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	<title>Trilussa Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Ninna nanna della guerra. Tra ieri e oggi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ninna-deluerra-tra-ieri-e-oggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2022 02:17:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Dormire]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Gattonero Sono passati cento e passa anni da quando Trilussa, con lo scoppio della Prima Guerra mondiale, ha scritto questa poesia; e sembra ieri. Ma non un &#8216;ieri&#8217; inteso come un &#8216;allora&#8217;: un ieri chiaramente visivo, un ieri che è più che mai il giorno prima di oggi, che a sua volta sarà [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Gattonero</strong></em></p>
<p>Sono passati cento e passa anni da quando Trilussa, con lo scoppio della Prima Guerra mondiale, ha scritto questa poesia; e sembra ieri. Ma non un &#8216;ieri&#8217; inteso come un &#8216;allora&#8217;: un ieri chiaramente visivo, un ieri che è più che mai il giorno prima di oggi, che a sua volta sarà l&#8217;ieri di domani. Il Poeta, scrivendola, probabilmente pensava al vissuto del momento, forse non immaginava che alla Prima ne sarebbe seguita una Seconda, che peraltro ha avuto modo di vivere, constatando che alla pazzia del genere umano non c&#8217;è limite.</p>
<p>E sicuramente non aveva pensato che il detto &#8220;non c&#8217;è due senza tre&#8221; avrebbe potuto essere completato settant&#8217;anni dopo la sua scomparsa. Oggi, forse, non si arriverà a tanto, quasi tutto il mondo lo spera, però ci stiamo avvicinando a quel traguardo di non ritorno già profetizzato da Einstein, quando avvisava che dopo una Terza guerra mondiale i combattimenti tra i sopravvissuti avverrebbero con clave e frecce.</p>
<p>La poesia è scritta in un romanesco addolcito, comprensibile, e in chiaro italiano nelle parti più incisive. Anche i sovrani direttamente citati (Gujermone e Cecco Peppe, rispettivamente Guglielmo II di Germania e Francesco Giuseppe I d&#8217;Austria) riportano direttamente a un periodo storico che ci ha visto parte in causa. La follia di questi personaggi non è paragonabile alla pazzia in seguito esplosa col nazismo, nel suo personaggio più noto e nei suoi degni compari.</p>
<p>Oggi sembra tutto una riscrittura di quanto già vissuto, con un ristretto gruppo di pazzoidi che tengono il mondo in pugno e che fanno dei popoli semplici animali da consumare, ovvero carne da macello. Oggi, come allora.</p>
<p>Sono contrario alla pena di morte, ma ci sono occasioni eccezionali, diciamo ogni 75 anni circa che dal cuore mi sale un beneaugurante &#8220;RiP, finalmente!&#8221;, anche senza la necessità che sia un vero augurio di riposo tranquillo e sereno; che sia, perlomeno, eterno.</p>
<h3>Ninna nanna della guerra (Trilussa 1914)</h3>
<p>Ninna nanna, nanna ninna,<br />
er pupetto vò la zinna,<br />
dormi dormi, cocco bello,<br />
se no chiamo Farfarello,<br />
Farfarello e Gujermone<br />
che se mette a pecorone<br />
Gujermone e Cecco Peppe<br />
che s&#8217;aregge co&#8217; le zeppe:</p>
<p>co&#8217; le zeppe de un impero mezzo giallo e mezzo nero; ninna nanna, pija sonno, che se dormi nun vedrai tante infamie e tanti guai che succedeno ner monno, fra le spade e li fucili de li popoli civili. Ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che comanna, che se scanna e che s&#8217;ammazza a vantaggio de la razza, o a vantaggio de una fede, per un Dio che nun se vede, ma che serve da riparo ar sovrano macellaro; che quer covo d&#8217;assassini che c&#8217;insanguina la tera sa benone che la guera è un gran giro de quatrini che prepara le risorse pe li ladri de le borse. Fa la ninna, cocco bello, finché dura &#8216;sto macello, fa la ninna, che domani rivedremo li sovrani che se scambieno la stima, boni amichi come prima; so&#8217; cuggini, e fra parenti nun se fanno complimenti! Torneranno più cordiali li rapporti personali e, riuniti infra de loro, senza l&#8217;ombra de un rimorso, ce faranno un ber discorso su la pace e sur lavoro pe&#8217; quer popolo cojone risparmiato dar cannone.</p>
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		<title>Animali parlanti tra umani distanti</title>
		<link>https://www.borderliber.it/animali-parlanti-tra-umani-distanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 May 2022 02:21:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adamo]]></category>
		<category><![CDATA[Disney]]></category>
		<category><![CDATA[Esopo]]></category>
		<category><![CDATA[genere]]></category>
		<category><![CDATA[Trilussa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Gattonero Ho appena finito la lettura di un libro che racconta di una fauna umanizzata, che vive e si comporta esattamente come gli esseri umani; parla, ama e odia proprio come questi. Sull&#8217;onda di precedenti autori che hanno dato vita a racconti simili, penso alle favole di Esopo, a Disney, a Trilussa, a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Gattonero</strong></em></p>
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<p>Ho appena finito la lettura di un libro che racconta di una fauna umanizzata, che vive e si comporta esattamente come gli esseri umani; parla, ama e odia proprio come questi. Sull&#8217;onda di precedenti autori che hanno dato vita a racconti simili, penso alle favole di Esopo, a Disney, a Trilussa, a Rodari e decine di altri.  E, divertimento innocuo, sono risalito alle origini di questa voce <em>animalesca</em>.</p>
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<p>Che io sappia, il primo animale parlante di cui si abbia notizia fu un serpente. Non un serpente qualunque, ma<i> il</i> serpente per eccellenza, quello che la leggenda ha abbinato a una mela che ha fatto più danni di quella di Biancaneve. Dunque, dice la favola, questa serpe se ne stava arrotolata al ramo di un albero, all&#8217;interno di un meraviglioso giardino, godendosi apparentemente i raggi di un sole termoregolato da Dio. Guardava, senza malizia o reazioni scomposte, due individui che, completamente nudi, forse ancora implumi, girovagavano felici nello stesso giardino. Aveva notato alcune piccole differenze tra i due, ma il fatto non lo eccitava più di tanto. Come fu, come non fu, a un certo punto sibilò, più che parlare, verso uno dei due, quello che, a occhio e croce, dava l&#8217;impressione di essere più disponibile al dialogo con un animale che non era ancora viscido e repellente come poi divenne.</p>
</div>
<div>
<p>L&#8217;aveva approcciato (come individuo, poiché dai pochi indizi in bella vista non poteva sapere che si trattava di una femmina) con la tattica che in seguito sarebbe divenuta prerogativa di chi voleva attaccar bottone con altre o altri individui. C<em>ome ti chiami, cosa fai, sei felice, chi è quel tizio che sta con te&#8230; vuoi questa mela all&#8217;acido ialuronico che ti darà un corpo perfetto e appetibile a chiunque lo vedrà nei millenni a venire</em>?</p>
</div>
<div>
<p>Aveva chiaramente mentito, sapeva che parlare a costui/costei di conoscenza del bene e del male le avrebbe fatto un baffo, tanto in futuro il bene e il male sarebbero state decisioni sue, soggettive, dettate dai tempi e dai cicli, sovente senza basi logiche o motivazioni accettabili. La sventurata rispose (sì, già lei, molto prima della monaca manzoniana) addentando il frutto che il serpente le aveva allungato. Mentre parlavano si era avvicinato l&#8217;altro individuo, incuriosito da quello strano dialogare. Costui, più vecchio della costei di qualche ora, claudicante poiché sbilanciato dalla mancanza di una costola e pure un po&#8217; tonto di suo, nel vedere i segni del morso aveva pensato bene di provare se la sua dentatura corrispondeva a quella del compagno/a, in modo di avere un&#8217;indicazione più precisa nella sua individuazione, nel caso si fosse persa.</p>
</div>
<div>E finì così, il resto lo sappiamo e ancora lo subiamo: per un morso di mela, classificato come peccato originario, ci troviamo nei guai e non sappiamo come uscirne. Lasciamo che i due proseguano il loro cammino, anche perché subito dopo il morso, dice la storia, avendo preso atto di ciò che fosse bene e ciò che fosse male, avevano deciso di comune accordo che fosse bene andare in un boschetto fuori dal giardino (da cui, come prima reazione al morso, Dio li aveva cacciati) per iniziare da subito a popolare il nuovo mondo in cui erano piombati. E da quell&#8217;attimo di bene ebbe inizio il male dell&#8217;umanità: il sovrappopolamento.</div>
<div>Ma torniamo al serpente. A completamento del racconto, secondo la vulgata, il serpente era il diavolo travestito, entrato nel giardino apposta per fregare Eva e Adamo prima, e poi noi tutti nei secoli dei secoli.</div>
<div>
<p>A nessuno che sia venuto in mente come diavolo avesse fatto un <em>diavolo</em> a entrare in un giardino privato di proprietà esclusiva di Dio e, in subappalto, dei due nostri progenitori. Senza andare a pensare a telecamere e metal detector o altri meccanismi tecnologici, fu mai possibile che sfuggisse all&#8217;occhio divino un&#8217;invasione del genere?  No, dico, si trattava di un occhio che i camaleonti ancora se lo sognano. Con questa versione siamo andati avanti per millenni, tanti millenni che manco si possono contare.</p>
</div>
<div>
<p>Ebbene, studi recenti avrebbero stabilito che non di un demone si trattava, ma di un innocuo serpentello che, fuori dal coro, aveva visto nella femmina una possibilità di accoppiamento <i>sui generis</i>, che sarebbe poi stato oggetto di racconti spericolati ai suoi compagni di specie.</p>
</div>
<div>
<p>A supporto, questi studiosi hanno riscontrato nei verbali dell&#8217;epoca una data che non corrisponderebbe ai racconti: ossia che al momento del fattaccio (la mela, il morso, la cacciata, ecc.) la ribellione dei diavoli verso Dio non era ancora avvenuta, per cui nessun diavolo, così come descritto, poteva essersi infiltrato nel giardino, tanto meno per concupire quella santa donna di Eva.</p>
</div>
<div>
<p>Senza appigliarsi all&#8217;antico detto che &#8220;non muove foglia che Dio non voglia&#8221;, vale forse la pena di pensare, ad esempio, a una scommessa di Dio con se stesso, un giochetto per passare il tempo e divertirsi un po&#8217;: provo a <em>tentazionarli</em>, una parte di me scommette che abboccano mentre l&#8217;altra che no. Pleonastico dire che avrebbe vinto sempre e comunque.</p>
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<div>
<p>Un po&#8217; come la storia del film <i>Una poltrona per due. </i>Con la piccola differenza che in quel racconto filmato, i due protagonisti alla fine trionfano, mentre noi siamo sempre sotto schiaffo, senza riuscire a indovinare chi, di volta in volta, ce lo affibbia. Chi, a suo tempo, ha creato il <i>Padre nostro, </i>la preghiera più gettonata della Chiesa, forse era a conoscenza di questa &#8216;scommessa&#8217;, e non per sbaglio aveva inserito nel finale quel &#8220;non ci indurre in tentazione&#8221; che per secoli è stato proferito da milioni di credenti. Sbaglio corretto solo di recente.</p>
</div>
<div>Faccio presente, come nota di colore, che, effetto collaterale del fattaccio dell&#8217;Eden, le interiezioni <i>Porca</i> <i>Eva </i>e <i>Porco Diavolo </i>sono di uso comune, mentre di un <i>Porco Adamo</i> non ci sono tracce. Che Adamo, tonto tonto, fosse complice dello scherzo?</div>
<div>Al di là di tutto, nonostante tutto, mangiare mele si dice faccia bene.</div>
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