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	<title>Tempo Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Tempo sospeso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Jan 2026 10:09:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tempo sospeso&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Dedicò al tempo sospeso la sua vita, quasi non volesse concedere a sé stesso tregua alcuna. Certe volte né dormiva né mangiava, preferiva abbandonarsi ai ricordi tristi e felici con una sigaretta tra le labbra e con lo sguardo acquoso. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tempo sospeso&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p dir="ltr">Dedicò al tempo sospeso la sua vita, quasi non volesse concedere a sé stesso tregua alcuna. Certe volte né dormiva né mangiava, preferiva abbandonarsi ai ricordi tristi e felici con una sigaretta tra le labbra e con lo sguardo acquoso. Avrebbe persino aperto la finestra del salotto, avrebbe spiccato il volo per lasciarsi sfracellare al suolo e provare sulla propria pelle la morte e poi risvegliarsi.</p>
<p dir="ltr">Narrava alla sua memoria una storia immaginata, mai vissuta, creata con pezzi di quotidianità intravista da dietro una finestra.  Gli procurava terrore la pioggia. Mai il tuono né il lampo, solo gli scrosci cadenti dal cielo lo mettevano in ansia. Pensava di annegare, di soccombere sotto l&#8217;acqua. Considerare la morte come rifugio gli faceva bene, gli dava un po&#8217; di adrenalina.</p>
<p dir="ltr">Quando pensava all&#8217;amore, il tempo sospeso si faceva vivido, non più finzione. Si cristallizzava davanti ai suoi occhi. Lui ansimava, comparivano le brutte storie, i personaggi delle sue disavventure, le compagne perse lungo il tragitto, quelle tradite e quelle che ancora malediva per il solo fatto di aver incrociato il suo sguardo. Si sentiva stanco, privato, impotente. Se ne stava lì, per ore, nell&#8217;amor che nulla ha amato ma che non si accontentava di essere perdonato.</p>
<p dir="ltr">Scrisse un giorno: &#8220;Muoio ogni tanto, d&#8217;amore e per inganno. Mi rendo docile e indifferente, mi stringo le mani intorno al collo, tentenno, non perdo il respiro. Nei prati inviolati, tra la melma, i pozzi abbandonati, aridi e spalancati, si nasconde il tempo sospeso. Monumento, la mia memoria che non si schioda da un tronco di noce. Mi coglie la malinconia, impreparato, lame di coltelli tra i papaveri, rollio di erba per i miei dolori&#8221;.</p>
<p dir="ltr">Non parve a lui né una poesia né una dichiarazione, solo parole senza nessun rigore. Si lasciava andare alla noia, annusava la sua decomposizione. La pelle screpolata sulle mani e un sapore agrodolce nella bocca.  Così, come se penzolasse da una una corda, avvertiva il tempo sospeso. La morte nell&#8217;atto di nascere: la madre a gambe spalancate, la sua testa che sbuca dalla vagina dilatata, il pianto che sopraggiunge al primo respiro, il distacco che prende il sopravvento&#8230; poi sarà, giorno dopo giorno, un susseguirsi di vita e morte.</p>
<p dir="ltr">E di questi misteri, nel tempo sospeso, lui si infarciva fino a esplodere. L&#8217;evento naturale di una catastrofe che la sua mente costruiva mentre lui restava lì, disteso sul letto, con le braccia spalancate, lo sguardo fisso sul soffitto. Metteva fine al tempo sospeso sorridendo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Sa di futuro anche ieri</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sa-di-futuro-anche-ieri-articolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 09 Jan 2026 12:15:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sa di futuro anche ieri&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Tanto più ci proiettiamo verso il futuro, tanto più ricompare il passato. Passo dopo passo si manifestano le paure che credevamo ormai superate. Ci mettiamo alla prova, giorno per giorno: a volte ci assolviamo e altre [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/sa-di-futuro-anche-ieri-articolo/">Sa di futuro anche ieri</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Sa di futuro anche ieri&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Tanto più ci proiettiamo verso il futuro, tanto più ricompare il passato. Passo dopo passo si manifestano le paure che credevamo ormai superate. Ci mettiamo alla prova, giorno per giorno: a volte ci assolviamo e altre ci condanniamo. Sarebbe utile non tormentarsi troppo, non stuzzicare la salute della mente e del corpo, ma ci piace cadere nel sonno, prede di un soporifero silenzio.</p>
<p>Sa di futuro anche ieri, ché in quel giorno abbiamo promesso che oggi non saremmo stati più gli stessi. Tutto si è purtroppo interrotto velocemente: nessuno cambia perché guidato dalla volontà, ma solo quando inconsciamente alziamo il nostro cuore come un passaggio a livello. Com’è uguale l’acqua di questo fiume che scorre, anche se non è mai uguale a sé stessa, pure se nella stessa non ci si bagnerà due volte. Ma oggi è così apparentemente simile a ieri che persino il domani si convince d’essere qualcosa di immobile.</p>
<p>«Per chi esiste il tempo?», ci siamo domandati ogni qualvolta ci è sfuggito di mano il senso delle cose. E sa di futuro anche ieri, ché in quel giorno noi abbiamo sperato che oggi sia diverso, come se ieri, proprio ieri, sempre quel maledetto ieri, fosse qualcosa di inutile da vivere e da ricordare. Nulla si è mosso, invece, ogni cosa è rimasta uguale: la gioia di uno sguardo, la smorfia di un malanno. Allora poetare, filosofare, deglutire come vomitare hanno sempre lo stesso significato. Nulla di nuovo apportano, se non la rabbia di essere i rami fragili dell&#8217;umanità.</p>
<p>«A chi appartiene l’idea di essere unici e speciali?», ci siamo chiesti nei giorni in cui non abbiamo trovato più le parole adatte per spiegare il nostro mutismo davanti ai fatti che ci travolgono. E sa di futuro anche ieri, giacché nessuno scopre niente di nuovo, ma solo si accomoda alla mensa della disillusione. E per quanto negativo sia il dolore, esso tormenta gli animi che sanno farselo amico, nascondendolo tra le gioie quotidiane, camuffandolo tra i baci. Così scorre ancora la vita sulla Terra, alimentando il coro dei mille “perché” senza risposta.</p>
<p>E sa di futuro anche ieri, ché si scopre quotidianamente il prezzo della morte. Pagare dazio per la propria scomparsa appare assurdo e illogico, ma così è, perché di nessuno che oggi si danna per respirare si avrà domani un ricordo. E, pregando che tutto ciò avvenga il più tardi possibile, ci si domanda: «A chi apparteniamo?». E ieri come oggi il cielo tace.</p>
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		<title>Marcello Buttazzo: &#8220;Le parole, la poesia e la vita&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/marcello-buttazzo-intervista-gagliardi-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Sep 2025 21:23:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra Filomena Gagliardi ha intervistato il poeta Marcello Buttazzo. In copertina una foto di Buttazzo Care lettrici e cari lettori: mettevi comodi, prendetevi qualcosa da bere, disattivate le notifiche o ignoratele per un po&#8217;, e immergetevi in questa intervista a tutto tondo che ho proposto a Marcello Buttazzo, un gentiluomo di altri tempi, un [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La nostra Filomena Gagliardi ha intervistato il poeta Marcello Buttazzo. In copertina una foto di Buttazzo</strong></p>
<p>Care lettrici e cari lettori: mettevi comodi, prendetevi qualcosa da bere, disattivate le notifiche o ignoratele per un po&#8217;, e immergetevi in questa intervista a tutto tondo che ho proposto a Marcello Buttazzo, un gentiluomo di altri tempi, un raffinato poeta, ma soprattutto un caro amico con cui ho intessuto un’interazione che, seppur a distanza, sento come vera ed autentica. Come leggerete, la storia del Nostro si intreccia con quella delle Marche, la regione dove vivo con grande passione e radicamento.</p>
<p><strong>Marcello Buttazzo, inizio ad intervistarti in relazione alla poesia, attività in virtù della quale ti ho conosciuto tramite Border Liber. Da quanto tempo scrivi versi?</strong></p>
<p>Ho cominciato a scrivere versi in maniera organica solo agli inizi del nuovo millennio (2000). Ho avuto fin da piccolo un rapporto intimo con la lettura. Negli anni dell’università romana (ho studiato Biologia con indirizzo popolazionistico alla “Sapienza” di Roma, senza peraltro riuscire a terminare gli studi) leggevo molta poesia. È necessario più che mai abbeverarsi alla sorgente d’acqua fresca dei poeti e degli scrittori. È importante entrare in contatto con gli altri universi, con i mondi evocati da tanti autori e tante autrici. Per quanto mi riguarda, soprattutto la lettura è stata il mio mestiere di vivere d’elezione. Sul finire del secolo scorso vergavo piccoli pensieri. Solo agli albori del terzo millennio ho iniziato a redigere versi in modo più strutturale.</p>
<p><strong>Grazie per questa ricostruzione sintetica ed esaustiva. Qual è stata la tua prima pubblicazione poetica? E l’ultima? E in mezzo cosa puoi ricordare? Raccontaci.</strong></p>
<p>La prima pubblicazione poetica è stata “Canto intimo” nel 2004, una sorta di diario dei giorni, edito dalla Collana “I Minimi”, fondata e diretta dallo storico salentino Vittorio Zacchino. L’ultima pubblicazione è dell’aprile 2025, “Sommese preghiere”, una plaquette di sole 9 poesie edita da Collettiva edizioni indipendenti. Dopo “Canto intimo” del 2004, ho pubblicato nel 2005, senza alcun editore (solo in tipografia), “Considerazioni e canti”, una raccolta di articoli di bioetica, piccole poesie e un racconto sul convento di Lequile. Nel 2006 è uscita la raccolta di versi “Clandestino d’amore” (per Manni Editori). Sempre per Manni Editori ho pubblicato le raccolte di poesie “Nei giardini dell’anima (2007), “Serenangelo” (2010), “E ancora vieni dal mare” (2012), “E l’alba?” (2015). Per l’Autore Libri Firenze sono uscite le raccolte di versi “Altro da sé” (2006) e “Alba” (2007). Per l’Editore Calcangeli di Magliano “Di rosso tormento” (2008) e “Per strada” (2009). Per Pensa Editore è stata pubblicata la raccolta di poesie “Origami di parole” (2016). Con i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno sono uscite le seguenti sillogi: “Verranno rondini fanciulle” (2018), “Nei tuoi arcobaleni…e altre poesie” (2019), “Il cielo degli azzurri destini” (2021), “Fra le pieghe del rosso” (2022), “E se nel giallo ti vedrò” (2023), “Ti seguii per le rotte” (2024). Inoltre, qualche anno fa, è uscito un ebook (sempre per i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno) di 25 poesie dal titolo “Mari che non conobbi”, che può essere scaricato dalla Rete.</p>
<p><strong>Complimenti Marcello! Quali sono i tuoi temi d’elezione?</strong></p>
<p>Eminentemente i temi che più colpiscono il mio immaginario sono quelli amorosi e sentimentali. L’amore è il motore che tutto muove, è il cimento di corde rosso sangue che naviga nel sommerso ed emerge poi alla luce del sole. Sono molto attratto anche dalle tematiche civili. Del resto, il limite di demarcazione fra poesia cosiddetta amorosa e poesia civile, a volte, può essere molto friabile. Nella raccolta “Ti seguii per le rotte” del 2024, 14 poesie sono redatte per i migranti, i disperati delle acque e delle terre, che sovente nell’opulento mondo occidentale non ricevono la giusta e decorosa accoglienza.</p>
<p><strong>Mi piace molto, Marcello, questa tua apertura ad ampio raggio sui temi. Veniamo ora agli aspetti più tecnici. Innanzitutto, come ti ho sempre detto, ciò che apprezzo dei tuoi testi è la musicalità. Come ti adoperi per ottenerla? Siamo curiosi.</strong></p>
<p>La musicalità, il ritmo e l’onda del respiro emergono dopo aver lavorato pazientemente sul verso, curando assonanze, dissonanze, passo cadenzato. Ritengo che l’approccio alla musicalità si possa ottenere piano piano confrontandosi con i poeti lirici e con gli altri autori e autrici. Caproni, Penna, Bertolucci, Gatto sono fucine impareggiabili, ci hanno donato calie, pietruzze preziose. Ci hanno regalato versi da leggere e da meditare.</p>
<p><strong>Che bel sostantivo “calìa”: grazie per questa chicca! Altro elemento che apprezzo nel tuo usus scribendi è la scelta formale, o meglio la selezione lessicale. Ad esempio sono tipicamente tue le parole “lucore”, “allogare” etc etc.: perché questi termini? Quali altri sono a te cari? Come arrivi alla tua lectio definitiva? Si può parlare più di una selezione o di una ricerca? O di entrambe?</strong></p>
<p>Talvolta impiego nelle mie poesie termini sorgivi, aurorali. Non ricerco deliberatamente termini arcaici o astrusi. Noi siamo soprattutto le letture che facciamo. Qualche volta nell’economia d’una poesia, nell’esperire il ritmo e la musicalità, impiego qualche termine un po’ più ricercato, che verosimilmente ho già incontrato in altri autori e autrici. Certo, la cura formale è parte essenziale, insieme alla significanza, della poetica d’un autore.<br />
Filomena: Grazie per la tua accuratezza. E ora giungiamo ad un aspetto meno tecnico, ma comunque importante: come il tuo ambiente ti ispira?<br />
Marcello: La terra salentina e la mia terra avita (Lequile) sono contrade di zolle marroni, di ulivi contorti e assolati, di case di bianco. E il mare qui è una culla primigenia, primeva, dove trovare scaturigini d’essenza, dove naufragare seraficamente, dove inseguire rabdomanticamente fonti illese d’ispirazione.</p>
<p><strong>Che meraviglia! Perdonami se ti riporto subito ad una dimensione più pratica o, per meglio dire, prosaica, ma comunque utile per chi ci segue: Marcello, tu hai pubblicato molto. Conosci varie case editrici. In generale, come le scegli quando hai qualcosa da dare alle stampe? Raccontaci, magari puoi essere di aiuto ai poeti in erba.</strong></p>
<p>Conosco solo piccole case editrici salentine. I miei primi libri di versi sono stati pubblicati a pagamento, grazie ai supporti economici di mio fratello Emidio e dei miei compaesani lequilesi, che sono stati sempre generosi con me, mi hanno voluto e mi vogliono bene. Solo a partire dal 2018, con l’uscita di “Verranno rondini fanciulle”, l’editore Stefano Donno dei Quaderni del Bardo ha deciso di pubblicare le mie poesie gratuitamente. Devo, altresì, ringraziare sentitamente Simona Cleopazzo, Elisabetta Liguori, Stefania Zecca e tutte le amiche leccesi di Collettiva edizioni indipendenti che, nell’aprile 2025, hanno dato alle stampe il mio libriccino “Sommesse preghiere”.</p>
<p><strong>Grazie per la tua panoramica. E ora veniamo al Marcello lettore di poesie. Quali poeti leggi, sia classici che contemporanei? Come vedi oggi la Poesia in Italia?</strong></p>
<p>Leggo con passione molta poesia, perché amo le descrizioni fotografiche, i flash dell’anima, le interminate storie umane. Sul finire del secolo scorso mi recavo presso le librerie leccesi (specialmente presso la Libreria Palmieri della signora Anna, di Luigi, di Daniela) e prenotavo le varie opere di Alda Merini, la meravigliosa poetessa dei Navigli. Erano gli anni pop della Merini. Negli anni giovanili (scolastici) mi piaceva tanto leggere Leopardi, Saffo, Catullo. Poeti che ho amato e amo intensamente sono Campana, Pavese, Federico Garcia Lorca, Neruda, Caproni, Penna, Gatto, Bertolucci. Mi approssimo alla poesia con lo spirito incantato, fanciullo, scevro da complicanze ideologiche. In Italia, ci sono ottimi poeti e poetesse. Per restare nella mia regione (la Puglia), seguo con piacere Vittorino Curci, Lino Angiuli, Antonio Prete, Nicola Vacca, poeta, scrittore e critico letterario di grande esperienza e di enorme umanità. Leggo con interesse poeti e poetesse salentine (che sono anche miei fraterni amici e amiche). Ricordo solo alcuni di loro: Ilaria Seclì, Giorgia Mastropasqua, Claudia Di Palma, Paola Maritati, Vito Antonio Conte, Gianluca Conte, Elio Coriano, Alessandro Zaffarano, Francesco Pasca, Alessandro Cannavale, Marco Vetrugno, Giuseppe Semeraro, Mauro Marino.</p>
<p><strong>Insomma ci hai fornito ottimi consigli di lettura: melius abundare quam deficere, no? E ora ti chiedo: quali altre forme di scrittura pratichi oltre a quella poetica? Raccontaci.</strong></p>
<p>Oltre a leggere, a scrivere e a vergare versi, mi capita di scrivere articoletti su questioni eticamente sensibili, di biologia delle popolazioni. Piccole opinioni di carattere animale e ambientale. Ringrazio vivamente Nicola Vacca che pubblica mie riflessioni sul suo blog, rivista letteraria Zona di disagio e Mauro Marino, che fa uscire le mie opinioni su Spagine (periodico online del Fondo Verri di Lecce).<br />
Filomena: Grazie. Ed ora avviciniamoci al Marcello lettore in senso lato. Cosa leggi? Solo poesia? O altro? Siamo curiosi.<br />
Marcello: Dal 1998 al 2004, leggevo tantissimo i saggi di bioetica, gli scritti scientifici e di carattere ambientale. In quel periodo collaboravo con “Il Nuovo Quotidiano di Puglia”. Sul quotidiano cartaceo leccese venivano pubblicate ogni settimana due mie opinioni. Negli ultimi venti anni mi sono dedicato prevalentemente alla lettura dei poeti, delle poetesse, dei quotidiani cartacei.</p>
<p><strong>Ottimo. Spesso tu mandi “letterine” (come le chiami) ai quotidiani; le pubblichi anche sul tuo profilo Facebook; inoltre so che acquisti e leggi giornali rigorosamente in cartaceo. Bellissima consuetudine, che purtroppo si sta perdendo. Così come l’abitudine a frequentare le edicole fisiche. In Italia molti chioschetti chiudono, come le librerie sia perché si legge poco, sia perché l’informazione virtuale fa una concorrenza sleale a quella scritta su carta, con il beneplacito delle istituzioni che in nessun modo aiutano editoria cartacea ed edicole cittadine. Tu stesso hai molto da raccontarci su questo tema: ti ascoltiamo.</strong></p>
<p>Mando le mie letterine di politica, sull’universo migrante, di attualità, soprattutto a “La Gazzetta del Mezzogiorno”. Sono figlio di edicolanti. Papà Pietro e mamma Antonietta vendevano giornali già a partire dal 1951 (anno del loro matrimonio). Avevano un emporio in via Trieste, a Lequile. Papà Pietro era anche barbiere. Nel 1973, papà Pietro, mamma Antonietta e mio fratello Emidio acquistarono a rate dalla Tabacchiera di Roma un’edicola in lamiera usata in ottimo stato, che venne situata nella piazza centrale San Vito del mio paese. L’edicola è rimasta in vita fino al 2014. Poi siamo stati costretti dalle contingenze a chiudere. In Italia, è sempre mancata istituzionalmente un’adeguata e seria legge sull’Editoria, che si prendesse cura particolarmente dell’anello debole del sistema: gli edicolanti. Con l’avvento della rivoluzione liberale di Internet, le cosiddette “edicole pure” hanno cominciato a chiudere. Vorrei anche dire che la crisi delle edicole è antichissima. Anche prima della diffusione della Rete, nel secolo scorso, gli edicolanti hanno sempre guadagnato somme esigue, hanno goduto di scarsissime tutele, sono sempre stati bistrattati.</p>
<p><strong>Grazie, Marcello. Io ho due amici edicolanti, Riccardo e Meri, il primo esercita la sua professione in una città di mare, la seconda in un piccolo paese. In entrambi i casi, so quanto si impegnano nel loro lavoro. Li saluto tutti e due con affetto. Tu vivi in Puglia. Eppure hai legami con le Marche, la mia terra. Ci rendi partecipi della tua esperienza?</strong></p>
<p>Ho un rapporto d’amore con Ancona. Mio fratello Emidio, nel 1956, all’età di nove mesi contrasse il microrganismo della poliomelite. Mamma Antonietta, appena 21enne, e il piccolo Emidio hanno dovuto affrontare, per anni e anni, viaggi continui nelle Marche. All’Ospedaletto dei bambini di Ancona, struttura specializzata, il piccolo Emidio ha ricevuto cure d’avanguardia, sperimentali, rivoluzionarie. Emidio rischiava di non camminare. Nel 1968, all’età di tredici anni, ha subito l’ultimo intervento chirurgico d’una lunga serie, decisivo per consentire ad Emidio il movimento del piede destro. Ancora oggi, a quasi settant’anni, Emidio rammemora la generosità e la bellezza umana, l’empatia della gente marchigiana. Mamma Antonietta evoca, ancora oggi, gli anni anconetani e le melanconiche passeggiate per il Passetto di Ancona con l’amica romana Anna, la cui figlioletta Camilla era stata colpita dalla poliomelite ad un braccio e ad una gamba (Camilla all’Ospedaletto era amica di giochi di Emidio).</p>
<p><strong>Grazie Marcello per il tuo tributo ai miei territori. Io vivo nelle Marche del Sud, ma conosco discretamente Ancona e ho ben presente l’ospedale pediatrico che citi, il Salesi: davvero un’eccellenza. Marcello, parlaci di tua mamma Antonietta e del tuo legame con il femminile, sia reale che poetico.</strong></p>
<p>Mamma Antonietta è la mia carissima quasi 91enne vestale di sogno. Mamma Antonietta è una figura fulgida, un faro abbarbagliante. Lei sa perdonare tutti i miei limiti, le manchevolezze. Antonietta ha origini contadine. Ha vissuto fino ai 17 anni (anno della sua “fuitina” con Pietro e conseguente matrimonio riparatore) quasi esclusivamente fra le campagne di Monteroni (nel leccese) e quelle di Cellino San Marco (nel brindisino). Viveva con i suoi nonni, con gli zii, con la sua mamma Consolata e con il suo papà Aniceto. I suoi familiari lavoravano la terra in regime di mezzadria. Il femminile, mansione che contempera l’accoglienza, è inciso a lettere d’amore nel mio immaginario. I miei versi sono popolati di donne, di dolci figure femminili. Di donne, a volte, anche abbandoniche, ma sempre in grado di donarmi l’effervescente ebbrezza di questo viaggio chiamato vita.</p>
<p><strong>Marcello, io sono commossa ascoltandoti…Torniamo dove siamo partiti. La poesia: progetti per il futuro? Stai lavorando a qualcosa di nuovo?</strong></p>
<p>A settembre dovrebbe uscire la mia nuova raccolta di poesie dal titolo “Aspettando l’aurora” per i Quaderni del Bardo edizioni di Stefano Donno. Attendo che Mauro Marino, che cura l’impaginazione e la veste grafica, mi mandi le bozze definitive per l’ultima lettura. Nei versi del nuovo libro campeggia un ambiente più familiare, un cammino a ritroso negli anni della fanciullezza. Da agosto 2022, con mamma Antonietta, con mio fratello Emidio, con gatti fratelli Johnny e Alfonso, abito in una casetta in affitto, adiacente al convento dei frati francescani di Lequile. Qui, nel 1973, in questa periferia francescana, incontrai padre Rosario De Paolis, un frate minore dalla cultura laica, una solida e illuminata figura di riferimento.</p>
<p><strong>In bocca al lupo per la nuova creatura! Se ti fa piacere, mi candido per scriverne la recensione, perché so già che si scriverà da sola! Intanto ti ringraziamo Marcello e ti aspettiamo su Border Liber con i tuoi incantevoli versi. Salutiamo le nostre lettrici e i nostri lettori: li invitiamo a leggere questo racconto e, se lo avranno apprezzato, a mettere tanti like di supporto su tutte le pagine e i profili social tramite cui questa intervista verrà diffusa. Ne approfittiamo per salutare nonché ringraziare sia il nostro direttore Martino, sia le tante collaboratrici e i tanti collaboratori che, con scritture diverse (recensioni, interviste, poesie, racconti etc etc), contribuiscono ogni giorno insieme a lui alla vivacità del blog. Marcello, chiudi tu con un bel saluto a Martino e al nostro pubblico!</strong></p>
<p>Vorrei dire che, molto prima della poesia e della scrittura, viene la vita. E le relazioni umane, il contatto empatico. Un giorno mi auguro di poter incontrare Martino Ciano di persona. A lui va tutto il mio affetto, la gratitudine e la profonda stima. Auguro, altresì, a tutti i lettori e alle lettrici di Border Liber giorni sereni. A te, cara Filomena, va il mio sentito ringraziamento per il tempo che mi hai voluto dedicare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/marcello-buttazzo-intervista-gagliardi-poesia/">Marcello Buttazzo: &#8220;Le parole, la poesia e la vita&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Più forte del tempo di Ilaria Pizzini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 22:01:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Affiori]]></category>
		<category><![CDATA[indagine]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Simona Visciglia. “Più forte del tempo”, edito da Affiori nel maggio 2025, è il romanzo d’esordio di Ilaria Pizzini, già scrittrice di racconti pubblicati in varie antologie e riviste online Da Pavia, Caterina (detta Cate) si è appena trasferita in Toscana per vivere con Giorgio. Durante una passeggiata nello storico borgo, la protagonista [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Simona Visciglia. “Più forte del tempo”, edito da Affiori nel maggio 2025, è il romanzo d’esordio di Ilaria Pizzini, già scrittrice di racconti pubblicati in varie antologie e riviste online</strong></p>
<p>Da Pavia, Caterina (detta Cate) si è appena trasferita in Toscana per vivere con Giorgio. Durante una passeggiata nello storico borgo, la protagonista prova l’inspiegabile sensazione di conoscere già quel luogo. E ancor di più è attratta da una piccola casa che sembra “parlarle” e che acquista senza pensarci troppo.</p>
<p>Mentre il rapporto con il suo compagno si fa teso fino alla rottura definitiva, Cate si ritrova tra le mani un ritratto di donna sul cui retro è riportato il nome di <strong>Maria Caterina Cantoni</strong>. La figura femminile è straordinariamente somigliante alla nonna materna di cui sa pochissimo. Il misterioso dipinto la spinge ad avviare un’indagine per scoprire chi sia la donna vissuta nell’<strong>Ottocento</strong>, in una ricerca che assume i contorni di una ridefinizione della sua stessa identità.</p>
<p><em>“Credo che il destino ̶ chiamiamolo così ̶ ti abbia portato qui e, per folle che possa sembrare, credo anche che tu riuscirai a trovare le risposte che stai cercando, o almeno lo spero. In ogni caso, so che questo è il tuo posto, almeno per ora”</em> sono le parole che un’amica rivolge alla protagonista ed è su questa corda sottile che vibra l’intero romanzo di Ilaria Pizzini, una storia delicata e potente allo stesso tempo, come la sua protagonista.</p>
<p><strong>“Più forte del tempo”</strong> si snoda su due binari temporali: da una parte la Caterina contemporanea, con le sue domande irrisolte e il desiderio di recuperare le sue origini; dall’altra, una galleria affascinante di donne del passato, le “Caterine”, che attraversano quasi un secolo – dal 1812 al 1884 – portandosi dietro una traccia misteriosa, un’eredità fatta di intuizioni, empatia che sconfina nel prodigioso, legami con la terra e con la memoria. La scrittrice alterna i capitoli con maestria, con una scrittura cesellata e visiva che sa essere intensa e ariosa allo stesso tempo.</p>
<p>C’è il racconto di un amore che finisce, di altri che si consumano di nascosto o che nascono inaspettati; c’è un’indagine puntigliosa e piena di colpi di scena che si svolge tra archivi, biblioteche, uffici dell’anagrafe e in vecchie case piene di segreti dimenticati. Ci sono donne che incantano, donne capaci di sfidare le leggi della natura, di curare e guarire. Ci sono descrizioni paesaggistiche in cui ci si perde nei colori e negli odori, in un viaggio sinestetico che ci porta sui luoghi dove tutto si svolge.</p>
<p>Il lettore, infatti, si ritrova immerso nel <em>“profumo del gelsomino che occhieggia da tutti i muri rendendoli un ininterrotto arazzo bianco-verde&#8221; </em>o è rapito dai <em>“campi che offrono tappeti di papaveri vermigli”</em>; passeggia tra le stradine bianche di <strong>Magliano</strong> o rivolge gli occhi al mare così come si può ammirare dalle mura che avvolgono, come un abbraccio, il paese.</p>
<p>Il romanzo si muove tra più generi – il mistero genealogico, il romanzo storico, l’affresco sentimentale, il racconto intimista – ma non perde mai coerenza né ritmo. È, anzi, proprio nella varietà dei toni e delle suggestioni che <strong>“Più forte del tempo”</strong> trova la sua peculiarità. È una storia che profuma di terra e di vento, di enigmi e di verità nascoste. Una storia di donne, soprattutto, e della potenza silenziosa delle loro radici.</p>
<p>In tutta questa ricchezza di contenuti, non è difficile individuare alcuni temi principali, attorno ai quali l’autrice imbastisce la trama intricata che tiene il lettore inchiodato alle pagine fino alla fine. Uno di questi è la <strong>Storia</strong>, quella con la maiuscola, perché gli anni in cui si muovono alcuni dei personaggi sono quelli della Spedizione dei Mille (e non solo): un gruppo di garibaldini, guidato da <strong>Callimaco Zambianchi</strong>, passò proprio da <strong>Magliano</strong>, arruolando tra le sue fila giovani volontari del posto. Su questi grandi eventi trovano il loro posto i piccoli eventi, quelli di una quotidianità vissuta con semplicità e coraggio, con passione e fiducia nel futuro.</p>
<p>Altro tema fondamentale sotto tanti aspetti è il Tempo, come si intuisce già dal titolo. Quando Cate arriva a Magliano per la prima volta, chiede al suo compagno di fare un giro sulle mura che circondano il paese. Poiché hanno appuntamento con degli amici in un ristorante, lui la fa desistere e lei gli risponde: <em>«Ma se mancano ancora dieci minuti all’appuntamento! Vabbè, facciamo dopo, almeno possiamo prenderci tutto il tempo che vogliamo»</em>. Da questa breve e in apparenza insignificante risposta della donna il lettore può già intuire che il tempo è quello che ne facciamo. Caterina infatti dovrà fare i conti con il tempo che ha perso perché le mancano gli elementi per ricostruire il suo passato; con quello che ha inutilmente dedicato alla relazione con Giorgio; con il tempo che impiegherà per scoprire il mistero del ritratto.</p>
<p>Anche il tema delle assenze o della mancanza gioca un ruolo preponderante nello svolgersi della trama di <strong>&#8220;Più forte del tempo&#8221;</strong>. Ovviamente l’apparente mancanza di indizi risolutori per quanto concerne il mistero legato all’identità della donna del ritratto. E poi la mancanza di radici della nostra protagonista, condizione che pesa come un macigno sulla definizione completa della sua identità.</p>
<p>Quando Cate ritorna nella casa che ha condiviso con Giorgio, questa è descritta per sottrazione: “<em>Le sue cose però non ci sono più: non la borsa appesa all’ingresso, non il posacenere appartenuto a suo padre sul tavolino, non i suoi documenti sulla libreria dello studio, non i suoi vestiti nell’armadio”</em>. La ripetizione ossessiva della negazione “non” riempie l’indefinitezza di una parte della sua vita, in un ossimoro doloroso e non più accettabile. Gli oggetti mancanti sono un correlativo di altre assenze e vuoti che piano piano la protagonista colmerà.</p>
<p>Queste pagine, quindi, sono un viaggio nella storia e nell’anima; sono un tributo all’identità, alla memoria e a quella nostalgia di casa che solo pochi luoghi sanno guarire.</p>
<p><em>“È come se tutte la casualità che mi hanno portato qui abbiano per così dire un senso […] io che mi sono sentita provvisoria ovunque andassi, compresa Pavia, che pure è la mia città ̶ tutto sta componendo un disegno che ancora non sono riuscita a decifrare. Più invecchio e più mi mancano le mie radici”</em></p>
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		<title>Passato, ancora inganni?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/inganni-passato-memoria-presente/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Apr 2025 22:01:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Descrizione]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
		<category><![CDATA[opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Passato]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessione]]></category>
		<category><![CDATA[Tempo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Passato, ancora inganni?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore  Crudeltà e dolcezza dell&#8217;indifferenza: una pacca sulla spalla per dire &#8220;andrà tutto bene&#8221;, il silenzio assordante per &#8220;scartare qualcosa o qualcuno di cui non si ha più bisogno&#8221;. È andata così, senza sapere né come né quando, come se una pentola [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><b>&#8220;Passato, ancora inganni?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore </b></p>
<p>Crudeltà e dolcezza dell&#8217;indifferenza: una pacca sulla spalla per dire <strong>&#8220;andrà tutto bene&#8221;</strong>, il silenzio assordante per<strong> &#8220;scartare qualcosa o qualcuno di cui non si ha più bisogno&#8221;</strong>. È andata così, senza sapere né come né quando, come se una pentola a pressione fosse scoppiata nel fegato.</p>
<p>Certi momenti li descrivi a distanza di tempo, anche se mai potranno essere analizzati e compresi. Quello umano è un materiale facilmente infiammabile, puoi fare attenzione e puoi maneggiarlo con cura, ma alla fine ti ferisci con esso. D&#8217;altronde di quella sostanza fa parte ognuno di noi, quindi sappiamo come funziona.</p>
<p>Lo sguardo retroverso, come l&#8217;utero di una donna, cerca ragioni su ragioni senza venirne a capo. Uscire dal labirinto è una sfida allettante, ma <strong>dal passato non torna nulla</strong> e spesso nessuno ha la possibilità di ricucirlo per ciò che è stato davvero. Qualcosa si omette e altro si perde per strada, tanti particolari non ci interessano più, però potrebbero essere gli indizi migliori con cui risolvere ogni enigma.</p>
<p><strong>Il passato è bello se dura poco</strong>, come per gli scherzi. Fa bene rievocarlo tra gli amici per riportare alla luce quelle cose divertenti e senza senso che abbiamo svolto con serietà fino a un certo punto. In quei momenti retrospettivi, ridendo di noi, scopriremo quanto eravamo convinti di un amore, di una battaglia, di un ideale, della bellezza dell&#8217;esistente, di un compagno o di una compagna.</p>
<p><strong>Il passato fugge</strong>, come la vita. Si allontana sempre di più e si nasconde. Si traveste, si trucca, ci tenta e ci fotte. Ne ha le possibilità ogni qualvolta ci sforziamo di ricostruire gli eventi secondo una certa logica, ogni qualvolta abbiamo necessità di riflettere affinché non vengano compiuti gli stessi errori da cui nulla abbiamo imparato.</p>
<p><strong>Il passato ci suggerisce</strong> che qualcosa siamo stati, che forse ci siamo evoluti, che forse siamo morti senza accorgercene. Il mondo appare annebbiato dal passato e declama il futuro solo per sfuggire alle sue grinfie. Non c&#8217;è <strong>&#8220;ora&#8221;</strong> che sia rispettato per ciò che è, ossia <strong>&#8220;nuda vita&#8221;</strong>.</p>
<p>Il vitalismo ingannato dal passato, ecco il padre che divora i suoi figli in una dimensione senza tempo. Nei ricordi che ancora feriscono, che pur ci danno gioia, sta il baratro nel quale ci soffochiamo. Eppure banchettiamo allegramente, con la testa tra le nuvole, con la mente in una miniera senza oro, nel ricordo che ci rende oggi ciò che non avremmo mai voluto essere: <strong>migliori, ma solo per noi stessi.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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