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	<title>Sole Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Lungo giorno</title>
		<link>https://www.borderliber.it/quanto-e-lungo-un-giorno-prosa-ciano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Oct 2025 19:56:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Giorno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quanto è lungo un giorno?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine dell&#8217;autore Quanto è lungo un giorno? Noi non lo sappiamo. Ci accapigliamo per respirare. Ci teniamo a distanza, guardandoci come imitazioni l’uno dell’altro. Manca il battito di ciglia che ci apra gli occhi sul domani, anche se il domani ci mette [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Quanto è lungo un giorno?&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine dell&#8217;autore</strong></p>
<p>Quanto è lungo un giorno?</p>
<p>Noi non lo sappiamo. Ci accapigliamo per respirare. Ci teniamo a distanza, guardandoci come imitazioni l’uno dell’altro. Manca il battito di ciglia che ci apra gli occhi sul domani, anche se il domani ci mette ansia.</p>
<p>Quanto è lungo un giorno?</p>
<p>Passa un granello di polvere davanti agli occhi, a volte ci fa piangere, magari ci fa solo starnutire. Pensiamo che sia un attimo, eppure potrebbe non accadere più. Così, nella pioggia, nel vento e tra la foschia di un temporale, proviamo a cercarci. Vorremmo abbracciarci, ma abbiamo paura di essere contagiati.</p>
<p>Quanto è lungo un giorno?</p>
<p>Uno dopo l’altro costruiscono la vita, con vittorie e fallimenti, con dolori inconfessabili e con speranze di cui siamo gelosi. Tutto si custodisce nel cuore della mente, si ammassa il non-senso e ciascuno grida: «Eppure, sono io e sono vivo».</p>
<p>E intorno? Chi c’è oltre ciascuno di noi?</p>
<p>Poi chiudiamo gli occhi per addormentarci. Finisce il tempo quotidiano: sfioriamo, moriamo. Nella notte si abbandona il corpo e le sue pustole, l’anima e le sue angosce. E nel sogno si scompone la vita, trascendiamo e torniamo a casa.</p>
<p>Nei giorni di quiete, riempiendo di nostalgia anche la sofferenza passata, ci mettiamo tra le braccia del dolore e della gioia con occhi soavi. Tutto ci sembra lontano, oltrepassato, di nostra proprietà. Non importa cosa è stato e cosa non si è avverato; non ci scalfisce più l’ansia da prestazione.</p>
<p>Vogliamo solo migrare da un ricordo all’altro e sentire che siamo stati vivi, che abbiamo giocato come bimbi a nascondino e che il tempo, per qualche istante, ci è appartenuto.</p>
<p>Allora correndo, anche solo con il pensiero, si scopre quanto il giorno è lungo. Quanto siano ancora misteriosi le albe e i tramonti che abbiamo attraversato.</p>
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		<title>Umiltà rimasta piccola</title>
		<link>https://www.borderliber.it/umilta-rimasta-piccola-gervasi-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Sep 2025 21:40:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Crati]]></category>
		<category><![CDATA[Gervasi]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Umiltà rimasta piccola&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autore Possa la luce del Sole illuminare la fragile mente umana. Possa la luce del Sole infuocare i gelidi cuori. Mi inchino innanzi al Sole e al suo saluto alla valle del Crati. Mi inchino innanzi a un libro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Umiltà rimasta piccola&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. In copertina una foto scattata ed elaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Possa la luce del Sole<br />
illuminare la fragile<br />
mente umana.<br />
Possa la luce del Sole<br />
infuocare i gelidi cuori.<br />
Mi inchino innanzi al Sole<br />
e al suo saluto alla valle del Crati.<br />
Mi inchino innanzi<br />
a un libro ancora da scrivere<br />
con la mano tremante,<br />
baciata dalle linee solari.<br />
Mi inchino innanzi<br />
alla Cultura del ricordo<br />
di chi non c&#8217;è più.<br />
Mi inchino innanzi<br />
all&#8217;emozione di una giovane donna.<br />
Mi inchino innanzi<br />
al pianto silenzioso<br />
di una madre,<br />
che ha dato il respiro<br />
all&#8217;umiltà rimasta piccola.<br />
Mi inchino innanzi<br />
alla dignità composta di un padre,<br />
che ha salutato suo figlio<br />
con i versi di una poesia.<br />
Mi inchino innanzi al dolore<br />
che si prova per chi non conosci,<br />
che rende umani,<br />
fratelli e sorelle<br />
stretti in un tenero abbraccio.<br />
Mi inchino innanzi al Sole<br />
e al suo saluto alla valle del Crati.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Giuseppe Gervasi?</strong></h4>
<p>Giuseppe Gervasi, poeta, scrittore e conduttore televisivo, è nato a Siderno (RC) il 6 marzo del 1977. Vive a Riace, un piccolo paese della città metropolitana di Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza, per qualche anno ha esercitato la professione forense. Ha ideato e condotto “La Terra del Sole” e “Gente di Calabria”, programmi televisivi di approfondimento culturale. Con Laruffa Editore ha pubblicato “I tuoi Passi Lenti… Verso l’Origine dell’Amore” (2015), “Un Nuovo Suono” (2017) e “Desiderio” (2018), un racconto per bambini che parla di utopie e sogni. Con Radici Future Produzioni ha pubblicato “Riace che Incontra il Mare” (2019), il suo primo romanzo, e “Dietro una Porta Ho Atteso il tuo Respiro” (2021). Ha partecipato con un contributo poetico alla pubblicazione di “Croce di Libia” (Ludo Edizioni, febbraio 2020). A febbraio del 2023 ha dato alle stampe la raccolta di poesie “Che non Sia l’Ultimo”, Pace Edizioni. Nel 2025 ha pubblicato “Ho Sognato la mia Terra” (Vintura Edizioni), una denuncia poetica che accompagna il lettore in un viaggio calabrese al limite tra la realtà e il sogno. Intensa la sua attività politica, sociale e culturale.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta questa poesia, </em><strong>allora clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/facile-difficile-lettura-poesia-gervasi/">&#8220;Facile e difficile&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Sole a stella chiù vicina</title>
		<link>https://www.borderliber.it/sole-a-stella-chiu-vicina-giannella-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 May 2025 22:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[dolore]]></category>
		<category><![CDATA[Famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Genitori]]></category>
		<category><![CDATA[Giannella]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Napoli]]></category>
		<category><![CDATA[società]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sole a stella chiù vicina&#8221; è un racconto di Adalgisa Giannella. In copertina una foto di Costabile Giannella Violante, professoressa di lingua e cultura italiana al Liceo classico Attilio Bartolucci di Napoli, resta immobile dietro la cattedra, lo sguardo fisso su Sole. Non le è mai piaciuta quella ragazza zenzulùsa vestita come un pagliaccio e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Sole a stella chiù vicina&#8221; è un racconto di Adalgisa Giannella. In copertina una foto di Costabile Giannella</strong></p>
<p>Violante, professoressa di lingua e cultura italiana al Liceo classico Attilio Bartolucci di Napoli, resta immobile dietro la cattedra, lo sguardo fisso su Sole. Non le è mai piaciuta quella ragazza <em>zenzulùsa</em> vestita come un pagliaccio e costantemente sulla difesa, <em>cumm s’aspettass d’essere scriteriata e s’appreparass a dispiettarla</em>.</p>
<p>Ci sta pure che a scuola è brava. Intuitiva e pronta, prima della classe senza alcuna fatica, nata intelligente pure se strampalata. Violante deve rassegnarsi, capire <em>ca pazzi e criatur</em>, Dio l’aiuta. Sole <em>c’arricurda</em> la sorella Clelia, in manicomio da anni che riempie quaderni e muri di formule e figure geometriche, preferendo il viola a ogni colore. Lapis e pennarelli li vuole tutti color melanzana, guai se no, <em>s’arruvuta</em> l’ospedale e le devono iniettare il Limbytril per calmarla. Con quello dorme due giorni e il personale <em>s’arripusa pure iss</em>.</p>
<p>Violante ricorda le parole della madre. Per campare ci vogliono amore, ironia e pazienza (pensiero filosofico partenopeo) sentimenti che lei non tiene dato che nei quartieri spagnoli, tra muri grigi e sgarrupati, ha conosciuto miseria, <em>sfurtuna</em> e guerre. Violante s’è imparata a campare come una lucciola tra i veleni. Ha studiato e s’è guadagnata una cattedra che mantiene lei e Clelia in una Napoli indiscreta e puzzolente, perennemente contraddittoria e confusa.</p>
<p>Equilibrio per lei è <em>na parola</em> complessa, barcolla mentre la vita le mette dentro anni, responsabilità e pure <em>cazzimma</em>, la parte criminale ereditata dal padre in galera per omicidio di primo grado. Si sistema gli occhiali sul naso adunco e torna a Sole, si chiede perché abbia messo sul capo quella retina gialla che trattiene i capelli lucidi e neri simili a nu capitone appena pescato.</p>
<p>La osserva mentre sottolinea con un pennarello giallo alcuni passi dell’Odissea. Prova invidia per quell’interesse che a lei non è venuto mai naturale. Dalla finestra spalancata lo scirocco preannuncia ca staggion sta per arrivare. Tre mesi di solitudine, per compagnia <em>sulament</em> libri, compiti da correggere e qualche visita a Clelia per non dimenticarla.</p>
<p>A Sole ci piacciono gli outfit <em>sluccicosi: pajette</em>, perline, <em>plastic acculurat&#8230; tutt chell</em> che fa luce. <em>C’arricurdano</em> che si chiama Sole, a stella chiù vicina, nome che <em>quàccheduno</em> le ha dato pure se <em>amprèss amprèss</em> dopo averla partorita <em>inta na stalla scura, ncopp a na paglia rossa, sanghe ra mamm.</em></p>
<p><em>Nu bigliett inta a nà cupertell</em> e lana misera, tutto dorato pure se è maggio con scritto Buon natale e felice anno nuovo e sotto cinque parole scarabocchiate: a <em>creatur</em> si chiama Sole. Ilde e Graziano l’hanno subito amata ch’è poca cosa, forse più adorata. Sole ha riempito i loro cuori di luce, vento, aurore ridenti. Un soffio di vita tra le foglie nere del disagio esistenziale di quei due sopravvissuti.</p>
<p>Ilde, con i suoi abitini puliti e poveri, ha lasciato l’orfanotrofio a diciotto anni per lavorare nella sartoria dei <em>Trevisini</em>, gente che mai s’incurva, perché castellani di denaro. L’hanno piazzata come un manichino a un tavolo nero d’ebano con i cumparielli suoi: aghi d’ogni misura, forbici, gessetti, ditali, spagnulett r’ogni culor, stoffe scintillanti.</p>
<p>Ci hanno <em>accunzato nu giaciglio ncopp e stoff antiche, chell</em> che nessuno vuole chiù perché fuori moda e là ci dorme perché una casa non se la può permettere con i quattro soldi che guadagna. I fratelli <em>Trevisini</em> la violano l’anno dopo nello stanzino senza finestre delle stoffe pregiate, <em>appulizzandole</em> il sangue con uno scampolo di seta. Lo fanno a turno: prima il minore per <em>apprepararlo</em> alle femmine, poi il maggiore ormai scafato e brutale.</p>
<p>— <em>Stu segret</em> te lo devi tenere in corpo. Guai a te se lo sveli a qualcuno!</p>
<p><em>Accisa</em> prima ancora di crescere, Ilde continua a lavorare per bisogno e <em>pecchè</em> a vita pure se<em> sfrantuma</em> poi ti può aggiustare, si tratta di resistere <em>comm</em> l’aquilone che c’ha regalato Graziano il tappezziere al compleanno, fatto di canapa gialla e nastri azzurri che nelle giornate di vento vola fino in<em> Paravis</em>. Lo ama Graziano che la rassicura e la conforta con occhi scintillanti pure se tiene trent’anni più di lei. Gli racconta della violenza, lui la sposa senza fiatare e se la porta via.<br />
Figli non ne arrivano, ci sta mistero nel creare, pure se due si amano appassionatamente e sono sani, l’universo non li accontenta.</p>
<p>Ci vuole tempo che non hanno <em>p’addiventà</em> genitori e quando il Tribunale dei minori ci <em>appropone</em> Sole,<em> magrulell e picciàtusa</em>, se la portano a casa e sulla culla ci mettono un carillon con lune e stelle perché già sanno che Sole alluminerà a vita loro.</p>
<p>Violante si reca a messa ogni domenica e non lo fa per fede. Indossa l’abito di tulle nero, un foulard amaranto e le scarpe con tacco dodici. Siede davanti, sulla panca antistante l’altare e fa l’amore con don Gabrio, il sacerdote giunto da Nairobi nel dicembre dell’anno prima. Ne ammira il corpo statuario, la pelle di velluto nero, lo sguardo provocante e sente le fiamme salirle al cervello corrotta dalla bellezza e dalla voglia di possederlo. Non ha mai amato, lo fa ora a quarant’anni silenziosamente, adorando il parroco come <em>foss nu sant</em>.</p>
<p>Più di una volta spossata da quella <em>manìa</em>, cerca di lottare contro i demoni che l’attanagliano, ma a vincere <em>so’</em> loro e maledetta da Dio entra nell’abisso e non ne esce più. Imbrunisce e Napoli <em>s’acculora</em>. Penombre, luci, tinte indefinite scorrono in ogni dove, <em>l’auciedd int a l’aria nfosa</em> trillano e Clelia si perde nel cielo dietro le inferriate grigie. Ha una piccola bambola color viola che ninna come <em>na picciredda</em>, toccandole il nasino di <em>pannolence</em>. È lucida e cerca la casetta che la ospitava prima che impazzisse. Con il pensiero la vede, i grandi alberi la ombreggiano, è tinta d’azzurro il colore preferito da Pasquale l’innamorato suo, sui davanzali vasi con gerani e violaciocche. Ci sente le strilla di Giulietta dalla culla e le viene da svenire.</p>
<p>Allora ricomincia dall’inizio quando per strada incontra Pasquale mentre accaldato beve acqua <em>sulferegna</em>. Si guardano ed entrano<em> int a na</em> nuvola d’amore tagliata in due da un raggio di sole. Pasquale Cassari appartiene a una famiglia importante di Caserta che per il figlio tengono n’affetto sprupusitato e progetti d’avvenire suntuosi e lungimiranti.</p>
<p>A Clelia non permettono neanche di varcare la soglia di casa quando il figlio s’appresenta per mano alla guagliona nullatenente e <em>scurfanìella</em>. Arrivano giorni bui nei quali non potersi vedere, accire o core a tutti e due. Per stare insieme decidono di ricorrere alla “fuitina” in una domenica di fine novembre. <em>Inta na casarella</em> <em>abbandunata</em> stendono una coperta a terra e ci lasciano ammore e <em>allerezza</em>.</p>
<p>I carabinieri s’appresentano a mezzogiorno e si <em>rubbano</em> a Pasquale. Clelia torna da Violante che la chiama<em> zòccola e arruvinafamiglie</em>. La chiude a chiave <em>inta stanzulella</em> e la giovane passa mesi a piangere e a chiamare Pasquale finché <em>chist nun</em> arriva e se la porta via. S’affittano <em>na casarella</em> davanti al mare. Clelia in attesa di un bambino cuce e ricama per tutto il paese. Pasquale naviga sui pescherecci di notte per agguadagnarsi qualcosa. Ci stanno solo loro e la felicità. Da lontano il Vesuvio fuma come<em> nu viecch arràggiat</em>.</p>
<p>Clelia partorisce a primavera. La creatura vede prima le braccia di Violante, poi quelle della madre. È <em>bellell assaìe</em> con il vestito lilla cucito da Clelia durante la gravidanza, ha gli occhi ammaliatori di Pasquale e i capelli color cannella della madre, due manine che si attaccano al seno con devozione. A dicembre, poco prima di Natale la favola finisce.</p>
<p>Pasquale per <em>agguadagnarsi</em> qualche soldo in più, esce in mare<em> cu na tempesta rùgnusa</em> e il mare nella notte cupa se lo piglia sotto il <em>balenìo</em> dei fulmini e non lo restituisce più. Clelia impazzisce. Di notte cammina e siede sugli scogli aspettando che il mare ce lo riporti l’amore suo, mentre le onde spumanti e minacciose raccontano tutt’altro. Il Vesuvio da lontano chiagne e singhiozza.</p>
<p>Ci sta una crisi che allarma Violante. Giulietta piange e la sorella si dimentica di nutrirla. La bimba perde peso e si ammala. Si sente obbligata a chiamare i Cassari che si prendono la nipote, fanno interdire Clelia e da lì tutto precipita.</p>
<p>Sole ha le idee confuse sull’amore. Ilde l’ha <em>appreparata</em> male perché ci parla di api e fiori, di mici <em>accalurati</em>, di aspettare che è presto. Lo capisce <em>l’ammor</em> quando al mercato accatta bracciali e cullane da Fosco ch’è sluccicoso come lei e tiene orecchini anche nel naso, catene sull’ampio torace, cinte borchiate sui fianchi.</p>
<p>Lui quando la vede ci canta E allora resta, resta <em>cumm me, resta resta cumm me</em>, qui sul mio cuore e Sole s’innamora di lui e pure di Pino Daniele. Le scuole son finite e lei è stata promossa a pieni voti. La <em>staggione</em> è un turbinìo di cerimonie, è <em>allerìa</em>, caldo e si va al mare. Partirà a breve per Procida dove ogni anno Graziano e Ilde cercano refrigerio in un appartamento in riva al mare.</p>
<p>Ce lo vuole dire a Fosco, ma lo vede <em>ciancìare</em> con Isabella e ci passa la voglia. Se ne torna stizzita verso casa passando davanti a <em>na chies piccirella</em> e sentendosi accalorata, entra e s’assetta nella panca in fondo dopo essersi fatta il segno della croce immergendo la mano nell’acquasantiera. La professoressa Violante entra all’improvviso. Con il vestito rosso scollato e i tacchi, fatica a riconoscerla e ci scapp na risata. Tra le mani un ventaglio in pizzo nero che sbentulià a tutta forza sul viso appuntito. La vede entrare in sagrestia. Dalla tenda schiusa due mani scure si appoggiano con <em>cunferenza</em> sulle natiche scese, poi un <em>bisbiglìo</em> confuso e Violante non ci sta <em>cchiù</em>. <em>Copp e panche na scia</em> di Narciso Rodriguez s’ammescula cu l’incenso.</p>
<p>Sole <em>s’arricord</em> l’amor profano quello scabroso al quale ha appena assistito tra la professoressa soia e il prete di colore e <em>mò</em> tiene un motivo per <em>scurniàrla chella</em> finta santa.</p>
<p>A Giulia i botti non piacciono, ama solo i bengala che fanno le stelline senza rumore. E’ ferragosto ed è festa grande sulla collina di Posillipo e Castel dell’Ovo da lontano, sembra un dipinto. La nonna le ha fatto indossare un vestito di pizzo bianco e un cappello di paglia con fiori gialli, le ha lasciato sciolti i lunghi capelli ramati che l’afa estiva arriccia e scompone. Ha dieci anni e se ne va a zonzo per i giardini di Villa Cassari chiedendosi perché ha una madre che non le permettono di vedere. La foto con il viso di Clelia l’ha trovata in un cassetto della scrivania del nonno, dietro scritto “Sappi che ti amo pure se non mi vedi accanto a te. Ci sarò sempre a proteggerti” firmato tua madre Clelia.</p>
<p>È una foto che puzza di medicinale, si chiede perché, poi sulla busta che la contiene legge <strong><em>CENTRO DI SALUTE MENTALE SANTA DINFNA – NAPOLI</em></strong> e si scura in volto.</p>
<p>L’estate è finita. Settembre porta il fresco, le prime piogge rendono lucidi i sampietrini delle strade, qualche spiro di vento <em>appulezz</em> l’aria, <em>l’addore</em> e mare si fa chiù forte. Si torna a scuola: ultimo anno di liceo. Nelle aule si respira aria di colla e legno stantio. Sole ha messo in croce Ilde e si è fatta cucire una camicia rossa con sopra perline d’ogni <em>culore</em>.</p>
<p>La indossa sopra a nu jeans <em>strappat</em> e senza forma. I capelli li ha intrappolati in un basco arancione che <em>luccechèa comm nu girasol</em>. Incontra lo sguardo <em>schiattùso</em> di Violante e ci fa l’occhiolino <em>comm foss</em> l’amica sua. Quella si aggiusta le lenti sul naso e le fa cenno di sedersi. Sole si avvicina e le sussurra piano “Puttana!” Violante si sente svenire.<br />
<em>E femmene so vendicative e nun s’arriposano mai, chest</em> è a verità. E poi difficile spiegare il rispetto alle nuove generazioni se chell vecchie nun l’hann capìto.</p>
<p>È un mese che Clelia è tornata in sé. Le hanno tolto gli psicofarmaci, le sedute analitiche e pur la bambola di pezza. Adesso lavora in cucina e ripara tovaglie e lenzuola stracciate. Scrive tutti i giorni su di un quaderno, disegna la figlia e Pasquale. Il dolore s’è fatto <em>chiù piccirill e mò</em> se vuole vedere Giulietta s’adda <em>spiccià</em> a guarire.</p>
<p>Violante le fa visita spesso e sedute in giardino in mezzo a cascate di giacinti, parlano di mille cose e si rivogliono bene. Quando Clelia torna a casa, pur se ci stà a paur, decidono di riprendersi Giulia. Violante si allontana dal peccato e prepara una lettera per Sole, ch’è chiù e <em>na lettera, è na storia poco allèra di lei e chella sòra sfurtunat</em>.</p>
<p>— Nonna perché mi hai detto che la mamma è morta?<br />
Grazia Messeri si sente svenire, si appoggia allo stipite della porta per non cadere, s’ammutisce perché parlano gli occhi <em>appaurati</em> al posto suo davanti allo sguardo severo della nipote e il viso di Pasquale che<em> smorfieggia</em> da una foto sulla parete dell’ampio salone, le mette addosso cento anni. Il disgusto per quel che ha fatto, le fa pensare che la morte adesso, sarebbe <em>na</em> bella cosa.</p>
<h4>Cinque anni dopo</h4>
<p>È Natale e nel parco di Villa Messeri hanno <em>appriparat n’abete chino</em> e luci. Gli angeli di pietra ai lati dell’enorme cancello<em> smorfieggiano</em> alle rose argentate che non hanno mai smesso di fiorire. Il Vesuvio è incipriato di bianco e finalmente si sta <em>zitt e non murmulìa</em>. L’aria è fresca e l’addor e cib arriva chiù fort dalle cucine della villa. <em>Addor e pasta fresca, basilic, carn arrustùt</em>, cafè e struffoli con miele.</p>
<p>Cristo è nato <em>n&#8217;ata vota</em> e lo sono pure i protagonisti del nostro racconto e figuriamoci se la sottoscritta non trovava il giusto finale a <em>na</em> storia che pure se <em>appucundrùta</em> e drammatica poi <em>s’dda riscattà, se no a chè</em> serve scrivere?</p>
<p>Dentro al salone ci sta <em>na</em> tavola<em> appreparat</em> a festa. Candelabri in argento, porcellane e cristalli ci gettano sopra una bella luce. Clelia e Giulia sistemano sullo scintillante albero di Natale le palline con i nomi di ciascuno. Le ha decorate Sole, sluccicose e coi colori giusti: rosso amore, argento eleganza, oro luce. Per l’occasione si è fatta cucire da Ilde un vestito di velluto rosso lungo fino alle caviglie, sui fianchi una fusciacca verde smeraldo e indossa un paio di <em>camperos</em> neri e lucidi.</p>
<p>Violante la guarda con tenerezza e si rammarica per averla pensata sconsiderata e scellerata quella donnina che dalla lettera in poi l’ha sostenuta e ammorbidita. Guarda attentamente anche Grazia che abbraccia la sorella e la nipote con affetto e si meraviglia di come gli eventi possano cambiare e le vite rifiorire. Non crede ai miracoli ma a un riscatto dal dolore <em>quann a chist se rice</em> basta, quello sì.</p>
<p>Ilde e Graziano la invitano a sedere accanto a loro. Sono una famiglia anzi come afferma Sole “di troppa famiglia” e le famiglie <em>s’hann vulè</em> bene pure se in agguato ci sta nu passato <em>malament</em> e dolori non ancora assopiti. <em>Chell ca s’adda capì è che chiù</em> dei cromosomi e la consanguineità ci stanno comprensione, fiducia, rispetto e pure accettazione. <em>Chell che s’adda capì che il gentilìzio</em> è un debito d’amore e che…</p>
<p>All’improvviso <em>na</em> farfalla bruna si appoggia al sorriso di Pasquale sulla parete, pare che il giovane dica:” Basta <em>penziamènti</em>, siete fortunati! Qua sopra non si è poi così felici! Quando sono partito ho lasciato le cose a metà e mi sono chiesto se ce l’avreste fatta ad <em>accuncià ogni cos,</em> ma forse a man e Dio è proprio <em>chest</em>, un respiro profondo e segreto che aggiusta le cose.”</p>
<p>Sole afferra la chitarra e pensa a Nico che come lei brilla e le vuole bene.<br />
La voce morbidamente esce e avvolge ogni cosa.</p>
<p><em>Ma basta &#8216;na jurnata &#8216;e sole</em><br />
<em>E quaccheduno ca te vene a piglia&#8217;</em><br />
<em>Ma basta &#8216;na jurnata e sole</em><br />
<em>Pe&#8217; pote&#8217; parla&#8217;</em></p>
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		<title>Fuoco quotidiano</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fuoco-quotidiano-poesie-buttazzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Mar 2025 23:01:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Buttazzo]]></category>
		<category><![CDATA[fuoco]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[Quotidiano]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Fuoco quotidiano&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste sei poesie di Marcello Buttazzo. In copertina una foto di di Nekonomania, by Flickr Non respirerò più fantasmi azzurrati di cielo. Non seguirò più chimere dalle ali spezzate. Né utopie, né aspettative di amori rosati. Niente di tutto ciò. Mi fermerò a scrutare il sapore [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Fuoco quotidiano&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste sei poesie di Marcello Buttazzo. In copertina una foto di di Nekonomania, by Flickr</strong></p>
<p>Non respirerò<br />
più fantasmi<br />
azzurrati di cielo.<br />
Non seguirò<br />
più chimere<br />
dalle ali spezzate.<br />
Né utopie, né aspettative<br />
di amori rosati.<br />
Niente di tutto ciò.<br />
Mi fermerò<br />
a scrutare<br />
il sapore del tempo.<br />
Il pane il sale,<br />
le piccole cose<br />
della vita quotidiana.<br />
Il chiaro lo scuro,<br />
i passi dell’indefinito.<br />
Mi fermerò<br />
per vederti danzare<br />
vestita di viola.<br />
Stazionerò solo<br />
senza spine senza pene.<br />
Mi fermerò<br />
su una nuvola<br />
per vedere passare<br />
tutte le malinconie<br />
del mondo.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Verranno rondini fanciulle”, i Quaderni del Bardo edizioni, 2018</strong></em></p>
<hr />
<p>Viola d’inverno<br />
sulla mia terra.<br />
Sdipanato gelo<br />
nel solingo respiro.<br />
Viola del pensiero<br />
quante volte t’incontrai<br />
fra le pieghe<br />
dell’arroventato desiderio.<br />
Donna celeste<br />
nell’aranceto di gennaio,<br />
il rosa il rosso<br />
giochi all’incanto.<br />
Donna<br />
come frastuono,<br />
ogni subbuglio dell’anima<br />
è il mio esercizio d’esperanto.<br />
Viola d’inverno,<br />
pazientemente vado<br />
alla ricerca del tuo fiato.<br />
Viola di sempre,<br />
tu sei la mia perenne preghiera<br />
levata al cielo alto.</p>
<p><strong><em>Versi tratti dalla raccolta “Nei tuoi arcobaleni…e altre poesie”, i Quaderni del Bardo edizioni, 2019</em></strong></p>
<hr />
<p>Amo l’estate<br />
le sue albe di gesso<br />
gli orizzonti sbrecciati<br />
i ricordi taciuti.<br />
Amo l’estate,<br />
le parole sospese<br />
i pensieri quietati<br />
il sole.<br />
Il sole,<br />
ragazzo impertinente,<br />
dio di fuoco.<br />
Amo le mine vaganti<br />
nell’anima,<br />
la lacerazione addolcita ricucita.<br />
D’estate<br />
t’incontrai<br />
un giorno,<br />
avevo per te<br />
un madrigale<br />
di interminate parole.<br />
Ti vidi<br />
d’estate,<br />
avrei voluto<br />
parlarti di me.<br />
M’accontentai<br />
più saggiamente<br />
del tuo sguardo di cielo<br />
che sapeva scardinare<br />
le porte dell’infinito.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Il cielo degli azzurri destini”, i Quaderni del Bardo edizioni, 2021</strong></em></p>
<hr />
<p>Vorrei<br />
il sole di notte,<br />
le lacrime sciolte<br />
quando ascolto<br />
avventure di ardenti innamorati.<br />
Vorrei<br />
la tua anima scandagliare<br />
come una matassa<br />
di carezze probabili.<br />
Sono stanco<br />
di attendere<br />
alla finestra di casa<br />
le nuvole sbilenche<br />
d’un ambiguo novembre.<br />
Voglio sole,<br />
sole e vita<br />
e la veemenza<br />
dei tuoi occhi di brace.<br />
I tuoi occhi<br />
di musa contemporanea<br />
che sono il più bel dono,<br />
l’unico possibile scenario aperto<br />
sul sogno.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Fra le pieghe del rosso”, i Quaderni del Bardo edizioni, 2022</strong></em></p>
<hr />
<p>Sono di fuoco<br />
i respiri degli uomini.<br />
L’alito, il palpito<br />
degli ultimi della terra<br />
come un violino.<br />
Sono di panna<br />
i cuori degli uomini,<br />
sono corde di sangue<br />
fluente in fiumi straripanti.<br />
Sono di grano<br />
come il pane di Dio<br />
i campi dei diseredati.<br />
Di viole di bianchi gigli,<br />
purezza degli anni perduti.<br />
Di foglie verderame.<br />
Il fremito<br />
degli ultimi<br />
è vibrazione trepidante<br />
che ci attende.<br />
C’è l’utopia,<br />
che mai conoscemmo<br />
nei pozzi dell’indefinito.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta “E se nel giallo ti vedrò, i Quaderni del Bardo edizioni, 2023</strong></em></p>
<hr />
<p>Cos’è quest’ansia<br />
che strazia?<br />
Cos’è questo senso<br />
che sazia?<br />
L’ideale e il reale<br />
sono cibo<br />
da mangiare<br />
tutti assieme<br />
nei banchetti ordinari.<br />
Il vagheggiamento<br />
e il suo fallimento<br />
all’apparir del vero<br />
sono facce<br />
d’una stessa medaglia.<br />
L’esistenza<br />
a fari soffusi<br />
a piedi nudi.<br />
L’esistenza<br />
gemma infinitesimale,<br />
calia da custodire<br />
nel fondo del fondo.<br />
L’esistenza<br />
dentro gli occhi della gente,<br />
l’esistenza<br />
che è clamore<br />
nel rumorio d’onda.<br />
Ineludibile strazio<br />
questa esistenza<br />
che passa<br />
e approda<br />
laddove s’incontrano<br />
gli uomini comuni.</p>
<p><em><strong>Versi tratti dalla raccolta “Ti seguii per le rotte”, i Quaderni del Bardo edizioni, 2023</strong></em></p>
<p>Chi è Marcello Buttazzo?</p>
<p>Marcello Buttazzo è nato a Lecce nel 1965 e vive a Lequile, nel cuore della Valle Della Cupa salentina. Ha studiato Biologia con indirizzo popolazionistico all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato numerose opere, la maggior parte di poesia. Scrive periodicamente in prosa su Spagine (del Fondo Verri), nella rubrica Contemporanea, occupandosi di attualità. Collabora con il blog letterario Zona di disagio diretto da Nicola Vacca. Tra le pubblicazioni in versi ricordiamo: “E l’alba?” (Manni Editori), “Origami di parole” (Pensa Editore), “Verranno rondini fanciulle”(I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). La sua ultima raccolta di versi “Ti seguii per le rotte” è stata pubblicata nel 2024, per I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuto &#8220;Fuoco quotidiano&#8221;, allora </em><strong><a href="https://www.borderliber.it/sole-dannato-rosso-poesie/">clicca qui e leggi anche &#8220;Il sole dannato di rosso&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Un sole dannato</title>
		<link>https://www.borderliber.it/cielo-dannato-rosso-poesie-buttazzo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Dec 2024 23:03:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Cielo]]></category>
		<category><![CDATA[Luce]]></category>
		<category><![CDATA[poesie]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[Sole]]></category>
		<category><![CDATA[Speranza]]></category>
		<category><![CDATA[Tenebre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesie di Marcello Buttazzo. Foto di Martino Ciano Il sole dannato di rosso stamane è andato a riposare presto, ingannato da cumuli di nubi di perla. È quasi febbraio i mandorli vigorosi esploderanno in un tripudio di bianco e tu, fantasma dell’anima, tacerai finalmente tacerai. Sono stanco di dormire ad occhi aperti e sognare le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Poesie di Marcello Buttazzo. Foto di Martino Ciano</h4>
<p>Il sole dannato di rosso<br />
stamane è andato a riposare<br />
presto, ingannato da cumuli<br />
di nubi di perla.<br />
È quasi febbraio<br />
i mandorli vigorosi esploderanno<br />
in un tripudio di bianco<br />
e tu, fantasma dell’anima, tacerai<br />
finalmente tacerai.<br />
Sono stanco di dormire<br />
ad occhi aperti<br />
e sognare le improbabili estenuate chimere:<br />
insensato è il ricordo che incupisce anche l’aria.<br />
Tu taci.<br />
Anche il giorno dolora<br />
e tace.<br />
<strong><em>Versi tratti dalla raccolta “Clandestino d’amore”, Manni Editori, 2006</em></strong></p>
<hr />
<p>Violino di cielo,<br />
s’alzavano note<br />
nella notte d’estate.<br />
Fiordaliso della luna<br />
prezioso giglio d’oro<br />
di Francia. S’imperlavano<br />
sul tuo seno di bianca innocenza<br />
sentieri d’amore. Fuochi pirotecnici<br />
erano le tue parole sussurrate al vento<br />
e ai miei orecchi vogliosi. Violai<br />
il tuo scrigno segreto. E fu subito alba,<br />
alba selvaggia di viola. M’addentravo solitario<br />
fra ulivi gioiosi a cogliere in embrioni di pane<br />
sospiri di te.<br />
<em><strong>Versi tratti da “Per strada”, Calcangeli Editore, 2009</strong></em></p>
<hr />
<p>Un neghittoso raggio di sole<br />
s’affaccia<br />
da dietro una nuvola pomeridiana.<br />
Quanta freddezza<br />
mi giunge<br />
dal tuo labbro muto.<br />
Quanta nuova indolenza<br />
verrà<br />
con la sconfortata sera?<br />
Sono nudo<br />
di corbezzoli e parole.<br />
Sono nudo<br />
d’amore e parapiglia.<br />
<em><strong>Versi tratti dalla raccolta “E ancora vieni dal mare”, Manni Editori, 2012</strong></em></p>
<hr />
<p>Come era vivo<br />
il tenue sangue<br />
del tuo viso.<br />
Come era sensuale<br />
e pullulante di vita<br />
il tuo seno acerbo<br />
di ridenti susine.<br />
E la tua voce<br />
che incantava i passanti<br />
per strada, ineffabile canto<br />
delle centomila sirene.<br />
La nostra terra<br />
un Eden vagheggiato.<br />
Come era vivo<br />
il tuo corpo,<br />
il tuo viso.<br />
E poi<br />
ogni notte<br />
le vie popolate di gente.<br />
E in piazza,<br />
in ogni pietra<br />
la tua orma, il tuo passo.<br />
<em><strong>Versi tratti dalla raccolta “E l’alba?”, Manni Editori, 2015</strong></em></p>
<hr />
<p>Per te<br />
ho sognato<br />
il sole di notte<br />
le stelle assorte.<br />
Per te<br />
ho sognato<br />
le barche ammarrate<br />
in un porto d’estate.<br />
Piume di cielo.<br />
La poesia<br />
che nasce dal dolore,<br />
lo strazio felice<br />
di anime sole.<br />
La poesia<br />
che nasce dall’assenza,<br />
lo straniamento<br />
la feconda presenza.<br />
T’ho sognato,<br />
leggiadra,<br />
che portavi<br />
un canestro di viole<br />
e nella mano chiusa<br />
l’ultimo rosario<br />
di parole.<br />
<em><strong>Versi tratti da “Origami di parole”, Luca Pensa Editore, 2016</strong></em></p>
<hr />
<p>Non c’è<br />
mormorio di vento<br />
né spazio d’attesa<br />
in questo spasmo di tempo.<br />
Non c’è<br />
cilestrino<br />
fra le nuvole di marzo<br />
e il bianco mandorlo<br />
non s’inneva più di aspettative.<br />
Dicesti:<br />
“La vita<br />
è solo una scommessa perdente”:<br />
Dicesti:<br />
“Non inseguire<br />
più il giallo”.<br />
Ma vedi, cara,<br />
il mio violino armonico<br />
è da sempre accordato,<br />
il mio violino armonico<br />
non s’è mai rotto.<br />
Non c’è nessun<br />
spazio d’attesa,<br />
anche se tu mi mandi<br />
una primavera di fiori spossati<br />
io stamane<br />
ho visto per strada<br />
la vita<br />
negli occhi<br />
d’un’altra.<br />
<em><strong>Versi tratti dalla raccolta “TI seguii per le rotte”, I Quaderni del Bardo Edizioni, 2024</strong></em></p>
<h4>Chi è Marcello Buttazzo?</h4>
<p>Marcello Buttazzo è nato a Lecce nel 1965 e vive a Lequile, nel cuore della Valle Della Cupa salentina. Ha studiato Biologia con indirizzo popolazionistico all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha pubblicato numerose opere, la maggior parte di poesia. Scrive periodicamente in prosa su Spagine (del Fondo Verri), nella rubrica Contemporanea, occupandosi di attualità. Collabora con il blog letterario Zona di disagio diretto da Nicola Vacca. Tra le pubblicazioni in versi ricordiamo: “E l’alba?” (Manni Editori), “Origami di parole” (Pensa Editore), “Verranno rondini fanciulle”(I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno). La sua ultima raccolta di versi “Ti seguii per le rotte” è stata pubblicata nel 2024, per I Quaderni del Bardo Edizioni di Stefano Donno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/cielo-dannato-rosso-poesie-buttazzo/">Un sole dannato</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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