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	<title>Tecnologia Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>A nessuno basta il mondo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/a-nessuno-basta-il-mondo-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 22 Feb 2025 23:57:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Martino Ciano A nessuno basta il mondo, neanche al Creatore che continuamente lo sconquassa con la sua occulta presenza. Questa isteria del miglioramento progressivo che ci lancia in una interminabile maratona sta mietendo vittime. Chi la fermerà? Il transumanesimo con le sue promesse di evoluzione biotecnologica? A nessuno basta il mondo, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4>Articolo e foto di Martino Ciano</h4>
<p>A nessuno basta il mondo, neanche al Creatore che continuamente lo sconquassa con la sua occulta presenza. Questa isteria del miglioramento progressivo che ci lancia in una interminabile maratona sta mietendo vittime. Chi la fermerà? Il transumanesimo con le sue promesse di evoluzione biotecnologica?</p>
<p>A nessuno basta il mondo, perché ognuno crede di essere il mondo. La mente di ciascuno lo pensa, lo modella, lo progetta, lo scombina, lo disintegra. Coloro che hanno una spiccata immaginazione perdono letteralmente la testa. Costoro diventano fanatici, illiberali, violenti, dispotici.</p>
<p>Il linguaggio dell&#8217;uomo nuovo è vecchio, è ancestrale. Riporta a galla cose antiche come l&#8217;istinto di sopravvivenza, la legge naturale del più forte che spezza la schiena al più debole. Tutti tendono al primato, visto che anche la competizione è ormai considerata una pratica per perdenti. È finita l&#8217;epoca del sacrificio altruistico e della lotta comune; comune è solo lo scopo: primeggiare in ogni campo. &#8220;Se non hai una soluzione, allora sei il problema&#8221;.</p>
<p>A nessuno basta il mondo. Soprattutto, un mondo così lo schifano tutti, anche se ciascuno di noi ci sguazza? Forse non ci accorgiamo che questo mondo è quello in cui ognuno ha piantato una parte di sé stesso?</p>
<p>Chi salverà la terra e i suoi mari? Tra tanti, tra le folle, ciascuno allena la propria solitudine. Ci si addormenta entusiasti per aver portato a letto la pelle. Al sorgere del sole la speranza si riaccende: anche lei ha il diritto di risvegliarsi e di fare colazione.</p>
<p>Qualcuno mi chiederà di replicare, di mettere in dubbio questo punto di vista minimo, inutile, sprovveduto. A nessuno basta il mondo, altrimenti non esisterebbero gli sbadigli, i tempi percepiti come morti, la noia e la voglia di soffocare nel sonno.</p>
<p>In televisione dicono che questa è l&#8217;epoca in cui &#8220;il re è nudo&#8221; e chi è riuscito a vedere il suo corpo ha anche ammesso che è orrendo.</p>
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		<title>Sono apparso a Leibniz nel migliore dei mondi possibili</title>
		<link>https://www.borderliber.it/apparso-leibniz-mondo-migliore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Dec 2024 23:02:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano dedicato a un mondo possibile. In copertina: Gottfried Wilhelm von Leibniz, foto di Wikipedia Il tempo è denso; al buio è come il cemento. Seduto, sulla soglia di un rudere, mi schianto contro l&#8217;eternità cercando un possibile mondo. Il vento scuote la chioma del castagno, alza la polvere dalle aiuole del [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h3>Articolo di Martino Ciano dedicato a un mondo possibile. In copertina: Gottfried Wilhelm von Leibniz, foto di Wikipedia</h3>
<p>Il tempo è denso; al buio è come il cemento. Seduto, sulla soglia di un rudere, mi schianto contro l&#8217;eternità cercando un possibile mondo.</p>
<p><strong>Il vento scuote la chioma del castagno, alza la polvere dalle aiuole del cortile, inghiotte pensieri e parole, geme, risuona tra le lamiere di un vecchio box</strong>; sento il suo ululato, mentre di me non riesco a percepire il respiro. Sono immobile, forse intirizzito.</p>
<p><strong>Ecco il mio dono al cielo stellato:</strong> pelle screpolata, macchie viola sulle mani, tremore di ossa e di denti. Mi alleno nel gelo: «ibernati anima, resta qui finché non troveremo la cura».</p>
<p>Salvare il corpo prima che il deliquio lo rapisca; arrestare l&#8217;unica e vera decomposizione: <strong>lo scorrere del tempo</strong>. Determinare il grado di solitudine raggiunto, invocare la salvezza che viene dall&#8217;atarassia, benedire la dissolvenza che offre la segregazione, santificare l&#8217;anonimato.</p>
<p><strong>Compiacersi nella disintegrazione:</strong> strappare i petali di una margherita giocando a &#8220;m&#8217;ama non m&#8217;ama&#8221;. Scivolare nell&#8217;abisso; simulare una partita a scacchi con l&#8217;asfissia; trovare una vena, la migliore che corre lungo il braccio, quella più sporgente, e renderla sacra; fare di lei una trincea.</p>
<p>Torturare l&#8217;egemonia dell&#8217;esserci. <strong>Amare le contraddizioni:</strong> dichiararsi pro-vita tra cadaveri in cammino; celebrare le nuove nascite tra polveri sottili, guerre, pulsanti eccitati che innescano ordigni atomici.</p>
<p><strong>Proteggere la pace:</strong> lasciare che una parte del mondo soccomba in un eterno conflitto, mentre l&#8217;altra metà provvederà a rifornire di armi sofisticate i combattenti. <strong>Esportare la democrazia:</strong> garantire il suicidio di massa, la libertà di selezione, pensare a come colonizzare Marte senza smettere di distruggere la Terra.</p>
<p><strong>Raccontare ai bambini il transumanesimo:</strong> far credere agli esseri umani che sono parte di una élite; consolidare nella vera élite la coscienza di classe di ispirazione divina; superare l&#8217;uomo e farne una sorta di macchina; concepire la vita con estremo razionalismo, senza dimenticare che un razionalista estremo è un paranoico conclamato, ricordando sempre che l&#8217;estremismo è manifestazione dell&#8217;infantilismo.</p>
<p>Intanto, spopolare la Terra con tecniche di sfoltimento più o meno dichiarate: «Sono troppi gli esemplari umani che abitano il pianeta&#8230;»</p>
<p><strong>Stop!</strong> Riposa in pace nel vento, non immaginare manifesti di dissenso.<br />
Largo ai posteri, ai superstiti.</p>
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		<title>2084: Looking for Mister Bobot</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dulcetti-bobot-2084/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 02:02:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Apocalisse]]></category>
		<category><![CDATA[Bobot]]></category>
		<category><![CDATA[Consumismo]]></category>
		<category><![CDATA[Godot]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
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		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosa e foto di Napoleone Dulcetti Così, mentre la cavalleria scappa via con il bottino mentre pesto i brandelli rimasti, osservo l&#8217;unghia incarnita e nera del mio pollice cresce a dismisura e si incurva, come la mia schiena piegata a raccogliere gli scarti della razzia. Sono solo, non è rimasto quasi niente solo qualche pezzo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Prosa e foto di Napoleone Dulcetti</strong></em></p>
<p>Così, mentre la cavalleria scappa via con il bottino<br />
mentre pesto i brandelli rimasti, osservo<br />
l&#8217;unghia incarnita e nera del mio pollice<br />
cresce a dismisura e si incurva,<br />
come la mia schiena piegata a raccogliere<br />
gli scarti della razzia.<br />
Sono solo, non è rimasto quasi niente<br />
solo qualche pezzo di capanna e le budella coraggiose<br />
di giovani rivoluzionari.<br />
Io sono vivo, nascosto, respiro<br />
mano nella mano con la mia codardia.<br />
Qui, seduto sulle travi annerite di un vecchio riparo<br />
penso ai giorni di guerra, quando ci si ammazzava ad armi pari.</p>
<p>Mancano, quei momenti di gloria della quarta guerra mondiale,<br />
Godot arrivò, dopo tanta attesa<br />
“Mai più ritornerò!” ci disse.</p>
<p>Così si concluse l&#8217;era del petrolio, l&#8217;era del web,<br />
ripiombammo nel medioevo,<br />
non ci sono più re, imperatori, dittatori,<br />
solo gente a cavallo e poveracci a piedi,<br />
chi ha il cavallo e un&#8217;arma preda, uccide,<br />
chi ha le mani nude e nere scava, coltiva e raccoglie.</p>
<p>Si parla di un Mister Bobot<br />
di un giusto che presto prenderà il potere,<br />
un Signore più potente degli altri, che risolverà i problemi.<br />
Così, mi nascondo ed esco<br />
girovago per i villaggi vivi e bruciati<br />
cerco brandelli da mangiare, paglia per dormire,<br />
esco dopo le mattanze<br />
vado verso sud, seguo sentieri nascosti:<br />
Looking for Mister Bobot.</p>
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		<title>Diario di una prof. Una questione di sedie</title>
		<link>https://www.borderliber.it/diario-prof-grandinetti-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 00:09:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[America]]></category>
		<category><![CDATA[Diario]]></category>
		<category><![CDATA[libri]]></category>
		<category><![CDATA[Racconto]]></category>
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		<category><![CDATA[Studenti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Diario di una prof, una queatione di sedie è la seconda parte del racconto scritto da Daniela Grandinetti.   Buona lettura con Borderliber...</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di copertina di Daniela Grandinetti</strong></em></p>
<p><strong>8 gennaio di un anno qualsiasi</strong></p>
<p>Ieri sera leggevo la recensione di un libro appena uscito scritto da un’insegnante fresca di pensione la quale, come atto d’amore per la sua professione, ha raccolto e pubblicato lettere e biglietti dei suoi allievi raccolti nel corso della sua carriera.</p>
<p>Qualche anno fa avevo avuto la stessa idea, ma poi – per quanto l’intento fosse di parlare di quanto sia cambiata la professione dell’insegnante – ci sono state motivazioni che mi hanno fatto desistere, tra queste il rischio oggettivo di lasciarsi andare a una sorta di narcisismo <strong>auto-glorificante</strong>.</p>
<p>La bellezza di gesti che attestano la stima e l’affetto è la più alta ricompensa al nostro quotidiano impegno, per il resto molto facilmente disprezzato, e dall’esterno non è facilmente valutabile (anche se è ormai prossima l’era della valutazione, ma soltanto per quanto “produrremo”, non certo per come e per quanto “incideremo” sulla preparazione dei cittadini futuri).</p>
<p>Mi viene in mente che molti anni fa insegnavo in una quinta con la quale eravamo stati insieme per cinque anni, dunque un gruppo di ragazzi e ragazze che avevo visto crescere.</p>
<p>Il mese di maggio dell’ultimo anno (sul finire dell’anno scolastico e in prossimità degli esami di maturità) io – ebbene sì – li ho abbandonati. È stata un’uscita di scena molto teatrale: <strong>nessuno sapeva che sarei partita, me ne sono andata per tre mesi in America.</strong> A dire il vero quando sono partita non ero neanche convinta sarei tornata.</p>
<p>Alla mia classe lasciai un biglietto in bianco, dicendo soltanto che il giorno dopo avrebbero capito <strong>&#8220;perché</strong>&#8220;. Quel foglio era bianco perché ciascuno ci scrivesse un desiderio per il futuro, quello sarebbe stato il mio augurio: <strong>che ciascuno scegliesse il proprio e non lasciassero scegliere altri per sé stessi.</strong> Mai.</p>
<p>Non ho avuto rimorsi, sapevo che erano ragazzi in gamba, ormai perfettamente in grado di cavarsela, e così è stato. Molti di loro hanno superato l’esame con risultati brillanti. La cosa più buffa è stata che tra tutti coloro che sono rimasti senza fiato per quella mia partenza segreta e improvvisa – amici, parenti, conoscenti – <strong>quelli che hanno dimostrato di “capire” sono stati proprio loro, i miei ragazzi, che mai, neanche un attimo ce l’hanno avuta con me.</strong> Anzi, ne è nata una corrispondenza fitta e costante, perfino qualche telefonata intercontinentale. È stato soprattutto in quel periodo che ho accumulato messaggi che da soli mi sarebbero bastati a mandare a quel paese qualsiasi ministro e suo funzionario che, invece, si inventano come farti passare la voglia di insegnare.</p>
<p>Se mi fermo a pensare, mi viene in mente che quasi tutti i libri che raccontano la scuola, la raccontano dal punto di vista degli insegnanti, mai dei ragazzi. Io invece è l’unica energia che riconosco in un mondo scolastico di contraddizioni e delusioni, l’unica che ricevo quotidianamente e mi dà una spinta.</p>
<p>Incontro&#8230; <strong>l’etimologia di incontro rimanda a un’idea di andare addosso, contro.</strong> È solo così che si fa il botto, quando le energie si scontrano, altrimenti è aria fritta, acqua calda che scivola, pane insipido.</p>
<p>Ok… ammetto, mi sono fatta trascinare e mi sono persa. Ecco il rischio di autocompiacimento di cui parlavo prima.</p>
<p>In effetti in questa pagina del diario oggi volevo parlare di tutt’altra cosa. Volevo parlare di sedie. Sì di sedie. Nel senso che avendo abbandonato l’idea della raccolta delle missive<strong> (peraltro a quanto sembra c’ha già pensato qualcun altro)</strong> mi sono andata convincendo che è di sedie che devo parlare. Potessi, mi piacerebbe fare un viaggio da nord a sud e raccontare la scuola raccogliendo fotografie di sedie.</p>
<p>A ben pensarci, infatti, mentre sta cadendo l’ondata di <strong>osanna</strong> della scuola digitale e si cominciano a leggere i pareri favorevoli e contrari, mentre si parla di <strong>tablet</strong> e non più di libri, mentre ci sono  diffuse e antiche lastre di ardesia che persistono, ci sono sedie rotte, sghembe, screpolate, erose, ancora molto diffuse. E per quante <strong>sale-insegnanti</strong> abbia visto in questi anni, di solito quello è il luogo dove spesso finiscono gli oggetti un attimo prima della discarica.</p>
<p>Le sedie sono perfette per una narrazione, anche perché, ora che ci penso… non vorrei dirlo, da dove (ci) prendono le sedie? Beh, ditelo voi.</p>
<p>Nota bene: <strong>l’idea delle sedie è mia, quindi se mai doveste leggere in futuro qualcosa che racconti la scuola in ottanta sedie, sarete testimoni che l’idea è stata partorita qui.</strong></p>
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		<title>Il mondo dietro di te. Prove tecniche di Apocalisse</title>
		<link>https://www.borderliber.it/film-mondo-dietro-falzone/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2024 01:18:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[distopia]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Internet]]></category>
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		<category><![CDATA[Tecnica]]></category>
		<category><![CDATA[Tecnologia]]></category>
		<category><![CDATA[thriller]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;Il mondo dietro di te&#8221; tratta dal web Tutto comincia con una mancanza di Wi-Fi. Internet va fuori uso, il che significa niente social media, niente e-mail, niente comunicazioni con il mondo esterno e niente streaming. Poi i satelliti vengono messi fuori uso, il che elimina [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;Il mondo dietro di te&#8221; tratta dal web</strong></p>
<p>Tutto comincia con una mancanza di Wi-Fi. Internet va fuori uso, il che significa niente social media, niente e-mail, niente comunicazioni con il mondo esterno e niente streaming. Poi i satelliti vengono messi fuori uso, il che elimina tutti i sistemi tecnologici di navigazione che orbitano sugli Stati Uniti. Poiché i modelli di migrazione degli animali sono saltati, potreste vedere più cervi del solito spuntare nel vostro giardino. Tenete d’occhio anche i fenicotteri nella vostra piscina. Dal cielo iniziano a cadere opuscoli di propaganda. E infine, ecco un rumore forte e penetrante, così potente da risultare debilitante. Il caos regna sovrano. Non c’è bisogno di spingere l’America giù da un precipizio. Basta portare la gente verso quel precipizio, e il resto lo faremo da soli.</p>
<p>Tratto dall’omonimo romanzo di Rumaan Alam, “Il mondo dietro di te” racconta la storia di due famiglie che si ritrovano a dover affrontare una catastrofe globale. Internet smette di funzionare, enormi navi cargo vagano senza meta verso la terra, gli aerei iniziano a cadere dal cielo, un rumore misterioso irrompe a ritmo costante, e tante macchine Tesla si scontrano l’una con l’altra.</p>
<p>Amanda e il marito Clay decidono di prendersi una meritata vacanza a Long Island, affittando una lussuosa residenza e portandosi dietro i figli Archie e Rose. Tempo bellissimo, relax, casa perfetta con tanto di piscina, quiete. La villeggiatura viene però interrotta la sera dall’arrivo di George e della figlia Ruth. George dichiara di essere il proprietario della casa che hanno affittato, di essere rimasto bloccato in zona a causa di un misterioso cyber-attacco e chiede di poter passare la notte da loro. Tra i due nuclei familiari comincia un clima di sospetto, che viene alimentato dall’impossibilità crescente di accedere ad informazioni o aggiornamenti su ciò che sta accadendo al di fuori di quella località, visto che in breve ogni comunicazione risulta impossibile a causa del cyber-attacco.</p>
<p>Ma davvero sta avvenendo? E da parte di chi? Quando finirà? Tra paura, eventi inspiegabili, isolamento e paranoia, per quelle sei persone comincerà un viaggio dentro l’ignoto che li costringerà a fare i conti con la propria vita e una civiltà digitale ormai al collasso.</p>
<p>Nel mezzo del caos, Rose ha una sola ossessione:<strong> la serie TV Friends.</strong> Rose non fa altro che parlare di questa sitcom, essendone particolarmente appassionata: le manca da visionare solo l’ultima puntata delle serie, in cui la relazione tra Rachel e Ross è in bilico e di cui lei non conosce ancora la direzione. Quando l’attacco però blocca ogni connessione, il pensiero di non avere alcun accesso alla piattaforma per poter terminare la sua serie tv preferita la rende triste e amareggiata. Mentre le due famiglie affrontano l’ignoto del mondo esterno, tutto ciò che Rose vuole fare è guardare l’ultima puntata di <strong>Friends</strong>, come se fosse l’unica cosa che conta.</p>
<p>Fin dai primi minuti <strong>“Il Mondo dietro di te”</strong> rivendica un’atmosfera e una costruzione a metà tra il familiare e lo sperimentale, visto la miriade di rimandi a tanti classici del genere <strong>distopico e del thriller sci-fi.</strong></p>
<p>Il film è un monito che ci ricorda quanto la nostra esistenza ormai, sia sostanzialmente dipendente da quella tecnologia senza la quale siamo persi, indifesi. Ha una struttura narrativa labirintica, ogni volta che pare essere vicino ad una spiegazione definitiva, la rende parte di un quesito più grande. Lungi dall’essere banalmente complottista, dipinge un quadro a tinte fosche e pessimiste, dove più che la teoria dei grandi burattini o dei poteri forti, crede nell’opportunità dettata dalla disponibilità economica come chiave di volta del moderno classismo. Il che lo rende anche una metafora cinematografica della crisi globale, quella finanziaria così come quella generata da <strong>Covid-19</strong>, che ha accresciuto diseguaglianze ed ingiustizia sociale. Il filo conduttore è, per l’appunto, l’informazione.</p>
<p><strong>&#8220;Il Mondo dietro di te”</strong> è un thriller con un finale esplosivo e surreale, tra i più originali degli ultimi anni. La sua trama non si basa solo su un ingegnoso intreccio, ma mescola diversi generi e affronta temi come l’apocalisse, la guerra civile e la misantropia.</p>
<p>Non è solo la tecnologia, o la sua mancanza, a tormentare queste persone. Tutti, in modi diversi, sentono il morso di qualcosa di interiore ed esistenziale, un senso di dislocazione in questi tempi moderni: <strong>sono lontani gli uni dagli altri, arrabbiati e sfiduciati, forse persino disgustati.</strong></p>
<p>Siamo tutti ospiti di passaggio di qualcosa di molto più antico di noi. Gli orrori descritti nel film possono essere responsabilità dell’uomo, ma la natura fa la sua parte inquietante, sussurrando minacce e avvertimenti che vengono recepiti in modo passivo.</p>
<p>Purtroppo, però, <strong>“Il mondo dietro di te”</strong> appare terribilmente plausibile, traccia la possibile e non improbabile parabola delle nostre vite, che rischia di risultare evidente solo quando ormai sarà troppo tardi. La cosa è accaduta, sta accadendo. Basta dare un’occhiata fuori.</p>
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