<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Varsavia Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/varsavia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/varsavia/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Fri, 04 Apr 2025 08:04:16 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Keyla la Rossa. Singer e la necessità di sentirsi amati</title>
		<link>https://www.borderliber.it/keyla-rossa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Aug 2024 22:57:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura tedesca]]></category>
		<category><![CDATA[New York]]></category>
		<category><![CDATA[Polonia]]></category>
		<category><![CDATA[Stati Uniti]]></category>
		<category><![CDATA[Varsavia]]></category>
		<category><![CDATA[yiddish]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://borderliber.wordpress.com/?p=1105</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano Un romanzo che vi catturerà e che vi dispiacerà finire. Keyla la rossa, arriva in Italia, nonostante sia stato scritto più di quarant’anni fa. Finora è stato disponibile solo in ebraico. Un’operazione importante quella messa in piedi da Adelphi, attraverso cui si ridà dignità allo scrittore yiddish Isaac Bashevis Singer. Una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/keyla-rossa/">Keyla la Rossa. Singer e la necessità di sentirsi amati</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div class="single">
<div class="entry">
<p align="JUSTIFY"><em><strong>Recensione di Martino Ciano </strong></em></p>
<p align="JUSTIFY">Un romanzo che vi catturerà e che vi dispiacerà finire. <strong><i>Keyla la rossa</i></strong><strong>, arriva in Italia, nonostante sia stato scritto più di quarant’anni fa.</strong> Finora è stato disponibile solo in ebraico. Un’operazione importante quella messa in piedi da Adelphi, attraverso cui si ridà dignità allo scrittore <i>yiddish </i>Isaac Bashevis Singer. Una storia forte, senza orpelli, che fin dalle prime pagine non lascia sperare in un lieto fine. Ma una trama robusta necessita di personaggi altrettanto solidi, e Singer non sbaglia un colpo.</p>
<p align="JUSTIFY">Ed eccoli qui i personaggi.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Keyla, ex prostituta che in pochi anni di attività è passata per tre bordelli, ma che nonostante tutto è riuscita a sposarsi.</strong> Yarme, avanzo di galera che sposa Keyla per amore, ma che non ci penserà due volte ad approfittarsi di lei. Max lo Storpio, un truffatore perverso e ambiguo, che si è arricchito trasferendo giovani donne ebree dai bordelli dell’Europa orientale a quelli del Sud America. Bunem, giovane, idealista, pronto a farsi rabbino per accontentare il padre, ma pervaso da un sentimento di ribellione.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>Siamo nei primi anni del XX secolo. La storia inizia a Varsavia, ma terminerà a New York, dove questi quattro personaggi si ritroveranno alla fine di varie vicissitudini.</strong> Perseguitati dai loro tormenti e dal destino, Keyla, Max, Yarme e Bunem saranno chiamati a fare i conti con la vita. Il tema del romanzo è l’amore, ma non nella sua forma banale e melensa, bensì, come manifestazione di una passione disperata che spazza via ogni inibizione.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>La sensualità e il bisogno di sentirsi amata e protetta rendono Keyla fragile; la sua bellezza e il suo fascino ne fanno una preda appetibile; il senso di colpa la rende, però, una donna in fuga, pronta ad abbandonare tutto e tutti.</strong> Ma anche Yarme, Max e Bunem sono dei fuggitivi. I complessi e le riflessioni agitano in loro ansie, paure e pensieri suicidi. <i>Keyla la Rossa</i> è un romanzo triste, in cui, però, tutti sono sorridenti. Yarme è un inguaribile ottimista; Max se la cava sempre con la sua cinica ironia; Bunem è invece un ingenuo che vede nella filosofia una possibilità di salvezza. Keyla usa il sesso e l’alcol per darsi pace.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma al di là della trama e dei personaggi, <strong>Singer ha messo in questo romanzo tutte le contraddizioni della cultura ebraica. Così, queste quattro persone in fuga, vogliono anche scappare dalle loro origini e dalla loro cultura. Sono in cerca di una Terra Promessa, ma per trovarla non si affidano alle indicazioni divine. Nessuno di loro si sente membro del </strong><strong><i>Popolo eletto</i></strong><strong>, anzi, ognuno si riconosce apolide, pronto ad abbracciare l’ateismo in nome del sistema capitalistico americano, secondo cui la ricchezza è la salvezza.</strong> In un primo momento, Yarme e Keyla restano affascinati dai racconti di Max lo Storpio, nato povero, ma diventato ricco sfruttando giovani ebree. E non fa niente se egli va a letto con gli uomini e con le donne, se i suoi sensi di colpa lo hanno reso insonne e ansioso, se ha violentato Keyla, se si è appellato alla Legge ebraica per truffare meglio gli appartenenti al Popolo eletto; tutto ciò è giustificabile, se rapportato ai valori del Nuovo Mondo che Max ha deciso di incarnare.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>In tutto ciò, Keyla, la rossa, è la più candida fra tutti i personaggi. Lei è la prostituta che si pente, ma che si lascia trascinare nel fango dalle circostanze. Lei sa amare, ma l’amore la tradisce. Lei è spaesata e non può far altro che affidarsi al Dio degli ebrei, che forse le concederà il perdono.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Questo è tutto ciò che posso dirvi di un romanzo che vi catturerà fin dalla prima riga.</p>
</div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/keyla-rossa/">Keyla la Rossa. Singer e la necessità di sentirsi amati</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">1105</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Edipo a Berlino. Francesca Veltri e la storia delle ripetizioni</title>
		<link>https://www.borderliber.it/edipo-a-berlino-francesca-veltri-e-la-storia-delle-ripetizioni/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Jan 2023 01:54:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Edipo]]></category>
		<category><![CDATA[Karl]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[Punizione]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Stefan]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Varsavia]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6026</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Edipo a Berlino&#8221; di Francesca Veltri, Divergenze Perché un romanzo di 670 pagine come Edipo a Berlino dovrebbe spaventare l&#8217;aspirante lettore? Perché sono necessarie tutte queste parole nel nostro mondo amante della sintesi, del minimalismo emozionale e linguistico? Le risposte me le sono date proprio quando sono giunto alla fine [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/edipo-a-berlino-francesca-veltri-e-la-storia-delle-ripetizioni/">Edipo a Berlino. Francesca Veltri e la storia delle ripetizioni</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Edipo a Berlino&#8221; di Francesca Veltri, Divergenze</strong></p>
<p>Perché un romanzo di 670 pagine come <em>Edipo a Berlino</em> dovrebbe spaventare l&#8217;aspirante lettore? Perché sono necessarie tutte queste parole nel nostro mondo amante della sintesi, del minimalismo emozionale e linguistico? Le risposte me le sono date proprio quando sono giunto alla fine di questo libro:<em> è finito il tempo degli architetti del pensiero. </em>Il romanzo di Francesca Veltri è una architettura dalle solide fondamenta. Affonda nel mito, come le quasi mille pagine de <em>Le Benevole </em>di Jonathan Littell; si erge tra emozioni caotiche come le oltre mille pagine de <em>L&#8217;Arcobaleno della Gravità </em>di Thomas Pynchon; ci porta tra i conflitti di identità come <em>Keyla la rossa </em>di Isaac Bashevis Singer.</p>
<p><strong>Di fronte a un&#8217;opera come questa di Francesca Veltri bisogna tacere<em>. </em></strong>Voglio parafrasare la settima proposizione del <em>Tractatus logico-philosophicus </em>del<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-6099 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/01/Edipo_a_berlino.jpg?resize=343%2C500&#038;ssl=1" alt="Edipo a Berlino, copertina" width="343" height="500" data-recalc-dims="1" /> filosofo Ludwig Wittgenstein, perché questo libro, come lasciava intendere quella proposizione in riferimento a tante altre cose di cui <em>crediamo di sapere</em>, è difficile da raccontare, si rischia di rovinarlo, di banalizzarlo. Ma proviamoci comunque e scendiamo a patti con la nostra voglia di comprendere quel senso di <em>autopunizione</em> che, come Edipo quando scopre ciò che ha combinato, Karl/Stefan, protagonista di questo romanzo, si impone in maniera stoica. Perché il destino è questo, ossia qualcosa che si incastra nella <em>Necessità</em>, che è anch&#8217;essa una trama che sovrasta persino l&#8217;onnipotenza degli dei. Ed ecco che per uno strano scherzo della <em>Necessità</em>, poco tempo dopo che il giovane nazista Karl ha ucciso un ebreo negli scontri del 9 novembre 1938, durante la Notte dei cristalli, scopre di essere nato a Varsavia, in Polonia; scopre che lui è un ebreo purosangue e che ancora in fasce è stato adottato e cresciuto a Berlino, in una famiglia in cui quasi tutti i componenti sono convinti nazisti. Tant&#8217;è che viene educato come <em>nazismo comanda, </em>fin quando non scopre che lui appartiene alla <em>razza maledetta</em>, e come ebreo verrà rispedito a Varsavia, in quel ghetto in cui sono stati rinchiusi tanti come lui. Capito che intreccio?</p>
<p><strong>Edipo si acceca quando comprende di aver ammazzato il padre e di aver sposato la madre,</strong><strong><em> Stefan-il-fu-Karl</em></strong><strong> invece deve continuare a vedere, forse deve strapparsi il cuore per non sentire il</strong> <strong>rimorso</strong>. E lui infatti non viene subito divorato dal senso di colpa, ma avverte solo una certa inadeguatezza, come se qualcuno lo stesse prendendo in giro. Ci metterà del tempo per comprendere quanto l&#8217;ideologia possa ingannare e che, come la razza, è effimera, evanescente, bugiarda. Anzi <em>razza </em>e <em>ideologia </em>sono concetti umani, creati da stolti che necessitano di certezze per sfuggire ai tentacoli del caos. Senza certezze l&#8217;uomo sarebbe in balia del cieco destino, della fatalità degli eventi; senza certezze l&#8217;umanità rotolerebbe giù come Sisifo con il suo macigno, ecco perché tutti lottano per dare un senso ad ogni respiro emesso. Fatto sta che esiste l&#8217;errore. Gli errori possono essere <em>a priori </em>o <em>conseguenza di valutazioni sbagliate</em>, ma poco importa anche questo. Infatti, un errore è un errore e con esso bisogna fare i conti, bisogna prenderne coscienza e assumersi le responsabilità del dopo. Fatto sta che in pochi ci riescono e anche se qualcuno ammette i propri sbagli, prova sempre a giustificarsi, a incolpare qualcosa o qualcuno e, infatti, proprio lo <em>scarica barile</em> rende ogni cosa banale&#8230; compreso il male.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-6100 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/01/Bundesarchiv_Bild_101I-270-0298-07_Polen_Ghetto_Warschau_Mauer.jpg?resize=800%2C511&#038;ssl=1" alt="Edipo a Berlino, foto" width="800" height="511" data-recalc-dims="1" /></p>
<p><strong>Lì, nel ghetto di Varsavia, il mondo stesso è il Giudizio universale</strong>, almeno per <em>Stefan-il-fu-Karl</em>. Si sente come catapultato in un regno in cui vige la regola del contrappasso. La sua pena è la sua colpa, la sua colpa lo pone contro sé stesso. Esther lo perdona, addirittura lo sposa. A lei confessa che un tempo si chiamava Karl, che un tempo era fieramente nazista, che un tempo ha ammazzato un ebreo, che un tempo era stato un uomo banale. Nota anche che proprio tra gli ebrei esistono diversi schieramenti, che non c&#8217;è una <em>solidarietà razziale</em>, anzi anche tra loro vale il <em>si salvi chi può. </em>Lì, nel ghetto di Varsavia ognuno prova a sopravvivere, chi alla propria coscienza, chi ai nazisti, chi alla fame, chi alle prove inflitte da Dio, chi alla Storia, chi all&#8217;evanescenza di tante cose.</p>
<p>Ed ecco qui spiegata la grandezza del romanzo di Francesca Veltri, ossia quel respiro lieve, quel continuo strappare ossigeno dell&#8217;umanità. Umanità che si riproduce sotto il cielo e che calpesta indomita la terra mentre inventa razze, categorie, concetti, culture, costumi e fenomenologie, senza però comprendere d&#8217;appartenere a un&#8217;unica sostanza, a un unico e irreversibile cammino.</p>
<p>Ci volevano 670 pagine per dire tutto questo? Secondo me anche mille, soprattutto se venissero scritte come queste di <em>Edipo a Berlino</em>, ossia con uno stile che apre una porta sull&#8217;universale senso di inadeguatezza che l&#8217;uomo avverte davanti alla tragedia, soprattutto quando è collettiva.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/edipo-a-berlino-francesca-veltri-e-la-storia-delle-ripetizioni/">Edipo a Berlino. Francesca Veltri e la storia delle ripetizioni</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6026</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
