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	<title>Ungaro Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;Estate: Ungaro e la poesia che sa raccontare</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Apr 2026 14:55:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;Estate&#8221; di Simone Ungaro, Connessioni, 2026</strong></p>
<p>La raccolta &#8220;<strong>L’Estate</strong>&#8221; di <strong>Simone Ungaro</strong> si muove in una direzione controcorrente rispetto a molta poesia contemporanea. Qui non c’è ricerca dell’effetto immediato né dell’aforisma da condividere, ma un lavoro paziente, quasi silenzioso, di scavo interiore.</p>
<p>I versi del poeta romano trova infatti ragione in uno stile sobrio e meditato, frutto di un’introspezione autentica, capace di scandagliare il momento senza forzarlo. In questo moto apparentemente analitico si rivela invece una precisione rara: ogni sentimento viene evocato con il suo nome esatto, senza sbavature né compiacimenti.</p>
<p>Non è poco, in un tempo in cui domina una poesia-slogan, nella quale ogni verso ambisce a essere “memorabile”, se non addirittura &#8220;motivazionale&#8221;. Ungaro, al contrario, sembra ricordarci che la poesia non chiarisce, ma apre; non risolve, ma complica: genera dubbi, alimenta perplessità, sospende le certezze. Ed è proprio in questa sospensione che si inserisce una riflessione più ampia sul tempo e sull’esperienza.</p>
<p>Come osserva Massimo Cantoni nella sua postfazione: non c’è stagione come l’estate in cui tempo esteriore e interiore possano divaricarsi fino a diventare sponde opposte ma segretamente comunicanti, separate dal vasto mare dell’esistenza. Un mare che non si attraversa con la fretta della quotidianità, ma attraverso immersioni lente e consapevoli, capaci di restituirci alla vita con uno sguardo rinnovato. Perché, in fondo, è sempre il tempo della semina a precedere quello del raccolto.</p>
<p>Ungaro fa tutto questo, con chiarezza: restituisce profondità al tempo che viviamo.</p>
<p>Di sicuro, siamo di fronte a una poesia che sgorga al termine di un lungo dialogo che l&#8217;autore intrattiene con sé stesso. Tutto ciò, però, non è solo intima confessione, ma anche simbolo di una coscienza vigile, che attraversa il tempo e lo spazio con la consapevolezza di essere nel mezzo di un viaggio che va vissuto con stupore.</p>
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