<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Titina Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/titina/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/titina/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Tue, 06 May 2025 14:18:02 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Titina</title>
		<link>https://www.borderliber.it/titina-fucci-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 May 2025 22:01:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Cariati]]></category>
		<category><![CDATA[Fucci]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Madre]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[Titina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14092</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Titina&#8221; è un racconto di Manuela Fucci. In copertina una foto dell&#8217;autrice Era cresciuta dentro i vicoli e non se ne vergognava; in stanze piccerelle come bugigattoli ciechi, stanze basse, zozze, fetenti, dove i topi e i cristiani si erano abituati a mangiare e dormire tutti dentro, come in una buatta. Dai buchi nel muro, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/titina-fucci-racconto/">Titina</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Titina&#8221; è un racconto di Manuela Fucci. In copertina una foto dell&#8217;autrice</strong></p>
<p>Era cresciuta dentro i vicoli e non se ne vergognava; in stanze piccerelle come bugigattoli ciechi, stanze basse, zozze, fetenti, dove i topi e i cristiani si erano abituati a mangiare e dormire tutti dentro, come in una buatta. Dai buchi nel muro, appena l’aria era un poco afosa, colavano le blatte, che ogni anno diventavano sempre più veloci, incazzate, toste. Niente le ammazzava.</p>
<p>Scappare era impossibile, e poi, da cosa? Non c’era un vicolo più felice di un altro. La gente era tutta la stessa, con le stesse facce sporche e abbrutite. La stradina si riempiva: di vapori delle cucinelle, avviate per riscaldarsi, di umori, dei vestiti immersi nell’acqua bollente, dei fumi di sigarette rubate dagli scugnizzi agli ospiti fissi, oppure occasionali, che si presentavano la sera nelle loro case, con venti lire o poco più nella tasca, per intrattenersi ora con la sorella ora con la madre; tutto dietro una tenda, anche dalla mattina alla sera in cambio di una scatoletta, di una pagnotta, di un pezzetto di carne da mettere nel piatto. La disperazione che camminava con la vergogna. E le facce di pietra delle donne: non un incoraggiamento, mai un ammicco. Niente le faceva più schifo dell’accozzaglia di brutture in cui era nata.</p>
<p>Nessuno si ribellava. Si viveva di giorno per strada, a terra, oppure seduti sopra le scale del vico Croce a Cariati, l’ultimo di tutti.</p>
<p>Se le ricordava le voci delle famiglie: sembrava le vivessero in casa; le lenzuola, le federe, le canottiere bianche e le mutande appese sui fili sopra la testa, tutti ammischiati, fili tesi da un balcone all’altro, che a volte nemmeno la luce già debole riusciva a passare. I bambini mezzi nudi perché non c’erano abbastanza panni puliti e non dovevano sporcare quelli che indossavano. Così, se qualcuno fosse morto all’improvviso sarebbe stato seppellito come mamma l’aveva fatto. Si conoscevano gli uni con gli altri già dalle pance delle mamme. Con un sasso, o un pezzo di calce, disegnavano i giochi a terra e ci saltavano sopra; se erano fortunati, rubavano una palla ai ragazzini puliti che andavano al Pontano. Loro, invece, le facce e le mani sporche di sudiciume: intanto si facevano gli anticorpi. Una bolla in cui si entra, si esce e basta. Ciò che succedeva nel frattempo era solo roba loro e chi ci viveva sapeva che non gliene fotteva niente a nessuno.</p>
<p>Pure ce l’aveva davanti agli occhi quella donna del vicolo appresso, che il marito la infamò con l’accusa di essere una poco di buono della peggiore specie. Una sera in quella fessura di Napoli</p>
<p>non si capì niente, tante le urla e gli strilli. Italia vide quattro uomini vestiti di bianco, con i cappellini bianchi, le scarpe bianche, i calzini bianchi: presero quella donna per le ascelle mentre lei si sbatteva sana sana, provarono a tapparle la bocca mentre lei gli mordeva le dita quasi da staccarle; lottò finché non riuscirono a infilarla a calci dentro una macchina che sembrava uguale alle ambulanze, ma un po’ diversa.</p>
<p>«Non la faranno uscire da quell’inferno.»<br />
Le uniche parole di sua madre rientrando nel basso.<br />
Non la rivide più la signora. E la moglie dell’acquaiolo, Titina, che dice: «L’hanno portata al Bianchi, che Dio la protegga» e si butta le mani in faccia a schiaffeggiarsi.</p>
<p>Invece, sua madre se ne stava buona. Sembrava sul punto di rompersi come una bolla di umidità, ma se aveva un briciolo di salute girava per le case a lavare e pettinare i capelli alle signore, e faceva le pulizie. Di suo padre si diceva fosse cameriere in un ristorante al Borgo Marinaro; anche se lei ci credeva poco: forse era più una leggenda che lui raccontava, perché né sua madre ci era mai andata a mangiare lì, né lei lo aveva mai visto mettersi addosso la divisa.</p>
<p>In casa, così la chiamava quella stanza sua madre, c’era un tavolo zoppo raccattato dalla strada, poi rimesso in piedi, due sedie che la vecchia inquilina si era tolta, tutte masserizie, il matrimoniale e la sua brandina; una vetrinetta scura dove la madre conservava, come tanti ex–voto, le pile di piatti spaiati che le varie capere, in cambio di poche ore di pulizia nelle case, le regalavano: pensava che un giorno li avrebbe passati in dote a Italia, senza sapere che lei stessa li avrebbe ridotti in cocci durante i litigi con suo marito; questo poteva permettersi.</p>
<p>Il crocifisso nel vico se lo sogna ancora.</p>
<p>Lo cercava con gli occhi, Italia. Apriva la porta, usciva nella stradina e lo vedeva di schiena, sotto quella tettoia. tutt’uno con la croce, che sembrava una balestra; allora saliva le scale per leggere in mente le parole sul pezzo di pietra, sotto i piedi di Gesù; una alla volta e mille volte perché lei aveva solo la seconda elementare: Croce per il colera. Lo trattava con confidenza, come un amico a cui si chiedono favori: di farli uscire dalla guerra, di far tornare suo padre a casa tutte le sere, sano e salvo, e di tenere cara la mamma perché ogni tanto le veniva una febbre assurda che la faceva arravugliare dai dolori. L’ultima non passava più.</p>
<p>Era mercoledì, e Italia aveva quindici anni. Aveva aspettato in casa sua madre: a momenti doveva tornare da una visita a un’amica, due strade appresso. Già quando l’aveva vista apparire alla porta, reggendosi agli stipiti, le aveva fatto impressione tanto era cadaverica la faccia, le labbra livide.</p>
<p>«Mi devo stendere.»</p>
<p>Senza spogliarsi e con le scarpe ancora infilate, sua madre si era avvicinata tentoni a uno dei letti. Ci si era calata sopra cauta come una vecchiarella, coprendo la pancia con le mani pallide e chiudendo gli occhi.</p>
<p>«Chiama Titina.»</p>
<p>Italia non se l’era fatto ripetere. Era corsa fuori e poi giù, in mezzo alla strada principale, dov’era sicura di trovare Titina con il marito. Infatti era entrambi seduti su due cassette di legno, in attesa che qualcuno ordinasse una spremuta di limone oppure un sorso d’acqua sulfurea. Titina aveva capito subito, dalla faccia impaurita di Italia. Italia l’aveva preceduta a casa. Dentro, sua madre se ne stava rannicchiata su un fianco; si reggeva il ventre come era successo a lei quando le era finita in pancia la palla calciata male dal suo amico Lelluccio, oppure quando era diventata signorina. Titina prese un asciugamano dal filo fuori.</p>
<p>«Dov’è l’acqua?»</p>
<p>Nel catino, le risponde Italia, l’abbiamo raccolta con l’ultima pioggia. Titina nemmeno la guarda: afferra una pentola, la poggia sul fornello; Italia le passa il catino, lei lo versa; poi Italia prende un fiammifero lungo da una scatola di cartone, Titina accende il fuoco con un fiammifero – è di quelli che si usano in chiesa per dare fiamma alle candele: non ha il tempo di chiedere cosa ci faccia lì, perché altrimenti Italia dovrebbe risponderle che l’ha rubato durante uno dei bombardamenti, quando il quartiere si è sparpagliato tra i banchi in chiesa. Ecco: forse Gesù non gliel’ha mai perdonato.</p>
<p>Segue i movimenti di Titina, senza mollarla un secondo.</p>
<p>Dov’è suo padre? Perché non viene? Non può muoversi lei: deve rimanere con sua madre per accertarsi, aiutare, per tenerla sveglia; ma le fa troppa impressione l’asciugamano sopra la pancia, e sentire quello strofinio dei denti nella bocca, che sembra se li stia consumando. Si domanda cosa può fare per aiutarla.</p>
<p>Apre la porticina e corre davanti al Cristo. Il vicolo si è riempito di voci e corpi perché le notizie brutte arrivano in fretta. Giù alle scale le comari si disperano: le mani davanti alle bocche, chi piange, chi chiede aiuto, chi bacia il rosario, nessuno si accorge di lei immobile, in ginocchio, perché il Cristo la copre.</p>
<p>«Che ci stai a fare qui? Io ti prometto che farò la brava: mi laverò bene e non farò più arrabbiare mamma perché mangerò tutto, anche le cose che mi fanno schifo. Te lo giuro. Tu però aiutala.»</p>
<p>La febbre sembra stia salendo pure a lei adesso perché suda freddo, la bocca secca e il dolore alle tempie. Però le mamme mica muoiono?</p>
<p>Fu a un certo punto, quando aveva finito tre Padre Nostro e due Ave Maria, e si era ricordata di concludere le preghiere con un Salve o Regina, che i rumori dietro di lei erano aumentati, tanto da coprirsi le orecchie. Sentiva la propria voce ovattata, ma non più quelle delle comari che si agitavano come formiche impazzite nel vicolo.</p>
<p>Non ci guardò più su quelle scale, neanche quando arrivò suo padre ed entrarono insieme nel buio della casa, e nella stanza c’era odore di sangue. Ricorda i seni di Titina che le schiacciano il naso in un abbraccio violento; la paura di vedere, la voglia di piangere, ma perché non ci riusciva?</p>
<p>Titina la guida; lei si libera dalla stretta e si avvicina di più al materasso, in punta di piedi; il corpo di sua madre è avvolto da lezzo di sudore e già a un metro le arriva il freddo cadaverico. La vede stesa sua madre, immobile; le gambe divaricate e una mano che ancora copre l’utero e l’altra penzoloni dal lato opposto. Senza che lo voglia le labbra si schiudono: «Mamma?»</p>
<hr />
<h4>Chi è Manuela Fucci?</h4>
<p>Manuela Fucci nasce a Napoli nel 1973. È autrice di racconti pubblicati sulla rivista Topsy Kretts; altri in antologie pubblicate da Morellini Editore: Questione di scelte (2022), Ritratti di donne (2023) con il racconto Fuoco e nebbia, con trasposizione teatrale e musicale, Tremenda vendetta (2023) con il racconto Il quinto comandamento, che ha ricevuto la menzione di merito al Festival letterario Grisù 451, edizione 2024; ha partecipato al romanzo corale: La signora del terzo piano (2023); nella raccolta Le spietate (2024) il suo racconto, Alla fine della Strada, prende spunto dalla storia di Bonnie Parker. Ha pubblicato sulla rivista Fumo Magazine, Racconticon, Nabu, Nido di Gazza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/titina-fucci-racconto/">Titina</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14092</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Piccoli inconvenienti prima della felicità: la vita &#8220;semplice&#8221; di Titina</title>
		<link>https://www.borderliber.it/piccoli-inconvenienti-prima-della-felicita-luciana-de-palma-e-la-vita-semplice-di-titina/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Jul 2022 01:32:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciccillo]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
		<category><![CDATA[felicità]]></category>
		<category><![CDATA[Inconvenienti]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[novecento]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Titina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=4153</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Piccoli inconvenienti prima della felicità&#8221; di Luciana De Palma Si chiama Titina la protagonista di Piccoli inconvenienti prima della felicità. È una donna del Novecento, nata nel 1914. Ha vissuto il secolo breve con intensità e a ottantaquattro anni, prima che la memoria l’abbandoni, decide di mettere nero su [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/piccoli-inconvenienti-prima-della-felicita-luciana-de-palma-e-la-vita-semplice-di-titina/">Piccoli inconvenienti prima della felicità: la vita &#8220;semplice&#8221; di Titina</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Piccoli inconvenienti prima della felicità&#8221; di Luciana De Palma</strong></p>
<p>Si chiama Titina la protagonista di <em>Piccoli inconvenienti prima della felicità</em>. È una donna del Novecento, nata nel 1914. Ha vissuto il secolo breve con intensità e a ottantaquattro anni, prima che la memoria l’abbandoni, decide di mettere nero su bianco la sua vita.</p>
<p>Orgogliosa, amante dello studio, abile sarta. Lei cuce, lei si interroga, lei è una testa dura. Gli inconvenienti non sono solo prove, ma anche riti di passaggio da cui trarre ispirazione. Così la tragedia quotidiana ha sempre qualcosa di poetico, un gusto amaro che si addolcisce man mano che gira in bocca. Questo rende la vita stupore, meraviglia di fronte cui la <em>volontà</em> si palesa. Poco importa se non è riuscita a diventare una maestra, ma &#8220;solo&#8221; una sarta. Lei ci ha messo la stessa passione intrecciando i fili come se fossero parole, e questa forza intrisa di &#8220;magia e speranza&#8221; è figlia della necessità, della profezia: <em>conoscere sé stessi, secondo misura</em>.</p>
<p>Eccola Titina, bambina che si appassiona al <em>sapere</em>, poi donna che crede nella giustizia, che sa cucire come poche, che attende il ritorno del marito dalla guerra, che dà alle sue figlie una vita di consapevolezza. È laboriosa, tenace, è la storia di quel riscatto su cui l’Italia si è rifondata prima di perdere la bussola e di diventare schiava dell’opulenza senza lungimiranza. Titina invece guarda sempre al passato, all’origine. La sua provenienza, la strada che ha percorso, le tante rinunce che ha fatto, la durezza del giudizio dimostrata di fronte agli inconvenienti, una specie di atarassia meditativa che le ha consentito di superare l’ostacolo, perché soprattutto i disastri danno all’uomo la forza di cambiare il proprio destino, di imporre alla vita una decisa sferzata. La semplicità è anche riconoscere l&#8217;ombra che ci perseguita, accettarla e ogni tanto farsela amica.</p>
<p>Titina che mai si stanca di superare i tranelli del fato, giunge al termine della sua vita in quello stato di felicità che non è solo il raggiungimento degli obiettivi, ma la capacità di aver dato un senso all’esistenza, anche quando sembra impossibile. Ed è proprio nel momento in cui ogni <em>senso</em> appare oscuro che l’istinto di sopravvivenza s’agita, e i significati che se ne ricavano, le ragioni profonde che ci guidano, siano esse anche illusioni, ci caratterizzano, ci forgiano, salvano il nostro mondo e quello degli altri. E forse, proprio cucendo, Titina ha pazientemente riannodato la sua vita, le trame spezzate, i punti deboli, le sbavature, riconoscendo nelle <em>toppe</em> i particolari che rendono sempre bello quell&#8217;abito <em>vissuto </em>al quale si resta affezionati.</p>
<p>Luciana De Palma scrive un romanzo-confessione, in cui racchiude la forza di una donna tenace, simbolo di quel Novecento che ha cambiato in modo radicale la società italiana. Titina è la donna che attraversa la bufera della storia, che incarna la generazione post-bellica che seppe trovare la speranza tra le macerie. Ma è anche l’immagine di quella concreta emancipazione femminile, che non va troppo ricercata ma che è composta di fatti, di valori e di scelte votate al <em>bene</em>.</p>
<p>Ma nel libro c&#8217;è anche la poetica della speranza: una nenia sussurrata costantemente dalla certezza che la vita è <em>agire al momento giusto</em>, così come chiede il cuore.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/piccoli-inconvenienti-prima-della-felicita-luciana-de-palma-e-la-vita-semplice-di-titina/">Piccoli inconvenienti prima della felicità: la vita &#8220;semplice&#8221; di Titina</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">4153</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Il giro in più. Rossella Mele e la sua “Crotone londinese”</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-giro-in-piu-rossella-mele-e-la-sua-crotone-londinese/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Jun 2022 01:36:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA['ndrangheta]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Crotone]]></category>
		<category><![CDATA[L'Erudita]]></category>
		<category><![CDATA[Londra]]></category>
		<category><![CDATA[Lucia]]></category>
		<category><![CDATA[Nina]]></category>
		<category><![CDATA[Titina]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=3898</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano Oh i ricordi, che strane sensazioni danno, soprattutto quando vanno riannodati, ricomposti, riabilitati. Loro compongono la trama della nostra inquietudine, donandoci risposte a domande che ci hanno perseguitato. Sono i nostri migliori amici e i nostri peggiori nemici, a volte ci ingannano e a volte ci salvano. Rossella Mele, scrittrice calabrese [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-giro-in-piu-rossella-mele-e-la-sua-crotone-londinese/">Il giro in più. Rossella Mele e la sua “Crotone londinese”</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Oh i ricordi, che strane sensazioni danno, soprattutto quando vanno riannodati, ricomposti, riabilitati. Loro compongono la trama della nostra inquietudine, donandoci risposte a domande che ci hanno perseguitato. Sono i nostri migliori amici e i nostri peggiori nemici, a volte ci ingannano e a volte ci salvano.</p>
<p>Rossella Mele, scrittrice calabrese che ho avuto il piacere di conoscere attraverso il suo romanzo <em>Il giro in più</em>, ha giocato con i ricordi in maniera sapiente, costruendo un’opera sulla quale aleggia quella amara nostalgia che appartiene a tutti coloro che guardano da lontano la Calabria.</p>
<p>L’amore e l’odio per la terra natia si contendono il cuore di Nina, protagonista di questa storia. Lei è nata a Crotone, città dalla quale è fuggita, è <em>spatriata</em>, perché priva di opportunità. Noi calabresi conosciamo bene certe dinamiche, ci piace il silenzio, ci facciamo andare bene tante cose, nel nostro cuore alberga sempre la speranza che qui venga un salvatore, un divino giudice che in poco tempo metta tutto a posto; fatto sta che ogni cosa resta com’è e bisogna scegliere tra <em>vivere o morire.</em></p>
<p>Nina racconta la sua storia da Londra. I ricordi affiorano nella sua mente mentre è distesa a terra, tra i feriti e le vittime di un attentato terroristico. Si vede insanguinata, sente le sirene delle ambulanze e della Polizia, e tutto le ricorda alcune scene di cui era già stata protagonista a Crotone, quando la ‘ndrangheta ammazzava.</p>
<p>In mezzo a queste scene crotonesi c’è anche sua sorella, Lucia, quell’arrivo inaspettato che le distrugge la vita. Un trauma per lei, che si vedeva eterna figlia unica, coccolata, amata e protetta. Ed ecco che le immagini si susseguono in un flusso inarrestabile che Rossella Mele dirige perfettamente, collocando ogni frammento in un mosaico di amarezza. Nessuno vuole fuggire dal proprio luogo di nascita. Disprezzare la propria casa è come disprezzare sé stessi, e questi sensi di colpa e di redenzione si avvertono pagina dopo pagina.</p>
<p>La scrittrice calabrese è dura, ma non esprime giudizi, racconta i fatti così come la memoria glieli riconsegna. Non c’è nessuna differenza tra Crotone e Londra, soprattutto in quel momento di dolore e di morte, perché tanto in un luogo quanto in un altro le aspettative e le speranze sono state tradite. Si è calabresi ovunque, così come si è veri solo davanti alla morte. E Nina comprende questo aspetto proprio in quel momento… <em>a cosa è servito quindi andare via</em>?</p>
<p>È un romanzo di denuncia questo di Rossella Mele, ma per me è anche una bellissima scoperta. Un libro che mi è capitato tra le mani, divorato in pochi giorni, in cui ho trovato una scrittura precisa e tagliente, in cui non v’è mai solo la denuncia (perché a parlare male della Calabria basta poco), ma anche la nostalgia di una protagonista, Nina, figlia di Calabria, che non ha nessuna intenzione di arrendersi.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-giro-in-piu-rossella-mele-e-la-sua-crotone-londinese/">Il giro in più. Rossella Mele e la sua “Crotone londinese”</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">3898</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
