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	<title>TerraRossa edizioni Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;indignata e i &#8220;complessi&#8221; della rivolta</title>
		<link>https://www.borderliber.it/indignata-zeppegno-recensione-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Feb 2025 23:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;indignata&#8221; di Giuliana Zeppegno, TerraRossa Edizioni, 2024 Un romanzo corale di denuncia, ma in cui ogni individuo apporta la sua identità. &#8220;L&#8217;indignata&#8221; è un racconto che si muove sul confine del &#8220;possibile&#8221; e dell&#8217;utopico, non dimenticando anche di evidenziare quella disillusione che sgorga quando la rivoluzione resta solo un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;indignata&#8221; di Giuliana Zeppegno, TerraRossa Edizioni, 2024</h3>
<p>Un romanzo corale di denuncia, ma in cui ogni individuo apporta la sua identità. <strong>&#8220;L&#8217;indignata&#8221;</strong> è un racconto che si muove sul confine del <strong>&#8220;possibile&#8221; e dell&#8217;utopico</strong>, non dimenticando anche di evidenziare quella disillusione che sgorga quando la rivoluzione resta solo un concetto.</p>
<p><strong>Giuliana Zeppegno</strong> ci porta nella <strong>Spagna degli anni 2011-2014</strong>, tra proteste di piazza e movimenti di rivolta che, ancora una volta, avrebbero voluto cambiare il mondo. <strong>Madrid</strong> è la città del <strong>&#8220;volere è potere&#8221;</strong>, del<strong> &#8220;sogno&#8221;</strong> di una società giusta, equilibrata e priva di equilibristi. Nel mezzo ci sta anche l&#8217;istinto di distruzione, alimentato dalla negazione laica di ogni istituzione.</p>
<p>Qui si intrecciano i destini di quattro persone: <strong>Giulia, Andrés, David e Teresa</strong>. Quest&#8217;ultima sparirà nel nulla e <strong>&#8220;istigherà&#8221;</strong> la conseguente ricerca da parte dei suoi amici, che scopriranno qualcosa che va al di là della <strong>&#8220;Tere&#8221;</strong> attivista dura e pura.</p>
<p>Grazie a questo mix, <strong>&#8220;L&#8217;indignata&#8221;</strong> diventa un romanzo a più voci, che sviluppa al suo interno più temi e che è sostenuto da una scrittura solida, <strong>tesa a delineare i caratteri dei personaggi</strong>, nonché la loro idea sulla rivolta e sulla lotta politica. Il desiderio di un cambiamento radicale si scontra con i bisogni indotti dalla società; per quanto ciascuno lotti per il <strong>&#8220;noi&#8221;</strong>, non può fare a meno di sporcarsi le mani con il proprio <strong>&#8220;io&#8221;</strong>.</p>
<p>La ricerca di <strong>Teresa</strong> apre nei protagonisti della vicenda domande legittime sulla sua appartenenza. Detto in soldoni: c&#8217;è differenza tra<strong> &#8220;predicare la rivolta&#8221;</strong> e <strong>&#8220;renderla concreta&#8221;</strong>; diventa quasi superfluo ripetere che l&#8217;utopia è bella fin quando le esigenze non mutano.</p>
<p>Giulia, Andrés, David e Teresa si scontrano con la realtà, raggiungono quella soglia anagrafica che impone scelte e decisioni. <strong>Non riescono più a restare indifferenti ai richiami di quel sistema che essi stessi combattono.</strong> Ogni manifestazione di piazza diventa un momento cruciale in cui ognuno sviluppa nuovi dubbi. Il fuoco della protesta si spegne sempre un po&#8217; di più: <strong>che sia questa la vera indignazione?</strong></p>
<p>Teresa sparisce. I suoi amici pensano o a un gesto estremo o a un omicidio. Qualcosa è successo, ma non è questo il punto intorno al quale ruota il romanzo, sebbene sia la<strong> &#8220;molla della narrazione&#8221;</strong>; l&#8217;intento della narratrice è mostrare quell&#8217;indignazione che proviamo verso noi stessi nel momento in cui ci tradiamo e, automaticamente, ci assolviamo.</p>
<p><strong>Zeppegno</strong> è stata molto attenta nel nascondere tutto ciò nella trama, giocando con l&#8217;illusione e la disillusione, cercando in ciascun personaggio quel <strong>pragmatismo</strong> che addormenta <strong>&#8220;l&#8217;utopia&#8221;</strong> in favore della realtà. Ciò rende queste pagine ricche di significati, tanto da spingerci a profonde riflessioni sul prezzo che bisogna pagare in nome di una <strong>&#8220;libertà consapevole&#8221;</strong>.</p>
<p>Allo stesso modo, nessuno rinnega fino in fondo gli ideali, semplicemente li accorda ai propri desideri, salvando il salvabile, accomodandoli. <strong>Forse questo aumenta ancora di più l&#8217;indignazione che essi provano per loro stessi durante alcuni solitari esami di coscienza?</strong></p>
<p>Forse sì, ma non possiamo dirlo ad altra voce; d&#8217;altronde, questo è un romanzo dedicato al <strong>&#8220;noi&#8221;</strong>.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuto questo articolo </em><a href="https://www.borderliber.it/terrore-garigliano-romanzo/">clicca e leggi anche la recensione di &#8220;A ciascuno il suo terrore&#8221; di Alessandro Garigliano</a></p>
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		<title>A ciascuno il suo terrore. Garigliano e le ossessioni &#8220;fai-da-te&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/terrore-garigliano-romanzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Nov 2024 03:09:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;A ciascuno il suo terrore&#8221; di Alessandro Garigliano, TerraRossa edizioni, 2024 Disamina attenta dei nostri tempi, &#8220;A ciascuno il suo terrore&#8221; di Alessandro Garigliano è il racconto di una delle tante paranoie quotidiane alimentate dai social, dalla sovrapproduzione di informazioni e dell&#8217;innato istinto di sopravvivenza che ci ricorda la nostra [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;A ciascuno il suo terrore&#8221; di Alessandro Garigliano, TerraRossa edizioni, 2024</h3>
<p>Disamina attenta dei nostri tempi, <strong>&#8220;A ciascuno il suo terrore&#8221; </strong>di<strong> Alessandro Garigliano</strong> è il racconto di una delle tante paranoie quotidiane alimentate dai social, dalla sovrapproduzione di informazioni e dell&#8217;innato istinto di sopravvivenza che ci ricorda la nostra comune appartenenza al regno animale.</p>
<p>Il protagonista della storia è un <strong>uomo senza nome</strong> ossessionato dalle <strong>serie Tv</strong> a sfondo tragico e apocalittico, nonché dal cannibalismo. I suoi meccanismi di pensiero e di giudizio vengono alterati da un episodio di cui ha fatto esperienza diretta, ossia un attentato. Accade infatti che si ritrovi in una piazza affollata nel mezzo della quale scoppia un petardo, mentre viene trasmessa una partita di calcio. <strong>L&#8217;esplosione provoca la morte di tre persone, schiacciate dalla calca spaventata, e 1672 feriti.</strong></p>
<p>Logicamente, l&#8217;autore siciliano prende spunto da quanto accaduto realmente a <strong>Torino il 3 giugno 2017, in piazza San Carlo</strong>, durante la trasmissione dell&#8217;incontro tra <strong>Juventus e Real Madrid</strong>. Da allora, il protagonista, salvatosi insieme alla sua fidanzata, elabora nel suo animo la fobia per i luoghi affollati; vede dappertutto il presunto kamikaze che ha lanciato il petardo, ma, soprattutto, non crede assolutamente alla versione ufficiale, ossia che quello <strong>&#8220;sia stato solo il gesto di un imbecille&#8221;</strong>.</p>
<p>In questo mix in cui il protagonista diventa investigatore, in quanto vuole capire le ragioni che hanno spinto quella persona a compiere tale gesto, e l&#8217;immedesimazione, <strong>&#8220;A ciascuno il suo terrore&#8221;</strong> diventa un romanzo in cui fiction e realtà si incontrano e si interrogano a vicenda. Il lettore assisterà alla lenta discesa di quest&#8217;uomo tra vecchi e nuovi terrori, dimostrandoci anche che siamo prima di ogni cosa la somma dei nostri traumi irrisolti.</p>
<p>Garigliano crea un prototipo di <strong>&#8220;uomo qualunque contemporaneo&#8221;</strong> che si lascia influenzare dagli eventi esterni, che si abbandona a quel processo di introiezione costante che la società applica su ognuno e che si completa con il distacco totale dell&#8217;individuo dal <strong>corpo-massa</strong>. Il protagonista del romanzo ha deciso di chiudersi nella propria <strong>comfort zone</strong> fatta di concezioni personali inoppugnabili.</p>
<p>Persino la <strong>Storia recente</strong> è per lui una sequela di eventi che testimonia l&#8217;imminente catastrofe, ma tale <strong>&#8220;disastro&#8221;</strong> non è ben chiaro, bensì è qualcosa che cambia a seconda dell&#8217;umore del protagonista; assomiglia fin troppo alle sue angosce. Infatti, tra le attività preferite di questo ragazzo precario, che alla soglia dei quarant&#8217;anni decide di entrare nel mondo dell&#8217;animazione per bambini, c&#8217;è la ricerca di notizie dettagliate sui principali attentati degli ultimi anni. <strong>Nella sua mente costruisce il collage ideale e nei vari scenari in cui avvengono le stragi, si colloca tanto tra le vittime quanto tra i carnefici.</strong></p>
<p>Insomma, il romanzo di <strong>Garigliano</strong> è una storia che tra tragedia e ironia ci mostra gli effetti della spettacolarizzazione del terrore e del macabro, con tutta quella carica di <strong>&#8220;teatralità&#8221;</strong> che è sembra essere diventata uno strumento pedagogico.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Grave disordine con delitto e fuga di Ezio Sinigaglia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/disordine-delitto-fuga/</link>
		
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		<pubDate>Mon, 02 Sep 2024 04:11:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Grave disordine con delitto e fuga&#8221; di Ezio Sinigaglia, TerraRossa edizioni, 2024 L&#8217;ingegnere De Rossi è equilibrato e razionale; governa le sue aziende con un rigore asburgico. Padrone delle sue emozioni, così come della sua vita che corre spedita senza ostacoli, egli si ammira e si incensa nella sua [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Grave disordine con delitto e fuga&#8221; di Ezio Sinigaglia, TerraRossa edizioni, 2024</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ingegnere <strong>De Rossi</strong> è equilibrato e razionale; governa le sue aziende con un rigore asburgico. Padrone delle sue emozioni, così come della sua vita che corre spedita senza ostacoli, egli si ammira e si incensa nella sua comfort zone.<br /><br />Poi, però, si accorge di <strong>Michelangelo</strong>, detto <strong>Jimmy</strong>, fattorino dalle fattezze delicate e suadenti, portatore di una bellezza che perturba, che manda in confusione. Anche lui è così equilibrato e rigoroso, tanto nelle membra quanto nello spirito. Quasi si stenta a credere che un essere così sia reale, anzi umano.<br /><br /><strong>De Rossi</strong> se ne innamora, vuole possederlo, vuole penetrarlo, ma vuole anche punirlo, in quanto sovvertitore della sua tranquillità, del suo autocontrollo. L&#8217;ingegnere non ha un buon rapporto con il disordine, in lui sviluppa pensieri difficilmente domabili. C&#8217;è bisogno che tutto si compia affinché si spenga il tormento, ma come questo avvenga di certo non possiamo dirlo qui. Quindi, vi auguriamo fin da ora buona lettura.<br /><br />È il perturbamento dei sensi il tema del romanzo di <strong>Sinigaglia</strong>; un potente e ammaliante mix di leggere disquisizioni su come la percezione della bellezza sia in grado di sovvertire le barriere con cui teniamo a bada, ma sarebbe meglio dire <strong>incanaliamo gli istinti</strong>, ci fa approdare ai lidi oscuri della mente. Come già riscontrato nei romanzi dello scrittore di origine milanese, l&#8217;eros, nelle sue svariate forme, smuove l&#8217;esistenza e costringe l&#8217;uomo ad abbandonarsi alle pulsioni più recondite.<br /><br /><strong>Jimmy</strong> sta lì, immobile, non stuzzica, non alimenta. È quel qualcosa che ognuno può descrivere come vuole, a cui ogni persona può attribuire un diverso nome. La sua verità è la &#8220;bellezza&#8221;, un concetto universale che si presta a fantasiose interpretazioni. Chi vuole acciuffare questo prodigioso ragazzo deve mettersi in movimento, chi  ne viene attratto non riesce ad arrestare il suo cammino verso di lui.<br /><br />Impregnato di uno stile Novecentesco, afferente a quel modo di raccontare che non si ferma al &#8220;qui-ora&#8221;, ma che è sempre proiettato verso l&#8217;universalizzazione dell&#8217;esperienza umana, Sinigaglia sembra richiamare tanto <strong>&#8220;La morte a Venezia&#8221;</strong> di Mann, quanto quel concetto di &#8220;erotismo dinamico&#8221; che <strong>Marcel Duchamp</strong> sviluppa nella sua opera <strong>&#8220;La sposa messa a nudo dai suoi scapoli, anche&#8230;&#8221;</strong>. <br /><br />Pagina dopo pagina leggeremo una storia allegorica e ricca di goliardia, all&#8217;insegna dei <strong>&#8220;delitti dell&#8217;eros&#8221;</strong>. <br />Buon divertimento con <strong>&#8220;Grave disordine con delitto e fuga&#8221;.</strong></p>
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		<title>Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/ruol-inventario-foresta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 01:25:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia&#8221; di Michele Ruol, TerraRossa edizioni, 2024 In &#8220;Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia&#8221;, il dolore è una sostanza densa che si ripiega su sé stessa. Non fa più passare la luce, non permette al suono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<h3>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia&#8221; di Michele Ruol, TerraRossa edizioni, 2024</h3>



<p class="wp-block-paragraph">In &#8220;Inventario di quel che resta dopo che la foresta brucia&#8221;, il <strong>dolore</strong> è una sostanza densa che si ripiega su sé stessa. Non fa più passare la luce, non permette al suono di propagarsi, anche il tempo viene annullato. Il dolore è quindi come una stella che collassa; partorisce un buco nero che inghiotte tutto, riconsegnando oggetti e persone a una dimensione in cui esiste l&#8217;immobilità. Persino di sé stessi non vi è più percezione. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Accade così a <strong>Madre e Padre</strong>, i quali hanno perso i loro figli, <strong>Maggiore e Minore</strong>, in un incidente stradale. L&#8217;unica ancora di salvezza, per i due superstiti, è aggrapparsi alle cose che furono, siano essi ricordi, siano essi oggetti che hanno vissuto insieme, nello scorrere del tempo, fino al giorno della tragedia. Poi tutto si è fermato e si è spento. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Man mano che sfogliamo le pagine del romanzo, avvertiamo che nulla più scorre. La realtà è fredda; persino i ricordi sono riportati in una manciata di righe, tanto da sembrare epitaffi. <strong>La morte di una persona cara</strong> tormenta sempre chi rimane in vita, trascinando coloro che restano tra dubbi e angosce; figuriamoci quando questo avviene all&#8217;improvviso, nel mezzo di una tranquillità costruita con privazioni e sacrifici. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Michele Ruol</strong> fa della sofferenza la protagonista di un&#8217;opera costellata da <strong>sperimentazioni di &#8220;senso&#8221;</strong>, in cui persone e oggetti diventano alienati elementi di un mondo piombato, per <strong>Madre e Padre</strong>, nella stasi. Con uno stile minimalista, che ricorda la prima parte dell&#8217;immenso romanzo di <strong>Agota Kristof</strong>, <strong>Trilogia della città di K</strong>., attraversiamo uno scenario dominato dall&#8217;assenza. La voce esterna che racconta tutto con lucidità, senza invadere, ma solo mostrando, ci fa nuotare soli nel dolore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Segreti familiari, aneddoti, tentativi di rinascita, ci fanno seguire con attenzione il &#8220;prima&#8221; e il &#8220;dopo&#8221; di questo incidente mortale. Se è vero che il libro di <strong>Ruol</strong> è &#8220;fisico&#8221;, è anche giusto dire che non è un&#8217;opera in cui a trionfare è la &#8220;morte&#8221;. La vita, con il suo divenire, il suo incessante cammino e le sue eterne mutazioni, si è solo addormentata in un angolo. Ma non è un sonno profondo, bensì a disturbato dalla ricerca di un &#8220;perché&#8221; consolante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infatti, parafrasando <strong>Elias Canetti</strong>, appena finito questo romanzo ho pensato che avrebbe potuto intitolarsi benissimo <strong>&#8220;Inventario delle cose contro la morte&#8221;</strong>. Ma non svelo nulla, perché è giusto che ognuno percorra questa strada in assoluto silenzio, percependo l&#8217;assenza come qualcosa che, paradossalmente, si racconta senza veli.</p>
<p><strong>Ruol</strong> scrive un romanzo che chiede un&#8217;immersione totale tra le parole; a volte potrebbe anche risultare difficile, perché bisogna restare in apnea per coglierne tutti i significati. Poi, però, si risale e anche la morte non fa più paura.</p>
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		<title>L&#8217;estate breve. Enrico Macioci e la fragile adolescenza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/macioci-estate-breve/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Apr 2024 02:27:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;estate breve&#8221; di Enrico Macioci, TerraRossa edizioni, 2024 È un&#8217;adolescenza irrisolta quella del protagonista del romanzo di Enrico Macioci. Troppe le domande lasciate in sospeso, troppi i dubbi che hanno minato il prosieguo della vita. Fin quando lui non decide di tornare tra i luoghi del quartiere in cui [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/macioci-estate-breve/">L&#8217;estate breve. Enrico Macioci e la fragile adolescenza</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;estate breve&#8221; di Enrico Macioci, TerraRossa edizioni, 2024</strong></p>
<p>È un&#8217;adolescenza irrisolta quella del protagonista del romanzo di <strong>Enrico Macioci.</strong> Troppe le domande lasciate in sospeso, troppi i dubbi che hanno minato il prosieguo della vita. Fin quando lui non decide di tornare tra i luoghi del quartiere in cui aveva vissuto&#8230;</p>
<p><strong>La giovinezza esclude la morte da sé</strong> e, pertanto, rende l&#8217;incedere del tempo qualcosa di cui non ci si preoccupa. Nessuna scadenza da rispettare, ogni giorno è un incontro con la nuda vita; ogni momento è buono per fare esperienza del mondo. <strong>Alla fine degli anni Ottanta la vita aveva ritmi diversi, ma le pulsioni erano le stesse di oggi.</strong> Il ragazzo ora diventato adulto mette in fila i ricordi, senza fare distinzione tra ciò che è importante o ciò che non lo è.</p>
<p>Certamente l&#8217;arrivo di <strong>Michele</strong>, un giovane che eccelle in tutto, anche se non vuole, è l&#8217;inizio di una profonda crisi. Il protagonista lo teme, ma allo stesso momento lo adula. In poco tempo, Michele distrugge la cosa più importante per il nostro adolescente: <strong>la passione per il calcio.</strong> È bravo e lo dimostra subito, con ogni mezzo. Di qui inizia l&#8217;umiliazione costante che il narratore di questa storia pratica su se stesso. A ciò si uniscono le delusioni di amore, le ambizioni tradite, anche la morte di un suo amico.</p>
<p><strong>Cos&#8217;è quindi l&#8217;adolescenza?</strong> Un&#8217;illusione che prepara alla vita; la rivelazione in pillole di una raffinata crudeltà che il tempo disvela. Tutto è lì, in quell&#8217;età di passaggio che traveste di immortalità e onnipotenza i nostri sogni. Virili e pronti all&#8217;azione, insuperabili e apparentemente convinti delle nostre capacità, anche quando ci sentiamo impreparati, insicuri, scacciati da ogni ruolo che vogliamo assumere. <strong>L&#8217;adolescenza, anche quando si mostra terribile, non ci pone mai il quesito della fine, della morte, della seriosità.</strong> Persino, l&#8217;errore più grave sembra rimediabile, facilmente estinguibile; nulla impedisce di ricominciare il gioco e di essere più fortunati.</p>
<p>Lo dice bene Macioci in questo romanzo che racconta tutto con la giusta crudeltà, perché bambini e adolescenti sono istintivi e non conoscono la mediazione; loro è il timore e la paura, ma non l&#8217;ipocrita pacatezza o la ragionevolezza che insozza di quieto vivere le giornate solo per premeditare meglio la vendetta.</p>
<p>Quando agli inizi degli anni Novanta il protagonista va via dal quartiere, <strong>tanto la malinconia quanto un senso di salvezza si fanno spazio in lui,</strong> ma l&#8217;ombra di Michele lo perseguita, così come quei dubbi irrisolti che hanno minato il suo cammino e la sua formazione da adulto. Tant&#8217;è che torna in quei luoghi per fare di nuovo a cazzotti con il passato, forse per dirsi che la vita non è una nostra idea ma ciò che ne facciamo.</p>
<p><strong>L&#8217;estate breve</strong> è quindi un romanzo che ripulisce l&#8217;illusione dalla sua parte ingannevole, in favore di quella sola necessità, insita in ogni essere umano, di sognare, di immaginarsi, di proteggersi dalla morte appena essa si fa conoscere come compagna fedele della vita.</p>
<p><strong>&#8220;L&#8217;estate breve&#8221; di Macioci scorre non solo perché di facile lettura, ma perché ci appartiene, perché ognuno di noi ha vissuto quegli stati di grazia e di fallimento che ci hanno reso più o meno adulti.</strong> Questo quindi è un romanzo-chiave su uno degli appuntamenti più importanti della nostra vita: l&#8217;adolescenza con tutta la sua tragica felicità.</p>
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