<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>thriller Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/thriller/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/thriller/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Wed, 11 Feb 2026 15:26:06 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.1.3</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>Il giardino dei fiori infelici: Lucchi e il colpevole silenzio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-giardino-dei-fiori-infelici-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Feb 2026 15:26:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[horror]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Neo Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=15280</guid>

					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il giardino dei fiori infelici&#8221; di Nicola Lucchi, Neo Edizioni, 2026 Ci sono romanzi che raccontano un delitto e romanzi che si immergono nei luoghi in cui quel delitto è cresciuto. «Il giardino dei fiori infelici» appartiene alla seconda specie. Il fatto atroce, impronunciabile, è quasi un pretesto: un [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-giardino-dei-fiori-infelici-recensione/">Il giardino dei fiori infelici: Lucchi e il colpevole silenzio</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Il giardino dei fiori infelici&#8221; di Nicola Lucchi, Neo Edizioni, 2026</strong></p>
<p dir="ltr">Ci sono romanzi che raccontano un delitto e romanzi che si immergono nei luoghi in cui quel delitto è cresciuto. «<strong>Il giardino dei fiori infelici</strong>» appartiene alla seconda specie. Il fatto atroce, impronunciabile, è quasi un pretesto: un ragazzo di ventidue anni, dei bambini uccisi, una richiesta che suona come un rituale antico più che come un diritto processuale. Ma l&#8217;autore, <strong>Nicola Lucchi</strong>, non è interessato al mostro in prima pagina. È interessato alla radice, anzi all&#8217;origine del misfatto.</p>
<p dir="ltr">Quello che mi ha colpito di quest&#8217;opera è la capacità di muoversi tra generi senza far rumore. C’è il gotico, sì, ma non è decorativo. È infatti una nebbia che entra nei polmoni della comunità. C’è il noir, ma non cerca l’effetto; semmai sottrae, asciuga. E poi c’è qualcosa di più scivoloso, quasi una fiaba nera di montagna, dove la voce che racconta, quella di Olga, diventa il vero bosco in cui ci si perde.</p>
<p dir="ltr">Lucchi lavora puntando all&#8217;essenzialità. Non accumula, non compiace. Taglia. E in quei tagli lascia filtrare il freddo di una vallata alpina che non è solo geografia ma destino: povertà, esclusione, soprannomi che diventano sentenze. “La strega del villaggio” non è un personaggio folkloristico, è il punto di frattura tra individuo e comunità. È lì che il romanzo trova la sua misura più interessante: nel mostrare come il silenzio collettivo possa essere complice quanto l’azione.</p>
<p dir="ltr">In «<strong>Il giardino dei fiori infelici</strong>» non ho trovato compiacimento nell’orrore, e questo è un merito raro. L’orrore qui germoglia, appunto, da qualcosa di nefasto che era già presente. È una catena che non assolve nessuno, ma nemmeno distribuisce colpe con la facilità di un talk show. Anche l’amore materno, che potrebbe essere rifugio, diventa materia ambigua: può proteggere, ma può anche isolare, deformare, chiudere il mondo fuori.</p>
<p dir="ltr">Si sente la mano dello sceneggiatore nella costruzione delle scene, nella precisione dei dialoghi, ma la scrittura resta letteraria, mai televisiva. È un equilibrio non scontato.</p>
<p dir="ltr">«<strong>Il giardino dei fiori infelici</strong>» non è un romanzo consolatorio. Non cerca redenzioni facili. Però costringe a restare, a camminare in quel bosco insieme ai personaggi, sapendo che la via Crucis non è solo la loro. È anche la nostra, quando scegliamo di non vedere.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-giardino-dei-fiori-infelici-recensione/">Il giardino dei fiori infelici: Lucchi e il colpevole silenzio</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">15280</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Holland: un thriller tra mulini e tulipani</title>
		<link>https://www.borderliber.it/holland-film-falzone-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Aug 2025 22:01:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Falzone]]></category>
		<category><![CDATA[Mulini]]></category>
		<category><![CDATA[Olanda]]></category>
		<category><![CDATA[storia]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Tulipani]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14834</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;Holland&#8221; “Sembrerà che abbiamo tutto sotto controllo, dietro l’apparenza però è come se fossimo strangolati”. “Holland” è un thriller in cui la tensione è palpabile già dai primi minuti. L’ambientazione, apparentemente idilliaca, mostra subito quell’inquietudine sottile: dietro l’atmosfera serena infatti, si celano oscurità e perversioni. Il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/holland-film-falzone-recensione/">Holland: un thriller tra mulini e tulipani</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;Holland&#8221;</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Sembrerà che abbiamo tutto sotto controllo, </em><br />
<em>dietro l’apparenza però è come se fossimo strangolati”.</em></p>
<p>“Holland” è un thriller in cui la tensione è palpabile già dai primi minuti. L’ambientazione, apparentemente idilliaca, mostra subito quell’inquietudine sottile: dietro l’atmosfera serena infatti, si celano oscurità e perversioni.</p>
<p>Il titolo del film prende il nome da una cittadina del Michigan nota come “città dei tulipani”. Una cittadina americana ispirata a un villaggio olandese del XVIII secolo, con tanto di mulini a vento, tulipani e case col graticcio, profondamente influenzata dalla cultura e dal folklore olandese. Tra danze, costumi tradizionali e riti, i protagonisti del film appaiono completamente immersi nello stile del luogo.</p>
<p>La storia segue Nancy Vandergroot, un’insegnante sposata con Fred Vandergroot, stimato diacono e pilastro di riferimento della comunità. I due vivono con il figlio Harry e sembrano incarnare il ritratto di una famiglia perfetta, molto ordinaria e rispettabile. Per Nancy, Holland è il posto ideale dove crescere il figlio preadolescente e vivere nel modo più placido possibile il matrimonio con Fred. Tuttavia, sotto la superficie di normalità, appaiono presto tensioni latenti e frustrazioni profonde.</p>
<p>Un disagio che si riflette anche nell’ossessivo bisogno di mantenere, dentro e fuori le mura domestiche, un’immagine impeccabile: Nancy si dedica con precisione maniacale alla preparazione di piatti elaborati e all’ordine della casa, mentre Fred possiede un modellino di giardino in miniatura, costruendo e dipingendo minuscole casette con un’attenzione quasi disturbante.</p>
<p>Quando Fred inizia a compiere frequenti viaggi di lavoro, Nancy inizia a sospettare che qualcosa non vada come dovrebbe. Preoccupata, si rivolge al collega di scuola Dave, chiedendogli di aiutarla a pedinare il marito. Nonostante qualche iniziale esitazione, Dave accetta. I due cominciano così a raccogliere alcuni indizi e mettere in atto il loro piano di sorveglianza.</p>
<p>Quello che emerge, però, è molto più inquietante di quanto potessero immaginare. Salgono a galla prepotentemente alcuni segreti oscuri del passato, che mettono in discussione ogni certezza e dimostrano che nella realtà nulla è come sembra.</p>
<p>Nicole Kidman, come sempre, non delude mai. In “Holland”, la sua performance è una delle colonne portanti del film. La sua interpretazione è raffinata e misurata, capace di trasmettere una complessità emotiva rara. Kidman riesce a navigare tra momenti di vulnerabilità e forza interiore senza mai risultare forzata, dimostrando ancora una volta il suo straordinario talento.</p>
<p>La sua chimica con gli altri attori è impeccabile e arricchisce ogni scena, facendo di “Holland” non solo una riflessione sulla sua evoluzione personale, ma anche una narrazione universale sulle dinamiche umane. Nicole Kidman aggiunge una profondità unica al personaggio, regalando agli spettatori una performance memorabile.</p>
<p>La trama di “Holland” è semplice nella sua essenza ma straordinariamente complessa nelle sue implicazioni. La protagonista si trova ad affrontare le cicatrici di un passato doloroso, cercando di ricostruire la propria vita in una nuova città. Ma più tenta di ricominciare, più scopre che le sue ferite non sono facili da curare, e il mondo che la circonda è tanto accogliente quanto spietato.</p>
<p>La storia, pur centrata sulla sua evoluzione, esplora anche il modo in cui la società giudica e definisce chi siamo, e per quanto sia forte il nostro desiderio di cambiamento, l’ambiente in cui viviamo può diventare un ostacolo.</p>
<p>Il film affronta temi universali come l’identità, la solitudine e la lotta per trovare il proprio posto nel mondo. Tuttavia, non è un film che ti da tutte le risposte facilmente: ogni personaggio è sfaccettato, ogni interazione è densa di significato. La tensione tra il desiderio di affermarsi e il peso del passato è palpabile, e questo crea una narrazione coinvolgente e realistica.</p>
<p>Accanto a Nicole Kidman, gli altri attori contribuiscono a creare un insieme di personaggi che, pur avendo ruoli minori, si inseriscono perfettamente nel quadro complesso della storia. I suoi compagni di scena, pur non essendo mai invadenti, aggiungono spessore al racconto, contribuendo alla crescita del personaggio di Kidman. La sua interazione con gli altri, che spesso mettono in discussione le sue scelte e i suoi valori, arricchisce il film e gli dà un senso di realismo e intensità.</p>
<p>In definitiva, “Holland” è un viaggio che, pur nella sua lentezza e profondità, vale la pena percorrere.</p>
<p>Il film è un riflesso potente della lotta interiore di una donna e della sua determinazione nel cercare un nuovo inizio. Il messaggio che trasmette è chiaro: non importa quanto sia difficile il cammino, il cambiamento è possibile se si è disposti a confrontarsi con le proprie ombre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/holland-film-falzone-recensione/">Holland: un thriller tra mulini e tulipani</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14834</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Dontudaun</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dontudaun-raffo-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 May 2025 22:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[attimo]]></category>
		<category><![CDATA[divenire]]></category>
		<category><![CDATA[Opera]]></category>
		<category><![CDATA[Raffo]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=14371</guid>

					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dontudaun&#8221; è un racconto di Roberto Raffo. In copertina una foto fornita dall&#8217;autore È un istante, le cose precipitano, che tu voglia o no. Forse sarà oggi mentre lavi i piatti della sera prima. Potrebbe succedere tra venticinque anni come per il ritorno di Laura Palmer. È un istante. Ho premuto la punta del coltello [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/dontudaun-raffo-racconto/">Dontudaun</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Dontudaun&#8221; è un racconto di Roberto Raffo. In copertina una foto fornita dall&#8217;autore</strong></p>
<p class="NarrativaCxSpFirst">È un istante, le cose precipitano, che tu voglia o no. Forse sarà oggi mentre lavi i piatti della sera prima. Potrebbe succedere tra venticinque anni come per il ritorno di Laura Palmer. È un istante.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Ho premuto la punta del coltello contro la pelle, oh che bella che era, dopo aver chiesto a ChatGpt quale fosse il modo meno doloroso d’accoltellare qualcuno. Ha sgranato gli occhi e mi ha riempito le orecchie. L’istante.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">In alcuni punti lo schermo del telefono appare ambrato, il giallo dello smile bacia il sangue, sporco l’orecchio nell’attesa di un segnale acustico. Carlo e io, un nodo alla nascita. Riesce a sentire il mio bisogno? L’impronta di una mano sporca di sangue segue il colpo contro il finestrino. La ferita aperta dà il permesso a parte della sua vita di uscire. Il mostro non risponde, so, ma speravo in un’eccezione.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Ho messo il suo corpo, vivo, sui sedili posteriori dell’auto quando l’ho salvata con un’azione da clown. Tre mesi sono bastati per entrambi. Quando il marito ha smesso di desiderarne il corpo, trovandone un altro, lei, trent’anni e sangue nutriente, prorompente e piena di potere, ha visto liquefarsi le catene. Ho guardato i suoi occhi, l’avrei fatta mia. Sarebbe stata una donna libera.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Madre, figlia, nuora e nipote. Nella sua casa il potere, finanziato da attività illecite era in mano alle donne a cui era riservato un sacrale rispetto. Un desiderio di venerazione, l’infallibilità, la vendetta.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Sento i cerchietti sulla pelle del volante, il sudore li riempie. Quanti anni ha vissuto il pezzo più vecchio di quest’auto? La rotonda sarebbe dovuta scomparire al mio passaggio a ottanta chilometri orari. Era una delle possibilità irreali di questo mondo, controllare l’incontrollabile. Ho accettato l’urto.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">– Serviva del sangue.<br />
– Ne sentiranno l’odore.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Svenuta.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Quando ho bussato a casa Lemortecerta per proporre un contratto d’energia elettrica, vidi Ilaria. Capelli e corvi. Disse no. Qualche volta la mia voce non è abbastanza e il suo uomo entrava e usciva dal carcere, un figlio per ogni uscita. Poi arrivò il sudore a sfondare le mie narici.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">– Vieni ad allenarti insieme a me?</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Entrai dove mi fu permesso.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Ho visto l’Onlyfans del corvo. Avrebbe amato solo me. Se fossi stato l’unico. Sopravvisse a me.<br />
All’arrivo di Carlo l’odore di ferro nella macchina di Ilaria giunge un istante prima delle gelatine di sangue che ti ritrovi davanti agli occhi.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">– Ora vorranno me.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Carlo tira fuori la storia del tritacarne.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Era stato lui a parlarmi del sesso con questa donna fantastica, le aveva aperto la porta di quel mondo e permesso di monetizzare il corpo. Chi ha la possibilità di permettersi un tuttofare così conoscerà cose di sé stesso ignorate e dimenticate. Occupandosi anche di alcuni affari sporchi mi aveva permesso di lavorare insieme a lui per ammorbidire le cadute di fine mese. Le nostre madri sorelle gemelle e noi nati a diciotto ore di differenza. In due luoghi lontani, tra loro.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">I colpi di clacson di Ilaria sotto casa mia, sono stati gli ultimi due di quell’auto.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">– Se mi prendono vado sottoterra.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">In silenzio. Sapevo cosa avrei fatto: trasformare la loro rabbia in desiderio di vendetta, diventare il condannato.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Il blu, il vento, lo sciabordio e il grigio. Come tramonta il sole nei giorni di pioggia?<br />
Un flebile battito cardiaco, il suo, e la mia coscia con un proiettile.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">– È doloroso anche per me, cugino.</p>
<p class="NarrativaCxSpMiddle">Preme di nuovo il grilletto mentre il foro della pistola guarda incuriosito la mia fronte.<br />
Com’è stato sparire? Succede. E poi non succede più nulla.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/dontudaun-raffo-racconto/">Dontudaun</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">14371</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Vincent deve morire. Stéphan Castang e la violenza post-moderna</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vincent-deve-morire-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Feb 2025 23:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[Noir]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>
		<category><![CDATA[Vittorio]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=11875</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Gianni Vittorio. La foto in copertina è la locandina del film &#8220;Vincent deve morire&#8221; di Stéphan Castang Un grafico inizia ad essere aggredito da uno stagista nel luogo di lavoro senza un apparente motivo. Il giorno successivo verrà ferito al braccio da un altro collega. Inizia così per Vincent un calvario fatto di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vincent-deve-morire-recensione/">Vincent deve morire. Stéphan Castang e la violenza post-moderna</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Gianni Vittorio. La foto in copertina è la locandina del film &#8220;Vincent deve morire&#8221; di Stéphan Castang</strong></p>
<p>Un grafico inizia ad essere aggredito da uno stagista nel luogo di lavoro senza un apparente motivo. Il giorno successivo verrà ferito al braccio da un altro collega. Inizia così per <strong>Vincent</strong> un calvario fatto di paranoia, paura del prossimo, alienazione e follia. Metafora della società post-moderna, simbolo dei tempi frenetici che stiamo vivendo. La violenza è una reazione alla vita nervosa e angosciante che caratterizza i nostri tempi.</p>
<p>Ciò che scatena l’atto di violenza inflitto a <strong>Vincent</strong> è lo sguardo, che può essere interpretato come il riflesso di ciò che ognuno riceve da se stessi. Chi commette aggressioni e vessazioni verso gli altri lo fa con gli stessi strumenti che utilizzano i pubblicitari per vendere prodotti. Il nostro orrore è stato comprato, ci nutriamo di immagini che proiettano violenza e guerra, tutto questo ci porta verso due direzioni: o l’assuefazione e l&#8217;annichilimento, oppure si reagisce commettendo gli stessi atti di violenza riflessi nelle immagini che vediamo negli spot.</p>
<p>L’abbrutimento morale del mondo attuale ci rende passivi nei confronti del prossimo. Ancor peggio, nella quotidianità ci fa sembrare normali (e plausibili) le guerre e il male (inteso in senso lato) ai quali assistiamo come spettatori non protagonisti. <strong>&#8220;Vincent deve morire&#8221;</strong> è un film che sa inquietare, insospettire e che diventa cartina di tornasole di una condizione che sembra essersi ormai radicata in quelle quasi inavvertibili piccole violenze quotidiane che si scatenano, improvvise e ingiustificate, a segnare di sangue la nostra quotidianità (<a href="https://www.sentieriselvaggi.it/vincent-deve-morire-di-stephane-castang/">citazione da sito</a>).</p>
<p>Il regista <strong>Stéphan Castang</strong>, giunto al suo primo lungometraggio, mescolando diversi registri stilistici, passando dal <strong>thriller alla commedia nera</strong>, toccando anche il <strong>distopico</strong>, riesce molto bene a trasmettere un senso di ansia e alienazione mettendo lo spettatore di fronte a un grosso interrogativo: <strong>la società digitale è avviata verso un percorso irreversibile, fatto di violenza e paranoia?</strong> Oppure siamo ancora in tempo per porre un freno all’incubo a cui siamo destinati? Forse l’unica salvezza è la fuga.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vincent-deve-morire-recensione/">Vincent deve morire. Stéphan Castang e la violenza post-moderna</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">11875</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La linea del pudore. Giuseppe Scaglione e ciò che va sacrificato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/linea-pudore-scaglione-romanzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Jan 2025 23:02:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bari]]></category>
		<category><![CDATA[ecologia]]></category>
		<category><![CDATA[Malaffare]]></category>
		<category><![CDATA[Noir]]></category>
		<category><![CDATA[Pudore]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=11529</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La linea del pudore&#8221; di Giuseppe Scaglione, Les Flâneurs Edizioni, 2024 &#8220;La linea del pudore&#8221; è quel confine sottile che ognuno di noi sposta a suo piacimento e attraverso cui separa ciò che è lecito da ciò che è illecito. Il pudore è anche qualcosa che ha a che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/linea-pudore-scaglione-romanzo/">La linea del pudore. Giuseppe Scaglione e ciò che va sacrificato</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<h4>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La linea del pudore&#8221; di Giuseppe Scaglione, Les Flâneurs Edizioni, 2024</h4>
<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;La linea del pudore&#8221;</strong> è quel confine sottile che ognuno di noi sposta a suo piacimento e attraverso cui separa ciò che è lecito da ciò che è illecito. Il pudore è anche qualcosa che ha a che fare con il dolore e con il rapporto che instauriamo con esso, infatti tramite il pudore comprendiamo, accettiamo e scontiamo le nostre e le altrui sofferenze.</p>
<p>Certamente, <strong>Giuseppe Scaglione</strong> si riferisce maggiormente alla prima rappresentazione che ho descritto a inizio articolo, ma non distoglie lo sguardo da qualcosa di più profondo, che può rifarsi all&#8217;idea di <strong>&#8220;compromesso&#8221;</strong>, che, quasi sempre, incatena chi lo accetta a una serie di conseguenze irreversibili.</p>
<p>Il romanzo dello scrittore pugliese ci pone davanti a questo scenario, prendendo spunto dal meglio della <strong>letteratura noir</strong>, che però l&#8217;autore rielabora con i mezzi della <strong>&#8220;tradizione meridionale&#8221;</strong>. Le dinamiche sociali e le aporie in esse contenute sono l&#8217;appiglio sicuro, quasi la giustificazione a ogni cosa. Detto in soldoni: il<strong> capro espiatorio</strong> del delitto al centro di questa storia.</p>
<p><strong>&#8220;La linea del pudore&#8221;</strong> è la nuova indagine del commissario <strong>Andrea Lamparelli</strong>, più un sociologo che un uomo di legge, vista la sua abilità nel saper catalogare il torbido, infilandosi tra quelle crepe ben celate dal più gretto provincialismo, che ha come scopo quello di ridicolizzare la gravità di ogni evento capace di far collassare l&#8217;intera struttura sociale.</p>
<p>L&#8217;omicidio di <strong>Loredana Greco</strong>, esponente della <strong>Bari facoltosa ed ecologista</strong>, nonché donna di indubbia bellezza, innesca la bomba ad orologeria. Il primo depistaggio è il movente passionale, che avrebbe il compito di portare <strong>Lamparelli</strong> su un terreno di banalità e di facili allusioni.</p>
<p>Il commissario non ci casca, ma sfrutta l&#8217;occasione per introdursi in un ambiente sostenuto dall&#8217;apparenza e dall&#8217;omertà, tant&#8217;è che il tutore della legge si domanda cosa sia <strong>&#8220;il pudore&#8221;</strong> e se il suo significato cambi <strong>&#8220;a seconda della classe sociale&#8221;</strong>.</p>
<p>E andiamo al secondo aspetto che ho illustrato a inizio articolo, ossia <strong>il pudore come  mezzo di attraversamento del dolore</strong>. Scaglione ci mostra personaggi sofferenti, nonostante la patina di benessere che ognuno di loro ostenta.</p>
<p>Bari è una città di lobby locali che aspirano a uscire dal proprio isolazionismo. Prestigio e fama, più del denaro e del possesso di beni, sono il fine di ogni relazione. In un quadro del genere <strong>&#8220;amicizia e amore&#8221;</strong> sono parole vuote che vengono riempite solo da valori mondani.</p>
<p>Anche un omicidio può essere quindi un <strong>&#8220;male necessario&#8221;</strong> per mantenere determinati equilibri. La domanda però sorge spontanea: chi è il rampollo che si prenderà la briga di mostrare la propria brutalità in un branco di finta raffinatezza?</p>
<p>Scaglione scrive un romanzo di impatto che ci fa scendere nei meandri della <strong>&#8220;zona grigia&#8221;</strong>, luogo in cui il potere si rinnova assoldando persone di diversa estrazione sociale e creando un movimento di<strong> &#8220;liberazione&#8221;</strong> dal pudore. Una lezione che conosciamo, ma che è sempre bene ripassare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/linea-pudore-scaglione-romanzo/">La linea del pudore. Giuseppe Scaglione e ciò che va sacrificato</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">11529</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
