<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	
	xmlns:georss="http://www.georss.org/georss"
	xmlns:geo="http://www.w3.org/2003/01/geo/wgs84_pos#"
	>

<channel>
	<title>Sopravvivenza Archivi - BORDER LIBER</title>
	<atom:link href="https://www.borderliber.it/tag/sopravvivenza/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.borderliber.it/tag/sopravvivenza/</link>
	<description>Sguardi al limite</description>
	<lastBuildDate>Thu, 13 Mar 2025 10:55:46 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=7.0</generator>
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">206201238</site>	<item>
		<title>La società della neve. Una storia vera al servizio dell&#8217;umanità</title>
		<link>https://www.borderliber.it/societa-neve-film-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Feb 2024 00:33:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Aereo]]></category>
		<category><![CDATA[cannibalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[incidente]]></category>
		<category><![CDATA[Sopravvivenza]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=9039</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;La società della neve&#8221; Cordigliera delle Ande, 13 ottobre 1972.Q uel giorno inizia una storia di sopravvivenza tra le più inaudite dell’ultimo secolo. Un Fairchild FH-227D della Forza aerea uruguaiana, partito da Montevideo per portare una squadra di rugby a Santiago del Cile, si schianta tra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/societa-neve-film-recensione/">La società della neve. Una storia vera al servizio dell&#8217;umanità</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina di &#8220;La società della neve&#8221;</strong></p>
<p>Cordigliera delle Ande, 13 ottobre 1972.Q uel giorno inizia una storia di sopravvivenza tra le più inaudite dell’ultimo secolo.</p>
<p>Un Fairchild FH-227D della Forza aerea uruguaiana, partito da Montevideo per portare una squadra di rugby a Santiago del Cile, si schianta tra neve e ghiacci della Valle delle Lacrime, a 4 mila metri di altitudine, nel territorio del comune argentino di Malargüe. Dei 45 passeggeri, tra cui i giovani giocatori con amici e parenti, se ne salvano inizialmente 29.</p>
<p>I soccorsi latitano, depistati come sono dalle ultime ed erronee comunicazioni del pilota in balìa del maltempo. Nell’attesa i sopravvissuti tentano l’impossibile per resistere. Si rifugiano nella carlinga dell’aereo, aiutandosi e curandosi le ferite, usando indumenti estratti dalle valigie e stando uno addosso all’altro per non congelare nelle notti a meno 30 gradi. Dopo 11 giorni, per non morire di fame, si tormentano sulla scelta più estrema e disturbante: cibarsi dei corpi di chi non ce l’ha fatta, anche se il solo pensiero fa loro orrore e a pugni con l’etica e la religione, oltre che con lo stomaco. Alcuni arrivano a pronunciare una sorta di testamento biologico: il dono salvifico di sé agli altri nell’eventualità di morte. Eventualità che si fa certezza per altri 13, con l’arrivo di tempeste e valanghe.</p>
<p>Tre giovani della squadra di rugby, Canessa, Parrado e Vizintín dopo vari tentativi falliti partono il 12 dicembre per cercare aiuto. Il 23 dicembre Parrado e Canessa incontrano alcuni pastori che avevano già dato l’allarme. Alla fine, dopo 71 giorni, i sopravvissuti saranno 16.</p>
<p>&#8220;La società della neve&#8221; fin dal titolo aggiunge un livello di lettura, cioè come le persone possono riuscire a rimanere insieme in una condizione estrema e con il costante spettro della morte. Ne seguiamo le vite prima della partenza, ma poi, una volta passati attraverso la scena del disastro aereo (una delle migliori mai viste, capace di catturare il dolore fisico, la morte e le mille piccole conseguenze di un impatto simile), il film cerca di ricostruire questi personaggi da zero, come se dovessero assumere un altro ruolo in questa neonata società che ha il solo obiettivo di far sopravvivere tutti. L’unica possibilità è creare un universo parallelo, una società a parte in grado di gestire un nuovo ordine: la società della neve, appunto.</p>
<p>Questo film, che racconta una delle storie di sopravvivenza più forti ed emozionanti di sempre, è uno spettacolo per gli occhi ma anche una morsa al cuore. È un capolavoro cinematografico e pure l’esempio lampante che un film, per arrivare al cuore del pubblico, non deve solo raccontare una bella storia, ma permettere a ognuno degli spettatori di potersi immedesimare nelle paure, nello slancio vitale, nella rabbia o nella gioia di ognuno dei personaggi sullo schermo.</p>
<p>Gli articoli dell’epoca battezzarono i sopravvissuti “gli eroi delle Ande”, ma il film ne ha ricostruito con realismo i momenti più difficili, la fragilità, la disperazione. Le cure che avevano uno per l’altro. I tentativi di richiamare l’attenzione degli aerei che sorvolavano l’area. Il recupero della radio che funzionava solo in ricezione e dalla quale, 11 giorni dopo, hanno saputo che le ricerche erano sospese e che tutti loro erano dati per dispersi, come negli oltre trenta schianti precedenti sulla Cordigliera. È lì che la disperazione porta alla scelta estrema, l’unica che visivamente viene solo accennata ma emotivamente e spiritualmente è il cuore del film.</p>
<p>&#8220;La società della neve&#8221; riesce a toccare l’anima come pochi film riescono a fare e provoca un mix di emozioni, dalla tristezza alla gioia, dalla paura alla rabbia, dalla rassegnazione alla ribellione che, per quanto forti, vale la pena di vivere fino in fondo.</p>
<p>Un film che entra nell’anima, che nel suo essere crudo è di una tenerezza impressionante. È un film che mostra un’umanità senza precedenti e dimostra quanto, la vita, sia un dono prezioso per cui vale la pena combattere, fino alla fine e non solo per se stessi ma soprattutto per gli altri. Chi l’ha vissuta in prima persona questa tragedia se la ricorderà per sempre e chi ha visto &#8220;La società della neve&#8221; ricorderà per sempre l’emozione vissuta in sala o davanti alla televisione quando, alla fine del film, è impossibile riuscire a trattenere le lacrime e andare via senza avere il cuore spezzato in due.</p>
<p>È una potente riflessione sulla resilienza umana, che esplora la fratellanza, la solidarietà e la lotta per la sopravvivenza in circostanze estreme. Con immagini suggestive, una narrativa complessa e personaggi riccamente delineati, il film offre uno sguardo penetrante sulla condizione umana di fronte alla tragedia.</p>
<p>Le regole si riscrivono, l’unico obiettivo è il bene comune, l’amicizia, l’unione che rafforza. L’individualismo, ormai il mantra dei nostri anni specialmente sul grande schermo, crolla sotto il peso della tragedia.</p>
<p>Bayona non ha realizzato “solo” un film su un disastro, su una pagina nerissima di cronaca. Forse l’obiettivo era di indagare sulla forza dei legami, ragionare sul modo di aiutarsi l’un l’altro che fatica a realizzarsi. Nella disperazione ad alta quota, sotto le valanghe, a rinascere è proprio l’essere umano.</p>
<p>“Ho più fede di quanta ne abbia mai avuta, ma credo in un altro Dio. Da qui non si possono vedere le cose come prima. Credo nel Dio che Roberto ha in testa quando mi cura le ferite. In quello che ha Nando nelle gambe quando cammina instancabile. Credo nella mano di Daniel quando taglia la carne e in quella di Fito quando la distribuisce, senza dirci di chi fosse, perché possiamo mangiarla senza ricordare il loro sguardo da vivi. Credo in loro e nei nostri amici morti.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/societa-neve-film-recensione/">La società della neve. Una storia vera al servizio dell&#8217;umanità</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">9039</post-id>	</item>
		<item>
		<title>La vita nascosta. Donnarumma tra &#8220;amore&#8221; e &#8220;sopravvivenza&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/vita-nascosta-romanzo-donnarumma/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 May 2023 02:44:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Edizioni]]></category>
		<category><![CDATA[Il Ramo e La Foglia]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[prevaricazione]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[romanzo]]></category>
		<category><![CDATA[sessualità]]></category>
		<category><![CDATA[sogni]]></category>
		<category><![CDATA[Sopravvivenza]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.borderliber.it/?p=6905</guid>

					<description><![CDATA[<p>Recensione di Serena Penni. In copertina: &#8220;La vita nascosta&#8221; di Raffaele Donnarumma, Il ramo e la foglia edizioni, 2022 La vita nascosta, di Raffaele Donnarumma, è un romanzo che parla d’amore, di solitudine e di sogni infranti, ma anche di sopravvivenza, di senso di autoconservazione e di cambiamento. La vicenda è narrata in prima persona [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vita-nascosta-romanzo-donnarumma/">La vita nascosta. Donnarumma tra &#8220;amore&#8221; e &#8220;sopravvivenza&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Serena Penni. In copertina: &#8220;La vita nascosta&#8221; di Raffaele Donnarumma, Il ramo e la foglia edizioni, 2022</strong></p>
<p><strong>La vita nascosta</strong>, di Raffaele Donnarumma, è un romanzo che parla d’amore, di solitudine e di sogni infranti, ma anche di sopravvivenza, di senso di autoconservazione e di cambiamento.</p>
<p><strong>La vicenda è narrata in prima persona dal protagonista</strong>, R., il quale, giunto alla soglia dei cinquant’anni, si trova a dover tirare le fila della propria biografia. Per quanto riguarda il piano lavorativo, R. può dirsi discretamente pacificato con l’ambiente accademico di cui fa parte, del quale ha imparato ad accettare le dinamiche talvolta capziose, i meccanismi intricati che tengono sì conto del merito, ma non solo; sul piano della vita affettiva, invece, le cose stanno diversamente.</p>
<p><strong>R., infatti, un giorno come un altro, nel corso di una conversazione come un’altra</strong>, sente proferire dal suo interlocutore le parole destabilizzanti e lapidarie dell’abbandono. A pronunciarle è S., il compagno ufficiale di R., un artista perennemente insoddisfatto della propria opera, sempre in cerca dell’immagine che sfugge, ma anche dell’approvazione altrui, che se non arriva subito fa male.</p>
<p><strong>R. non gli era fedele</strong>, perché nella sua vita esisteva anche G., ma questi recitava il ruolo dell’amante e non può avere senso nell’esistenza di R. se non come “l’altro”. R. si trova improvvisamente solo. Ed ecco che di fronte a lui si apre un panorama nuovo. Perché mentre era occupato a fare altro – costruire una relazione stabile, una carriera lavorativa – il mondo gay è cambiato, introducendo modalità relazionali e comportamentali che, se da una parte hanno liberato “il soggetto omosessuale” dal fardello della presunta colpevolezza, dal bisogno di nascondersi, di mimare un’eterosessualità di facciata, dall’altra hanno reso più spietata e crudele la lotta per l’affermazione di sé.</p>
<p><strong><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright wp-image-6907" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/04/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte.jpg?resize=511%2C766&#038;ssl=1" alt="La vita nascosta" width="511" height="766" srcset="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/04/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte.jpg?w=1200&amp;ssl=1 1200w, https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/04/La_vita_nascosta_Raffaele_Donnarumma-fronte.jpg?resize=1025%2C1536&amp;ssl=1 1025w" sizes="(max-width: 511px) 100vw, 511px" data-recalc-dims="1" />Prima di tutto, ha preso piede la palestra, luogo dove ci si allena nella speranza di raggiungere l’ideale di perfezione proposto dai fotomodelli le cui immagini sono riprodotte ovunque.</strong> La palestra si porta dietro il culto della prestanza fisica, ma anche gli attrezzi su cui mettersi alla prova, gli asciugamani madidi di sudore, le docce dove oltre a lavarsi ci si osserva e ci si valuta a vicenda, scrutando riflessa in mille occhi la propria insicurezza, la propria paura di non piacere, di non essere all’altezza. Le barrette proteiche, gli ormoni per la crescita. La tavola, di contro, non si configura più come luogo di convivialità per eccellenza, dato che l’alimentazione deve sottostare a rigide regole di qualità e quantità.</p>
<p><strong>La fiera delle vanità</strong> ha anche un’altra faccia, meno fisica e più mentale; più subdola in quanto – antiteticamente rispetto alla palestra, che esalta l’apparenza, l’esteriorità – maschera la stessa identità degli utenti. Si tratta della rete, dei numerosi siti di incontri spuntati come funghi negli ultimi dieci anni, ad uso e consumo di qualsiasi preferenza in ambito sessuale. Qui, ognuno può fingersi chi più gli piace, può inventare sé stesso indulgendo al proprio narcisismo. In rete, la menzogna, prima di tutto sull’età, è la prassi. Per questo, bisogna essere scaltri nel decriptare messaggi volutamente ambigui, abili nel farsi capire senza rivelarsi.</p>
<p><strong>Quello a cui R. si affaccia è un mondo di giovani</strong>; un mondo in cui chi è giovane lo ostenta, chi non lo è più, tenta di apparire tale attraverso il culto ossessivo della propria immagine oppure, più semplicemente, finge di esserlo, con l’inganno. Il web, del resto, permette anche di spingersi oltre perché, come presto scopre R., esistono applicazioni specifiche in grado di dirci chi, nelle vicinanze, sia disponibile a fare sesso con noi. Il corpo, idealizzato e coltivato come un tempio, diviene la principale merce di scambio in una pratica che appare liberatoria poiché svincola la sessualità da una serie di sovrastrutture, ma anche limitante perché confina la possibilità di conoscenza dell’altro entro limiti ben prestabiliti.</p>
<p><strong>Questo mondo, che sembra accogliere in sé tutte le molteplici sfaccettature dalla fatuità</strong>, si offre ad R., proprio quando la giovinezza – quella giovinezza che tutti noi, a un certo momento, abbiamo creduto sarebbe durata per sempre – gli scivola via dalle mani. R., dopo uno spaesamento iniziale, impara a difendersi; accetta le modalità, i riti e gli inganni della nuova realtà nella quale si trova ad essere, suo malgrado, catapultato. Un giorno, però, R. si imbatte in L. e il gioco finisce di essere tale. L., giovane e affascinante studioso di non troppo belle speranze, ostenta una disinvoltura in ambito di abitudini sessuali dalla quale R. è spaventato, ma che tuttavia non basta a dissuaderlo dall’intraprendere con lui una relazione fatta di attese, di scambi fugaci e di continui ripensamenti. L’autoconsapevolezza di R. – che si definisce masochista – non gli impedisce di soffrire per la gelosia e i continui abbandoni subìti. Ma L. oltre che carnefice è anche vittima; anzi, forse si può dire che il suo comportamento scostante è, se non del tutto, in buona parte motivato dalla sua sofferenza, dal male subdolo e insidioso che lo corrode nel profondo. Una malattia dell’anima, che atterrisce R., il quale ha persino paura di dire “psichiatra”, e preferisce il più aleatorio “medico”. Un tarlo che logora e distrugge non solo L. ma anche chi gli sta attorno, perché rende L. crudele e del tutto privo di empatia.</p>
<p><strong>R. riesce infine a mettersi in salvo, riportando però, da questa relazione, un bagaglio di delusione e di malinconia che forse neppure il tempo cancellerà del tutto.</strong> L. si rivela infine foriero di un’estraneità al confronto della quale persino S., l’ex storico, appare una figura rassicurante. Sullo sfondo c’è Anna, l’amica del cuore, la confidente privilegiata di R. Anna è una sorta di super io che, se all’inizio invita R. alla leggerezza, successivamente lo mette in guardia dalle insidie di L. L’eterosessualità di Anna viene talvolta identificata da R. come una via facile verso la serenità, ma la donna gli lascia intravedere una realtà intrisa a sua volta di mancanze, di paure e di fragilità. Una realtà in cui non basta essere un uomo e una donna per avere un figlio; dove ci sono visite dal pediatra dall’esito incerto, difficoltà economiche e ancora tanto altro, che R. non riesce a percepire fintantoché è irretito nella voragine autodistruttiva innescata da L.</p>
<p><strong>La vita nascosta</strong> è un romanzo capace di scandagliare acutamente l’animo umano, mettendone a nudo le fragilità e gli autoinganni, ma anche i punti di forza e le vie di fuga che un individuo sano è in grado di trovare, in modo tale da poter arrivare alla conclusione che il tempo non è passato invano; che non si è arrivati a quarantasette anni senza aver fatto tesoro delle esperienze vissute. Donnarumma riesce a coinvolgere il lettore grazie alla verosimiglianza del suo personaggio, con il quale è facile identificarsi poiché ci viene mostrato nei suoi lati più umani e autentici, e per questo talvolta anche contraddittori, come contraddittoria è assai spesso la vita. I personaggi, tranne qualche eccezione, sono indicati con la sola iniziale del loro nome: Ciò li sprofonda nella vita reale (non posso rivelare il nome per intero – sembra dire l’autore – altrimenti queste figure sarebbero identificabili) ma nel contempo li erge ad archetipi, a figure ancestrali, a possibilità dell’agire umano.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/vita-nascosta-romanzo-donnarumma/">La vita nascosta. Donnarumma tra &#8220;amore&#8221; e &#8220;sopravvivenza&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">6905</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
