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	<title>valore Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Ora ci dicono che abbiamo sbagliato tutto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ora-ci-dicono-che-abbiamo-sbagliato-tutto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 May 2023 01:11:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[futuro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano Dicono che ora sia un peccato mortale rincorrere il successo. Infatti, c&#8217;è una nuova tendenza che invita alla parsimonia delle emozioni e alla morigeratezza dei costumi. Insomma, dopo essere stati allevati al &#8220;tu vali, punta su te stesso&#8221;, qualcuno ci suggerisce che non ne vale la pena, che questo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Dicono che ora sia un peccato mortale rincorrere il successo. Infatti, c&#8217;è una nuova tendenza che invita alla <strong>parsimonia delle emozioni e alla morigeratezza dei costumi.</strong> Insomma, dopo essere stati allevati al <strong>&#8220;tu vali, punta su te stesso&#8221;</strong>, qualcuno ci suggerisce che non ne vale la pena, che questo modello comportamentale è sbagliato.</p>
<p>Alcuni paragonano questa presa di coscienza a una sorta di <strong>decrescita felice: </strong>avere meno per essere meno stressati, perché il desiderio insaziabile causa l&#8217;estenuante corsa all&#8217;accaparramento. La lezioncina ci viene impartita da chi presuppone che <strong>tutti abbiano vissuto un&#8217;età dell&#8217;oro in cui ogni tentazione</strong>, o quasi, è stata soddisfatta.</p>
<p><strong>Dimenticano invece che le disuguaglianze sono aumentate</strong> e che pochi hanno preso tutto ciò che potevano, mentre la maggior parte è stata illusa. Il diritto all&#8217;ipocrisia è un po&#8217; come quello al buonismo, possiamo decantare successi e possiamo addirittura essere acclamati, ma resta nulla. <strong>Vero?</strong></p>
<p><strong>L&#8217;aumento della povertà&#8230;</strong> a che serve parlarne, lo fanno già altri. Ho conosciuto anche la <strong>povertà della fiducia</strong>, la peggiore delle piaghe. Questo bisogno di primeggiare secondo l&#8217;imperativo categorico del <strong>&#8220;tu vali&#8221;</strong> ha reso carne da macello ogni azione umana, ogni emozione.</p>
<p>Ora ci dicono che <strong>&#8220;tutto è stato sbagliato&#8221;</strong>, ci vuole una purificazione dei desideri. <strong>Per chi?</strong> Adesso che tutti sono frustrati per ciò che non è andato, c&#8217;è solo nostalgia per la serenità perduta, mentre complessi esistenziali, nuovi e atavici, tornano come delle antiche malattie, quali colera e il tifo. E vedo persone che <strong>&#8220;vogliono&#8221;</strong>, consapevoli che <strong>&#8220;non avranno&#8221;</strong>, ma che fanno di tutto per possedere. Fossero anche cose di poco conto, per loro tutto ha assunto il valore di una grande impresa; <strong>persino salire la scalinata di un condominio.</strong></p>
<p>Ecco, sto guardando una trasmissione televisiva nella quale uomini e donne provano a conquistarsi. <strong>Alfa contro beta, beta contro qualcosa&#8230;</strong> il pubblico fischia e applaude, un paio di opinionisti dirigono la discussione. Giusto e sbagliato, orgoglio e pregiudizio, amore e altre cazzate servite come se fossero argomenti d&#8217;alto valore. <strong>È banale tutto, persino la banalità insita nelle cose.</strong> Il senso è tautologico, ossia è presente in sé; è per sé stesso e per nessun altro. Qualcuno vorrebbe essere al loro posto, però.</p>
<p><strong>La donna e l&#8217;uomo di terza età litigano.</strong> Lei è stata ferita nel suo <strong>romanticismo</strong> dall&#8217;uomo che le ha leccato le ginocchia. Ciò è avvenuto mentre entrambi provavano a fare dei piegamenti su un tappetino&#8230; e adesso litigano, mentre su un altro canale, in un&#8217;altra trasmissione, ci dicono che <strong>&#8220;tutto è frutto di un madornale errore&#8221;.</strong></p>
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		<title>Tu vali! L’illusione di un imperativo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tu-vali-lillusione-di-un-imperativo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jan 2021 17:29:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[consumo]]></category>
		<category><![CDATA[distruzione]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[valore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo a cura di Martino Ciano Nella dittatura dell’audacia, tirannide contemporanea della libertà di “attribuirsi un valore”, l’uso massiccio degli imperativi, soprattutto all’interno degli spot pubblicitari, aiuta e non poco la necessità d’illudere. Nell’epoca della felicità rateizzata, dell’allegro indebitamento e dello spreco necessario, neanche l’accidente Covid19 cambierà l’evoluzione della società consumistica. Infatti, c’è già chi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Articolo a cura di Martino Ciano</strong></em></p>



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</div>



<div class="wp-block-column is-layout-flow wp-block-column-is-layout-flow" style="flex-basis:66.66%;">
<p class="wp-block-paragraph">Nella dittatura dell’audacia, tirannide contemporanea della libertà di “attribuirsi un valore”, l’uso massiccio degli imperativi, soprattutto all’interno degli spot pubblicitari, aiuta e non poco la necessità d’illudere. Nell’epoca della felicità rateizzata, dell’allegro indebitamento e dello spreco necessario, neanche l’accidente Covid19 cambierà l’evoluzione della società consumistica. Infatti, c’è già chi teorizza un’epoca post-pandemica di produzione-aggressiva, di consumo-vorace, di famelica ricerca della felicità e del tempo perduto. </p>
</div>
</div>



<p class="wp-block-paragraph"><em>“Tu vali”; “Tu devi”; “Tu puoi”. </em>Basta soffermarsi per un attimo sulle pubblicità che invadono l’etere e il web per sentirsi coinvolti nel gioco perverso della &#8220;motivazione&#8221;. I guru stimolano le masse, le masse rispondono “sì”. Le masse sono composte da individui che si riconoscono alcune abilità, ma nessun individuo si sente persona, in quanto ogni persona è interconnessa all’altra, mentre l’individuo è un essere immanente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel linguaggio pubblicitario tutti i messaggi devono essere minimali. Poche parole, molti segni occulti che si infilano negli occhi e nelle orecchie dei fruitori, pochi elementi che siano capaci di solleticare emozioni, paure e istinti. Così, nella dittatura dell’audacia, uomini e donne possono vivere avventure sessuali a qualsiasi età; bambini e adolescenti vengono perseguitati dall’idea di un futuro radioso; mentre quelli dell’età di mezzo, tra i venticinque e sessant’anni, vengono trattati come giovanotti che necessitano di cure e di attenzioni, di tenerezza e di dolcezza. Essi possono scegliere in qualsiasi momento il loro destino, perché “non è mai troppo tardi per dimostrare il proprio valore”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno degli aspetti più importanti è l’idea che “la massa voglia questo”. Rispetto agli altri regimi illiberali, il consumismo è quello che più ha saputo vestirsi di abiti democratici, millantando opportunità per tutti, mentre solo a qualcuno saranno offerti dei benefici. Per questo motivo, la maggior parte crede che “la moda del momento” venga imposta dal basso, invece tutto è “già scritto”. Nessuno inventa &#8220;una tendenza&#8221;, ma &#8220;imita e personalizza&#8221;. Pertanto, la massa esegue. L’individuo “vale”, “deve”, “può” solo nel momento in cui parla la stessa lingua del branco. A ognuno di noi è data la possibilità di “essere qualcosa”, ma mai di “essere se stessi”, anche perché, nel mare delle personalità e delle imitazioni sociali, ogni diversificazione è un modello approvato e messo in vendita sui canali della massificazione. La nostra &#8220;unicità&#8221; è una merce, il nostro valore è &#8220;una quantità&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L’illusione è che tutti ce la possano fare, che tutti possano valere, che tutti abbiano qualcosa da dire, che tutti siano liberi di vivere eternamente. Ma poi? Tutto è uno spettacolare suicidio!</p>
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