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	<title>Trasformazione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Incidente automobilistico tra l&#8217;essere e la percezione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/incidente-essere-percezione-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Sep 2024 03:52:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[auto]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazione]]></category>
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		<category><![CDATA[Trasformazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Incidente automobilistico tra l&#8217;essere e la percezione&#8221; è un racconto di Martino Ciano Lo spirito che guida l&#8217;Universo, una volontà affamata di vita, ti tentava dall&#8217;alto della sua invisibilità. Solleticava il tuo intimo, risvegliava l&#8217;istinto di apparire tra gli altri e dire &#8220;io sono perché ci sono&#8221;. Volevi fare vedere come gli arti del tuo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Incidente automobilistico tra l&#8217;essere e la percezione&#8221; è un racconto di Martino Ciano</strong></p>
<p>Lo spirito che guida l&#8217;Universo, una volontà affamata di vita, ti tentava dall&#8217;alto della sua invisibilità. Solleticava il tuo intimo, risvegliava l&#8217;istinto di apparire tra gli altri e dire <strong>&#8220;io sono perché ci sono&#8221;</strong>. Volevi fare vedere come gli arti del tuo corpo si muovevano, come la tua bocca emetteva e modulava suoni, come il tuo naso inalava gli odori, come le tue orecchie erano attente ad accogliere il rumore prodotto dagli altri, così come facevano i tuoi occhi con le forme, i colori e i corpi.</p>
<p>E poi mangiare&#8230; cosa c&#8217;era di meglio dell&#8217;assaporare, dell&#8217;ingerire qualcosa che prima di giungere in bocca aveva altri contorni che tu, proprio tu, solo tu, con lingua e denti avevi modificato. E mica sarebbero finite lì le modifiche.</p>
<p><strong>&#8220;Io sono perché ci sono&#8221;</strong> volevi dirlo sempre, a tutti, solo che poi ci ripensavi e ti chiedevi come avrebbero preso gli altri quella affermazione; d&#8217;altronde, analizzandola, ti appariva come una ripetizione inutile. <strong>&#8220;Se sono, sono anche nel mondo, quindi esisto per me e per tutti quelli che mi vedranno, che mi percepiranno attraverso altri sensi&#8221;</strong>. La tua mente in quei discorsi ti emetteva un segnale di allarme, una sorta di <strong>&#8220;che cazzo stai dicendo&#8221;</strong> che si manifestava in un dolore localizzato nella tempia sinistra. L&#8217;attenzione veniva disturbata, la concentrazione che riversavi verso il tuo <strong>&#8220;essere in qualche posto in cui tu fossi notato&#8221;</strong> diventava altalenante.</p>
<p><strong>&#8220;Ma se tutti devono notare che tu ci sei, allora la sicurezza e la certezza che tu esista te la danno gli altri?&#8221;.</strong> E questa domanda improvvisa, emessa dalla bocca formatasi nella tempia sinistra che ti faceva male, ti smosse il cervello dirigendoti per altre strade, convincendoti che nel momento in cui si è soli, in disparte, chiusi in camera, o mentre attraversiamo un luogo deserto, noi non esistiamo per gli altri, ma solo per noi. Lottiamo per esserci, ma forse, non esserci è la migliore delle presenze a cui bisognerebbe auspicare. Anche se attraversiamo il pensiero di qualcuno siamo solo un&#8217;immagine sfocata, una voce dall&#8217;oltretomba.</p>
<h3>Incidente automobilistico tra te e te&#8230;</h3>
<p>Eppure, in quel momento,<strong> sentivi di esistere anche nella tua solitudine</strong>. Percepivi sotto il piede l&#8217;acceleratore dell&#8217;auto che guidavi; avvertivi tra le mani la gomma ruvida dello sterzo; ascoltavi il rombo del motore che cresceva e decresceva a seconda di come cambiavi le marce. Tu eri lì, su quella strada che tagliava una vallata che si estendeva a perdita d&#8217;occhio, come se il limite del mondo fosse stato posto là, dove intravedevi uno spesso strato verde scuro; risultato delle chiome d&#8217;albero che il tuo sguardo non riusciva a separare.</p>
<p>Eccoti nel mezzo della sostanza primordiale da cui si sprigiona la vita e la morte, anzi la trasformazione. Mentre il sole era avvolto dall&#8217;afa, percepivi la frescura dell&#8217;aria condizionata che avevi acceso. Fu in quell&#8217;istante che una mosca che si era rifugiata nel tuo abitacolo cominciò a girarti intorno. <strong>Eravate due esseri che esistevano l&#8217;uno per l&#8217;altro.</strong> Tu scacciavi la mosca, la mosca si posava sulla tua fronte.</p>
<p>La fastidiosa presenza del prossimo: il suono grave di un clacson alieno, che come il canto di un gallo che segna il momento preciso in cui è avvenuto il tradimento, ti fece trasalire. Come in un sogno vedevi qualcosa di ingombrante che si avvicinava verso di te; manteneva le sue forme sgranate e i contorni frastagliati. Hai vissuto lo schianto, il blocco improvviso dell&#8217;aria; ti sei sentito sottovuoto, poi sospeso, e infine hai avvertito uno strappo come se tu fossi stato un cerotto su una ferita.</p>
<p>Infine sei svanito nel tuo incidente automobilistico vero o presunto.<br />
Solo il tuo pensiero ha chiesto ancora di essere percepito.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Non perdo tempo: la scrittura e il nulla</title>
		<link>https://www.borderliber.it/non-perdo-tempo-scrivere/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Feb 2023 01:36:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Atomista]]></category>
		<category><![CDATA[Cecità]]></category>
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		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[San Paolo]]></category>
		<category><![CDATA[Trasformazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non perdo tempo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore Ora non perdo tempo, non posso permettermelo, ora non perdo tempo, non ce l&#8217;ho più. Resta in disparte, sarò io a chiamarti, a chiederti quali spavalde emozioni dovrò indossare per essere degno di te. Da te [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Non perdo tempo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>Ora non perdo tempo, non posso permettermelo,</em><br />
<em>ora non perdo tempo, non ce l&#8217;ho più.</em></p>
<p>Resta in disparte, sarò io a chiamarti, a chiederti quali spavalde emozioni dovrò indossare per essere degno di te. <strong>Da te si viene con pochi timori, con il coraggio di essere nudi, almeno per un istante.</strong> Se avessi voluto non espormi, avrei composto un diario segreto, uno di quelli che si sigillano con pesanti lucchetti, o si nascondono tra le cose intime, o che si bruciano alla prima occasione utile.</p>
<p><strong>La pagina bianca è un tormento.</strong> Come scrissi una volta essa è un colpo di pistola in canna. Ci vuole una gran volontà per non essere più sé stessi, ma anche la necessità di ammettere che si è condannati a esistere in eterno, in altre forme e in superiori gradi di consapevolezza. <strong>No, il nulla non esiste; al massimo vi sono il riposo, la serenità, la noia, la stasi, l&#8217;apatia, ma il nulla proprio non esiste.</strong> Il nulla non è concepibile e la <strong>Necessità</strong> non lo ammette.</p>
<p>Il nulla è un concetto umano, una definizione errata di invisibile. È il modo per indicare uno stato di amnesia, o un pezzo di vita che non sappiamo di aver attraversato. È umano il nulla, è il limite che la scrittura supera, che l&#8217;arte combatte, che la gioia e il dolore rimpiangono perché sanno di essere passeggeri. L&#8217;esistenza è una rivelazione costante, non contempla il nulla, tutt&#8217;al più ci fa credere che qualcosa sia inutile, anche se c&#8217;è e ci perseguita, o ci guarda, o ci accarezza, o ci mostra indifferenza.</p>
<p><strong>Quand&#8217;ero bambino ragionavo da bambino&#8230;</strong> e il fanciullo guardava il cielo e immaginava di attraversarlo, di parlare con altro e con altri. Inconcepibile per il fanciullo che qualcosa finisse, che oltre qualcosa non vi fosse un&#8217;altra cosa. E le porte del cielo si spalancavano; era percezione di una fantasia creatrice che sapeva dialogare con la materia. Il fanciullo passava così ore e ore, fissando anche un muro bianco su cui si faceva l&#8217;Universo. Vorrei tornare fanciullo&#8230;</p>
<p><strong>Anche San Paolo sulla via per Damasco, colpito da un attacco di cecità isterica, credette davvero di aver udito il Cristo chiedergli i motivi della sua ferocia persecutoria.</strong> Il suo <strong><em>Io</em></strong><strong> disgregato</strong> tra fanatismo e volontà di annientamento del nemico, gli mostrò anche che in fin dei conti egli era persuaso dalla bontà del messaggio di Cristo.</p>
<p>E proprio quell&#8217;amore celato, potente e inconscio, da lui rinnegato, prese il sopravvento in quella crisi isterica. Paolo perseguitava sé stesso e quel &#8220;perché mi perseguiti?&#8221; era rivolto al suo fanatismo. E ritrovata la vista egli cedette e si convertì, giacché <strong>il fanatismo è espressione di un super-dubbio</strong>, e per San Paolo il dubbio era l&#8217;amore che provava verso il messaggio del Cristo; ne aveva terrore e provava a liberarsene. Chissà quando egli aveva promesso a sé stesso d&#8217;essere per sempre Fariseo e giammai Cristiano. <strong>Non vi riuscì a mantenere la sua promessa, giacché l&#8217;inconscio è l&#8217;essenza dell&#8217;essere umano e le promesse sono la voce del nulla, perché l&#8217;uomo è incoerente.</strong></p>
<p>Così, dopo la conversione, per San Paolo il mondo cambiò e tutto apparve rinnovato; e <strong>Gustav Jung spiega per bene quanto avvenne lungo la via per Damasco</strong>, e lo fece proprio per dare forza all&#8217;idea che non v&#8217;è altro che trasformazione, poiché l&#8217;Universo non ammette l&#8217;annullamento.</p>
<p><strong>Vorrei essere San Paolo&#8230;</strong> non per convertirmi, ché anche di Dio l&#8217;umanità ne ha le scatole piene, ma per capire qual è il super-dubbio che eccita la mia fanatica fantasia tendente al rapimento.</p>
<p>&nbsp;</p>
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