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	<title>Teologia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Libero arbitrio: un racconto</title>
		<link>https://www.borderliber.it/angoscia-agostino-arbitrio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 May 2024 03:19:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il libero arbitrio suscita angoscia? Racconto e foto di Martino Ciano Mentre giacevo nel deserto del libero arbitrio, gettato nell&#8217;inutile ricerca della causa che innescò la prima e tutte le altre scelte volontarie, mi sono sentito perdente, spogliato del mio ruolo di motore immobile, di creatore e demiurgo, di scenografo della mia esistenza. Balzò all&#8217;occhio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h3>Il libero arbitrio suscita angoscia? Racconto e foto di Martino Ciano</h3>
<p>Mentre giacevo nel deserto del <strong>libero arbitrio</strong>, gettato nell&#8217;inutile ricerca della causa che innescò la prima e tutte le altre scelte volontarie, mi sono sentito perdente, <strong>spogliato del mio ruolo di motore immobile</strong>, di creatore e demiurgo, di scenografo della mia esistenza. Balzò all&#8217;occhio una effige di <strong>Sant&#8217;Agostino</strong>, colui che tolse al male ogni sostanza e consistenza per consegnare tutto nelle mani della comune ignoranza.</p>
<p>Non sapere completamente, anzi sapere niente, nonostante io abbia voluto conoscere del cielo e della terra, dello spirito e della materia. Ecco una sentenza che non accetto, di fronte alla quale mi sdoppio: da una parte se ne va un mio<strong> &#8220;Io&#8221;</strong> disperato e rassegnato, dall&#8217;altra un mio <strong>simulacro</strong> arrabbiato, indemoniato. Ed è quest&#8217;ultimo che più mi sembra ripieno di carne e ossa; ed è lui che non accetta contraddizione, che medita vendetta verso chi non gli dà ragione. L&#8217;altro, invece, è inconsistente, vaporoso.</p>
<p>Nel mezzo resto io, animato da un pezzo di coscienza che riesce ancora a raccontare questo strano triangolo. Mi sento sopraffatto dall&#8217;arrogante me stesso che non vuole rispettare la regola universale della subalternità, secondo cui l&#8217;uomo è solo un infimo ingranaggio dell&#8217;Universo; <strong>può presumere, può illudersi della sua superiorità</strong>, ma a conti fatti è solo libero di contemplare nella sua ignoranza.</p>
<p>Questi fatti, che io coniugo al presente e al passato, <strong>non hanno né tempo né luogo</strong>. Io credo di essere seduto sulla poltrona del mio salotto, di vedere due miei alter ego muoversi per la stanza; credo che uno si stia disperando e che un altro stia bestemmiando. In realtà, <strong>mi suggerisce un altro pezzo di me</strong>, una quarta parte nata dalla scissione tra ragione e menefreghismo, io sono ed ero ancora nello studio privato di <strong>Agostino</strong>, <strong>a Ippona</strong>. Sono stato e sono parte di Lui. Ho partecipato e partecipo sempre alla sua <strong>Angoscia</strong>, sollecitata dalla malattia che lo uccise e che continua a ucciderlo, mentre i <strong>Vandali</strong> assediavano <strong>Ippona</strong>, come ora assediano <strong>Annaba</strong>.</p>
<p>Se così è stato, come credo che sia, <strong>allora ho trapassato gli occhi di Dio.</strong> Ho visto il suo volto e, nonostante tutto, la mia sostanza è rimasta salva. Mai sono morto, mai mi sono reincarnato, mi sono solo conservato in una dimensione neutra, nella quale resistono tutti i concetti, tutte le idee, tutti i ricordi passati, tutte le vite, anche le più insulse, anche quelle che si sono affacciate sulla <strong>Terra</strong> per qualche <strong>nanosecondo</strong>. Quella dimensione che è stata chiamata <strong>&#8220;inconscio collettivo&#8221;</strong> io l&#8217;ho abitata; forse ancora la abito e attendo di ricadere nel tempo e nello spazio.</p>
<p>E forse per questo motivo, quando nacqui, sebbene nelle rispettive discendenze dei miei genitori non vi fossero avi con il nome di <strong>Agostino o Agostina</strong>, io ho ricevuto questo nome. Forse anche il Santo, nel dolore della sua malattia, si sdoppiò in due <strong>&#8220;Io&#8221;</strong> opposti: uno tartassato dal dubbio di aver detto solo sciocchezze, l&#8217;altro convinto di aver combattuto tutte le eresie, di aver scoperto la verità, anche se nessuno sapeva come oggi l&#8217;essenza della parola <strong>verità</strong>.</p>
<p>E ora che una cosa simile sta avvenendo davanti ai miei occhi, mi chiedo: <strong>chi dei miei due &#8220;Io&#8221; incarnerò sulla Terra?</strong> Colui che è pronto a distruggere il Mondo pur di non cedere alla sua posizione di subalternità, o colui che rassegnato contemplerà le cose riconoscendosi ignorante, ammettendo che la verità non può essere conosciuta dagli uomini?</p>
<p><strong>Io non so cosa accadrà.</strong> Ora mi preoccupo solo di togliermi al più presto da questa disputa. Guardo la pistola che ho in mano, saluto i miei simulacri, rivivo per un attimo l&#8217;angoscia di <strong>Sant&#8217;Agostino&#8230;</strong> Conto fino a tre&#8230; Non morirò, ma cadrò nel tempo e nello spazio&#8230; Riconto fino a tre, perché so che continuerò a essere per sempre <strong>Agostino.</strong></p>
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		<title>Itinerario della mente verso Dio: una disquisizione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/itinerario-della-mente-bagnoregio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Dec 2022 16:34:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bagnoregio]]></category>
		<category><![CDATA[Bonaventura]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Itinerario]]></category>
		<category><![CDATA[Medioevo]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Itinerario della mente verso Dio: una disquisizione&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato per L&#8217;Ottavo. Questo contributo non intende entrare in questioni filosofiche che meriterebbero ben altri approfondimenti e che lascio agli addetti ai lavori. Il suo obiettivo è quello di fornire uno spunto di riflessione.  Poiché molte sono le strade ma una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Itinerario della mente verso Dio: una disquisizione&#8221; è un articolo di Martino Ciano <a href="https://www.lottavo.it/2020/02/itinerario-della-mente-una-disquisizione/">già pubblicato per L&#8217;Ottavo.</a> Questo contributo non intende entrare in questioni filosofiche che meriterebbero ben altri approfondimenti e che lascio agli addetti ai lavori. Il suo obiettivo è quello di fornire uno spunto di riflessione. </strong></p>
<p>Poiché molte sono le strade ma una sola è la meta, mi sono messo a ragionare sulla parola <em>Dio</em>, termine abusato e sempre di difficile identificazione. Se noi togliessimo la lettera <em>d </em>resterebbe solo <em>io</em>, ossia, un <em>qui-sono</em> che non fa che ampliare a dismisura il senso di solitudine che alberga in ognuno di noi. Proprio per questo motivo noi ci sentiamo lontani dal Cielo, in quanto vediamo la Terra come un luogo avulso dal resto dell’Universo, un luogo oltre il quale nulla esiste; pertanto, la morte non è un passaggio, ma la fine, la disintegrazione.</p>
<p>A controbattere queste tesi, o meglio, tali convinzioni, ci ha pensato il filosofo Emanuele Severino, che attraverso lunghe disquisizioni, frettolosamente liquidate come fantasiose riletture del pensiero del vetusto <em>Parmenide</em>, ha sottolineato che la <em>morte intesa come ritorno al nulla </em>è uno dei concetti che più ha corrotto la storia e il pensiero dell’Europa, ormai succubi del nichilismo. Anche la teologia-medievale, nonostante il suo amore per il concetto di <em>morte </em>inteso come passaggio da un mondo all’altro, ha solo cercato di mitigare la paura che gli uomini provavano per tale evento, invitandoli a una vita <em>cristianamente degna</em>, ma dimenticando di combattere radicalmente contro l’idea che <em>l’ente può essere creato dal nulla e può ritornare in esso</em>.</p>
<p>Ed ecco che qui si apre un problema davvero difficile da risolvere. Infatti, se noi consideriamo il <em>nulla </em>un <em>ente</em>, allora, dovremmo considerare il <em>nulla </em>un <em>altro</em>, un <em>diverso da me</em>, visto che per <em>nulla</em> noi possiamo intendere solo ciò che <em>mai può essere</em>. Se non compiamo questo passaggio cadiamo in una grossa contraddizione perché attribuiamo al <em>nulla</em> sostanza ed essenza.</p>
<p>Ma se guardiamo al guazzabuglio teologico-metafisico che abbiamo di fronte e che si muove tra le trame contraddittorie di una filosofia la quale, spesso e volentieri, più che interrogarsi sulla sua finalità, preferisce distruggersi in questioni di principio, rendendosi antipatica agli occhi dei più, ci rendiamo conto che alla base della filosofia sta sempre un’intuizione. Ed è per questo motivo che noi ci appelliamo a Bonaventura da Bagnoregio e al suo <em>Itinerario della mente verso Dio, </em>che pone la mente dell’uomo come parte della mente di Dio, in quanto essa è capace di legarsi a quell’eternità nella quale <em>d-io </em>alberga e in cui tutte le cose sono pure e imperiture; d’altronde, non è proprio nei nostri pensieri che avviene la purificazione e la corruzione di tutte le cose?</p>
<p>Ma guardiamo anche a <em>Il libretto della vita dopo la morte </em>di Gustav Fechner, pamphlet del XIX secolo, nel quale l’uomo viene visto in <em>continuità</em>. Infatti, il suo cammino inizia con il concepimento, si sviluppa durante la vita terrena e si concretizza dopo la morte, in un aldilà in cui l’anima abbraccia la totalità e agisce nel Mondo attraverso il pensiero dei vivi.</p>
<p>Dio è quindi unione tra uomo e divinità, tra essenza e forma che non conosce il nulla, giacché del nulla come noi lo intendiamo, ossia, assenza del sé e della sostanza, non v’è traccia.</p>
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		<title>Benedizione di tutte le guerre (Prima parte)</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tgia-del-non-ritorno-benedizione-di-tutte-le-guerre-prima-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jul 2022 02:26:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. Questo testo prende spunto dalla bozza di un libro che avrebbe dovuto essere pubblicato&#8230; Noi abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo: l&#8217;eutanasia della volontà. Nell&#8217;inconoscibilità del bene e del male sopravvive il nostro processo di estinzione. Quando non vediamo le macerie lasciate dalle bombe, quando non sentiamo il grido di dolore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano. Questo testo prende spunto dalla bozza di un libro che avrebbe dovuto essere pubblicato&#8230;</strong></em></p>
<p>Noi abbiamo bisogno di un nuovo umanesimo: <em>l&#8217;eutanasia della volontà</em>.</p>
<p>Nell&#8217;inconoscibilità del bene e del male sopravvive il nostro processo di estinzione. Quando non vediamo le macerie lasciate dalle bombe, quando non sentiamo il grido di dolore dei bambini, quando non percepiamo i morsi della fame, siamo convinti che questo sia il mondo migliore per noi e la nostra volontà edifica opere, riflessioni e felicità. È la nostra cecità davanti alla tragedia mondiale che ci fa uomini senzienti, poi, quando l&#8217;atrocità si palesa e il velo cade, ritorniamo all&#8217;interrogativo che da sempre ci perseguita: cos&#8217;è l&#8217;uomo?</p>
<p>Così volere è solo un&#8217;egoistica manifestazione e ogni nostro comportamento si accorda a un latente senso di colpa: <em>essere felici mentre altrove c&#8217;è la disperazione</em>.</p>
<p>È la volontà che genera la guerra. È la volontà che ispira la <em>Divina distruzione</em> e la <em>Benedizione di tutte le guerre</em>, perché esse sono opere che ci somigliano. E il bene non sa che esiste il male e viceversa, perché essi non possono convivere se non nella contraddizione. Eichmann mandò a morte molti ebrei. Si discolpò dicendo che aveva eseguito gli ordini. Sì appellò all&#8217;Imperativo categorico kantiano. Con queste banalità giustificò il male. Ma banale è anche il bene che si manifesta davanti alle tante catastrofi che <em>banalmente</em> gli uomini innescano. E le nostre giustificazioni sono il fuoco del sapere umano. Il <em>non senso</em> si rivolge a Dio, il colpevole per eccellenza.</p>
<p>Oh fratello che leggi, non è questo un delirio ma un suggerimento. Non sono migliore di te, ma il peggior uomo che sia mai esistito, perché attraverso un&#8217;ammissione di colpevolezza mi assolvo. Nulla posso fare per te e nulla per me. Che disperazione! Vorrei essere un <em>no-vax</em>, un <em>nazi-vegan</em>. Vorrei credere nei complotti, nei microchip sottocutanei, negli Illuminati che combattono per un nuovo ordine mondiale. Ma sono umano, tremendamente umano; credo, dunque che siamo noi il complotto, il cancro, la morte e la distruzione.</p>
<p>Non sarei mai voluto nascere.</p>
<p>Oh fratello mio che leggi, io non credo che ci sia una guerra giusta o una guerra sbagliata. Non credo che ci siano cose buone o cose cattive, ma che noi uomini abbiamo la sfacciataggine di giudicare e di separare le cose dal loro stare insieme. Dimmi, servono a qualcosa tutte le categorie morali che noi abbiamo creato?</p>
<p>Ecco, ti racconto una cosa, anche se non dovrei. Sto guardando in televisione i resti di una città ucraina bombardata dai russi. C&#8217;è un bambino che mangia la neve per dissetarsi. Il cronista commenta <em>Questa è la guerra</em> e io aggiungo <em>Sia benedetta anche questa guerra, perché è opera dell&#8217;uomo</em>. E noi uomini vogliamo questo. Anche se io voglio la pace, tra me e quel bambino c&#8217;è una distanza abissale: io mangio uno yogurt, lui la neve. Io placo la mia fame, lui la sua sete. Io uscirò fuori a fare una passeggiata e mi godrò il sole, lui forse creperà e non saprà mai perché gli hanno tolto la pace e perché lo hanno ridotto così.</p>
<p>Oh fratello mio che ora leggi queste pagine, ho la <em>patente da giornalista</em> e nella prima lezione che ho seguito mi è stato detto che nei miei articoli non avrebbero dovuto esserci troppi aggettivi o avverbi, ma non ho mai rispettato quella regola perché a me è sempre piaciuto colorare le cose a modo mio. E tu sai, fratello mio, che ogni uomo vede il mondo come gli passa per la mente e che sempre a modo suo elabora ogni cosa.</p>
<p>Tanti uomini tanti mondi! Chissà, forse è proprio questo il motivo per cui esistono il bene e il male. È tutta una discussione tra gruppi di persone affini. Ci sono i gruppi che la vedono in un modo e altri che la vedono diversamente, però ogni individuo ha i propri gusti.</p>
<p>Che casino! Non ci stai capendo nulla. Intanto, in televisione raccontano di un bambino ucraino morto in ospedale, e mentre lasciava questo mondo sussurrava <em>Non voglio morire</em>.</p>
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		<title>Questo è il mio sangue: Mercadante e il suo Gesù paradossale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/questo-e-il-mio-sangue-francesco-mercadante-e-il-suo-gesu-paradossale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 May 2022 20:21:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[A&B Editrice]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
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		<category><![CDATA[Gesù]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Questo è il mio sangue&#8221; di Francesco Mercadante, A&#38;B Edizioni Yeshùa si pone in cammino per conoscere la sua umanità, perché solo attraverso questa può andare oltre e portare fuori dalle mura dell&#8217;esperienza mondana la sua parte divina. Se è vero che gli uomini sono &#8220;dei&#8221;, allora la maggior [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Questo è il mio sangue&#8221; di Francesco Mercadante, A&amp;B Edizioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Yeshùa si pone in cammino per conoscere la sua umanità, perché solo attraverso questa può andare oltre e portare fuori dalle mura dell&#8217;esperienza mondana la sua parte divina. Se è vero che gli uomini sono &#8220;dei&#8221;, allora la maggior parte ignora la propria natura spirituale, nonostante le trasfigurazioni che compie, ma che non sa riconoscere e di fronte alle quali non riesce ad esaltarsi in quanto miope.<br /><br />Il Gesù di Mercadante è scandaloso. Non porta la pace, non è sopraffatto dall&#8217;amore. È colui che getta la spada al centro di una arena e lascia che i due contendenti si accapiglino per recuperarla. Così è la sua parola, chi l&#8217;accoglie deve sperimentarla, deve viverla, deve incarnarla, deve combattere contro sé stesso. La parola non si ascolta solo, ma va depositata nel profondo dell&#8217;anima. La parola fa soffrire, richiede un sacrificio totale, non si può vendere o comprare.<br /><br />È un romanzo paradossale, ma soprattutto coraggioso quello di Mercadante, perché non ci pone di fronte a un Gesù di circostanza, taumaturgo, ma che raggiunge la sua divinità attraverso l&#8217;accettazione e il dissolvimento della sua umanità. La sua Missione è un Cammino che dalla Terra porta al Cielo, con l&#8217;obiettivo di unire questi estremi. <br /><br />Il sangue di Yeshùa è prima di tutto il sangue di un uomo che dopo il suo cammino diventa spirito. Non c&#8217;è altro modo se non questo per vedere il Regno, che parte dalla Terra e di lei necessita.<br /><br /><strong>&#8220;Questo è il mio sangue&#8221;</strong> di Francesco Mercadante è un libro che va letto con attenzione e che va interpretato come un &#8220;guardare oltre&#8221; la canonicità della figura di Gesù, maestro prima di tutto del dramma di un&#8217;umanità che ha dimenticato la propria matrice divina.</p>
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		<title>Vieni Signore. Un Cantico del non ritorno</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vieni-signore-un-cantico-del-non-ritorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Apr 2022 04:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Es]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
		<category><![CDATA[Ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[Teologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Martino Ciano Nient’altro che la notte per raccontare ciò che indebitamente si attribuisce alla lucidità delle ore soleggiate. Così, posto tra l’ombra e lo spicchio di stanza illuminato da una abat-jour che richiama un ramo d’acacia, sfido la solitudine nella quale mi sono abbandonato, perché solo in questo esilio mi posso ritrovare. Mi riconosco [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Di Martino Ciano</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nient’altro che la notte per raccontare ciò che indebitamente si attribuisce alla lucidità delle ore soleggiate. Così, posto tra l’ombra e lo spicchio di stanza illuminato da una abat-jour che richiama un ramo d’acacia, sfido la solitudine nella quale mi sono abbandonato, perché solo in questo esilio mi posso ritrovare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi riconosco pellegrino ma rivolgo a me la preghiera di non essere troppo crudele con la mia anima ormai preda del suo oblio, ovvero dell’<em>Es</em> che non mira lo sguardo a Est, a levante, ma a ponente, laddove tutto è concesso purché non si ceda al canto della pazzia. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, folle è la lingua che io voglio parlare, deleterie le parole che mi sento di pronunciare, giacché di morte, e di suicidio, e di annullamento, e di dolore, e di stupro, e di violenza, e di sangue, e di accidia, e di maldicenza, io voglio discutere, giacché altro la notte non mi ispira, perché, in fondo, la notte è un ponte tra ciò che si imita, ossia il quieto vivere, e ciò che si cela, ovvero la malvagità; e più che mai, quando l’oscurità avvolge il mondo, noi sentiamo che possiamo fare a meno della menzogna, che possiamo svestirci, che non abbiamo più bisogno di uno specchio, che possiamo nasconderci sotto le coperte se abbiamo timore dei nostri pensieri, che possiamo sognare a occhi aperti proiettando tutto sul soffitto bianco, che possiamo scrivere e lasciare che il tratto d’inchiostro sia libero, dolce, rilassato come un omicidio premeditato in ogni dettaglio, che possiamo dire ciò che vogliamo o, meglio ancora, farneticare senza temere di andare in manicomio; che possiamo masturbarci in solitudine, che ogni cosa faremo o penseremo sarà spazzato via dal sonno. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E quando ci sveglieremo, a causa di un incubo o per gli strilli della sveglia, noi avremo dimenticato e saremo pronti per iniziare, di nuovo, ad amare nella pienezza della luce solare, e a mentire, e a tradire, e a voler stare in pace tra gli altri, e a essere indifferenti, e a meditare sulla nostra fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Beate siano le ore diurne, dunque, che frenano il nostro sentire! </p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ma anche questa è vanità</em> – grida adesso il mentore che sta nella mia mente – <em>perché nessuno può bussare di notte ed entrar di giorno nelle stanze della percezione.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">È questo, allora, il momento di dire?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad alcuni uomini, ossia ai miei demoni, ho spiegato che per me la filosofia è <em>annunciare proposizioni intuite che in seguito qualcuno interpreterà e chiarirà</em>, e per quanto tale annuncio sia apparso loro strambo, io l’ho trovato sublime, perché sublimare vuol dire falsificare i propri istinti primari ma non la verità che portano in groppa. Infatti, da subito ho detto loro che da tempo mi sono convinto che solo un colpo di pistola in testa può salvare l’uomo dagli equivoci della morale, dell’etica, dell’estetica, della Buona Novella, dell’educazione, del pudore, dell’ottimismo, del progresso, della sessualità pro-vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto nelle erranti filosofie che hanno calmato o eccitato l’umanità ci sia sempre un fine progressista o evolutivo del sé e della coscienza, tutto è rimasto un solipsismo mal interpretato. Ogni tesi ha necessitato di altrettante tesi che hanno contraddetto e riedificato ciò che originariamente era stato pronunciato. Così, nulla è rimasto se non il nome; io, almeno questa notte, non sarò solo un nome. E alzandomi dal letto, e guardando la luna, e solo contemplando la bava di luce che cola sul davanzale, trovo la mia ragione: <em>un giorno è una vita</em>, ossia tutto è ripetizione, e ciò che si ripete si falsifica, e ciò che si falsifica è verità conclamata, quindi opinione gloriosa, pertanto <em>doxa</em>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Vieni Signore, è tempo di morire e di risorgere. <br>Vieni Signore, ché inutili sono state le tue parole.<br>Vieni Signore, ché sei arrabbiato con te stesso per aver fatto l&#8217;Uomo che da uovo di donna nasce e che poi altre uova andrà a fecondare.<br>Vieni Signore, che si muore nella gioia, nella speranza e nella gloria dell&#8217;eterna salvezza. Siamo innocenti anche quando stringiamo tra le mani un coltello dalla lama insanguinata.<br>Vieni Signore, mostraci il nulla&#8230; Il nulla, la tua gabbia, il tuo cannocchiale, la tua arma di distruzione di massa.<br>Vieni Signore, non abbiamo bisogno di te. Anche coloro che ti pregano non hanno bisogno di te&#8230; li vedi che poi fuggono, i tuoi figli, davanti al dolore che infliggi, alle prove che imponi, alla pietà che mascheri di ipocrisia. <br>Vieni Signore, che tu dicesti <em>Abbiamo tutti i segni</em>, ma di quali segni parli se ancora analfabeti ci aggiriamo in un mondo di specchi, di ombre, di allucinazioni?<br>Vieni Signore, tuo Figlio si è spento, ancora muore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vieni Signore, anche se è troppo tardi!</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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