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	<title>volontà Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Tutto torna</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tutto-torna-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Aug 2024 02:47:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[agosto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Sguardi verso il nero del cielo, fulmini tagliano il mare. Piove in agosto, la natura ci rimette la verità. È sempre malinconico il finale di una vita, di una storia, di una stagione. È solo un epilogo temporaneo, tutto torna nei ricordi, tutto torna davvero. Una mano bianca sorregge [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Sguardi verso il nero del cielo, fulmini tagliano il mare.<br />
Piove in agosto,<br />
la natura ci rimette la verità.<br />
È sempre malinconico<br />
il finale di una vita,<br />
di una storia,<br />
di una stagione.<br />
È solo un epilogo temporaneo, tutto torna nei ricordi,<br />
tutto torna davvero.<br />
Una mano bianca<br />
sorregge l&#8217;infinito,<br />
al di sotto si insinua l&#8217;ombra<br />
e poi il cielo<br />
riprende il suo colore:<br />
rivede il suo mare.<br />
Gli occhi silenziosi<br />
verso l&#8217;incanto.<br />
Penso alla pioggia:<br />
all&#8217;estate che va,<br />
alla gente che va.</p>
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		<title>Arcana. &#8220;La volontà&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/arcana-volonta-console/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Oct 2023 02:10:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Massoneria]]></category>
		<category><![CDATA[Percorso]]></category>
		<category><![CDATA[Pietra Cubica]]></category>
		<category><![CDATA[Pietra Grezza]]></category>
		<category><![CDATA[Tempio]]></category>
		<category><![CDATA[volontà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Albino Console Secondo definizione, la volontà rappresenta un “potere insito nell&#8217;uomo di scegliere e realizzare un comportamento idoneo al raggiungimento di fini determinati”. Il buon Massone, nel corso del suo percorso iniziatico, deve imparare a collegare sempre il concetto di volontà a quelli di buono e giusto. Ma che differenze sussistono fra buono [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Albino Console</strong></em></p>
<p>Secondo definizione, la volontà rappresenta un <strong>“potere insito nell&#8217;uomo di scegliere e realizzare un comportamento idoneo al raggiungimento di fini determinati”</strong>. Il buon Massone, nel corso del suo percorso iniziatico, deve imparare a collegare sempre il concetto di volontà a quelli di buono e giusto. <strong>Ma che differenze sussistono fra buono e giusto? E cosa il Massone deve imparare a perseguire legandolo indissolubilmente alla sua forza di volontà?</p>
<p></strong>Il buono è ciò che la maggior parte degli uomini insegue per tutta la vita. <strong>Complice la società moderna, che ha legato il concetto di successo a quelli di denaro e potere, in tanti sembrano disposti a qualsivoglia sacrificio al fine di ottenerli.</strong> Buono è anche lavorare il più possibile, al fine di ottenere vantaggi e promozioni. Gli uomini che legano la loro volontà agli obiettivi di successo e denaro, saranno disposti a sacrificare qualunque cosa al fine di ottenerli, finanche il loro spirito. Bene, questi uomini, salvo non scelgano di redimersi, dovranno restare lontani dal percorso di luce offerto dalla Massoneria.</p>
<p>Il concetto di giusto, invece, fonda le sue radici in obiettivi ben più sacri e nobili. <strong>Quello di giustizia è un concetto assoluto, che mai è collegato alla situazione momentanea o al vantaggio del singolo.</strong> L’uomo che lega la sua volontà al servizio del giusto, non si lascerà mai piegare dalle tentazioni o dalla possibilità di ottenere vantaggi personali. Seguirà ciò che è giusto anche quando questo non coincide con ciò che per lui è buono. Gli uomini che scelgono di servire sempre e solo questo principio, sono quelli degni di bearsi del percorso di luce Massonico.</p>
<p>Il Massone, inoltre, nel corso del suo percorso iniziatico, impara a legare il concetto di volontà a quello di pietra grezza, o meglio, di<strong> “sgrossare la pietra grezza”. </strong>Michelangelo, sosteneva che <strong>“ogni blocco di pietra contiene un numero infinito di forme umane, spetta allo scultore materializzare la propria visualizzazione”.</strong> Ognuno di noi, dovrebbe imparare a diventare scultore di sé stesso, trovando il modo di trasformare quel blocco di marmo nella migliore versione di sé.</p>
<p><strong>La Pietra Grezza</strong>, inoltre, per la nostra obbedienza, rappresenta l’espressione figurativa dell’uomo non ancora reso libero dalla conoscenza, dunque schiavo del vizio. I vizi, sono quindi rappresentati da un oggetto informe e, come tale, non idoneo all’edificazione del Tempio interiore. La pietra grezza, rappresenta la necessità, per gli <strong>Apprendisti e Compagni d’Arte</strong>, di istruirsi nel lavoro, seguendo le orme dei Maestri, al fine di aspirare al proprio miglioramento umano e spirituale, al fine di ottenere la <strong>Pietra cubica. </strong></p>
<p>Questa, nell’uguaglianza di tutte le sue dimensioni, diventa emblema della realizzata crescita personale, diventa tassello, giusto e perfetto per l’edificazione del Tempio. Permette al Massone ed all’uomo di diventare il perfetto tassello per la costruzione di un “edificio” stabile, rappresentazione simbolica di una società, Massonica e profana, che possa definirsi sana, proficua e armonica.</p>
<p>Attraverso il miglioramento del singolo, quindi, si protende al miglioramento dell’umanità intera. Per questo motivo è fondamentale che ognuno di noi impari a legare la sua forza di volontà al concetto di giusto, temprando sé stesso ed inseguendo soltanto ciò che è virtuoso. Allo stesso modo, il buon Massone sa anche quanto sia importante il proselitismo, al fine di garantire che sempre, ci saranno uomini che saranno guidati a servire la giustizia e che un giorno potranno essere mattone del solido muro, che sorgerà in un mondo più virtuoso.</p>
<p><em><strong>*In foto, Albino Console, Rispettabilissimo Maestro Venerabile della Rispettabile Loggia Lux Solis della Gran Loggia D’Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori</strong></em></p>
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		<title>Cronaca verosimile: &#8220;Il giorno in cui ho deciso di non essere padre&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cronaca-essere-padre-border/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Apr 2023 02:22:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Border News]]></category>
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		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano. Questa conversazione è realmente avvenuta&#8230; Non siamo esseri fatti per la morte, ma per la vita. Questa constatazione mi gettò nello sconforto quando sentii il primo vagito del figlio nato a un mio caro amico. Un figlio è l&#8217;unico modo che abbiamo per sconfiggere la morte, per renderci immortali, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Martino Ciano. Questa conversazione è realmente avvenuta&#8230;</strong></em></p>
<p><strong>Non siamo esseri fatti per la morte, ma per la vita.</strong> Questa constatazione mi gettò nello sconforto quando sentii il primo vagito del figlio nato a un mio caro amico. Un figlio è l&#8217;unico modo che abbiamo per sconfiggere la morte, per renderci immortali, ché poi sempre di quello abbiamo paura: <strong>di tornare al nulla, non della morte in sé.</strong> Ancora oggi, nonostante siano passati anni da quel giorno, ricordo bene quella arrogante felicità che prese anche me, sollevandomi dalla panca sulla quale avevamo atteso che il parto finisse. Mi fece spiccare il volo per tutta la corsia dell&#8217;ospedale, ma in fin dei conti non era mio figlio, <strong>quindi mi domandai perché esultavo.</strong> Forse, <strong>la volontà di vita</strong> mi aveva drogato, annebbiato, circuito?</p>
<p>Quando tornai in me, in possesso delle mie facoltà, mi accucciai nell&#8217;abituale solitudine per la quale ero conosciuto. Compresi che non era quello il mio posto. <strong>Scacciai da me la volontà di vita.</strong> Avevo da sempre accettato l&#8217;ineluttabile verità della morte, quella a cui tutti siamo soggetti, dalla quale sfuggiamo in ogni istante. Procreare è un istinto di sopravvivenza, una necessità di riproduzione carnale con cui si continua a dichiarare guerra alla morte. La morte però vince sempre, porta via il corpo e mette a tacere le sensazioni.</p>
<p><strong>Nel corso degli anni,</strong> quando ho avuto il coraggio di fare questo discorso, <strong>sono stato additato come un egoista</strong> o, peggio ancora, come un essere contro natura. Mi sono difeso dicendo che in fin dei conti la natura se ne frega della nostra etica. Procreare è solo una funzione come le altre, una possibilità, un&#8217;opzione che ci è stata data. <strong>La natura ci ha dato solo gli strumenti per farlo, ma non ci impone nulla</strong>; possiamo usare il nostro corpo come vogliamo. Le rivendicazioni di eternità e di immortalità sono invece manie umane, queste sì che sono contro natura, ma sorrette da un&#8217;incrollabile fede. Ma come diceva qualcuno, <strong>la fede è credere in ciò che è impossibile.</strong> La fede infatti è il modo in cui malediciamo la natura e anche l&#8217;arma che usiamo per superarne i limiti.</p>
<p>Sì è vero, anch&#8217;io credo nell&#8217;impossibile; anch&#8217;io ho fede in qualcosa. <strong>Persino questa sfacciata coerenza è contro natura e prima o poi finirà.</strong> Ma quando ho avvertito la falsità delle pretese della volontà di vita, l&#8217;improprio richiamo dell&#8217;idea che un figlio riscatterà la mia morte, non ho potuto fare a meno di fermarmi. Morire è il modo migliore per proclamarsi uomini con i propri limiti. Forse non c&#8217;è onestà più grande del riconoscere un limite, il proprio.</p>
<p>Nonostante tutto, guardo con ammirazione chi ha deciso di gettare altri esseri viventi nella mischia quotidiana. Forse in questa continuità generazionale avverrà il miglioramento del Dna o degli istinti di base; <strong>o forse, si nasconde in essa una costante procreazione di solitudine, il deliquio della caducità, la volontà di sperare, la necessità di essere leggeri.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il mondo stesso è il giudizio universale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-mondo-stesso-e-il-giudizio-universale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Aug 2022 02:41:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il mondo stesso è il giudizio universale&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto di Schopenhauer Dice Schopenhauer che Il mondo stesso è il giudizio universale. Frase lapidaria che conclude il suo discorso sulla giustizia eterna, che non ha nulla a che fare con quel senso comune che abbiamo di giustizia, caposaldo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il mondo stesso è il giudizio universale&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto di Schopenhauer</strong></p>
<p>Dice Schopenhauer che <em>Il mondo stesso è il giudizio universale</em>. Frase lapidaria che conclude il suo discorso sulla <em>giustizia eterna</em>, che non ha nulla a che fare con quel senso comune che abbiamo di giustizia, caposaldo dello Stato, e che non ha nessun valore etico, in quanto basata solo sugli atti e sui fatti.</p>
<p>Così la pena non è altro che un mezzo attraverso cui si consolida l&#8217;immagine di quel <em>contratto sociale</em> che va preservato dalle manifestazioni di Eris, ossia la discordia tra gli uomini. Ma ciò è solo ingiustizia, giacché con il male si risponde al male.</p>
<p>La legge del taglione è da sempre espressione della ragione umana, anche quando vuole rieducare. Se invece è la volontà la <em>cosa in sé, </em>mentre il fenomeno ne è la sua <em>rappresentazione</em>, la <em>giustizia eterna</em> è ciò che si disvela attraverso la volontà e ciò che accade è giusto, concreto, in quanto se non cambia <em>la volontà non può cambiare neanche il fenomeno</em>, quindi la rappresentazione. La giustizia umana, figlia della ragione, è dunque insensata.</p>
<p>Basta infatti guardarsi intorno, notare come nella quotidianità ci siano indifesi emarginati trattati come bestie, mentre farabutti, ladri, assassini ricevono onori e gloria. E che dire di quel fato che continua a opprimere già chi è indigente, mentre il malvagio gode di buona salute, di fama e di ricchezza.</p>
<p>Pertanto, per la natura cos&#8217;è la giustizia se non una parola vuota e priva di significato? E noi quale Stato serviamo e quale contratto sociale abbiamo sottoscritto?Nella confusione odierna, in cui ogni valore e ideologia sono interscambiabili, barattabili e addirittura annullabili, non ci ritroviamo davanti al puro agire della volontà? Se proprio Schopenhauer sbeffeggia Leibniz e il <em>suo migliore dei mondi possibili, </em>allora questo è il mondo della sola volontà che cieca si aggira e lascia le sue tracce?</p>
<p>C&#8217;è un altro aspetto importante che Schopenhauer sottolinea: tutto ha origine dalla volontà, anche ciò che nella realtà, nella rappresentazione, appare come due fenomeni separati e opposti. Esempio: il male sia per chi lo compie sia per chi lo subisce. Allora, quel <em>principio di individuazione</em>, base dell&#8217;egoismo, espressione di una smisurata volontà di vita dell&#8217;individuo che lo fa sentire separato dagli altri e lo spinge a usare qualsiasi mezzo pur di soddisfare i propri desideri, viene messo in discussione.</p>
<p>Qui, in questo dubbio, quando si interroga sul male che fa e su quello che subisce, l&#8217;individuo si riconosce fenomeno di un&#8217;essenza comune, quindi non più separato dal suo simile. Egli avverte intimamente d&#8217;essere vittima e carnefice.È in questa crepa generata da una lampante intuizione che egli avverte la presenza della <em>giustizia eterna</em>, trascendente, al di sopra del fenomeno. Ed è questa l&#8217;immagine dell&#8217;eternità in cui la volontà non smette mai di volere, rendendo tutte le cose perfette, anche quando compaiono a noi ingiuste.</p>
<p>Perché la volontà mai si sazia, mai si ferma, mai abdica; essa sta al di là del tempo e dello spazio, e travolge ogni cosa, perché ogni desiderio soddisfatto apre le porte a un altro desiderio da soddisfare; e ciò rende l&#8217;uomo la manifestazione della volontà.Volontà che non conosce bruttezza, bellezza, giustizia, ingiustizia, bontà e malvagità.</p>
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		<title>Francesco Gallotti: il Coglione che ha capito tutto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-coglione-francesco-gallotti-e-quelli-che-hanno-capito-fin-troppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Jul 2022 02:24:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il Coglione&#8221; di Francesco Gallotti, Porto Seguro, 2022 Magari ne incontri uno ogni tanto, ci scambi due chiacchiere e pensi anche che il mondo non è del tutto andato a male. Sto parlando di quelle persone che ancora la prendono con filosofia, nonostante le avversità; che sono disperate ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il Coglione&#8221; di Francesco Gallotti, Porto Seguro, 2022</strong></p>
<p>Magari ne incontri uno ogni tanto, ci scambi due chiacchiere e pensi anche che il mondo non è del tutto andato a male. Sto parlando di quelle persone che ancora la prendono con filosofia, nonostante le avversità; che sono disperate ma ironiche; che con sguardo ingenuo si addossano troppe responsabilità per come vanno le cose. Insomma, ogni tanto conosci un <em>coglione</em> e ti rendi conto che <em>coglioni </em>lo siamo tutti, chi più chi meno; dipende solo da come si reagisce agli accidenti della vita.</p>
<p>Partiamo dal fatto che il coglione è uno che si lamenta. La sua <em>era storica</em> gli fa schifo, ma lui se la fa piacere. Con spirito stoico, questo anti-eroe ha imparato a godere dei suoi tormenti. D&#8217;altronde ogni uomo ha sempre parlato male della propria epoca. Lamentarsi è una costante dell&#8217;essere umano. Faccio un esempio, nei giorni scorsi mi è passato tra le mani il libro di un autore del XVII secolo, anche lui per pagine e pagine non fa altro che lagnarsi di come le cose fossero ormai andate a <em>puttane</em>; di come anche i mecenati non fossero più illuminati, ma solo <em>ragazzini viziati</em>.</p>
<p>Il coglione è anche un tipo acculturato e amante della conoscenza. Quando siede in un bar di paese e parla dei suoi sogni e delle sue speranze appare come un individuo decadente e romantico. La società lo vede perlopiù come un perdigiorno, ma lo era anche Oscar Wilde e per un coglione questa similitudine è un vanto. Discute delle sue aspettative con gli amici, coglioni anche loro, con un sorriso amaro; eppure, in lui è forte la speranza che tutto cambierà, che tutto andrà secondo i suoi piani, anche se lui non muoverà un dito qualcuno edificherà il mondo intorno così lo ha immaginato. Mal che vada potrà lamentarsi. Ma attenzione, la sua non è inettitudine, bensì ha capito quali sono le regole del gioco all&#8217;interno del piccolo paese di provincia, soprattutto se questo paesello sta nella regione più disastrata d&#8217;Italia, ossia la Calabria. Coglioni calabresi ce ne sono tanti, solo che quest&#8217;ultimi, a differenza di quelli che troveremo tra le pagine di questo romanzo, sono stati capaci di sfruttare l&#8217;occasione magari ricevendo un posto da statale, a farsi eleggere alla carica di sindaco, a entrare nella sanità pubblica e chi più ne ha più ne metta.</p>
<p>L&#8217;appellativo di coglione, quindi, Francesco Gallotti lo rivolge prima di tutto a se stesso, perché ha deciso di rimanere e di provare a dare qualche spunto di riflessione. Ai coglioni piacerebbe occuparsi di attività culturali, ma non perché si credono intelligenti (l&#8217;autostima non fa parte di loro), ma solo perché la trovano più affine al loro modo lento e goffo di gestire la vita. Siccome sono cerebrali, i coglioni si fanno mille problemi anche se devono spostare un bicchiere da un punto A a un punto B. Non sono reattivi, pragmatici, impavidi; no, sono lentissimi. Hanno bisogno di sicurezza, di protezione e di comprensione.</p>
<p>Lui vive a Diamante. Lui si sente il capo-coglione, me lo ha detto quando ci siamo incontrati. Ho risposto che <em>anch&#8217;io sono un coglione e che a quarant&#8217;anni, per sembrare meno coglione, mi sono fatto crescere la barba. Grazie alla barba sono diventato un coglione arcigno</em>. Gli ho anche spiegato che secondo me, il suo romanzo è la descrizione perfetta del <em>moderno idiota</em>. Sempre secondo me, anche Dostoevskij, invece de <em>L&#8217;Idiota</em>, oggi avrebbe scritto <em>Il Coglione</em>.</p>
<p>Insomma, il romanzo di Francesco Gallotti dipinge perfettamente un fenomeno contemporaneo: <em>l&#8217;emarginazione del coglione, dell&#8217;uomo che guarda e passa, perché ha capito che non ne vale la pena</em>. Tanto, ogni coglione sa come poter vivere dei propri sogni, senza bisogno di realizzarli a tutti i costi e, forse, è proprio questo che dà tanto fastidio: <em>viversi il proprio tempo senza dover troppo pensare a come cambiare le cose. </em>Magari si muore prima a causa del tormento interiore, ma chissenefrega, finché c&#8217;è vita c&#8217;è speranza&#8230; con tutte le contraddizioni del caso. Giusto?</p>
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