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	<title>sport Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Outdoor Sports Day 2026: boom di presenze nella Valle del Lao</title>
		<link>https://www.borderliber.it/outdoor-sports-day-2026-cresce-lattrattivita-della-valle-del-lao/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 08:06:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Boom di presenze per Outdoor Sports Day 2026. La manifestazione giunta alla sua quinta edizione non è passata inosservata. Pubblichiamo un comunicato stampa degli organizzatori Si avvia alla conclusione con risultati particolarmente positivi la quinta edizione di Outdoor Sports Day, il programma di iniziative dedicato agli sport all&#8217;aria aperta che per tutto il mese di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Boom di presenze per Outdoor Sports Day 2026. La manifestazione giunta alla sua quinta edizione non è passata inosservata. Pubblichiamo un comunicato stampa degli organizzatori</strong></p>
<p>Si avvia alla conclusione con risultati particolarmente positivi la quinta edizione di <strong>Outdoor Sports Day</strong>, il programma di iniziative dedicato agli sport all&#8217;aria aperta che per tutto il mese di giugno ha animato la Valle del Fiume Lao, richiamando migliaia di visitatori e appassionati provenienti da diverse regioni italiane.</p>
<p>La manifestazione, promossa e organizzata dall&#8217;associazione turistica <strong>Visit Papasidero</strong>, ha confermato il crescente interesse verso il turismo outdoor, registrando un significativo incremento delle presenze e una forte partecipazione alle numerose attività sportive, naturalistiche ed esperienziali proposte sul territorio.</p>
<p>Tra gli elementi più rilevanti dell&#8217;edizione 2026 figurano l&#8217;aumento dei turisti che hanno scelto la <strong>Valle del Lao</strong> per una vacanza attiva, il successo degli eventi collaterali organizzati nei diversi comuni dell&#8217;area, il riscontro ottenuto da <strong>NuScialo</strong>, iniziativa dedicata a creator digitali, storyteller e comunicatori del territorio, e il forte interesse registrato per l&#8217;Outdoor Pass, che ha consentito ai partecipanti di vivere un&#8217;esperienza integrata tra sport, natura, cultura e scoperta delle eccellenze locali.</p>
<p>La crescita dell&#8217;evento si inserisce in una tendenza sempre più consolidata che vede aumentare la domanda di esperienze autentiche e sostenibili, legate al benessere e alla fruizione attiva del territorio. In questo contesto, la <strong>Valle del Fiume Lao</strong> sta progressivamente rafforzando il proprio ruolo tra le destinazioni emergenti del Sud Italia dedicate al turismo outdoor.</p>
<p>Un risultato che nasce da un percorso di promozione e valorizzazione portato avanti negli anni da Visit Papasidero insieme ai comuni del comprensorio, agli operatori turistici, alle associazioni e alle realtà locali impegnate nello sviluppo sostenibile dell&#8217;area.</p>
<p>Il bilancio del mese di giugno evidenzia ricadute positive per l&#8217;intero territorio e conferma come gli eventi legati allo sport e alla natura possano rappresentare un&#8217;importante opportunità per destagionalizzare i flussi turistici e valorizzare le aree interne della <strong>Calabria</strong>.</p>
<p>«I risultati ottenuti durante questa edizione di <strong>Outdoor Sports Day</strong> confermano che la direzione intrapresa è quella giusta. Registriamo ogni anno una crescita costante delle presenze e dell&#8217;interesse verso il turismo sportivo e outdoor. La Valle del Fiume Lao sta diventando una destinazione sempre più apprezzata da chi cerca esperienze autentiche a contatto con la natura. Continueremo a lavorare insieme ai comuni, agli operatori e alle associazioni per promuovere il territorio e creare nuove opportunità di sviluppo», ha dichiarato Biagio Cavaliere, cofondatore di Visit Papasidero.</p>
<p>Archiviata l&#8217;edizione 2026, gli organizzatori guardano già ai prossimi appuntamenti con l&#8217;obiettivo di consolidare ulteriormente la Valle del Lao come punto di riferimento per gli amanti dell&#8217;avventura, degli sport outdoor e del turismo naturalistico.</p>
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		<title>Beati, dannati e sogni truccati: il libro di Stefano Tamburini</title>
		<link>https://www.borderliber.it/beati-dannati-e-sogni-truccati-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2026 15:37:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Cronaca]]></category>
		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Marco Ponzi. In copertina: &#8220;Beati, dannati e sogni truccati&#8221; di Stefano Tamburini, edizioni il Foglio, 2022  Stefano Tamburini è giornalista e, durante la sua carriera, ha diretto diverse testate e si è occupato molto di sport. &#8220;Beati, dannati e sogni truccati&#8221; è un’articolata testimonianza di fatti sportivi che, per i più giovani, forse, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Marco Ponzi. In copertina: &#8220;Beati, dannati e sogni truccati&#8221; di Stefano Tamburini, edizioni il Foglio, 2022</strong></p>
<p><strong> </strong>Stefano Tamburini è giornalista e, durante la sua carriera, ha diretto diverse testate e si è occupato molto di sport.</p>
<p><strong>&#8220;Beati, dannati e sogni truccati&#8221;</strong> è un’articolata testimonianza di fatti sportivi che, per i più giovani, forse, saranno delle novità mentre per i più attempati rappresentano un risveglio della memoria di avvenimenti accantonati da un po’.</p>
<p>Sembrerebbe un compendio di un secolo di sport, con un taglio giornalistico, che mette in luce quanto di buono e di cattivo è accaduto nel secolo “breve” e nel nuovo millennio.</p>
<p>Infatti, il testo è diviso in tre parti: i beati, i dannati e i sogni truccati.</p>
<p>La prima parte del libro riguarda le storie sane, le storie di sudore, di impegno e abnegazione. Tra queste, sono raccontate anche le tragedie che però hanno inciso nella memoria della società, come, per esempio, la tragedia di Superga.</p>
<p>Si comincia con la boxe, per passare dal calcio arrivando agli sport motoristici.</p>
<p>Vengono citati campioni come Cassius Clay e Nino Benvenuti ma anche altri meno vincenti che hanno rappresentato un’ispirazione.</p>
<p>I Beati sono quindi coloro che hanno lasciato il segno, sia per meriti sportivi sia per meriti umani.</p>
<p>È un piacere leggere queste storie di Beati perché sono edificanti e trasmettono speranza.</p>
<p>La seconda parte è quella dei Dannati.</p>
<p>Qui, i protagonisti sono atleti, calciatori, presidenti di squadre e di federazioni ma anche delinquenti che hanno avuto modo (e glielo si è lasciato fare) di influenzare i mondi sportivi con i quali avevano interessi.</p>
<p>Sono menzionate le storie di Pietro Mennea, campione venuto dal nulla, e quelle di James Hunt, pilota spericolato dentro e fuori dalla pista; oppure quella di Bernie Ecclestone, patron della Formula Uno, spericolato in altre operazioni.</p>
<p>Non mancano le storie di Ayrton Senna e Ratzenberger, morti a causa delle mancate misure di sicurezza di un circuito sul quale non si doveva correre ma che invece mise in pericolo tutti i partecipanti di quel Gran Premio solo perché “lo spettacolo non si poteva fermare” a causa dei mostruosi interessi economici dei padroni.</p>
<p>Secondo lo stesso principio che lo spettacolo dovesse continuare, si giocò una partita all’Heysel, uno stadio che fu la tomba di tante persone giunte lì per godersi un evento sportivo.</p>
<p>I Dannati di questa parte sono un po’ tutti coloro che, consapevoli o no, hanno fatto parte di quei momenti senza poter incidere su alcuni esiti tragici e dovendo accettare di essere ricordati dalla storia come coloro che nulla poterono (o vollero).</p>
<p>La terza parte è quella che mette addosso più indignazione. Si parla infatti di Sogni truccati, ovvero del marcio che ogni sport porta con sé quando diventa business, un processo quasi inevitabile. Non dovrebbe essere così ma è vero che le corruzioni, gli accordi segreti e i controlli di facciata, quando girano miliardi, costruiscono una dinamica che fa comodo a tutti tranne che agli spettatori.</p>
<p>Leggere di morti, di sfruttamento, di imbrogli e di tutto ciò che sarebbe normale trovare in una storia horror suscita non solo indignazione ma anche repulsione verso un mondo che, visto da uno schermo televisivo, è puro intrattenimento o competizione.</p>
<p>Purtroppo non è solo questo.</p>
<p>Dietro i Mondiali di calcio di un passato recente ci sono storie che non si vorrebbero conoscere e lo spirito di comunanza e la gioia del momento devono lasciare spazio a tutto ciò che non si vede: opere incompiute, migliaia di morti per i lavori di edilizia in stati definiti “canaglia” ma così ricchi da potersi comprare il silenzio di tutti, e sperperi immani i cui costi si abbattono sui cittadini.</p>
<p>Non ho potuto fare a meno di notare che l’autore ha definito “canaglia” alcuni stati nei quali sono stati organizzati degli eventi sportivi imponenti ma osservo che “canaglie” non sono solo quelli in cui comanda un dittatore, una monarchia assoluta o dove sono negati i diritti civili più elementari; purtroppo, gli stati canaglia sono anche quelli che li fiancheggiano per motivi economici, quelli che non hanno la lungimiranza di tutelare tutti a prescindere dall’origine e anche quelli che, dietro la maschera di una apparente democrazia, fingono di essere evoluti, di non discriminare e pretendono anche di poter insegnare cosa sia la civiltà.</p>
<p>Temo che non sia così: credo che le vere responsabilità non siano solo dei paesi canaglia ma di tutti gli altri che, ingolositi dalle offerte stratosferiche, cedono un po’ di giustizia, un po’ di onestà intellettuale e anche un po’ di sovranità. Ci siamo anche noi italiani che non brilliamo per etica e che, come racconta l’autore, non possiamo insegnare come si organizzi un mondiale di calcio, vista l’esperienza del 1990.</p>
<p>L’autore di  <strong>&#8220;Beati, dannati e sogni truccati&#8221;</strong> non si tira indietro nel dare un duro giudizio quando serve e lo ringrazio per aver fatto un po’ di luce su questo mondo in cui le medaglie, spesso e purtroppo, hanno una sola faccia, quella più opaca.</p>
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		<title>Tempesta di autunno</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tempesta-di-autunno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2024 02:07:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[agosto]]></category>
		<category><![CDATA[alto Tirreno cosentino]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tempesta di autunno&#8221; è un racconto di Martino Ciano L&#8217;abbiamo visto il sacchetto della spazzatura lanciato come un frisbee, anche la macchina sfrecciare in controsenso, e persino la bici elettrica correre e infilarsi con precisione millimetrica tra le auto in coda. Tutto si è compiuto per noi, per ciascuno, per chiunque, per qualsiasi essere umano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tempesta di autunno&#8221; è un racconto di Martino Ciano</strong></p>
<p>L&#8217;abbiamo visto il sacchetto della spazzatura lanciato come un frisbee, anche la macchina sfrecciare in controsenso, e persino la bici elettrica correre e infilarsi con precisione millimetrica tra le auto in coda. Tutto si è compiuto per noi, per ciascuno, per chiunque, per qualsiasi essere umano che navigando per le strade del Tirreno cosentino, quelle che d&#8217;inverno sono deserte, che solo il vento batte, che solo qualche anima pia attraversa, di cui ci si sente padroni, si è immaginato come un naufrago nel mezzo dei rottami di una nave esplosa.</p>
<p>E proprio questa massa di turisti in cerca di relax e di redenzione, che vuole sonnecchiare quando e quanto le pare, che si rifugia nei paeselli abitati fino a maggio da anime sbadiglianti, abituate a ritmi lenti lentissimi, costanti e oscillanti, a un certo punto si impossessa di tutto e di tutti e sfodera il portafoglio. <strong>Sembra quasi un miraggio!</strong></p>
<p>Anche quest&#8217;anno s&#8217;è fatto vivo il turista, s&#8217;è goduto la villeggiatura, si è rubato il posto-auto dell&#8217;autoctono, s&#8217;è lamentato, ha detto di aver visto posti bellissimi e posti bruttissimi, ha scritto sui social che il mare è stato pulito, che la macchia verde di presunta mucillagine e di fanghiglia si è affacciata sempre alla stessa ora, si è incazzato per le multe, si è rallegrato per le passeggiate al fresco; ha fatto tante cose, ha fatto sempre le stesse cose ma gli è andata bene così, si è lamentato per gioco, per sport, per abitudine.<strong> Insomma, si è attenuto al solito copione!</strong></p>
<p>Turisti siamo tutti. Un paese mezzo morto si è rianimato, resuscitato, ha respirato; con l&#8217;autunno se ne va di nuovo in apnea e arrivederci al prossimo anno. Si chiudono gli ombrelloni, si aspettano le mareggiate, la spiaggia se la mangerà la solitudine, gli sguardi degli autoctoni contempleranno i sassi e le onde. Eccole là&#8230; le case diroccate vicino al fiume, i marosi alti metri e metri sbatteranno contro le pareti, ma le pareti non cadranno, resisteranno per noi, per coloro che le animeranno la prossima estate. <strong>Questo è il miracolo che si ripete!</strong></p>
<p><strong>Ponte-ponente-ponte-pì</strong>, se ne vanno tutti felici e contenti; quelli incazzati hanno detto che non torneranno, ma poi passata la rabbia sempre qui sbarcheranno. Intanto, gli autoctoni guarderanno il cielo, scruteranno la terra, programmeranno la nuova stagione, faranno i conti con l&#8217;oste e senza l&#8217;oste, diranno belle e brutte cose su ogni argomento; alla fine avranno le idee confuse su ogni tema trattato, tant&#8217;è che sussurreranno: <strong>&#8220;Che Dio ce la mandi buona&#8221;.</strong></p>
<p>E che noia questa tempesta di autunno.</p>
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		<title>Parliamo di tennis&#8230; no?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/tennis-ironia-calabria-ironia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Aug 2024 04:03:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Saverio Di Giorno Parliamo di tennis. Ci sono gli incendi. Dunque, parliamo di tennis. C’è il mare sporco, la criminalità che ha deciso di riconquistare tutto. Quindi parliamo di tennis. C’è povertà, gente stanca e il bisogno che mangia le persone. Allora parliamo di tennis. Parliamo di uno sport elitario, sport di fascette [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Saverio Di Giorno</strong></em></p>
<p>Parliamo di tennis. Ci sono gli incendi. Dunque, parliamo di tennis. C’è il mare sporco, la criminalità che ha deciso di riconquistare tutto. Quindi parliamo di tennis. C’è povertà, gente stanca e il bisogno che mangia le persone. <strong>Allora parliamo di tennis.</strong> Parliamo di uno sport elitario, sport di fascette e tutine linde, di pubblico silenzioso (una volta) e prati di <strong>Wimbledon</strong>. Anzi parliamo di Djokovic.</p>
<p>Per chi non lo sapesse il neocampione-olimpico-trentasettenne (bisogna per forza dirle insieme queste tre cose), è uno dei sopravvissuti della più grande stagione di tennis da quando questo sport esiste (se non altro per titoli e prestazioni). Quella di Federer, Nadal e poi appunto, Djokovic. Mai nessuno come loro.</p>
<p>Federer il fuoriclasse svizzero, elegante quando parla, elegante quando gioca, sembra addirittura non sudare. <strong>Conosce le traiettorie della pallina meglio di un fisico teorico.</strong> Nadal è l’energia e la potenza. Infortunato, caduto, risalito, il più forte in assoluto sulla terra, forse la superficie più dura. È il fuoco spagnolo. Djokovic non è nulla di tutto questo. Non è elegante nemmeno nei lineamenti, balcanici, spigolosi. Non infiamma il pubblico. Dalla sua la freddezza, la resistenza mentale ogni oltre stress-test. Non gli è venuto facile giocare, ha dovuto limare i colpi, provare e riprovarli. Solo poi ha raggiunto l’efficacia ovunque.</p>
<p><strong>Efficacia appunto, non bellezza. Resistenza, non potenza. Elasticità, non eleganza. Rabbia, non talento cristallino</strong></p>
<p>Tra talento e rabbia, quanto è più avvincente la rabbia! Il talento è una mazzetta della natura, una raccomandazione dell’universo al destino. Alla legge del più talentuoso si oppone quella dell’arrabbiato. E questo fa Djokovic: si ribella alla natura, sembra aver trovato il modo per governare le leggi della biologia, delle reazioni delle cellule per rallentare l’invecchiamento e vincere a 37 anni contro uno di 21.</p>
<p>Si alzano le schiere di puristi:<strong> e dunque è la vittoria l’attrattività di Djokovic? Nel fatto che vince?</strong> Ma non sono più poetici il gioco, la partecipazione, la lotta aldilà del risultato? Non sempre.</p>
<p>Lo è se vieni dalla Svizzera o dalla Spagna. Non lo è se vieni dalla Serbia. Per i due possedere una racchetta da tennis è stato un punto di inizio, per il serbo già una vittoria, un punto di arrivo. “Volevo dimostrare che ci sono anche Serbi buoni”, ecco l’obiettivo dichiarato di Djokovic.</p>
<p>Nole è un pozzo senza fondo di contraddizioni, <strong>Novax</strong>, con simpatie nazionaliste. Capace di sfruttare tutti i giochetti e i trucchi psicologici per vincere, le pause, le proteste. E poi le provocazioni. Lui personalizza, risponde con le provocazioni alle provocazioni, mentre Federer abbozza. Si carica del tifo contro, del clima da arena. È un continuo dimostrare, rilanciare. Vincere, appunto.</p>
<p>Perché, se il tuo mondo non ti dà seconde chance, o vinci o scompari. <strong>L’importante è partecipare solo se partecipare è normale, solo se ci sono mille occasioni per vincere.</strong> Ma se vieni dal nulla allora non ci sono mille possibilità, potresti averne solo una &#8211; solo quella &#8211; e allora la devi usare per vincere. Per strapparti il tuo posto al mondo, come fa il cane all’osso. C’è uno stimolo che viene dalla motivazione, dalle risorse, e c’è uno che viene dalla disperazione, dal nulla. Anche su un territorio che brucia delle bombe della Nato può germogliare il talento, ma non si innaffia di grinta, ma di rivalsa.</p>
<p>Ma poi, quanto è facile innamorarsi dell’eleganza di <strong>Federer, dell’energia di Nadal</strong>. È l’attrazione della testa, dell’avere sempre ragione, la supponenza di essere belli e giusti. Molto più difficile innamorarsi di Djokovic. Così respingente nelle sue stupide prese di posizione, del suo cristianesimo ostentato. Ma la seduzione è del grigio, delle contraddizioni. Quelle inestricabili, quelle irrisolvibili. Il sentire senza dover per forza condividere, capire. Il percepire i torti, le motivazioni, senza seguirne le ragioni.</p>
<p><strong>Djokovic è l’orgoglio del diverso (e cattivo) a cui non è personato nulla se non la vittoria.</strong> Perché se sei un’anomalia, un errore in una regola, l’errore non può farsi legge. Può essere solo eccezione. Essere costretti a dover riconoscere all’altro un’individualità sua, una sua eccezionalità, che non ci appartiene. È la forma più alta dell’amore. Abbiamo parlato di guerre, di disgraziati, di errori che vogliono esistere. <strong>Di uguaglianza senza equità. Di orgogli e mancanze da colmare.</strong> Di vuoti. Di rivalse che si fanno giustizia.</p>
<p>Abbiamo parlato di Calabria e di calabresi.</p>
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		<title>Lettera a una giovane ginnasta. Una fuga, ma solo ideale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/lettera-ginnasta-libro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Feb 2023 01:55:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina: &#8220;Lettera a una giovane ginnasta&#8221; di Nadia Comặneci, Il Saggiatore A fronte di un’editoria sempre ben disposta nell’accordare spazio e visibilità a biografie di stelle passate e presenti del firmamento sportivo, ho ritenuto che fosse giunto anche per me il momento di provare a leggerne una. Almeno da [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Antonio Maria Porretti. In copertina: &#8220;Lettera a una giovane ginnasta&#8221; di Nadia Comặneci, Il Saggiatore</strong></p>
<p>A fronte di un’editoria sempre ben disposta nell’accordare spazio e visibilità a biografie di stelle passate e presenti del firmamento sportivo, ho ritenuto che fosse giunto anche per me il momento di provare a leggerne una. Almeno da concedermi la possibilità di elaborare un abbozzo d’idea sul genere in questione. Si tratta pur sempre – ho pensato – di epopee prima di tutto umane, che ripropongono, riattualizzandolo, l’archetipo narrativo per eccellenza: <strong>Il viaggio dell’eroe</strong>. Equiparabili dunque a <strong>chansons de geste</strong> del nostro tempo, dove gare e competizioni si delineano e configurano come moderne chiamate all’avventura, imprese da affrontare e missioni da compiere.</p>
<p>Niente affatto trascurabile, poi, il riscontro di carattere educativo che pubblicazioni come <strong>&#8220;Lettera a una giovane ginnasta&#8221;</strong> potrebbero ottenere in mano a un pubblico più giovane, nel ribadire quanto allenarsi all’impegno, alla costanza e determinazione, rappresenti il solo viatico per una affermazione di buona sostanza nella vita. Sarà pure banalità da retorica del sacrificio riaffermarlo, ciò non toglie che rappresenti uno dei massimi pregi ascrivibili alla tipologia di queste scritture. Tanto più se posto in relazione a un atteggiamento di estrema versatilità anagrafica, che intravede nel formato tutorial del <strong>Detto √ Fatto</strong> un paradigma formativo di riferimento, <strong>con tanti saluti, estrema unzione ed eterno riposo a concetti come fatica e conquista</strong>.</p>
<p>A ogni modo, a emettere decreto di lettura nei confronti di questo libro, è stato un mio subitaneo effetto di vintage ritrovato. Nell’intercettare titolo e copertina sullo scaffale di una libreria, sono riaffiorati e affluiti flashback di quelle <strong>Olimpiadi a Montreal del 1976</strong>, con una ragazzina che a soli quattordici anni si sarebbe imposta all’attenzione del mondo, per la grazia, l’energia e la precisione delle sue esibizioni, diventando di colpo l’effige stessa della ginnastica artistica. Anch’io, all’epoca, poco o nulla sapevo della sua Romania (dislocazione geografica e nome della capitale a parte, imparato per assonanza con quello della confinante Ungheria). Pertanto, questa opportunità di conoscerla meglio, sia pur a poderosa distanza di lustri, risultava troppo allettante per essere snobbata.</p>
<p><strong>Lettera a una giovane ginnasta</strong> è l’autobiografia in forma epistolare di <strong>Nadia Comặneci</strong>, dove ogni capitolo s’inserisce e struttura come lettera inviata a una giovane e ignota corrispondente, che si rivolge a lei in cerca di consigli per il suo futuro. Espediente d’innegabile gradevolezza e efficacia, per rievocare luci e ombre di una vita e insieme ripercorrere tappe di una folgorante carriera agonistica, in una narrazione di vago sapore ottocentesco, tipo<strong> “Splendori e Miserie di una Campionessa”</strong>. Anche se a dirla tutta, una ventata da fiaba dei <strong>Fratelli Grimm</strong> – in versione originale sia ben chiaro – l’ho avvertita dall’inizio alla fine. E non lo dico con intento denigratorio, individuandovi invece una qualità a beneficio di tempi e ritmi spediti di lettura. Merito – occorre dirlo – della traduzione ad opera di <strong>Lucio Ruffo di Calabria</strong> per i tipi de <strong>Il Saggiatore</strong>.</p>
<p>Tuttavia, alla luce dei mutamenti politici di cui è stata testimone, mi aspettavo qualche affondo più deciso nel dar conto dell’era Ceausescu; della sua dittatura schiavista e disumanizzante esercitata e perpetrata a danno del popolo rumeno. Si ha infatti come l’impressione di una certa ritrosia da parte di Comặneci nell’assumere una posizione più critica al riguardo. Quasi preferisse sorvolare o limitarsi a dichiarazioni d’ufficio sull’argomento. Faccio presente che nel 1989 gli Stati Uniti le hanno concesso la cittadinanza americana, dopo averla accolta come profuga all’interno dei loro confini. Un’ambiguità di fondo a mio parere sussiste; non saprei se più per senso diplomatico o, desiderio di liquidare in fretta quella parte del suo passato.</p>
<p>Atteggiamento assunto anche in altre parti di queste sue memorie, soprattutto quando entrano in ballo rapporti di natura più personale, come nel caso del suo allenatore e demiurgo <strong>Béla Károlyi, o del Costantin che l’aiutò nell’attuare il suo piano di fuga dalla Romania</strong>. La defezione come lei stessa la chiama, ricorrendo quasi a una terminologia militaresca. Che la disciplina abbia costituito l’asse portante della sua vita è indubbio. Che dalle pagine di questo libro emerga un carattere molto incline al riserbo, altrettanto (salvo poi dilungarsi nel capitolo/lettera in cui racconta per filo e per segno il suo matrimonio con Bart Conner, ex ginnasta e con cui vive felicemente in Texas – tanto per rifarsi al topos della fiaba a lieto fine). Che in piena coerenza con la sua specialità sportiva la protagonista (o eroina) tenda a volteggiare, ruotare, saltare, piroettare come un corpo libero e inafferrabile, pure. E che il più delle volte si scriva un’autobiografia – o se ne affidi a qualcuno l’incarico &#8211; per consegnare alle stampe un <strong>portrait ideale</strong> della propria persona, è verità difficilmente confutabile.</p>
<p>A tal proposito – e per correttezza – devo perlomeno menzionarla, l’autrice non ufficiale e senza nome in calce del presente volume, o come è convenzione dire, ghost writer: Nancy Richardson Ficher.</p>
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