<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Vecchiaia Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/vecchiaia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/vecchiaia/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Thu, 22 May 2025 10:49:04 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Alfonso Sciacca: Senectus come omaggio alla classicità</title>
		<link>https://www.borderliber.it/alfonso-sciacca-senectus-libro-bella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Jun 2025 22:01:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Grecia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Qed Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Sciacca]]></category>
		<category><![CDATA[Senectus]]></category>
		<category><![CDATA[Vecchiaia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14380</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Giuseppe Bella. In copertina una foto di Alfonso Sciacca, autore di &#8220;Senectus&#8221;, Qed Edizioni, 2025 Alfonso Sciacca è stato docente di latino e greco nei Licei, per vari anni; poi, nella sua Acireale, è stato preside del Gulli e Pennisi, fra i più vetusti e rinomati istituti classici di Sicilia. Non ha mai [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/alfonso-sciacca-senectus-libro-bella/">Alfonso Sciacca: Senectus come omaggio alla classicità</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Giuseppe Bella. In copertina una foto di Alfonso Sciacca, autore di &#8220;Senectus&#8221;, Qed Edizioni, 2025</strong></p>
<p>Alfonso Sciacca è stato docente di latino e greco nei Licei, per vari anni; poi, nella sua Acireale, è stato preside del Gulli e Pennisi, fra i più vetusti e rinomati istituti classici di Sicilia. Non ha mai concepito lo studio del mondo antico come rifugio e come antidoto alle cure problematiche del presente; non si è mai tenuto in disparte. Ma ha destinato alla politica la parte più fervorosa della sua intelligenza. È stato consigliere comunale, infine sindaco.</p>
<p>La cultura classica per lui è stata la saggia matrice ai cui insegnamenti si è sempre richiamato. Con questa caratteristica indefettibile, tuttavia &#8211; che quell’occhio fermo sull’antichità greco-latina gli è servito per meglio osservare, valutare, giudicare i fatti e i fenomeni dell’attualità culturale, politica e civile. Ad Acireale, alla sua tradizione pittorica e ai suoi cittadini più insigni per modernità di vedute ha dedicato indagini accurate, svolte con erudizione e incisive capacità narrative (Il racconto dell’arte; Giambartolo Romeo, Il cerchio che si spezza). Ma la sua vera patria, per così dire, la sua dimora più confortevole e saziante l’ha sempre trovata in ciò che la civiltà greca produsse quali valori che non trasmutano con il passare dei millenni.</p>
<p>Ecco, allora, una colta incursione nel mondo di Erodoto (Il filo della trama, novellando con Erodoto), di cui riscrive le storie, non come semplici parafrasi ma come “racconti di racconti”, una narrativa al quadrato, che estrae e rafforza appunto il “filo della trama” che tiene insieme le molteplici figure e le intramontabili vicende raccolte e descritte dal genio letterario di Alicarnasso.</p>
<p>Con questo Senectus, adesso Alfonso Sciacca si inoltra nei territori della vita offuscati dalle brume del tramonto. Usa questa nuda parola per intitolare il suo libro. Una parola lapidaria, univoca, asciutta. Una parola che non richiede aggiunte, e il cui significato non si circonda di perifrasi. Una parola: vecchiaia, a tutti comprensibile &#8211; perché raffigura l’orizzonte di ogni esistenza, il suo crepuscolo, il suo termine inaggirabile.</p>
<p>Il senso della vecchiaia è connesso inestricabilmente con l’esperienza del dolore, della decadenza del corpo, delle infermità; ed è temuto come una sorta di <em>introibo</em> alla morte. Su questa che è come una pietra di inciampo lungo il percorso della vita Alfonso Sciacca propone una meditazione dai toni alti ma accessibile a chiunque si interroghi e, insieme, interroghi la sfinge celata nelle infinite sfumature di questa stagione ultima dell’esistenza. È un testo di agile lettura, ma di intensità straordinaria. Come spirito guida nelle sue escursioni lungo i territori temibili della senilità Sciacca si avvale di Cicerone. Nel suo complesso, infatti, possiamo concepire questo Senectus come una serie organica di scholia alla famosa opera ciceroniana; ma se è vero che il De senectute costituisce</p>
<p>l’ossatura portante del saggio, non va trascurata l’altra fonte, più antica, rappresentata da Erodoto, delle cui storie – come già detto – Alfonso Sciacca è stato un interprete curioso e ben fornito di mezzi filologici. Ma accanto a Erodoto è l’intera cultura classica che offre spunti inesauribili agli argomenti di Sciacca; Omero, a esempio &#8211; ma è un nome che vale per tutti.</p>
<p>Ecco, allora, che Senectus si presenta con un profilo complesso, anzi prismatico: è molte cose in una volta. Partecipe meditazione su quel finis vitae, che tutti ci attende; trattatello morale; riflessioni sul senso del tempo e della storia; investigazioni intorno ai vissuti profondi allorché l’essere per la morte ha raggiunto quasi il suo traguardo. Ma si trova nelle sue pagine un sottile filo autobiografico (si dovrebbe meglio dire: auto-rappresentativo) che specie in alcuni capitoli (Il tempo e l’eternità, Achille e Priamo, L’approprinquatio mortis) conferisce alla materia una temperatura più calda e personale.</p>
<p>La scrittura è di alto livello per qualità espositiva. È dotta ma anche affabile, e non presenta alcuna di quelle pesantezze di stile che l’erudizione si porta appresso come una fatale ombra. Insomma: leggere questa preziosa creatura dell’intelligenza di Sciacca è un colto antidoto alle illusioni dei nostri tempi, un garbato e affettuoso richiamo a tutti coloro che pensano alla vita come a una palestra in cui esercitare il corpo a un’infinita giovinezza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/alfonso-sciacca-senectus-libro-bella/">Alfonso Sciacca: Senectus come omaggio alla classicità</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14380</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Senectus. Un discorso sulla vecchiaia di Alfonso Sciacca</title>
		<link>https://www.borderliber.it/senectus-di-alfonso-sciacca-recensione-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Mar 2025 23:18:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Catone]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Cicerone]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Latina]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura Greca]]></category>
		<category><![CDATA[Qed]]></category>
		<category><![CDATA[saggio]]></category>
		<category><![CDATA[Senectus]]></category>
		<category><![CDATA[Vecchiaia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=12768</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Senectus&#8221; di Alfonso Sciacca, Qed Edizioni, 2025 Cos&#8217;è la vecchiaia? Un&#8217;età terribile di privazioni, un piacevole momento di passaggio, la porta verso il nulla o verso la posterità? Alfonso Sciacca ne parla nel suo &#8220;Senectus&#8221;, saggio filosofico che prende a piene mani dalla cultura greca e latina. Lo scrittore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/senectus-di-alfonso-sciacca-recensione-ciano/">Senectus. Un discorso sulla vecchiaia di Alfonso Sciacca</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Senectus&#8221; di Alfonso Sciacca, Qed Edizioni, 2025</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Cos&#8217;è la vecchiaia? Un&#8217;età terribile di privazioni, un piacevole momento di passaggio, la porta verso il nulla o verso la posterità? <strong>Alfonso Sciacca</strong> ne parla nel suo <strong>&#8220;Senectus&#8221;</strong>, saggio filosofico che prende a piene mani dalla cultura greca e latina. Lo scrittore siciliano si immerge nel pensiero di <strong>Cicerone e Orazio</strong>, guarda al <strong>mondo Ellenico</strong>, si volta verso le <strong>Sacre Scritture</strong>, confronta tutto con i nostri tempi e tira le somme senza retorica, senza crollare nel già detto.</p>
<p>La filosofia è una materia difficile da gestire, si rischia di diventare <strong>citazionisti</strong>, di scivolare su parole che ormai hanno perso la loro efficacia. Il tranello nel quale si incappa è quello di apparire come ottimi eruditi, senza tener conto però che ogni cosa si evolve, nel bene e nel male, e che ogni linguaggio va rinnovato.</p>
<p><strong>Sciacca non cade in questi errori:</strong> maneggia il pensiero dei grandi, lo lega al suo sentire e con esso costruisce un libro che non è solo un saggio, ma una disquisizione sulla vecchiaia utile ai contemporanei. Lo scrittore siciliano non ha solo imparato una lezione, prima di tutto l&#8217;ha compresa, dopodiché se ne è fatto portavoce, sentendo la necessità di trasmetterla a noi.</p>
<p>Ecco, è questo il compito del <strong>filosofo</strong>: essere in continuità con le età dello spirito, alimentare il pensiero attivo e la riflessione. Il mondo cambia, va veloce, fugge, ma i problemi irrisolti restano tali, in quanto irrisolvibili. Ma ciò che è<strong> aporetico</strong> deve stuzzicare la mente, altrimenti si diventa pressappochisti.</p>
<p>L&#8217;uomo non giunge a nessuna risposta definitiva, la verità non è acciuffabile. In questo solco si trovano tutte le domande, anche le più banali, e ciò rende il discorso di ciascuno di noi un gioco interpretativo in cerca di sostenitori. In <strong>&#8220;Senectus&#8221;</strong>, Sciacca si allea con pensatori di un certo peso, diventa un loro supporter <strong>&#8220;leale&#8221;</strong>. Essere leali non vuol dire non porsi domande o non dubitare del maestro, ma significa metterlo costantemente alla prova trasportando il pensiero sul campo dell&#8217;esperienza, cioè tra la vita.</p>
<p><strong>&#8220;Senectus&#8221;</strong> è quindi un dialogo in cui <strong>Cicerone</strong> e gli altri sono sotto interrogatorio. La vecchiaia è quell&#8217;età in cui tutto può essere bello, così come può farsi precario. Ognuno di noi, anche se ancora giovane, ha avuto a che fare con un anziano. Ciascuno di noi può descrivere questa esperienza secondo i propri mezzi linguistici, filosofici e cognitivi, ma una cosa appare chiara: noi temiamo la vecchiaia in quanto anticamera della morte.</p>
<p>La saggezza antica l&#8217;ha dipinta in diversi modi, senza porre ricette salvifiche, ma sempre tenendola lì, ben visibile, come momento che va attraversato e vissuto con dignità. Il discorso di <strong>Sciacca</strong> parte da<strong> &#8220;testimonianze&#8221;</strong> provenienti da epoche in cui non esistevano case di cura o programmi di assistenza, ma in cui l&#8217;uomo poteva solo fare i conti con sé stesso. L&#8217;autore non tralascia nessuna variante, mette in discussione gli svariati punti di vista e ogni citazione. <strong>Anche lui sta vivendo questa età?</strong> Sì, perciò è autentico.</p>
<p><strong>&#8220;Senectus&#8221;</strong> è uno studio e una teoria, ma anche un pamphlet e un rigoroso testo filologico. Non manca di nulla, perché è per tutti. Il piglio divulgativo è presente fin dalle prime battute, per questo si lascia leggere e argomentare. <strong>Cicerone</strong> considerava la morte in età giovane un evento che sconquassa la logica della natura. Be&#8217;, non sono d&#8217;accordo, tale affermazione soddisfa solo la nostra logica, ma non quella della natura. La morte è un accadimento non sottoposto a leggi.</p>
<p>Ma al di là di questa mia incursione, che vuole essere un ringraziamento a un&#8217;opera che permette di riflettere, <strong>&#8220;Senectus&#8221; di Sciacca</strong> è un libro che riavvicina all&#8217;amore per il sapere, uno di quei testi che dovrebbe essere letto nelle aule di scuola, nei quartieri degradati e da coloro che vedono la vita come una corsa verso effimeri traguardi.</p>
<p>Chi ama la filosofia sa bene che tutto nasce da lei, che ogni meccanismo è rievocazione di un problema irrisolto, di una opinione che pretende di farsi scienza, di un pensiero che è figlio dell&#8217;uomo e che quindi per sua natura è limitato. Tutto ciò, piaccia o non piaccia, non si supera ma si può arginare con il pensiero attivo. <strong>Sciacca</strong> non è uno storico della filosofia, ma un filosofo. Sa bene che la storia serve, ma è consapevole del fatto che <strong>&#8220;capire&#8221; è &#8220;chiarire&#8221;</strong> e noi questo chiediamo oggi: chiarezza&#8230; secondo misura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/senectus-di-alfonso-sciacca-recensione-ciano/">Senectus. Un discorso sulla vecchiaia di Alfonso Sciacca</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">12768</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La vecchiaia del bambino Matteo e l&#8217;interpretazione dell&#8217;EsserCi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vecchiaia-bambino-matteo-lumelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Oct 2024 03:20:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[Dopoguerra]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Lumelli]]></category>
		<category><![CDATA[Matteo]]></category>
		<category><![CDATA[Piemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Qed Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Seconda Guerra mondiale]]></category>
		<category><![CDATA[Vecchiaia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=10501</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La vecchiaia del bambino Matteo&#8221; di Angelo Lumelli, Qed Edizioni, 2024 &#8220;La vecchia del bambino Matteo&#8221; comincia da un vagone abbandonato, metafora di un viaggio che si è concluso per dare spazio, forse, al riposo e alla meditazione. È adesso, da questa stasi, che può iniziarne un altro, quello [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vecchiaia-bambino-matteo-lumelli/">La vecchiaia del bambino Matteo e l&#8217;interpretazione dell&#8217;EsserCi</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La vecchiaia del bambino Matteo&#8221; di Angelo Lumelli, Qed Edizioni, 2024</strong></em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;La vecchia del bambino Matteo&#8221;</strong> comincia da un vagone abbandonato, metafora di un viaggio che si è concluso per dare spazio, forse, al riposo e alla meditazione. È adesso, da questa stasi, che può iniziarne un altro, quello a ritroso, nelle proprie esperienze, ripercorrendo i propri attraversamenti. Ma prima bisogna togliere via gli occhiali da sole, perché è necessario essere accecati anche dal panorama.</p>
<p>Ed ecco Matteo, Ernestino e Gustavo, tre bambini che di colpo sono diventati adulti e che sanno di aver perduto l&#8217;innocenza. Sono consapevoli che mai più la ritroveranno, sono però convinti che qualcosa possa essere salvato.</p>
<p>La storia si svolge tra atmosfere bucoliche di matrice piemontese e moderne metropoli del Nord Italia. A guidare i tre nelle loro peripezie c&#8217;è lo stupore, quell&#8217;elemento senza cui non ci sarebbe l&#8217;amore per la conoscenza. E come filosofi si comportano questi uomini dalle età cangianti, perché sanno essere a volte bambini e a volte vecchi, in alcuni casi adulti e in altri adolescenti. Non sono spaventati dalla vita, ma meravigliati persino dalla guerra. Le bombe fischiettano, gli aerei sono aquiloni, i capelli di qualcuno si possono impigliare tra le macerie.</p>
<h3>Poi tutto finisce, torna una sorta di pace&#8230;</h3>
<p>Appare a loro la maestra Concetta, così disinibita e ferrea da stuzzicare quella libido che innesca lo stupore di cui abbiamo detto nelle prime righe. Pian piano, però, tutto si affievolisce, perché la vita corrompe e manda al macero ciò che giudica vecchio e inutilizzabile. Il dopoguerra è opulenza e soddisfacimento del desiderio, è accumulo e volontà di eterna felicità. Forse, proprio da questo nasce quella pesante e pressante idea della vecchiaia di cui tutti e tre sembrano essere affetti?</p>
<p><strong>&#8220;La vecchiaia del bambino Matteo&#8221;</strong> di <strong>Angelo Lumelli</strong>, conosciuto per essere stato uno dei poeti della scuola milanese che negli anni Settanta infiammò il dibattito sul rapporto tra arte e modernità, ha impiegato trent&#8217;anni per scrivere questo romanzo in cui nulla è lasciato al caso.</p>
<p>Uno stile vivace e allegorico, in cui la parola si tuffa e duella tra contraddittori significati, guida le 235 pagine di questo romanzo non forzatamente, ma necessariamente sperimentale, in quanto non si può parlare di un periodo come quello del dopoguerra italiano secondo una sola chiave di lettura. Bisogna infatti penetrare la coscienza di quel tempo che muterà per sempre l&#8217;<strong>Italia</strong> e l&#8217;<strong>Europa</strong>; bisogna uscire dai &#8220;luoghi comuni&#8221;, quindi distruggere e riunire i frammenti affinché un&#8217;opera nuova venga alla luce.</p>
<p>Per <strong>Matteo</strong> infatti, il passaggio dal mondo della campagna a quello metropolitano è simboleggiato dalla fuga senza meta di tutti i <strong>bovini d&#8217;Europa</strong>. Una folle corsa innescata dall&#8217;illusione che tutto sia riproducibile, persino le esperienze o l&#8217;interpretazione di esse. Ecco perché Lumelli ci stordisce positivamente con le sue pagine, perché la storia non è uguale per tutti, ma è diversa per ciascuno individuo. La vita è sperimentazione e solo attraverso il linguaggio si può costruire la realtà.</p>
<h3>Poi tutto scorre, come sempre è avvenuto&#8230;</h3>
<p>Il narratore che racconta della sua storia, di Matteo e dei suoi amici è proprio quel personaggio che con vivacità ha osservato i cambiamenti senza lasciarsi travolgere da essi; forse è l&#8217;unico che non è invecchiato, ma è rimasto sempre bambino. Ma una domanda ci suggerisce velatamente l&#8217;autore: <strong>è davvero così importante non invecchiare?</strong></p>
<p>Rimanere bambini vuole dire anche giocare con la propria ingenuità; Matteo per esempio, quando viene sgridato dalla maestra, scopre anche il suo nome <strong>&#8220;e &#8211; dice &#8211; da quel giorno si nasconderà dietro di esso&#8221;</strong>; un passaggio emblematico, perché il nome identifica solo in superficie il nostro <strong>&#8220;esserci nel mondo&#8221;</strong>, il resto lavora incessantemente e silenziosamente nel nostro inconscio ed è impossibile anche per noi scovarlo.</p>
<p>Il nostro nome è quindi un modo ingannevole attraverso cui presentarci, ma è anche la maschera migliore con la quale difendiamo la nostra unicità. Di fronte a una rappresentazione così forte e audace, capiamo fin dove dovremo spingerci per viaggiare insieme a Matteo, accettando di salire su quel vagone abbandonato che, magari, potrebbe essere assunto in cielo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vecchiaia-bambino-matteo-lumelli/">La vecchiaia del bambino Matteo e l&#8217;interpretazione dell&#8217;EsserCi</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">10501</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Messia popolari e disoccupati</title>
		<link>https://www.borderliber.it/messia-disoccupazione-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 02:49:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anni]]></category>
		<category><![CDATA[Anziana]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[licenziamento]]></category>
		<category><![CDATA[pensionata]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>
		<category><![CDATA[poltrona]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Televisione]]></category>
		<category><![CDATA[Vecchiaia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6957</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Messia popolari e disoccupati&#8221; è un articolo di Martino Ciano Rimandare sempre al futuro le cose migliori; prostrarsi al cospetto del mare nell&#8217;attesa di un Messia, anzi di un Guaritore dell&#8217;anima e del corpo; l&#8217;indolenza della lamentela, le braccia conserte di chi non vuole più lavorare o di coloro i quali hanno già ricevuto tutto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/messia-disoccupazione-italia/">Messia popolari e disoccupati</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Messia popolari e disoccupati&#8221; è un articolo di Martino Ciano</strong></p>
<p>Rimandare sempre al futuro le cose migliori; prostrarsi al cospetto del mare nell&#8217;attesa di un <strong>Messia, anzi di un Guaritore dell&#8217;anima e del corpo</strong>; l&#8217;indolenza della lamentela, le braccia conserte di chi non vuole più lavorare o di coloro i quali hanno già ricevuto tutto e navigano nel mare quieto della catastrofe, sentendosi salvi, anche tra onde affamate. <strong>Cos&#8217;è questo mondo che mi circonda?</strong></p>
<p><strong>Oggi ho parlato con una lavoratrice che ha ricevuto la sua lettera di licenziamento</strong>, per qualche altro giorno sarà dipendente, attende con ansia il passaggio di stato in una disoccupazione svilente. Il <strong>fine-vita</strong> è nella sua firma posta con una grafia accigliata. Prima piange, poi ride, poi si azzittisce, poi sparisce. Si chiuderà in casa per pensare a una soluzione. Spero non sia l&#8217;inizio di una depressione.</p>
<p>Ma di che cazzo parlano i <strong>Signori dei salotti che si arrampicano sugli specchi della retorica</strong>. Mi appaiono tutte le sere in trasmissioni televisive in cui svuotano la parole di ogni significato. <strong>Devono litigarsi, devono gridare, devono prendere le parti di qualcuno, devono soffiare su un fuoco ormai spento.</strong> I sinistranti e le loro lezioni di sciccoso radicalismo, i destroidi che inventano slogan per cerebrolesi viziosi.</p>
<h3>In case popolari in attesa di un messia</h3>
<p>C&#8217;è vicino a me una pensionata al minimo che a 76 anni ancora deve arrabattarsi.<strong> &#8220;Povera in gioventù, povera in vecchia. Una vita di merda, insomma&#8221;.</strong> Quando morirà non avrà neanche i soldi per un degno funerale. Ha lavorato sempre da precaria, altro che boom-economico e &#8220;tempi migliori&#8221;. Mi racconta che ci sono stati giorni felici in cui le hanno venduto solo illusioni spacciate per opportunità. Se avesse cinquant&#8217;anni in meno farebbe saltare in aria i palazzi del potere.</p>
<p>Intanto, la casa umida le sta crollando addosso. I figli sono lontani, le mandano ogni tanto qualche spicciolo. <strong>&#8220;Non mi hanno abbandonata. Se ne sono andati per la disperazione, ché qui sarebbero stati operai sottopagati ed elemosinanti. A volte mi chiedo perché li ho messi al mondo&#8221;.</strong> Non si indigna di dire come la pensa. <strong>&#8220;I muri di queste stanze hanno sentito discorsi peggiori&#8221;.</strong></p>
<p>La sensazione che il futuro sia una presa per il culo, <strong>un anestetico per cavalli imbizzarriti</strong>, mi accompagna da tanti anni. Questa Provvidenza, che a volte si invoca, o soffre di letargia o si offende per le bestemmie rivoltele. Ma sia ben chiaro, di questo tempo nulla mi piace, ché la voglia di demandare <strong>al Mercato, ai Consumatori e ai Burocrati</strong> la felicità mi è passata da tempo.</p>
<p>Mentre le discussioni sull&#8217;ex reddito di cittadinanza e la solita chiacchiera sui giovani che non hanno voglia di lavorare mi assalgono le orecchie, <strong>penso a quando il sole si spegnerà ed esploderà.</strong> Accadrà tra qualche miliardo di anni. È scritto e provato scientificamente, come questo giorno che sta finendo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/messia-disoccupazione-italia/">Messia popolari e disoccupati</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6957</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il ritorno di Casanova. Un film nel film</title>
		<link>https://www.borderliber.it/border-casanova-film-cinema-sabato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Apr 2023 02:23:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Caducità]]></category>
		<category><![CDATA[Casanova]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatores]]></category>
		<category><![CDATA[Servillo]]></category>
		<category><![CDATA[Vecchiaia]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6804</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il ritorno di Casanova. Un film nel film&#8221; è un articolo di Adriana Sabato. In copertina: Di Francesco Casanova &#8211; Adriano C. from en: Wikipedia, Pubblico dominio Il cinema parla di sé stesso nel film Il ritorno di Casanova. La firma è di Gabriele Salvatores ed è quel cinema che, consapevole di sé, dei propri [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/border-casanova-film-cinema-sabato/">Il ritorno di Casanova. Un film nel film</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il ritorno di Casanova. Un film nel film&#8221; è un articolo di Adriana Sabato. In copertina: Di Francesco Casanova &#8211; Adriano C. from en: W<a href="https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=134753">ikipedia</a>, Pubblico dominio</strong></p>
<p>Il cinema parla di sé stesso nel film <strong>Il ritorno di Casanova</strong>. La firma è di <strong>Gabriele Salvatores</strong> ed è quel cinema che, consapevole di sé, dei propri stili, dei propri meccanismi produttivi ed economici e della propria storia, decide di scoprire l&#8217;inganno e di rivelare il trucco. Non è la prima volta che ciò accade. Molti dei più grandi cineasti hanno ragionato sul proprio lavoro, sulle bellezze e gli oblii dell&#8217;essere un regista, a volte con dichiarazioni e interviste, altre volte con saggi esplicativi, altre ancora proprio attraverso testi filmici. Un esempio fra tanti <strong>Federico Fellini con il suo 8 e ½</strong>. Salvatores in questo film rilegge Schnitzler <strong>(Il ritorno di Casanova, Adelphi)</strong>, come già aveva fatto nel &#8217;92 Edouard Niermans con Alain Delon, con un ottimo cast e una regia elegante.</p>
<p>Giacomo Casanova, ormai a 53 anni, vuole rientrare a Venezia, dopo la fuga dai Piombi. Nel viaggio di ritorno è ospitato da Olivo e dalla moglie Amalia, presso Mantova. Nella loro tenuta, Casanova incontra Marcolina, studiosa di matematica e di filosofia e inizia a corteggiarla. Lei, però, intrattiene una relazione segreta con il sottotenente Lorenzi e rifiuta il suo corteggiamento. <strong>La conquista di Marcolina diventa per Casanova una prova dell&#8217;efficacia del proprio fascino, nonostante la sua tarda età, memore delle sue conquiste femminili, con qui aveva intrattenuto relazioni amorose nelle più famose corti europee.</strong> Casanova riesce a trascorrere una notte di passione nella stanza di Marcolina solo con l&#8217;inganno, travestendosi e facendosi passare per il suo innamorato, il tenente Lorenzi. Quest’ultima notte, però, rappresenta per Casanova stesso la presa di coscienza definitiva del passare del tempo, con il relativo decadimento fisico. Ecco come si ritrova allo specchio: <strong>è un vecchio rimbambito, decaduto e innocuo, volto e collo rugosi, viso giallognolo.</strong></p>
<p>Gabriele Salvatores dirige due attori &#8211; <strong>Toni Servillo e Fabrizio Bentivoglio</strong> &#8211; che sono fatti apposta per le proprie parti. Questo film sembra infatti pensato per loro. Il tema della vecchiaia, della decadenza del fisico, del tempo in cui non c’è più tempo viene inquadrato attraverso gli occhi di due personaggi: <strong>Leo Bernardi</strong>, un regista depresso, che vive con difficoltà l’ascesa di un giovane astro del cinema, <strong>Lorenzo Marino</strong>, e la storia con la giovane Silvia e Giacomo Casanova, il protagonista del film che Bernardi sta dirigendo. Bernardi è interpretato da Servillo e Casanova da Bentivoglio. Le due storie si intrecciano lungo tutto il film in cui risalta tutta la classe di Salvatores di coniugare gli ingredienti di una grande opera cinematografica.</p>
<p>La storia di Bernardi e la storia raccontata da Bernardi attraverso il <strong>Casanova di Fabrizio Bentivoglio</strong> sono rese sullo schermo con due scelte stilistiche differenti necessarie per comprendere al meglio una narrazione così segmentata. Per le scene nel presente reale viene usato il bianco e nero, mentre per le scene cinematografiche nel passato di finzione il colore.</p>
<p><strong>Il bianco e nero</strong> dà ancora più risalto agli stati d’animo che attraversano il personaggio interpretato da Toni Servillo e allo stesso tempo mette ordine nella confusione che lo circonda, mentre per quanto riguarda il film nel film il colore accentua le atmosfere del passato e il decadimento di Casanova, che tenta di nascondere il peso dell’età sulla sua pelle attraverso il trucco e gli strati di cerone bianco. <strong>Questa scelta guida lo spettatore tramite il contrasto ad una riflessione più attenta e ad una analisi più immediata delle tematiche trattate nel film.</strong> Due volti che raccontano la stessa storia, il dramma del tempo che passa per tutti inesorabile e segna la pelle, la forza inarrestabile della vita che non si rassegna neanche davanti al decadimento.</p>
<p>Il film risulta piacevole, per l’ironia dei dialoghi, per la suggestiva fotografia delle scene in bianco e nero, per l’azzeccata colonna sonora in ogni sequenza basata su scelte raffinate ed eterogenee che vanno da Fever Ray a Billy Joel e il bellissimo quintetto per archi di Boccherini La musica notturna delle strade di Madrid anche se per molti cede alla tentazione di usare troppe citazioni, situazioni, flashback e richiami tra cinema e letteratura. Ma è senz’altro da vedere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/border-casanova-film-cinema-sabato/">Il ritorno di Casanova. Un film nel film</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6804</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
