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	<title>Stanza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Liquefazione in un&#8217;aula universitaria</title>
		<link>https://www.borderliber.it/liquefazione-racconto-borderliber/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2024 23:05:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto e foto di Giuseppe Rocco Riesco a pensare a fatica in questa stanza dimenticata da Dio e cara al demonio. Mi sto sciogliendo, sto diventando puro liquame trasparente in un contenitore traboccante d’acqua. Il tremolio ha preso prima le gambe, poi ha assalito tutto il corpo. È troppo pieno, troppo. Un oceano di persone [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto e foto di Giuseppe Rocco</strong></em></p>
<p>Riesco a pensare a fatica in questa stanza dimenticata da Dio e cara al demonio. Mi sto sciogliendo, sto diventando puro liquame trasparente in un contenitore traboccante d’acqua. Il tremolio ha preso prima le gambe, poi ha assalito tutto il corpo. È troppo pieno, troppo. Un oceano di persone che ascoltano sia sedute che in piedi la voce stridula di un vecchio uomo stanco. Pendono dai suoni della sua voce, monotona e affaticata, prendendo appunti anche senza avere un appoggio.</p>
<p>Alcuni cercano di appoggiarsi al muro, altri si mettono a terra e scrivono sulle proprie gambe: chi ha un amico usa la sua schiena come un leggio per poggiare un quadernino e scrivere parole che non saranno mai più ricordate né rilette né pronunciate di nuovo. Registrano ogni suono, facendo diventare videocassette i quaderni. Penso che sotto i piedi di tutte quelle persone, che nascondono il pavimento, ci deve essere un tremendo segreto. Che questo sia un rituale per tenere in vita una divinità di quel sottosuolo?</p>
<p>E quel lieve, ma sempre crescente, rumore infernale di bisbigli e mezze parole mi spacca i timpani, mi fa girare la testa per la confusione. Non posso andare da nessuna parte: la porta è appena dietro di me e i due corridoi sono otturati. Se ci fosse una catastrofe, un incendio, una scossa di terremoto, succederebbe una tragedia. Anche con una situazione meno grave, con una goccia, potrebbe succedere una tragedia.</p>
<p>Non riesco neanche a respirare preso da una claustrofobia che non credevo di avere fino a quel momento.</p>
<p>Qualcuno mi guarda per distrarsi dalla lezione, incutendo in me la paura del giudizio che si mostra negli occhi di quelle anime dannate che non hanno altro da fare. Tutti i presenti hanno una faccia truce, sprezzante verso chi li circonda. Quelli che ridono sono pochi e le loro risate non mi consolano, anzi mi gettano in uno sconforto ancora maggiore.</p>
<p>L’unico modo per farmi notare dagli altri studenti e passare avanti sarebbe avere una pistola e sparare in aria. Sarebbe anche un modo per farmi notare dal vecchio, che ignora i volti di così tanta gente, tanto se li sarebbe dimenticati.</p>
<p>Il cambio di colore delle slide proiettate ad un muro della stanza mi acceca. Incapace di mantenere quella sofferenza ancora per un altro minuto, sbatto contro la porta uscendo goffamente. Decido di tornare a casa senza pensarci due volte. In quel monolocale, una stanza unita malamente ad una cucina, mi siedo a terra vedendomi ancora tremante.</p>
<p>Una vocina, la stessa che è la causa della tremarella mi suggerisce: “È solo il primo giorno”.</p>
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		<title>Il padre</title>
		<link>https://www.borderliber.it/padre-bella-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 May 2024 03:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Inconscio]]></category>
		<category><![CDATA[Insetti]]></category>
		<category><![CDATA[ombre]]></category>
		<category><![CDATA[Padre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Giuseppe Bella. Foto di Martino Ciano “Dalla tua poltrona governavi il mondo”. Franz Kafka Appena entrato in casa, lo vide; in fondo al corridoio, il corpo in penombra, il viso illuminato dalla fiamma vacillante di una candela, il padre si dondolava con la mano appoggiata allo stipite della porta. Appariva come sempre, sparuto [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Giuseppe Bella. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p style="text-align: right;"><em>“Dalla tua poltrona governavi il mondo”.<br />
Franz Kafka</em></p>
<p>Appena entrato in casa, lo vide; in fondo al corridoio, il corpo in penombra, il viso illuminato dalla fiamma vacillante di una candela, il padre si dondolava con la mano appoggiata allo stipite della porta.</p>
<p>Appariva come sempre, sparuto e trasandato, e pestava i piedi, prima l’uno poi l’altro, rapidamente, come volesse correre ma una forza lo frenasse. A metà del corridoio, si intese un mugugno, forse un lamento, una nota aspra e nasale, di muta sofferenza. Chi si dimenava lì dentro?</p>
<p>Tentò la porta. Era chiusa. Era la camera interdetta. Tornò a scrutare dove suo padre era apparso. C’era tenebra – nient’atro. Si piegò su se stesso accasciandosi a terra: e lentamente strisciò verso la sua stanza. Si arrampicò sul letto.</p>
<p>Dal cuore della notte era germogliato cupo e verticale un verde; ricadeva ondulando dalla sommità di un muro di pietre crude. Fissava assorto quel verde. Adesso volava, era un insetto e avidamente si avventava su un bocciolo; non era ancora penetrato in quella carne vegetale, quando un liquido vischioso lo travolse. Ne fu sommerso.</p>
<p>Fuggì dal sogno agitando tuttora gli arti in un parossismo di agonia. Per qualche istante non realizzò di essere già sveglio e con gli occhi, nel buio, cercava quel muro, se quell’infido verde gli tendesse altri inganni. Palpò con timore il suo corpo, da capo a piedi, costatandone, nondimeno, l’inviolata sostanza.</p>
<p>Desiderava suonare. Si alzò dal letto, sollevò la serranda. Il sole sfavillava. Sedette davanti al pianoforte. Percorreva a caso i tasti con le dita: e si levava una melodia stonata ma non aspra. Così, seguendo il suo trasporto, rievocava la nostalgia di ogni giorno, quella nostalgia che risvegliava sempre in lui una passione senza freni, però oscura nel suo oggetto: forse era l’ardente desiderio di annichilirsi nell’incoscienza più buia, da cui non c’è ritorno, che poco a poco si mutava nel desiderio di rivedere quei fantasmi, i quali, quando dall’oscurità, quando dalla luce, a volte gli apparivano, mai per consolarlo, ma inasprendo il bisogno che egli aveva di loro – figure care, perdute per sempre. Le note del pianoforte si erano composte in un’armonia cupa e straziante, cominciarono poi ad affievolirsi, fino a che, bruscamente, non gli si spensero sotto le dita. Si abbandonò sulla sedia, madido di sudore, tutto tremante.</p>
<p>Udì a un tratto il calpestio dei passi di suo padre, esitanti. Trasalì: mai era accaduto, in pieno giorno. Andò alla porta, scrutò il corridoio in entrambi i versi, lì dove stagnavano ombre sempre più blande. Nessuna entità vi si scorgeva. L’essenza di suo padre, se pure c’era, non era diversa da un’impercettibile larva. Quel noto passetto tuttavia era stato forte e distinto: e tornava chiaro ora, nella sua mente, il ricordo di come il vecchio usasse aspettare il suo rientro, sera dopo sera.</p>
<p>Il cervello di suo padre si era corrotto, da tempo. Si figurava disgrazie appena il figlio usciva di casa. Tremava, balbettava, si avvolgeva in spire di dolore. Si torceva le mani, si poneva di guardia. Come egli apriva la porta, avviandosi verso la sua stanza, il padre lo seguiva con allucinate movenze di manichino; spiava con insistenza i tratti del suo volto; non gli dava tregua, mai.</p>
<p>Tornò alla sedia. Non aveva più voglia di suonare. La casa si riempì di silenzio. Ma di nuovo i passi e, sempre più accosto, un respiro ansimante. Si alzò, andò di nuovo a controllare. Cessarono quei rumori. Si turò le orecchie. Gli parve che la luce del sole, che cresceva di ampiezza in un tratto del corridoio, si facesse più intensa.</p>
<p>Dalla porta della stanza inaccessibile, da ogni suo spiraglio si diffondevano fasci di luce incandescente. A un tratto si aprì la porta. Nell’immenso fulgore che colmava lo spazio della stanza si stagliava appena distinguibile una forma. Forse umana. Vibrante, ferma, imponente. Egli contrasse i muscoli, pronto a slanciarsi. Ma qualcosa gli bloccava i movimenti.</p>
<p>Restò così, straziato dal desiderio e tuttavia impotente, per la durata dell’intero giorno. Poi vennero le ombre. La porta si richiuse. Scendeva la sera e come ogni sera sarebbe uscito di casa. Avrebbe vagato senza meta nel quartiere. Non avrebbe incontrato nessuno. Nessuno avrebbe alleviato la sua pena. Sarebbe continuato così in eterno. L’avrebbe potuto salvare l’oscura forza che comandava a suo padre di apparire e alla porta di aprirsi &#8211; se a un certo punto questa forza avesse stabilito che lui era finalmente degno di bruciarsi nella luce immensa.</p>
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		<title>&#8220;La stanza di Osvaldo&#8221; di Giuseppe Scaglione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 12 Aug 2023 02:49:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Redazione. In copertina: &#8220;La stanza di Osvaldo&#8221; di Giuseppe Scaglione Un anziano professore si rivolge a Paolo Saliani, avvocato penalista, per ottenere la riapertura delle indagini sulla morte del figlio, ucciso trent’anni prima senza che sia mai stato trovato il colpevole. Saliani accetta, perché comprende che l’inchiesta è stata superficiale, condotta in un’unica direzione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Di Redazione. In copertina: &#8220;La stanza di Osvaldo&#8221; di Giuseppe Scaglione</strong></p>
<p>Un anziano professore si rivolge a Paolo Saliani, avvocato penalista, per ottenere la riapertura delle indagini sulla morte del figlio, ucciso trent’anni prima senza che sia mai stato trovato il colpevole. Saliani accetta, perché comprende che l’inchiesta è stata superficiale, condotta in un’unica direzione e viziata dal pregiudizio, ma soprattutto perché avverte una vaga affinità con la vittima: una persona sensibile, un umanista colto e appassionato di letteratura. Ascolta gli amici del giovane e la fidanzata, inizia a scavare dentro vizi e ipocrisie. Ma il caso si rivela sempre più difficile, finanche pericoloso per la sua stessa vita. Quando sembra che tutto sia insondabile e sfuggente, tra false piste e mezze verità, Saliani intuisce il movente del delitto in un segreto inconfessabile, gli abissi di un torbido assassino al quale non può impedire di uccidere ancora.</p>
<h4>Estratto di &#8220;La stanza di Osvaldo&#8221;</h4>
<p>L’aria era limpida, calma. La brezza di tramontana adesso era cessata, come tutti i venti del nord, al tramonto. Davanti a lui la luce radente insanguinava le fronde degli alberi; le loro ombre lunghe e oblique ora prendevano le forme più strane. Antichi guerrieri protesi all’urto della battaglia, animali al pascolo, madri curve nella cura. Camminò, lento, lungo il sentiero di polvere e pietre, con la faccia ramata dal sole nell’epifania rossa che precede il crepuscolo. L’ora che l’angosciava e l’affascinava ogni giorno, l’ora in cui sentiva di essere vicino a risolvere se stesso.</p>
<h4>L’Autore</h4>
<p>Giuseppe Scaglione scrive recensioni e note critiche di arte, poesia e narrativa. Cura presentazioni di libri, mostre, convegni e altri eventi culturali. Dal 2016 ha un proprio sito “Correlazioni – Pagine di cultura” dove pubblica approfondimenti e recensioni d’arte, poesia e narrativa. È componente della commissione di valutazione per la narrativa edita del “Premio accademico internazionale di letteratura contemporanea Lucius Annaeus Seneca”. È presidente della commissione di valutazione del Premio letterario per inediti di poesia e narrativa “Fondazione Montanaro”. Nel 2017 ha pubblicato il noir La figlia, nel 2019 il romanzo di formazione La verità del mare e nel 2021 il noir L’ultima notte. Ha partecipato alle raccolte di racconti Oltre il vetro (2020) e C’era una nota in Puglia (2021).</p>
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		<title>Sono stato tradito</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sono-stato-tradito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 23:40:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sono stato tradito&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore del testo Sono stato tradito&#8230; Porterò via con me la maggior parte delle cose che ho accumulato qui. Preferisco lasciare la stanza spoglia come la prima volta, quando vi trovai solo una brandina e un comodino. Mi parve una cella, persino [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Sono stato tradito&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore del testo</strong></p>
<p><strong>Sono stato tradito<i>&#8230; </i></strong>Porterò via con me la maggior parte delle cose che ho accumulato qui. Preferisco lasciare la stanza spoglia come la prima volta, quando vi trovai solo una brandina e un comodino. <strong>Mi parve una cella,</strong> persino la finestra, per quanto ampia, assunse ai miei occhi l&#8217;aspetto di un buco estorto supplichevolmente al muro.</p>
<p><strong>Ora mi sono seduto sul pavimento.</strong> Lo feci anche il primo giorno che vi entrai, solo che all&#8217;allora dissi <em>qualcosa inizia</em>, ora invece sussurro <em>tutto si è compiuto</em>. Verranno a prendermi per portarmi altrove, forse mi seppelliranno vivo e mi lasceranno morire lentamente. Mi hanno detto di aspettare e io obbedisco.</p>
<p><b>Sono stato tradito&#8230;</b> La giustizia punisce i colpevoli, ma lascia a spasso i suggeritori. Sono stato l&#8217;esecutore materiale di <em>qualcosa</em>. Nessuno ha mai dato un nome a questo <em>qualcosa</em>, ma tutti erano certi che prima o poi l&#8217;avrei compiuto. Me lo dissero fin da bambino, dopo aver tirato sassi contro i vetri delle finestre delle case abbandonate, o dopo aver infilato le mani sotto le gonne delle compagne di scuola, o dopo aver preso a calci i gatti, o dopo aver bruciato le lucertole. Mi hanno sempre definito un delinquente.</p>
<p><strong>Ero stato educato al delitto, sia morale che materiale.</strong> Mi hanno detto che dovevo difendermi, che a uno schiaffo ricevuto avrei dovuto rispondere con due, che a uno sputo ricevuto avrei dovuto restituirne tre, che a ogni parola offensiva, soprattutto se rivolta all&#8217;integrità morale della mamma, avrei dovuto controbattere con violenza e crudeltà. Io ho seguito gli insegnamenti e vincevo sempre. Ero un bambino grasso e i miei pugni erano dolorosi.</p>
<p><strong>Alla fine picchiai tutti quelli che mi ronzavano troppo intorno, anche senza motivo.</strong> Mi lasciarono solo, avevano paura di me. Alcuni però mi dissero che <strong>rimane solo chi viene temuto e rispettato, quindi quella solitudine era una medaglia al valore</strong>. Ma mi misero anche in guardia, <strong>chi è rispettato viene invidiato perché tutti vogliono essere come lui, attento quindi agli invidiosi, perché tradiscono. Sii amico di tutti ma fedele con nessuno</strong>. Così feci: niente amici, solo conoscenti.</p>
<p>Diventai il capo di una combriccola e tutti i componenti mi temevano. Fatto sta che anch&#8217;io temevo ognuno di loro, perché pensavo sempre a come mi avrebbero tradito. Allora, per mettermi al sicuro facevo loro qualche dispetto; <strong>alcuni per un po&#8217; di tempo li mandai in galera, incastrandoli nei miei traffici. Tre li ho anche fatti sparire, non ho detto che c&#8217;ero io dietro, ma l&#8217;ho fatto intendere agli altri del gruppo affinché capissero che con me non dovevano scherzare.</strong></p>
<p>Alla fine mi sono fottuto da solo. <strong>Sono rimasto di nuovo solo e con il cuore pieno di rabbia.</strong> L&#8217;ultimo che era rimasto al mio fianco, l&#8217;ho tradito e l&#8217;ho tolto dalla faccia della Terra con le mie mani. Qualcuno ha detto che sono pazzo, che non posso stare al Mondo, che non so rispettare il prossimo, ma io ho solo eseguito gli ordini, comportandomi secondo le regole che mi suggerirono da bambino. Tanto lo avrebbero fatto con me, ché l&#8217;essere umano è così, sta sempre sul chi va là, anche i pii hanno paura che qualcuno possa togliere loro la serenità.</p>
<p><strong>Ora resto qui. Spero che almeno loro, ossia i miei giustizieri, non si siano dimenticati di me. Non voglio restare solo un minuto di più.</strong></p>
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		<title>Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sfondate-la-porta-ed-entrate-nella-stanza-buia-enrico-macioci-e-la-spettacolarizzazione-della-morte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Jun 2022 02:12:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Alfredo Rampi]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[sensazionalismo]]></category>
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		<category><![CDATA[TerraRossa edizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri. In copertina: &#8220;Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia&#8221; di Enrico Macioci, TerraRossa Edizioni Vai a raccontare a un bambino cos’è la morte e cos’è il senso della vita e forse scoprirai che non ce n’è bisogno, perché a modo suo già ha [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/sfondate-la-porta-ed-entrate-nella-stanza-buia-enrico-macioci-e-la-spettacolarizzazione-della-morte/">Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per </strong><strong><a href="http://www.gliamantideilibri.it/sfondate-la-porta-ed-entrate-nella-stanza-buia-enrico-macioci/?fbclid=IwAR1Pjfu7WiU3MshL-S0Wpl_taDlmDkxEDgYna2Wzosf63bxbSTy3TKraHfA">Gli amanti dei libri.</a> In copertina: &#8220;Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia&#8221; di Enrico Macioci, TerraRossa Edizioni</strong></p>
<p>Vai a raccontare a un bambino cos’è la morte e cos’è il senso della vita e forse scoprirai che non ce n’è bisogno, perché a modo suo già ha capito.</p>
<p>Così Macioci ci fa entrare nell’età dell’infanzia, ponendoci tra i pensieri di Francesco, che a sei anni scopre la tragedia, anzi è protagonista di quel passaggio d’epoca in cui la morte è diventata spettacolo, sensazionalismo, opinione.</p>
<p>Giugno 1981. Alfredo Rampi cade in un pozzo, l’Italia scopre che in Tv non passa più solo lo svago, l’allegria, ma anche la vita reale, con tutte le sue edulcorazioni, trasformazioni e interpretazioni. La vicenda ebbe un enorme impatto sulla stampa e nell’opinione pubblica italiana. La Rai trasmise in diretta le operazioni di soccorso. Si cercò di salvare Alfredino in ogni maniera, purtroppo finì diversamente.</p>
<p><img decoding="async" class="alignright wp-image-3815" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/06/9788894845327_0_424_0_75.jpg?resize=290%2C290&#038;ssl=1" alt="Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia" width="290" height="290" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/06/9788894845327_0_424_0_75.jpg?resize=300%2C300&amp;ssl=1 300w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/06/9788894845327_0_424_0_75.jpg?resize=150%2C150&amp;ssl=1 150w" sizes="(max-width: 290px) 100vw, 290px" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>Francesco vive con maggiore ansia questo avvenimento, perché proprio in quei giorni il suo amichetto del cuore, Christian, è scomparso nel nulla. Ecco che finzione e realtà si uniscono, generando nel protagonista del romanzo quel senso di angoscia, che è sempre timore per un qualcosa di cui non si ha davvero consapevolezza e che è ormai parte del nostro Dna. Proprio quell’avvenimento, raccontato in ogni dettaglio, con maniacale attenzione, fu l’inizio di una nuova epoca.</p>
<p>Da quell’avvenimento, in cui gli occhi delle telecamere ci ipnotizzarono per la prima volta, introiettando in noi immagini di disperazione, cominciò a prendere forza il germe della tragedia che oggi ci ha totalmente modificato? Da lì nasce quel <em>voyerismo</em> che suscita in noi indignazione, terrore, sarcasmo o peggio ancora indifferenza?</p>
<p><em>Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia</em> non è solo un romanzo, ma una riflessione amara sulla società, sull’informazione, sulla spettacolarizzazione, sul nostro modo di giocare, attraverso il sensazionalismo, con il mistero della vita e con la fatalità.</p>
<p>Ma c’è un altro aspetto che colpisce di questo libro di appena cento pagine, il modo in cui l’autore ci fa attraversare l’infanzia, momento che non è di allegra inconsapevolezza, ma durante cui si scoprono dolorosamente le regole del gioco che ci accompagneranno per tutta la vita. L’infanzia che Macioci ci racconta non è baluardo della spensieratezza, ma è un costante risveglio che educa all’assurda consapevolezza.</p>
<p>E forse tutto è racchiuso nella frase, usata come titolo, <em>Sfondate la porta ed entrate nella stanza buia</em>, che Alfredino gridava dal fondo del pozzo nel quale era caduto… come a dire che, in quel momento, anche un bambino aveva scoperto che la morte arriva a qualsiasi età, e che la luce non sempre riesce ad attraversare il buio.</p>
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