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	<title>sostanza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Il pittore e la sua notte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-pittore-e-la-sua-notte-bella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 May 2025 22:01:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il pittore e la sua notte&#8221; è un racconto di Giuseppe Bella, In copertina un quadro di Lucio Fontana Una sera di marzo un pittore, rientrando dal suo studio, fu colpito dall’idea che qualcuno lo aspettasse in casa. Una fantasia, nient’altro: e se ne sbarazzò con un sorriso amaro, scrollando le spalle. Viveva da solo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il pittore e la sua notte&#8221; è un racconto di Giuseppe Bella, In copertina un quadro di Lucio Fontana</strong></p>
<p>Una sera di marzo un pittore, rientrando dal suo studio, fu colpito dall’idea che qualcuno lo aspettasse in casa. Una fantasia, nient’altro: e se ne sbarazzò con un sorriso amaro, scrollando le spalle. Viveva da solo e non frequentava più nessuno, ormai da anni. Attraversava le strade con i passi circospetti di un randagio. Il cielo livido era solcato dalle nottole. Ne seguiva con lo sguardo i volteggi, grevi e lenti, così diversi dalla tagliente grazia delle rondini; e tornavano ad assalirlo improvvisi quanto labili spaventi.</p>
<p>Nella luce declinante i mostri di pietra, dai culmini dei portali, dalle mensole dei balconi, gli lanciavano sguardi affranti, tuttavia alcuni ghignavano maligni, altri storcevano le bocche in un tentativo di urlo, ma le parole non riuscivano a staccarsi dalla pietra e una maschera grottesca fissava i loro volti in una smorfia di sgomento. Sulle basole i passi del pittore si facevano più svelti. Quando imboccò il vicolo su cui si affacciava la sua abitazione, nell’intero quartiere andò via la corrente. Spinse il cancello che immetteva nel giardino rischiarato dalla luna; vi spiccava il rosso ostinato delle rose.</p>
<p>Passandole accanto, il pittore udì la palma scuotere la chioma, con un fruscio oscuro e mormorante. Entrò in casa e sedette vicino a una finestra. I battenti della porta erano rimasti accostati, le alte imposte aperte sul giardino lasciavano filtrare dentro una luce tanto pallida da sembrare mortuaria. Pensava che la sua fantasia di poco prima, che qualcuno in casa aspettasse con calore il suo ritorno, era stata una debolezza cui non bisognava più cedere in futuro. Aveva abbandonato la testa su una spalla e si era appisolato. A un tratto giunse da fuori un rumore, come di un peso che qualcuno trascinasse sul terriccio del giardino; ma a momenti sembrava dovuto al continuo ruzzolare di un corpo che battesse con il ventre sul terreno. Erano tonfi molli, in una successione irregolare. Si sentiva, sempre più vicino, un gemito affannoso.</p>
<p>Ci fu una pausa di silenzio seguita da un raspare frenetico sul legno della porta, la quale si aprì lentamente e scivolò dentro una creatura indefinibile, che nell’oscurità poteva scambiarsi per un cucciolo smarrito, dal corpo tracagnotto. “Chi sei?” gli chiese il pittore, con palese incongruenza. La bestia, com’era naturale, non fu in grado di rispondergli, ma si mosse zampettando nell’ombra, faticosamente, verso un punto della stanza dove il raggio lunare formava una pozza luminosa. Mostrava un ventre smisurato e gonfio che nello sforzo della marcia dondolava da una parte e dall’altra, strusciando sul pavimento quando la bestia non poteva più per il gran peso mantenere il dorso dritto; quasi vi si percepivano sguazzare gli intestini. La bestia emise un uggiolio e si accucciò ai bordi della macchia di chiarore.</p>
<p>Aveva lasciato dietro di sé una scia verde, come una bava luccicante. Il pittore con occhio esperto riconobbe in quella traccia l’impronta di un colore acrilico, e nello stesso istante indovinò nelle forme di quel cane il profilo di una creatura immaginaria, nata, un giorno, dai sogni del suo pennello. Come se avesse udito il suo pensiero, il cane o quello che insomma fosse cacciò un altro uggiolio, più lungo del precedente, e modulando la voce su un tono divertito disse: “Sono io, sì, sono proprio io”. Per terra, attorno al suo corpo acciambellato, si allargava un alone verdognolo. Il pittore, meravigliato, si staccò da dove sedeva e fece alcuni giri intorno all’insolita apparizione, che adesso se ne stava in silenzio, la testa affondata tra le zampe, l’addome palpitante.</p>
<p>Sembrava dormire. Mostrava un corpo dall’opulenza sgraziata in forte contrasto con la delicata leggerezza di quattro ali verdi formate non da piume ma da tenere membrane e le cui punte nel riposo si raccoglievano sotto l’attaccatura delle zampe anteriori. Queste ultime in verità non erano esattamente zampe bensì braccia umane nerborute e tozze, e le mani avevano artigli colorati di un rosso fiammante. Dalle terga si allungava una coda equina. La cosa emise un profondo sospiro; pareva esausta; si era forse trascinata per strada a lungo perdendo così parte di quel verde che le scorreva in corpo come una linfa. Il pittore scrutò commosso l’ospite. Si dispose a sorvegliarne il sonno, per il tempo che occorreva perché recuperasse le sue forze. Gli venne un’idea improvvisa. Gli avrebbe infuso nuova energia usando il colore di cui in casa teneva delle scorte.</p>
<p>Spalmò l’acrilico sull’intero corpo della bestia. Questa, quasi all’istante, manifestò come un sussulto, e aprì sul viso del pittore uno sguardo ravvivato. I suoi occhi ammiccavano manifestando un’espressione vagamente beffarda. Il pittore se ne risentì, e già si era pentito del proprio gesto allorché la bestia si rizzò di scatto sulle zampe, gli voltò le spalle e fustigandosi le natiche con la coda parve immergersi in qualche riflessione molto profonda. Alla fine si girò di nuovo verso il pittore e gli disse, con aria di compiaciuta civetteria: “Io sono un angelo”. Il pittore non riuscì a trattenere uno scoppio di riso, che all’angelo parve irriverente, offendendosi a sua volta. “Scusami” disse il pittore, “non intendevo deridere il tuo aspetto. Non sei certo il primo angelo difettoso che mi compare davanti. Devi sapere che angeli simili a te ne ho perfino dipinti. Ma, e te ne chiedo di nuovo perdono, ridevo al pensiero di averti scambiato per un cane”.</p>
<p>L’angelo sembrò rabbonirsi; rispose, con una strana tonalità di voce, ringhiosa ma gentile: “Mi fa piacere il tuo sorriso: temevo che la mia figura ti avrebbe spaventato. Somiglio a un cane? Pazienza. Questa è la forma di cui oggi, lì in alto, mi hanno rivestito. Per quanto sia ridicolo, l’aspetto di cane è dovuto al compito che mi tocca. Devo accompagnarti. Non sono io a stabilire come e quando, sono come un commesso. Vi prendo, poco importa se acconsentite o resistete, e vi porto via”. E si mosse verso l’uscita con quella sua andatura sgraziata che non lasciava certo supporre una capacità di volo.</p>
<p>Si arrestò sul filo della soglia, voltò indietro la testa e sorridendo, con la voce che assumeva un tono umano, come se un grumo sonoro, ringhioso e ferino, iniziasse a risolversi, disse al pittore: “Seguimi”. Uscirono nel giardino. Si era frattanto levato un forte vento. Il giardino era tutto uno scompiglio di foglie e arbusti. Al pittore parve che il cespuglio di rose invocasse il suo aiuto. Si allontanò dall’angelo e strinse in un abbraccio le piccole rose incurante delle loro spine. Si udì a un tratto, confusa al crepitio delle frasche e ai sibili del vento, come una nota acuta e cristallina, subito soffocata dal mutevole coro dei lamenti.</p>
<p>Il pittore volse intorno lo sguardo e vide l’angelo. Risplendeva nella notte con quel suo colore verde fluorescente. Aveva aperte le quattro ali e rideva sonoramente. Proferiva anche delle parole, di cui si riusciva a intendere soltanto il tono, sottile e immaturo. Il tono di voce di una bambina. Il pittore associò mentalmente questa voce alla figura di una piccola visitatrice che, da qualche giorno, appariva negli angoli del suo studio più trascurati, e lo guardava fisso negli occhi, mentre con l’indice si tormentava l’unghia del pollice, nella inflessibile e silenziosa attesa dei fantasmi. Egli a questo punto fu certo che quella bizzarra parodia di un angelo, che gli stava sospeso in aria di fronte, di quella bambina era la semplice metamorfosi. Avvertì un dolore acuto tra spalla e sterno.</p>
<p>Il vento cessò d’incanto. Udì nuovamente la voce dell’angelo il quale, nel tono di una benevola ironia, gli sussurrava: “Non essere nervoso, calmati. Il momento più brutto lo abbiamo già alle spalle”. Il pittore, in effetti, si sentiva leggero. Ma non volendosi dare per vinto, rispose in questi termini al cane angelico: “Mi sei apparso senza alcun preavviso. Certamente la notte ti ha condotto a me come un parto dei miei sogni più strampalati. Sei così ridicolo! Dove vuoi che si vada? Non mi sorprenderebbe che la nostra destinazione fosse un circo equestre”. L’angelo rifletté brevemente e poi disse: “Non volete mai capire, voi mortali. Ma del resto siete da comprendere; la partenza è così rapida e tanto fulmineo è il viaggio che la meta, all’istante, ecco &#8211; è già raggiunta”.</p>
<p>Il pittore, con un sussulto, si guardò intorno. La grande palma si muoveva: una complicata diramazione di radici ne assicuravano i passi, vibrando frenetiche, simili alle zampe di un ragno. In poco tempo fu vicino a loro due. Agitò la chioma in direzione del pittore, e con una voce che sembrava emessa dalle sue stesse foglie, composta di fremiti e fruscii, gli disse: “Benvenuto”. Nello stesso momento l’angelo cominciò a battere le sue ali producendo un ronzio come quello di un calabrone, e ingiunse al pittore: “Saltami in groppa”.</p>
<p>Senza sforzo alcuno egli balzò in aria e si posò sul dorso del cane, che schizzò rapido in volo, diretto all’alta cima della palma: questa, per accoglierli, aveva diradato le lamelle e alcune le aveva incurvate a formare una culla. Il pittore, nello stesso istante che si distendeva in quel giaciglio, fu preso da un sonno invincibile. Poi ogni pensiero scomparve dalla sua mente; e cullato da quel grembo arboreo egli sprofondò nella quiete della sua ultima notte.</p>
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		<title>Apparenza di nuova generazione</title>
		<link>https://www.borderliber.it/apparenza-di-nuova-generazione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Aug 2023 02:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. Foto di Pina Labanca Governati dalla legge di causalità, presi a calci in culo da una forza che non ci permette mai di tornare indietro, andiamo, oggi come ieri, incontro alla realtà ancora increata. Cuce e ricuce la nostra mente ciò che ci circonda, lei stessa ci consegna accomodanti cause ed [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Martino Ciano. Foto di Pina Labanca</strong></em></p>
<p>Governati dalla legge di causalità, presi a calci in culo da una forza che non ci permette mai di tornare indietro, andiamo, oggi come ieri, incontro alla realtà ancora increata. Cuce e ricuce la nostra mente ciò che ci circonda, lei stessa ci consegna accomodanti cause ed effetti. <strong>Così vanno le cose; così come la nostra mente ama costruirle per noi.</strong></p>
<p>Appare lontano ogni oggetto. Ci percuotono le sensazioni, si materializzano e si ingarbugliano. <strong>Osserviamo le nostre opere, materiali e immateriali</strong>; si affastellano cose che si imprimono e che poi una mano gentile cancella; consideriamo e riconsideriamo errori di valutazione, dubbi, certezze e svelamenti, ma ci resta poco di ogni fenomeno e di ogni rappresentazione; <strong>solo la materia è imperitura.</strong></p>
<p>Sconfinata è la fame primordiale di sapere, di scoprire, di stupirci, di rincorrere la verità; poi, traditi, sbeffeggiati, come su un&#8217;isola da cui guardiamo il velo di nebbia che tutto avvolge, torniamo spaesati e contenti. <strong>Dolce sbigottimento del non trovare un punto fermo, mentre tutto vibra tra l&#8217;inconcludenza e l&#8217;incompiutezza</strong>; oscilliamo dispersi tra la vacuità delle forme tirate su dal cervello, mentre i sensi continuano a prenderci in giro, ad ammaliarci, a farci sopravvivere.</p>
<p>Corre un bambino verso la sua mamma; corre un cane dal suo padrone; corrono i cuori e gli occhi si accecano, cosicché tutto ci appaia vivo, consistente, percepibile, tramutabile, esistente. <strong>Bugia, menzogna!</strong> Non c&#8217;è quel prima e quel dopo, quell&#8217;andare e tornare, quel chiedersi e rispondersi, quell&#8217;essere e non essere. <strong>Sta qui la gioia di ogni inizio, si conserva nell&#8217;apparenza la Gloria.</strong> Il presente redime, il resto è necessità.</p>
<p>Non c&#8217;è più un il ritmo nervoso a guidare le mie idee, le convinzioni e i vacillamenti. Si è creato un precedente, il mondo esiste come apparenza e a ognuno appartiene ciò che sente, che percepisce, che elabora, che rigetta nello spazio&#8230; <strong>lo spazio di un Dio che si frantuma, che si decompone. Lo spazio, cioè l&#8217;ultimo lamento di una divinità abulica.</strong></p>
<p>Solitudine e contemplazione, sentire il silenzio e il suo disordine. Mi sono stupito davanti a una farfalla che volteggiava nell&#8217;aria, di fronte alle nuvole che sovrastavano un campanile&#8230; <strong>questo mi basta.</strong></p>
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		<title>Metallo pesante. Alessandro Angelelli tra parola e immagine</title>
		<link>https://www.borderliber.it/metallo-pesante-poesia-angelelli/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Apr 2023 01:40:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Rita Bompadre. In copertina: &#8220;Metallo pesante&#8221; di Alessandro Angelelli, L&#8217;Erudita, 2022 “Notte inoltrata, silenzio profondo, rotto di colpo, dal passare di un treno, metallo pesante su fragile legno”. La composizione tra la parola e l&#8217;immagine, metafora della vita e del senso dell&#8217;interezza, racchiusa in queste righe, appartiene all&#8217;autore Alessandro Angelelli nel libro “Metallo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Rita Bompadre. In copertina: &#8220;Metallo pesante&#8221; di Alessandro Angelelli, L&#8217;Erudita, 2022</strong></em></p>
<p>“Notte inoltrata, silenzio profondo, rotto di colpo, dal passare di un treno, metallo pesante su fragile legno”. La composizione tra la parola e l&#8217;immagine, metafora della vita e del senso dell&#8217;interezza, racchiusa in queste righe, appartiene all&#8217;autore Alessandro Angelelli nel libro “Metallo pesante” (L&#8217;Erudita, 2022 pp. 67, € 16.00).</p>
<p>I testi contengono la densità dell&#8217;osservazione poetica sul mondo e sulla natura degli uomini, diffondono la consistenza dell&#8217;ispirazione, offrono una consapevolezza accogliente, piena di sensibilità e di intensa affettività. Il poeta risiede nella dimora dell&#8217;anima, percepisce l&#8217;intima relazione tra il proprio peregrinare alla ricerca di una dimensione familiare dove custodire ricordi ed emozioni e l&#8217;identità interpretativa delle sensazioni. Alessandro Angelelli indica la regione interiore dalla quale partire per percorrere l&#8217;essenza dell&#8217;itinerario esistenziale e ampliare l&#8217;orizzonte dell&#8217;appartenenza. Descrive attraverso l&#8217;inquietudine romantica del percorso di vita, lo smarrimento e la frantumazione dell&#8217;esperienza, espone la volontà di comunicazione, insegue il desiderio di riacquistare il sentimento perduto.</p>
<p>La strada per condividere il viaggio introspettivo rimanda al valore originario dell&#8217;essere, incrocia lo svolgimento della memoria e collega l&#8217;elaborazione del vissuto con il senso di ogni destinazione. “Metallo pesante” svela una collezione privata di inafferrabili momenti e di sfuggenti impressioni, mostra il vincolo confidenziale tra la malinconia del passato e l&#8217;incertezza del presente, avverte il carattere instabile di ogni incognita del futuro, l&#8217;inesorabile vulnerabilità del dolore, ma anche la stabilità fiduciosa della speranza.</p>
<p>La poesia di Alessandro Angelelli è simbolo di un archetipo del cammino umano, un attraversamento evolutivo tracciato nella necessità di realizzare una direzione per la felicità e rinnovare il proprio itinerario, inoltrandosi nella promessa di raggiungere nuovi approdi di comprensione per sentirsi a proprio agio con se stessi. Rivisita la località ispiratrice del pensiero, analizza il territorio suggestivo della realtà, da corpo all&#8217;equilibrio degli impulsi per orientare l&#8217;autenticità del discorso. Alessandro Angelelli conosce il modo di rilevare e abbracciare la consistenza sensitiva del proprio territorio di arrivo, oltrepassa il passaggio lucido del dolore e della finitezza dell&#8217;assenza, trasmette la propria fermezza creativa con il presentimento immaginario di ogni atmosfera onirica.</p>
<p>“Metallo pesante” rinforza l&#8217;intento profondo di riconquistare la componente del benessere, illustra l&#8217;incantevole cronaca del tempo nel riassunto seducente del quotidiano, congiunto alla contingenza della fugacità, alla tenerezza della memoria e alla commozione dei significati. Indaga sull&#8217;accordo dell&#8217;intuizione elegiaca e sostiene l&#8217;eterna e inevitabile discordanza tra la crudele fragilità e la grazia della serenità. Il libro è il compimento letterario di una coinvolgente resistenza, la fusione naturale immersa nella nostalgia dell&#8217;altrove, sperimenta l&#8217;incertezza dei legami, assapora l&#8217;indugio dell&#8217;attimo vissuto, mantiene il radicamento dell&#8217;intima necessità di espressione, l&#8217;intenzione di ogni luogo in cui sentirsi a casa e ritrovare la beatitudine dello spirito.</p>
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		<title>Seconda persona Singolare. Allegro e la poetica dell&#8217;assenza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/seconda-persona-singolare-allegro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Jan 2023 01:50:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina una foto di Pasquale Allegro, autore di &#8220;Seconda persona singolare&#8221; Leggere Pasquale Allegro vuol dire venire a contatto con una realtà amalgamata con le sensazioni, in cui la parola fa da collante con le cose. Una costante soggettivazione anima ciò che ci circonda, innescando una sorta di rinascita del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina una foto di Pasquale Allegro, autore di &#8220;Seconda persona singolare&#8221;</strong></p>
<p>Leggere Pasquale Allegro vuol dire venire a contatto con una realtà amalgamata con le sensazioni, in cui la parola fa da collante con le cose. Una costante soggettivazione anima ciò che ci circonda, innescando una sorta di rinascita del Creato.</p>
<div dir="auto">In questo caso sono le assenze <em>a favorire</em> questo processo di riempimento, anzi di rianimazione. Tutto parla, ogni cosa dialoga con Andrea, il protagonista di questo diario dei ricordi, che insegue l’amore perduto. Chiara lo ha abbandonato e ogni abbandono è un lutto che, a sua volta, pone chi lo vive nella condizione di dover rinascere.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">L’anima e il cuore, ossia sostanza e respiro della vita, si prestano a una rivalutazione, a una resa dei conti con la solitudine. Nessuno sopravvive a se stesso, così come nessuno può abitare se stesso senza qualcuno. Andrea lo capisce dolorosamente, ricordando i gesti quotidiani, i luoghi attraversati insieme alla sua compagna o insieme a suo padre. E infatti un abbandono ne rievoca un altro, ecco quindi quel papà che non c’è più e che rappresenta quel baricentro, quel senso dell’ordine e della razionalità, che una volta venuto meno ci costringe a viaggi oscuri, a ricerche senza fine.<img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-5964 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/01/Allegro_Libro.jpg?resize=424%2C656&#038;ssl=1" alt="Seconda persona singolare" width="424" height="656" data-recalc-dims="1" /></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Ma se l’amore salva, sia esso di coppia o familiare, un abbandono distrugge e mette in discussione ogni aspetto della vita, ogni caratteristica di quell’edificio pesante e arzigogolato che ci portiamo sulle spalle, ossia la nostra personalità. Ed è forse la nostra personalità il fantasma che ci tormenta e che ci perseguita nel momento dell’abbandono? Percepiamo tutto come un nostro fallimento?</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Le domande che Allegro ci fa porre con quest’opera sono tante, anzi troppe. Ma non è quello che cerchiamo da un libro? Non diciamo di essere stufi delle storie razionalmente funzionanti guidate da una ferrea logica che pretende di indicarci l’unica strada percorribile per risolvere gli enigmi?</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto"><em>Seconda persona singolare</em> è un viaggio nella narrativa dei sentimenti che richiama alla mente quella necessità di appartenerci, di ritrovare nella comprensione del prossimo i nostri disequilibri. Solo capendo l’altro ci comprendiamo, diventiamo parte del suo dolore e della sua gioia, in poche parole della sua totalità.</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/seconda-persona-singolare-allegro/">Seconda persona Singolare. Allegro e la poetica dell&#8217;assenza</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Culturalmente corretto. Una bestemmia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/culturalmente-corretto-una-bestemmia/</link>
		
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		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 10:10:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
		<category><![CDATA[Forma]]></category>
		<category><![CDATA[mediocrità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Culturalmente corretto. Una bestemmia&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato per Zona di Disagio Non è più una questione di valore, ma di nomi, perché questo torrente di fango chiamato cultura, in cui ormai sguazza di tutto, ha bisogno di influencer, di sponsor, di costruttori di tendenze, per sfociare senza ostacoli nel mare della [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Culturalmente corretto. Una bestemmia&#8221; è un articolo di Martino Ciano già pubblicato per <a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2021/06/10/culturalmente-corretto-una-bestemmia/">Zona di Disagio</a></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è più una questione di valore, ma di <em>nomi</em>, perché questo torrente di fango chiamato cultura, in cui ormai sguazza di tutto, ha bisogno di influencer, di sponsor, di costruttori di tendenze, per sfociare senza ostacoli nel mare della mediocrità. E sia ben chiaro, tutti siamo parte di una democrazia banale, che attraverso la scusa della libertà d’espressione protegge coloro che edificano le nuove sovrastrutture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ognuno viene lasciato libero di alimentarsi solo delle proprie opinioni, alle quali viene riconosciuta anche una momentanea ed effimera autorevolezza, allora vuol dire che l’élite sta costruendo un nuovo recinto nel quale rinchiudere la massa. È questo il vero complotto. È nel momento in cui si è convintissimi di pensare con la propria testa, sfruttando però le fonti, i mezzi e i canali del potere, che l’élite cuce addosso alla massa il vestito che crede di aver scelto autonomamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato sarà un’indotta illibertà mascherata da democratica diatriba.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo periodo produttore di opinioni, di merci culturali, di pubblicità progresso che impongono la distruzione di ogni singolarità, tutti hanno potuto assistere al fenomeno di un pensiero autarchico, autosufficiente al vociare quotidiano che non deve superare certi limiti, ma deve rimanere confinato nel suo limbo in cui nulla è chiaro e nessun problema viene risolto. Più informazione e prodotti culturali si creano, più si può gridare “viva la democrazia”, “viva la libertà di espressione”, ma intanto la vista si annebbia e il cammino diventa difficoltoso; scambiamo i nostri passi claudicanti per passi di danza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il culturalmente corretto dei nostri tempi è solo il necessario sforzo quotidiano richiesto a ognuno di noi, attraverso cui le opinioni contrastanti possono sfociare nella confusione. È di fronte a questo continuo chiacchiericcio, spacciato ogni giorno come confronto democratico, che si impone la dittatura del pensiero debole, che non ha nulla a che vedere con i nobili fini di principi sacrosanti come la sospensione del giudizio, l’opinione ragionata e la scepsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il culturalmente corretto è il mezzo tramite cui la mediocrità diventa regola, in cui la democrazia è bolgia di parole, in cui la politica è litigio di facciata, in cui il lavoro è solo attività per garantirsi una mera sopravvivenza, in cui l’élite costruisce un cielo di idee nefaste illuminate da un sole artificiale.</p>
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