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	<title>Università Locride Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Lyriks e la Locride artistica e underground. Alla scoperta di Nino Cannatà</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lyriks-cannata-arte-locride/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Nov 2023 02:39:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Angelo Maddalena. Seguici e iscriviti anche sul canale WhatsApp: https://whatsapp.com/channel/0029VaDWcN25EjxzoWoAJu05 C’è un giudice a Berlino, è il detto famoso, io direi invece: c’è un editore in Calabria, che non è solo editore, e non è solo editore come si potrebbe immaginare, intanto pubblica solo libri di poesie, e poi in formati [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Angelo Maddalena. Seguici e iscriviti anche sul canale WhatsApp: </strong></em><em><strong><a href="https://whatsapp.com/channel/0029VaDWcN25EjxzoWoAJu05">https://whatsapp.com/channel/0029VaDWcN25EjxzoWoAJu05</a></strong></em></p>
<p><strong>C’è un giudice a Berlino</strong>, è il detto famoso, io direi invece: <strong>c’è un editore in Calabria</strong>, che non è solo editore, e non è solo editore come si potrebbe immaginare, intanto pubblica solo libri di poesie, e poi in formati insoliti o quanto meno spiazzanti, e poi con una cura grafica anch’essa spiazzante, insomma, si chiama <strong>Nino Cannatà, è di Cittanova</strong>, e io l’ho incontrato tramite <strong>Mirella Muià</strong>, un’altra di quelle stelle che sembrano sepolte ma poi, sotto sotto, splendono di luce propria e arrivano lontano, anche se, in quanto eremita (tale è Mirella da vent’anni, nel cuore della Locride) rimane ferma e si muove molto poco fisicamente.</p>
<p>Mirella mi ha parlato di Nino Cannatà perché lui ha pubblicato un libro che lei aveva scritto in francese più di vent’anni fa, e Nino ha incontrato qualche anno fa a <strong>Parigi</strong> l’editore del libro di Mirella, il quale non sapeva come rintracciarla, e incontrando Nino ha ritrovato lei e ha trovato anche quello che sarebbe diventato l’editore della traduzione italiana del libro, che si intitola <strong>Empedocle</strong>. Attenzione, Nino ha anche pubblicato un altro libro di Mirella, dal titolo <strong>Chi potrà sradicarmi?</strong>, un inedito scritto nel <strong>1984</strong> in francese, un monologo poetico tratto da un taccuino fatto a mano con diverse litografie, ma in questo caso Nino ha deciso di pubblicarlo in versione bilingue con il testo in italiano sempre di madre Mirella.</p>
<p><strong>Lyriks</strong> si chiama la casa editrice, tanto per rimanere in tema di&#8230; <strong>nomen omen</strong>, il nome è un presagio o, in questo caso, un programma editoriale? Poco fa nell’eremo dove abito da circa un mese, è venuto a visitarmi un compaesano di Nino, una persona con una certa sensibilità, che conosce e però mi ha fatto una domanda che mi ha fatto sorridere: <strong>“Ma io non ho capito cosa fa di preciso Nino Cannatà?”. </strong></p>
<p>Ridendo ho detto che è tipico dei grandi artisti essere fraintesi, o non capiti o anche non capire bene cosa fanno, o forse, più che dei grandi artisti, degli artisti versatili, poliedrici, per esempio io ho conosciuto Nino come editore, ma poi ho scoperto che è anche <strong>regista e scenografo</strong>, ha studiato e lavorato per molti anni a <strong>Firenze</strong> in questo campo. Poi nelle ultime settimane (l’ho conosciuto solo tre mesi fa) mi ha annunciato che stava lavorando a un film documentario e mi ha invitato a vedere l’anteprima l’11 ottobre, al dipartimento di <strong>Agraria dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria</strong>.</p>
<p>Sono andato e ho scoperto, tramite questo documentario, il nome e la storia di <strong>Alik Cavaliere</strong>, che dal nome mi poteva sembrare arabo, invece è originario di <strong>Cittanova</strong>, ma ha vissuto per molto tempo a <strong>Milano</strong>, dove nel 2018 gli hanno dedicato una mostra in sei sedi espositive, tra cui <strong>Palazzo Reale</strong>, dove è ambientato buona parte del documentario. Però il gesto che mi ha spiazzato e sorpreso è stato quello di qualche giorno fa, quando mi ha portato alcune copie dei libri da lui pubblicati per la libreria dell’Eremo dove io abito, e uno di quei libri è una raccolta di poesie di <strong>Sante Notarnicola</strong> dal titolo <strong>Versi elementari</strong>. Mi dice anche che è stato un grande amico di Sante e che da dopo la sua morte, Nino, in collaborazione con la compagna di Sante, cura il sito <strong>www.santenotarnicola.it</strong></p>
<p>Di questo libro segnalo la poesia <strong>La nostalgia e la memoria</strong>, che ho letto ad alta voce qualche giorno fa al mio amico <strong>Giacomo da Messina</strong>, il quale non solo mi ha detto che conosceva Sante perché il gruppo <strong>Assalti frontali</strong> ha dedicato a lui una canzone, ma mi ha fatto ascoltare su <strong>YouTube</strong> un audio della poesia, letta da Sante Notarnicola prima di un concerto degli<strong> Assalti frontali.</strong></p>
<p>Guardando poi il video di un pezzo cantato dalla band romana di rapper, video riferito ad almeno venti anni fa o forse più, ho avuto una rivelazione: <strong>ho visto la mostruosa metamorfosi di molti rapper degli ultimi venti anni</strong>, non solo in fatto di testi, contenuti, perché la canzone che mi ha fatto ascoltare Giacomo si riferiscono a realtà dure e tragiche, una è ispirata ai detenuti politici, appunto come è stato per venti anni Sante Notarnicola, e l’altro ai fatti di <strong>Genova 2001</strong>, durante le giornate del G8. La rivelazione è riferita anche allo stile:<strong> il frontman degli Assalti frontali cantava quasi senza accompagnamento musicale</strong>, con un palco molto scarno, che paragonato a tutti gli orpelli ed effetti speciali dei rapper di oggi, soprattutto di quelli che vanno anche a Sanremo, i vari <strong>Fedez, Laza, J Ax</strong> ecc., è veramente qualcosa che sa di primitivo, di preistorico, eppure autentico e senza orpelli, cioè un vero “assalto frontale”.</p>
<p>Un viaggio, quello che faccio insieme a <strong>Nino Cannatà</strong>, che continua in questa<strong> Locride</strong> in cui abito da poche settimane ed è sempre più una miniera di arte sorprendente e che apre orizzonti inediti, come il <strong>MUSABA, Parco Museo ideato e costruito da Nik Spatari</strong>, altro artista “universale”, di <strong>Mammola</strong>, morto di recente, ma il MUSABA è ancora vivo e attivo, grazie alla moglie di Nik, e voglio andare a visitarlo al più presto. Gli appuntamenti del film Alik Cavaliere proseguono a fine ottobre in<strong> Veneto</strong> e a metà novembre all’<strong>Università La Sapienza di Roma</strong>.</p>
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