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	<title>Vicenza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>&#8220;I quindicimila passi&#8221;. Vitaliano Trevisan e l&#8217;omaggio a Bernhard</title>
		<link>https://www.borderliber.it/quindicimila-passi-trevisan/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Dec 2023 00:41:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;I quindicimila passi&#8221; di Vitaliano Trevisan, Einaudi, 2007 Ce li ho visti tutti i libri di Thomas Bernhard in questo romanzo di Vitaliano Trevisan, tant&#8217;è che &#8220;I quindicimila passi&#8221; potrebbe essere considerato una rassegna in salsa &#8220;vicentina&#8221; dell&#8217;opera dell&#8217;autore austriaco. Allora che bisogno c&#8217;è di leggerlo? Domanderà qualcuno. Be&#8217;, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b><i>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;I quindicimila passi&#8221; di Vitaliano Trevisan, Einaudi, 2007</i></b></p>
<p>Ce li ho visti tutti i libri di <strong>Thomas Bernhard</strong> in questo romanzo di <strong>Vitaliano Trevisan</strong>, tant&#8217;è che <strong>&#8220;I quindicimila passi&#8221;</strong> potrebbe essere considerato una rassegna in salsa &#8220;vicentina&#8221; dell&#8217;opera dell&#8217;autore austriaco. <strong>Allora che bisogno c&#8217;è di leggerlo?</strong> Domanderà qualcuno. Be&#8217;, la risposta è semplice: anche una rielaborazione è sempre frutto di una profonda ricerca e di conoscenze ormai interiorizzate.</p>
<p><strong>Trevisan ha giocato seriamente con Bernhard.</strong> Ha sfruttato le sue tematiche, le ha evidenziate e le ha esaltate, rendendole ancora più intriganti. Certo, ciò che lo scrittore veneto nasconde dietro le righe di questo libro salta subito all&#8217;occhio di chi ha letto l&#8217;opera dell&#8217;autore austriaco, di colui che si è appassionato a quella voce ridondante che trasporta paranoie, allucinazioni, scompensi mentali, divagazioni e parossismi.</p>
<p>Consiglio vivamente questo libro proprio a chi ancora non ha letto Bernhard, ma ha intenzione di farlo. Trevisan ha una sorta di fascinazione per romanzi quali <strong>Correzione, Antichi Maestri, Il soccombente, La fornace, Estinzione e Amras</strong>.</p>
<p>Nel racconto, troviamo quest&#8217;uomo che conta i suoi passi mentre si lascia portare per mano dal flusso dei suoi pensieri. Nel mezzo c&#8217;è <strong>un fratello</strong>, forse vero o forse inventato, ossessionato dalla necessità di concludere il suo saggio sul pittore <strong>Francis Bacon </strong>e dalla gelosia che prova verso la sorella.</p>
<p>Questo fratello, pregno degli stessi pensieri che il lettore bernhardiano può trovare in <strong>Correzione</strong> e <strong>La fornace</strong>, vuole costruire una torre nella quale chiudere sua sorella e vuole portare a termine il suo libro; alla fine&#8230; no, non svelo più nulla, <strong>perché ora voglio omaggiare Trevisan e il suo stile.</strong></p>
<p>Tutto è voluto. Lo si intuisce facilmente, anche perché il protagonista si chiama <strong>Thomas</strong>. <strong>&#8220;I quindicimila passi&#8221;</strong> è l&#8217;allegorica dissociazione letteraria dello scrittore Trevisan, che in una crisi di identità si trasforma nel suo &#8220;maestro&#8221;, al quale ruba l&#8217;arte e dimostra &#8220;che non c&#8217;è differenza tra l&#8217;Austria e la provincia vicentina&#8221;, un po&#8217; come <strong>&#8220;non c&#8217;è differenza tra chi si sbatte dietro la macchina da scrivere e chi dietro un martello pneumatico&#8221;</strong>; e siccome ora sono diventato <strong>citazionista</strong>, perché leggendo questo romanzo mi è venuta in mente quella bella frase <strong>&#8220;sgrammaticata&#8221;</strong>, eppure paradossalmente perfetta, contenuta ne<strong> &#8220;Il soccombente&#8221;</strong>, con la quale ci viene svelato che <strong>&#8220;noi non esistiamo, ma veniamo esistiti&#8221;</strong>, allora penso che questo sia successo anche a Trevisan, il quale si è lasciato <strong>&#8220;esistere&#8221;</strong> dall&#8217;arte.</p>
<p>Non so se gli editor abbiano dovuto fare interventi eccessivi; non credo. Infatti<strong> &#8220;I quindicimila passi&#8221;</strong> è un libro genuino, uno di quei testi che ogni italiano che ama la letteratura dovrebbe leggere e portare in tasca, visto che il formato del <strong>manufatto</strong> lo permette.</p>
<p>E l&#8217;originalità? È proprio qui, in una operazione così piena di rimandi, che in maniera schietta ti dice che tutto è stato <strong>detto e inventato</strong>, che gli unici eventi riproducibili a ogni nuova lettura sono <strong>&#8220;lo stupore e l&#8217;indignazione&#8221;;</strong> ma proprio perché li definiamo <strong>&#8220;eventi&#8221;</strong>, allora pensiamo che avvengano una volta ogni tanto, ma così non è. Infatti, &#8220;<strong>una volta ogni tanto&#8221;</strong> scatta in noi la voglia di riflettere <strong>&#8220;sui pregi e sui difetti dell&#8217;umanità&#8221;</strong>, ossia sui nostri guazzabugli interiori che ci rendono menzogna travestita di verità.</p>
<p>E ora basta, leggetevi questo romanzo così bello e intrigante, così<strong> &#8220;caposaldo della letteratura nostrana&#8221;</strong>, pubblicato nel 2007, con il sottotitolo <strong>&#8220;resoconto&#8221;</strong>, e capirete che al termine di tutto, quando le somme vengono tirate, <strong>già c&#8217;è un nuovo inizio.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Le insospettabili che rapirono Salvini. Il docuromanzo di Pfas</title>
		<link>https://www.borderliber.it/le-insospettabili-che-rapirono-salvini-il-docuromanzo-on-the-road-rosa-sui-pfas/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Oct 2022 02:15:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Barbara]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Clelia Moscariello a &#8220;Le insospettabili che rapirono Salvini&#8221; “Le insospettabili che rapirono Salvini” è un insolito e stravagante docuromanzo che il giornalista trentino Andrea Tomasi ha destinato alla tematica dei Pfas, le sostanze chimiche colpevoli dell’inquinamento delle falde di un esteso territorio del Veneto che si trova tra le province di Vicenza, Padova [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Clelia Moscariello a &#8220;Le insospettabili che rapirono Salvini&#8221;</strong></p>
<p><em>“Le insospettabili che rapirono Salvini” </em>è un insolito e stravagante <em>docuromanzo</em> che il giornalista trentino Andrea Tomasi ha destinato alla tematica dei <em>Pfas,</em> le sostanze chimiche colpevoli dell’inquinamento delle falde di un esteso territorio del Veneto che si trova tra le province di Vicenza, Padova e Verona.</p>
<p><em>Mila, Federica, Barbara</em> e <em>Silvia</em> sono quattro bizzarre amiche, ognuna con una personalità ben tratteggiata e definita, persino, con un accento e una cadenza dialettale diversa, fuoriuscite dalla penna e dalla fervida immaginazione di Andrea Tomasi.</p>
<p>Le quattro donne, tutte mamme, tranne <em>Federica</em>, sono, a dir poco, esasperate ed arrabbiate per l’acuirsi della problematica dei <em>Pfas</em> e la contemporanea indifferenza delle autorità competenti rispetto al dramma. Così il gruppo ha un’idea folle da morire e al tempo stesso estremamente geniale oltre che originale: rapire il famoso e carismatico <em>statista</em> Matteo Salvini, per attirare maggiore attenzione da parte dell’opinione pubblica e dei <em>mass media</em> a livello nazionale sulla spinosa questione dei <em>PFAS.</em></p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft wp-image-5267" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/10/foto-le-insospettabili.jpg?resize=415%2C415&#038;ssl=1" alt="Le insospettabili che rapirono Salvini" width="415" height="415" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/10/foto-le-insospettabili.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/10/foto-le-insospettabili.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w" sizes="(max-width: 415px) 100vw, 415px" data-recalc-dims="1" />A questo punto potremmo chiederci cosa siano i<em> Pfas. </em> I <em>Pfas </em>consistono in sostanze <em>per-e polifluoroalchiliche</em>, ossia, essi sono fluoruri alchilici muniti di caratteristiche tensioattive, utilizzati sin dagli anni Cinquanta per produrre diversi prodotti commerciali, tra i quali, impermeabilizzanti per tessuti; tappeti; pelli; insetticidi; schiume antincendio; vernici; rivestimento dei contenitori per il cibo; cera per pavimenti e detersivi. I <em>PFAS</em>, oggigiorno<em>, </em>sono, a ragione, considerati tra gli artefici della contaminazione delle falde acquifere della regione veneta. Le conseguenze di queste sostanze sulla salute dell’uomo sono tuttora indagate: queste sostanze, in ogni caso, sono ritenute anche elementi di rischio per quanto concerne l’emergere e l’aggravarsi di numerose patologie, soprattutto di quelle a carico del nostro sistema endocrino, a causa della compromissione dello sviluppo e della fertilità dei quali sarebbero artefici.</p>
<p>Dopo aver aperto questa breve parentesi sulle sostanze dannose e inquinanti di cui sopra, ora torniamo pure alla trama del racconto.  Come accennavo poc’anzi, ho trovato davvero sorprendente e quanto mai fantasiosa la <em>trovata-stratagemma</em> dell’amicizia delle quattro donne e del rapimento di Salvini per poter spiegare e illustrare nel dettaglio la vicenda dei <em>Pfas.  </em>Potremmo, pertanto, asserire, che<em> “Le insospettabili che rapirono Salvini</em>” rappresenti, dunque, una inconsueta <em>story </em>narrata sotto la forma conosciuta e popolare di romanzo, un genere ibrido e misto, in quanto, le parti frutto di fantasia sanno intersecarsi in modo armonioso e incastrarsi alla perfezione con quelle relative all’inchiesta giornalistica, che l’autore del libro ha già dimostrato di saper dirigere molto bene, avendo già in precedenza condotto una video-inchiesta dal titolo: “<em>Pfas, quando le mamme si incazzano”, </em>della quale il romanzo in questione appare il proseguo naturale.</p>
<p>Verrebbe anche da chiedersi, come mai venga stabilito di rapire proprio Matteo Salvini?! E cosa c’entri, d’altro canto, la sua figura e il suo ruolo con i <em>Pfas?! </em>La risposta a questo quesito starebbe nel fatto che<em>, </em>malgrado nel caso di specie<em>, </em>il l<em>eader</em> di <em>Lega Nord</em> non abbia maggiori responsabilità degli altri politici in merito alla questione che tanto starebbe a cuore al pubblico ecologista<em>,</em> tuttavia, in ragione del suo ruolo così importante sul piano mediatico, proprio lui di fatto verrebbe scelto e fatto prigioniero su di un vecchio <em>camper</em>, nel corso di una serie di episodi rocamboleschi e al limite del surreale, che lo condurranno in un viaggio allegro e a tratti delirante (nel quale, d’altra parte, non mancheranno copi di scena), nel corso di un <em>tou</em>r scanzonato all’interno del nostro complicato e appassionato <em>Bel Paese</em>, da Nord verso Sud.</p>
<p>Questa storia, in cui non mancano, come si può ben intuire, né sorrisi né risate, costituisce anche una narrazione <em>on the road</em>  tutta “rosa”, in cui ammirevole appare l’abilità dell’autore nel saper mescolare con grande destrezza gli ingredienti comici con quelli tragici, passando dalle manette foderate con del <em>peluche</em> color rosa acceso, che le quattro allegre amiche mettono ai polsi dello statista, al linguaggio fin troppo colorito e romanesco di <em>Barbara, </em>fino alle gaffe della irriducibile<em> single</em> <em>Federica e </em>ai motivi dei litigi del gruppo tipicamente femminili.</p>
<p>Su tutti i personaggi, però, nello scenario variopinto ed esilarante che sa regalarci lo scrittore, è possibile anche intravedere lo sguardo dell’autore; uno sguardo compassionevole e divertito dalla grande varietà umana, non troppo indulgente, quasi “materno”, ma in grado di essere, tuttavia, comprensivo e generoso verso i suoi personaggi; riuscendoci, pertanto, con la capacità di saper preservare sempre la sua lucidità ed incisività. Impresa non semplice ma riuscita e promossa a pieni voti!</p>
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		<title>Il ponte. Trevisan e il passaggio verso l&#8217;ultimo &#8220;Io&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vitaliano-trevisan-un-ponte-verso-lultimo-io/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jun 2022 01:33:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il ponte&#8221; di Vitaliano Trevisan, Eianudi. Questo articolo è già stato pubblicato per Zona di Disagio Ne ha ripubblicato un altro Einaudi, quasi volesse ricordarci che Vitaliano Trevisan, dopotutto è stato un degno scrittore che merita di essere ripassato. E per fortuna, diciamo noi, qualche volta accadono miracoli. Il ponte. Un crollo è [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il ponte&#8221; di Vitaliano Trevisan, Eianudi. Questo articolo è già stato pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2022/06/14/vitaliano-trevisan-un-ponte-per-lultimo-io/?fbclid=IwAR0gqiKOHPpg6WKz2yvDrMUhr6ftNBXVsArnb2bpSK3Nzri8TpGag2IjmXw">Zona di Disagio</a></strong></p>
<p>Ne ha ripubblicato un altro <em>Einaudi</em>, quasi volesse ricordarci che Vitaliano Trevisan, dopotutto è stato un degno scrittore che merita di essere ripassato. E <em>per fortuna</em>, diciamo noi, <em>qualche volta accadono miracoli.</em></p>
<p><em>Il ponte. Un crollo</em> è apparso per la prima volta nel 2007. Un libro ancora attuale, con una scrittura magistrale attraverso cui Trevisan omaggia il suo mentore <em>Thomas Bernhard</em>. 130 pagine fitte, dense di riflessioni che cementano una storia di pentimenti e confessioni, in cui la tragica morte di Pinocchio, fratello di sangue del narratore, spalanca la porta a un passato dimenticato ma con cui bisogna chiudere i conti.</p>
<p>È un viaggio che tocca l’infanzia, l’adolescenza e l’età adulta quello che il narratore ci fa vivere.</p>
<p>Lui è fuggito da quella provincia vicentina aggrappata al lavoro costante, insoddisfacente, eppure innalzato a unica ragione di vita. Che poi nel mezzo ci sia altro e che ogni uomo cerchi altro, non importa. È inutile tutto il resto, <em>perché un uomo è ciò che produce</em>. Nella lotta quotidiana in cui bisogna sempre scegliere tra <em>essere </em>o <em>dover esser</em>, il narratore racconta della sua battaglia per riappropriarsi dei propri interessi, <em>quel leggere e studiare che a detta dei suoi familiari non serve a nulla</em>.</p>
<p>Ne viene fuori l’immagine di una società tribale, che lotta per l’accumulo, per <em>la roba</em>, che fa dell’individuo un soggetto-produttore. La famiglia stessa è una cellula produttiva: <em>fare dei figli è un dovere</em>. Sono pagine di denuncia quelle che Trevisan ci consegna. Chi già ha letto <em>Works</em> troverà un tema assai caro allo scrittore veneto, che in questo libro pone l’accento anche sul <em>senso di colpa</em> che si genera in coloro che vogliono stare fuori dal coro.</p>
<p>Come nella povertà, così nell’opulenza si è spacciati. Si è al servizio dell’utile e del profitto. Le necessità del cuore vengono rinnegate o vissute con timore. Ma Trevisan indaga anche la debolezza della <em>lingua italiana</em>, incapace di saper cogliere alcune sfumature; e lo fa riportando in vita quel Pasolini che amava invece i dialetti delle borgate e la volontà di vita che si manifestava con audacia tra quei <em>vagabondi</em> che si abbandonavano alla fatalità.</p>
<p>Questo romanzo di Trevisan è l’ennesima prova di una letteratura che resiste, nonostante venga sempre spinta ai margini. <em>Il ponte. Un crollo </em>è un libro di denuncia, in cui lo spaesamento è fonte di ispirazione, in cui il narratore incita alla rivolta, a quel <em>no </em>che Camus poneva come primo atto di risveglio, purché si dia avvio a una caustica correzione… come insegna Thomas Bernhard.</p>
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		<title>Vitaliano Trevisan: eri tu o non eri tu?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vitaliano-trevisan-eri-tu-o-non-eri-tu/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 May 2022 02:05:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Vitaliano Trevisan: eri tu o non eri tu?&#8221; è un articolo di Marco Quarin. In copertina una foto di Vitaliano Trevisan presa dal web 8 gennaio 2022&#8230; Sei morto ieri. Prendo in mano i tuoi libri che ho in casa: Un mondo meraviglioso (Theoria, 1997) e Works (Einaudi, 2016). Nel frontespizio del primo una data: [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vitaliano-trevisan-eri-tu-o-non-eri-tu/">Vitaliano Trevisan: eri tu o non eri tu?</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Vitaliano Trevisan: eri tu o non eri tu?&#8221; è un articolo di Marco Quarin. In copertina una foto di Vitaliano Trevisan presa dal web</strong></p>
<p><strong><em>8 gennaio 2022&#8230;</em></strong> Sei morto ieri. Prendo in mano i tuoi libri che ho in casa: <em>Un mondo meraviglioso</em> (Theoria, 1997) e <em>Works</em> (Einaudi, 2016). Nel frontespizio del primo una data: agosto 1997, nient’altro. Emerge un ricordo confuso, tanto da dubitare che sia qualcosa di diverso, forse una visione onirica. Eppure, mi sforzo, cerco di mettere a fuoco quel momento del passato, ma la tua morte rende tutto più irreale, e più mi concentro e più il ricordo, o quel che è, si confonde. Eppure…</p>
<p><em><strong><img decoding="async" class="size-medium wp-image-3488 alignleft" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/05/thumbnail_1997.jpg?resize=300%2C300&#038;ssl=1" alt="" width="300" height="300" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/05/thumbnail_1997.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/05/thumbnail_1997.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" data-recalc-dims="1" />Agosto 1997&#8230;</strong></em> Toccò a me presentare l’autore in una delle serate di “Al Fresco”, al Forte Marghera, qui a Mestre. Gli altri del Circolo Culturale erano in vacanza, o impegnati altrove. Avevamo preso gli accordi per telefono, allora si usava così. Alle 8 in punto ero al binario ad aspettare il treno proveniente da Vicenza. Non sapevo che faccia avesse, è stato lui ad avvicinarmi, forse perché gli avevo lasciato un segno di riconoscimento, lui di sé aveva taciuto. Dal mio metro e settantadue, mi era sembrato alto, molto alto, era vestito di scuro e aveva in mano un libro, il suo libro, credo. Non ricordo il timbro della sua voce, ricordo gli occhi azzurro ghiaccio, che mi intimorivano. E ricordo che sembrava infastidito dai convenevoli, rispondeva alle mie semplici domande con molti secondi di ritardo, come se avesse avuto bisogno di una pausa di riflessione per ognuna. In auto guadava in silenzio la città e il cielo, le uniche parole le ha riservate a un pronostico: “Anche stasera ci bagneremo”. Appena ho spento il motore davanti al Forte, sotto le prime gocce di pioggia mi ha detto: “Senti, io non sono bravo a parlare, meno ancora a parlare di quello che scrivo. Parla tu, io posso leggere qualche brano, e non farmi domande <em>segaiole</em> sulla letteratura o roba simile”.</p>
<p>Io parlai e lui lesse, alla fine dallo scarso pubblico partì una domanda, una sola: “Lei perché scrive?” Mi aspettavo una risposta sbrigativa, del tipo: “Perché sì”. Oppure: “Vai a saperlo!” Invece si è concentrato con un mezzo sorriso (condiscendente, ma verso chi?) e ha sciorinato una serie di ipotesi, come se lo scrivere non lo riguardasse.</p>
<p>Poi è arrivato lo speaker della radio locale, voleva un’intervista, l’autore si è ritratto quasi spaventato, l’ho dovuto prendere in mano io, il microfono. Lui ha ascoltato senza fiatare, ma ho intuito che qualcosa mi avrebbe detto più tardi. Infatti sulla banchina della stazione deserta, a un minuto appena dall’arrivo dell’ultimo treno per Vicenza, mi ha chiesto: “Tu scrivi?” Lusingato, gli ho risposto: “Ci provo, ma con esiti neppure passabili, mi sembra”. Ha spento sotto il tacco l’ennesima sigaretta e con un piede già sul predellino ha detto: “Insisti. Tu sì che saresti lo scrittore che interpreta il personaggio dello scrittore”.</p>
<p>Non l’ho più rivisto.<br />
Chi era? Vitaliano o un altro? Un ricordo vero o un sogno?<br />
Poi ho letto queste parole: “[…] non presento i miei libri, non l’ho mai fatto. Posso leggere, farmi presentare da qualcuno e rispondere alle sue domande” (1).<br />
Strano, mi dico. Quasi le stesse parole di quell’altro, nell’agosto del 1997. E poi la stessa data sul frontespizio di “<em>Un mondo meraviglioso</em>”, con una calligrafia che non è mai stata la mia.</p>
<p>Se eri tu, Vitaliano Trevisan, perché non mi hai lasciato anche la firma?<br />
Non importa. Non importa, anche se non eri tu, ti sono debitore di questo sogno.<br />
Chissà, forse aveva ragione Freud: il sogno è il tentativo di appagare un desiderio.</p>
<p><em>(1)- Conversazione con Nicola De Ciglia, in Gli asini, ottobre 20</em></p>
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