta famigerato) leader, che quando non c&#8217;è lo si inventa, quando c&#8217;è lo si demolisce. Il quale leader, fino a poco prima, seguiva a sua volta un pensante dal cui carisma era stato ipnotizzato.</p>
<p>L&#8217;elettore, secondo Ciano che giustamente lo rimarca, è formalmente ondivago, talvolta in seguito a una tempesta, che lo sbatte su un&#8217;altra spiaggia, ma il più delle volte adattandosi ad essere peone, che si lascia cullare dalle maree, in attesa di una affermazione assoluta del pensiero primigenio.</p>
<p>Di qualcuno, non del suo; il coito a lui basta e avanza, non c&#8217;è spazio per cogitare.</p>
<p>La gratitudine non è nei menu degli elettori; se un leader promette e mantiene le promesse fatte, non per questo ha la certezza di uno sponsale a vita del suo fan. Se questo non ottiene ciò che in campagna elettorale gli è stato sventolato come promessa, ha buoni motivi per cambiare casacca; ma anche se ottenesse tutto, nel possibile cambio della guardia potrebbe cercare offerte nuove, migliorative di quelle già ottenute in precedenza dal primo benefattore.</p>
<p>L&#8217;elettore, soprattutto dopo l&#8217;affossamento delle ideologie che erano il collante delle varie formazioni, pensa a sé, poiché al Paese già pensano i capi-cordata.</p>
<p>Almeno, a sentire questi quando parlano ex-cathedra&#8230;<br />
Pensanti quanto mai, per il bene del Paese&#8230;<br />
Quando mai, volevo dire&#8230;</p>
<p>I gruppetti che nascono a macchia di leopardo, guidati da questi ex peone promossi a cavalieri e nobildonne da leader illuminati, aspirano a diventare reucci, o quantomeno principi, tradendo magari la fiducia di chi, avendoli portati sul podio, credeva in una gratitudine eterna. I capintesta citati nel testo di Ciano sono i pensanti che ufficialmente hanno le redini della guida del Paese.  Sorvoliamo sulle capacità di manovra di quelle redini, a chi cogita sono impossibili da ignorare; chi dopo il coito &#8216;buona notte, a domani e alla prossima&#8217;, continuerà a vedere ciò che altri vedono per lui.</p>
<p>Che siano in una maggioranza o che siano all&#8217;opposizione, essi creano giochi di (falso) potere, che piccole percentuali di elettori possono, se vogliono, abbattere; affannati, intanto, a superare la cosiddetta soglia di sbarramento, per poi puntare a divenire aghi della bilancia dei governi, a ricevere da questi almeno un mignolo delle redini per dimostrare ai loro seguaci la &#8220;convenienza&#8221; dell&#8217;aggregarsi alle loro truppe. Un <em>do ut des</em>, ribadito e rinnovato giorno dopo giorno.</p>
<p>Quelli che una volta erano definiti, appunto, aghi della bilancia, oggi, sono divenuti spade di Damocle, pendenti su chiunque abbia il potere ufficiale. A meno che, questo potere non diventi assoluto, nel qual caso, queste spade diventerebbero insolenti zanzare da cacciare (o schiacciare) con una sola manata.</p>
<p>Diventando, in un futuro passato e possibile, le basi della resistenza alla tirannia o, più probabilmente, i poggiapiedi della stessa pur di sopravvivere.</p>
<p>Questa, piaccia o meno, è quella forma di regno detta democrazia!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/politicamente-riluttante-un-commento/">Politicamente riluttante. Un commento</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3481</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Giuseppe Scaglione. L&#8217;ultima notte. Les Flâneurs Edizioni</title>
		<link>https://www.borderliber.it/giuseppe-scaglione-lultima-notte-les-flaneurs-edizioni/</link>
					<comments>https://www.borderliber.it/giuseppe-scaglione-lultima-notte-les-flaneurs-edizioni/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Sep 2021 14:54:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Intimità]]></category>
		<category><![CDATA[Les Flâneurs Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[Zona di Disagio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://borderliber.wordpress.com/?p=2200</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Zona di Disagio La Bari di cui parla Giuseppe Scaglione ha le sembianze di una metropoli post-moderna, in cui ancora è visibile lo scontro tra provincialismo ed emancipazione, tra un feroce e cieco progresso e quell’animismo meridionale che rifiuta tutto ciò che è nuovo. Forse, è proprio Bari [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/giuseppe-scaglione-lultima-notte-les-flaneurs-edizioni/">Giuseppe Scaglione. L&#8217;ultima notte. Les Flâneurs Edizioni</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2021/09/21/una-citta-e-il-suo-male/">Zona di Disagio</a></em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La Bari di cui parla Giuseppe Scaglione ha le sembianze di una metropoli post-moderna, in cui ancora è visibile lo scontro tra provincialismo ed emancipazione, tra un feroce e cieco progresso e quell’animismo meridionale che rifiuta tutto ciò che è nuovo. Forse, è proprio Bari la vera protagonista di questa storia. Nulla che si discosti dalla realtà, Scaglione ci racconta di una città divorata dalla malavita e da una classe imprenditoriale dai metodi squadristi.<br>Diventiamo così spettatori di un’involuzione mascherata di benessere e di illimitata fiducia verso il futuro, di perbenismo e di ricerca dello svago. Ma tutto ciò che è frutto di incesti e di speculazione mostra i suoi isterismi, le perversioni e il volto di un innaturale vitalismo che ha come unico fine la distruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco un omicidio, dietro cui si cela un giro di usura e di pedofilia, di sesso e di denaro. Tant’è che la città diventa un castello che poggia sui fragili miti del progresso e sui più truci mali dell’anima. È un processo naturale quello che ci racconta Scaglione, che ha anche deciso di riportare alla luce la tradizione e la storia di questa città che ama.<br>A scoprire che qualcosa è cambiato è il commissario Andrea Lamparelli. Lui è nato a Bari, ma è stato lontano dalla città pugliese per ben vent’anni. Il suo ritorno non è dei migliori. Infatti, investigando sulla morte di un uomo scoprirà che tanto del mondo di una volta non c’è più e che il cambiamento non è stato in bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non c’è niente di moraleggiante nella scelta di Scaglione, anzi, la sua è una presa d’atto; e in questa critica romanzata, più che un’accusa è possibile rintracciare un sentimento di amore verso la propria terra, di necessità di riappropriarsi di un’origine che sembra essere stata cancellata. Lamparelli, in fondo, è un po’ l’incarnazione di un uomo smarrito, che di fronte alla banalità del male, cerca rifugio in un passato che non viene rimpianto, ma che è un luogo senza tempo, ancora lontano dal disastro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L’ultima notte&nbsp;</em>non è solo un giallo, non è il solito romanzo che pone al centro un’indagine e non lancia sulle scene un nuovo commissario sul quale imbastire una fiction; il libro di Scaglione è un&nbsp;<em>romanzo-di-passaggio</em>&nbsp;in cui si respira quell’ordinaria aria di decadenza, tipica della modernità e della fiducia nell’eterno progresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/giuseppe-scaglione-lultima-notte-les-flaneurs-edizioni/">Giuseppe Scaglione. L&#8217;ultima notte. Les Flâneurs Edizioni</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.borderliber.it/giuseppe-scaglione-lultima-notte-les-flaneurs-edizioni/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>1</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">2200</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
