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	<title>Tendenza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Violenza inoltrata molte volte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Dec 2022 01:13:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Violenza inoltrata molte volte&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Eva davanti alle macerie&#8221; immagine creata dall&#8217;autore con l&#8217;intelligenza artificiale La chiamano violenza da asporto, come il cibo. Corre veloce su Whatsapp, sui social, ovunque ci sia un pubblico famelico pronto a guardare, a indignarsi e a inoltrare fotografie e video cruenti. Una [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Violenza inoltrata molte volte&#8221; è un articolo </strong><strong>di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Eva davanti alle macerie&#8221; immagine creata dall&#8217;autore con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>La chiamano <em>violenza da asporto</em>, come il cibo. Corre veloce su Whatsapp, sui social, ovunque ci sia un pubblico famelico pronto a guardare, a indignarsi e a inoltrare fotografie e video cruenti. Una testimonianza visiva che viene gustata nei minimi dettagli, come una pietanza. Finita la masticazione, prendiamo le distanze da quanto ingurgitato visivamente ed esclamiamo <em>ma in che razza di mondo viviamo</em>. Un atto violento, diseducativo ed educativo allo stesso momento; un fatto reale in cui l&#8217;umana bestialità finalmente si mostra senza pudore&#8230; e la curiosità non c&#8217;entra nulla. In alcune occasioni la <em>violenza-mostrata</em> ha fini propagandistici, qualche politico la usa per incutere timore verso un nuovo pericolo, per creare il nemico quotidiano. Una cosa è certa: <em>la violenza piace</em>, spesso ci riconcilia con istinti arcaici. Non c&#8217;è niente di meglio di una disgrazia ben raccontata, di un fatto di cronaca nera, di una <em>fanta-inchiesta</em> a base di sangue, sesso e soldi, per richiamare l&#8217;attenzione. E se c&#8217;è il lieto fine? Qualcuno ci rimane male, perché sparisce il clamore dell&#8217;indignazione.</p>
<h3>Violenza inoltrata: diritto di cronaca?</h3>
<p>Diciamo che ogni scusa è buona. La spettacolarizzazione del sangue e dell&#8217;animalità è l&#8217;aspetto gaio di ogni vicenda. Il <em>medium </em>della violenza è qualcosa di inspiegabile a parole, ma che attrae. Leggevo in un libro che <em>caduti i tabù sessuali, la violenza verrà da sé, sarà una nuova forma di pornografia, giacché già l&#8217;atto sessuale oggetto della pornografia ingloba in sé violenza e prevaricazione</em><em>. </em>Nulla a che vedere con l&#8217;erotismo, sia ben chiaro; l&#8217;erotismo è infatti un&#8217;arte. La violenza è anche linguaggio e quando questo viene utilizzato per imporre qualcosa, ecco che la presunta verità pronunciata è un&#8217;imposizione, tant&#8217;è che ormai abbiamo opinion leader che possono essere definiti dei <em>prevaricatori con un ampio seguito di prevaricati</em>. Il problema però è proprio questo, quante persone subiscono e amano replicare la violenza verbale, quasi questa fosse un&#8217;arte?</p>
<h3>Tecnica di sopravvivenza?</h3>
<p>Purtroppo non è arte, ma una tecnica di sopravvivenza per sfuggire al quotidiano e alla paura di essere scartati dalla giostra del pensiero debole e divagante. <em>I leoni da tastiera, </em><em>i picchiatori del sabato sera</em>, <em>i giovani che regolano i conti su appuntamento</em>, pubblicizzandoli come eventi sui social, sono attori di atti di prevaricazione alimentati da una solitudine generalizzata, imposta, nevroticamente accentuata dal costante isolamento dalla realtà. Ciò che non piace istiga reazioni estreme, pertanto il responso è solo uno: <em>il mondo in cui viviamo non piace.</em> Tutto ciò viene inoltrato in gruppi social che danno vita a una <em>iconofilia</em>, amore per le immagini, che ha devastanti conseguenze sul linguaggio e sull&#8217;elaborazione delle emozioni. <em>La violenza è idolatrata e chi parla e agisce in modo violento attira</em>. <em>L&#8217;uomo forte</em> è colui che sa costruire intorno a sé un&#8217;aurea prevaricatrice. Un altro problema è che oggi la diffusione dei social permette a tutti di mostrarsi <em>prevaricatori e forti</em>.</p>
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		<title>Ti presento Harry. Una persona speciale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/harry-evoluzionista/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 Dec 2022 01:48:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Gucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Francesca Evoluzionista Harry Edward Styles è il mitico ragazzo conosciuto in tutto il mondo come Harry Styles. Amante della musica, sin dalla sua adolescenza inizia a far musica con la sua primissima band insieme ad altri suoi compagni di scuola, i “White Eskimo”. La sua passione per la musica non finisce, anche mentre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Francesca Evoluzionista</strong></em></p>
<p>Harry Edward Styles è il mitico ragazzo conosciuto in tutto il mondo come Harry Styles. Amante della musica, sin dalla sua adolescenza inizia a far musica con la sua primissima band insieme ad altri suoi compagni di scuola, i “White Eskimo”. La sua passione per la musica non finisce, anche mentre inizia a lavorare part-time, in una panetteria, nel suo paesino Holmes Chapel.</p>
<p>Ed è per questo che, all’età di sedici anni, si presenta ai provini di Xfactor Uk. Da lì la sua scalata verso il successo diventa inarrestabile, per lui ed altri quattro ragazzi. Insieme a Louis, Liam, Niall e Zayn, fa parte della band più grande degli ultimi tempi, i “One Direction”.</p>
<p>Nel 2016, la band entra in una pausa molto duratura, ed ognuno dei ragazzi intraprende la carriera da solista. Nel 2017, Harry ritorna con il suo primo singolo da solista, il brano è “Sing of the times”. Da subito, questo brano si aggiudica i migliori premi della musica internazionale, ed il successo di Harry da solista, insieme al suo primo album, intitolato “Harry Styles”, decolla nelle classifiche di tutto il mondo.</p>
<p>Quest’album, quindi, apre le porte anche al primo tour da solista per Harry. Il palco di Harry, insieme alla sua musica, fa tappa anche in Italia.</p>
<p>Esce poi nel 2019, il suo secondo album intitolato “Fine Line”. I testi delle canzoni di quest’ultimo album sono bellissimi. La canzone che più piace ai suoi fans risulta essere Fine Line, da cui prende il titolo il nome dell’album. Harry, in questa canzone, canta un amore complicato: un amore bellissimo e dolcissimo, ma che inevitabilmente è destinato a finire. Il videoclip di questo brano è così travolgente e delicato allo stesso tempo, <em>e tu…quindi, puoi solo continuare ad amare</em>.</p>
<p>Da quest’album, ne esce anche un’altra canzone, dal titolo “Golden”. Il videoclip è girato interamente sulla costiera amalfitana. Harry qui ci mostra allegria e spensieratezza. Il 2022 è il turno dell’album “Harry’s House”, ed Harry va nuovamente in cima a tutte le classifiche. L’amore che i fans hanno per lui gli fa conquistare ancora una volta tutti i più immaginabili premi della musica internazionale.</p>
<p>Con quest’ultimo album inizia un nuovo e lunghissimo tour, che è tutt’ora in corso. Diversi paesi, diverse tappe portano Harry in giro per il mondo, insieme alla sua musica. Ad ogni suo concerto si crea un ambiente bellissimo, è come essere a casa, e questo lui lo precisa ogni volta. Harry vuole che ogni fans, durante tutto lo spettacolo, si senta a casa, libero da ogni pensiero e libero di amare chi vuole.</p>
<p>Harry interagisce con i fans, indovina i loro nomi, cerca di leggere ogni cartellone che preparano per lui, e se quel giorno è anche il compleanno di qualcuno, puoi starne certo, che gli canterà anche una canzone di buon compleanno. Questo tour ultimamente ha toccato già per quindici volte consecutive la tappa del Madsion Square Garden di New York, record assoluto per Harry! Ma la carriera di Harry, da qualche anno, si è interfacciata anche con il mondo del cinema, quindi lui è anche un attore.</p>
<p>Ha preso parte, infatti, al film Dunkirk (2017), ha preso recitato in una piccola scena del film Eternals (2021). Inoltre, è stato protagonista dei due ultimi recenti film Don’t Worry Darling (2022) e My Policeman (2022), il primo di questi ultimi due l’ha portato alla mostra del cinema di Venezia del 2022.</p>
<p>Harry è un ragazzo molto influente nel mondo della moda. Il suo look, sempre diverso ogni volta che sale sul palco, crea tendenza. Passando dai colori più vivaci a quelli più tenui, passando da molteplici fantasie, e passando anche da abiti pieni di paillettes, egli sorprende e incanta tutti! Recentemente la casa di moda Gucci, ha lanciato anche una nuova collezione, con la collaborazione di Harry, e l’ormai ex direttore creativo del marchio, Alessandro Michele. Il nome di questa collezione è <em>Gucci HA HA HA</em>!</p>
<p>Questo ragazzo, pieno di sorrisi, ama tanto anche il nostro paese, ed ogni volta che può torna sempre qui, perché, da qualche anno, Harry ha acquistato una bellissima villa. Pertanto, ascoltare le sue canzoni e seguirlo è un’emozione unica!</p>
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		<title>La signora Harris va a Parigi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-signora-harris-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2022 00:09:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Abiti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Antonio Maria Porretti Quando l&#8217;air du temps spira con troppa insistenza in direzione di enigmi, allarmi, rompicapi sui giorni a venire, niente di meglio allora che offrirsi il ristoro di una coccola cinematografica. Tipo una commedia dal bouquet secco e vellutato di uno champagne grande cuvée; con un titolo che è già promessa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><em><strong>Articolo di Antonio Maria Porretti</strong></em></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Quando l&#8217;<em>air du temps</em> spira con troppa insistenza in direzione di enigmi, allarmi, rompicapi sui giorni a venire, niente di meglio allora che offrirsi il ristoro di una coccola cinematografica. Tipo una commedia dal <em>bouquet</em> secco e vellutato di uno <em>champagne grande cuvée</em>; con un titolo che è già promessa di briosità esilaranti: &#8220;La signora Harris va a Parigi&#8221;, appunto.</div>
<div dir="auto">Una commedia dai toni fiabeschi, che cela molto di più di quanto non lasci pensare. Va detto &#8211; e rimarcato &#8211; che le commedie anglosassoni hanno l&#8217;incomparabile pregio di offrire dialoghi sempre arguti, di ritrarre personaggi credibili anche nelle situazioni più surreali, senza mai ridurli a macchiette e maschere di una comicità greve, che infarciscono invece tante pellicole analoghe di casa nostra. Del resto loro, gli inglesi, hanno pur sempre Shakespeare come loro somma divinità drammaturgica&#8230; vorrà dire qualcosa. Ma questo è un discorso che indurrebbe a troppe divagazioni nelle quali non intendo inoltrarmi oltre.</div>
<div dir="auto"><em>Chi è dunque questa Signora Harris?</em></div>
<div dir="auto">Non è famosa, né ricca, né bella; ha oltrepassato da un bel po&#8217; la stagione della propria giovinezza; è una vedova di guerra e per arrivare alla fine del mese lavora come domestica a ore nelle case di famiglie facoltose. Il tutto, in una Londra nell&#8217;immediato secondo dopoguerra, con molte ferite ancora aperte. Ma è proprio <em>hic et nunc</em> che avviene l&#8217;incontro fatale. Poiché &#8211; come ho detto &#8211; ci aggiorniamo nei territori delle fiabe, verrebbe subito da pensare a qualche principe azzurro, sia pure sotto mentite spoglie. <em>Nossignore</em>. Perché la signora Harris crede ai sogni non alle favole. Crede nella tenacia e nella forza per realizzarli, sbaragliando ogni ostacolo. Il che non è poco: una bella iniezione di fiducia per chiunque le stia intorno; e anche per gli spettatori.  E nel suo caso a cambiarle la vita, o meglio, a mutarne la percezione, è un abito. Un modello di <em>Haute Couture</em> su cui s&#8217;imbatte in una delle sontuose dimore dove lavora. Una creazione esclusiva uscita dall&#8217;atelier di Dior, vale a dire il più celebre e celebrato sarto di quegli anni (stilista non usava all&#8217;epoca). Da quel momento decide e determina che anche lei dovrà averne uno. E non si fermerà davanti a nulla: andare a cinema per credere.</div>
<div dir="auto">Ora, detta così in malo modo, potrebbe far pensare a una commediola inneggiante allo shopping più sfrenato e scriteriato. Ma non è così. La valenza simbolica di quell&#8217;abito è ben più alta; è il riconoscimento di un diritto a una dignità maggiore del proprio io: <em>concedersi pure una stravaganza affinché la propria vita possa guadagnarne in termini di autostima e consapevolezza del proprio valore</em>. Lo so, sono parole che suonano come ritornelli inflazionati all&#8217;ascolto, però è così. Se non siamo noi, per primi in noi, nessuno lo farà al posto nostro. Quell&#8217;abito è un mezzo, non un fine. È il modo in cui la signora Harris riconosce e si specchia nella sua esclusività. E qualche lacrimuccia, questo incontro con la parte più bella di se stessa, ne suscita. D&#8217;accordo io non faccio testo, avendo la commozione sempre in tasca cinematograficamente parlando, ma da sempre le fiabe servono a farci riflettere su chi siamo e cosa vogliamo davvero dalla vita.</div>
<div dir="auto"><em>Cosa siamo disposti a fare realmente per ottenerlo, quante prove siamo disposti ad affrontare?</em></div>
<div dir="auto">C&#8217;è molta più sostanza che apparenza in questa pellicola di Anthony Fabian: un mix ben calibrato fra Cenerentola e Mary Poppins, con un parterre di attori molto, molto, molto <em>blasés</em>. A cominciare da Lesley Manville che dà anima, corpo e voce a una Ada Harris che tutti vorremmo incontrare almeno una volta. Comprimari di extra lusso sono Isabelle Huppert negli impeccabili e algidi panni di direttrice della Maison Dior , Lambert Wilson, Alba Baptista, Lucas Bravo, Ellen Thomas e Jason Isaacs. Tutti coinvolti a vario titolo nella conquista di un abito prezioso non per il valore di mercato, ma perché veste di un&#8217;anima.</div>
<div dir="auto">Ultima notazione per gli eventuali spettatori appassionati di moda. Poiché ce n&#8217;è tanta, non abbiate fretta di uscire dalla sala quando partiranno i titoli di coda.</div>
<div dir="auto">Vi perdereste la chicca di veder apparire sullo sfondo nero dei figurini di Dior tracciati con matita bianca.</div>
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		<title>La moda. Georg Simmel e l&#8217;attualità del &#8220;non essere&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-moda-di-georg-simmel/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 02:39:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Fast Fashion]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina: &#8220;La moda&#8221; di Gerog Simmel, edizione SE La moda è una forma sociale di ammirevole vitalità (&#8230;) Fornisce all&#8217;uomo uno schema con cui provare in modo inconfutabile, il suo legame con la collettività, in cambio egli ottiene il potere di concentrare la libertà concessa dalla vita nella sua [&#8230;]</p>
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<p><strong>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina: &#8220;La moda&#8221; di Gerog Simmel, edizione SE</strong></p>
<p><strong>La moda</strong> è una forma sociale di ammirevole vitalità (&#8230;) Fornisce all&#8217;uomo uno schema con cui provare in modo inconfutabile, il suo legame con la collettività, in cambio egli ottiene il potere di concentrare la libertà concessa dalla vita nella sua interiorità e in ciò che per lui è essenziale.Era il 1911, quando Georg Simmel pubblicò questo suo breve saggio dedicato alla moda, la cui valenza e caratura si rivelano inversamente proporzionali all&#8217;esiguità delle pagine che lo compongono: sessanta per l&#8217;esattezza, a cui se ne aggiungono altre diciotto, comprensive di un articolo di Lukacs, più una nota dell&#8217;ottimo curatore Luciano Perucchi.</p>
</div>
<div dir="auto">
<p>E non occorre essere particolarmente ferrati sulla materia, né tanto meno addetti ai lavori, studiosi o analisti del settore per lasciarsi attrarre da questo libricino, ammirandone la limpidezza dei concetti esposti. Infatti, l&#8217;indagine di Simmel si concentra sul carattere dinamico, transitorio e fugace da sempre connaturato all&#8217;idea stessa di moda che, in quanto fenomeno sociale, ci coinvolge e riguarda tutti; vuoi per consenso e approvazione, vuoi per rifiuto e disapprovazione, sottraendosi a ogni tentativo di proporne una definizione da voce enciclopedica.</p>
<p>Credo sia proprio in virtù di un tale approccio, se più volte si ha l&#8217;impressione di leggere qualcosa di estremamente attuale. Con una brillante intuizione che lo sbalza anni luce avanti a eminenti e successivi studiosi e analisti del campo, Simmel individua nel bisogno di auto-affermazione dell&#8217;individuo, insieme a quello di riconoscimento e appartenenza a un determinato milieu sociale e culturale, i due impulsi primari che generano ogni fenomeno e manifestazione di Moda. Nessuna presa di posizione pregiudicante, solo una chiara e suggestiva esposizione dei fatti di quanto, in ogni epoca, il dilemma tra essere e apparire abbia sempre favorito il successo di un certo stile.</p>
<p>Spesso è proprio un senso di timidezza, un sottile pudore di tradire con la particolarità di un aspetto una peculiarità della propria natura intima, che determina il rifugiarsi di alcune nature nella maschera livellante della moda.</p>
<p>Sembra quasi alludere a certe personalità irrisolte di oggi. Si noti, dunque, come già agli albori del 900, si potesse parlare di riproducibilità su vasta scala della moda, dando un&#8217;ingannevole sensazione di democrazia, preconizzando addirittura un fenomeno tipicamente contemporaneo come quello del Fast Fashion, moda cotta e mangiata, rapidamente consumata, nonché a portata di ogni tasca. Del demandare a persone di maggiore spirito e coraggio (e quasi sempre più danarose), il ruolo di Autorità dello stile, meglio note come Influencer</p>
<p>E poiché Simmel rimane essenzialmente un filosofo, ogni tanto butta lì anche qualche riflessione di ordine esistenziale: la moda è contemporaneamente essere e non essere, si trova sempre sullo spartiacque fra passato e futuro. Un equilibrio perennemente in bilico su cui si muove anche la nostra vita.</p>
</div>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-moda-di-georg-simmel/">La moda. Georg Simmel e l&#8217;attualità del &#8220;non essere&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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