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	<title>società Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Lavoratori poveri: un racconto calabrese</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Jun 2026 11:12:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Lavoratori poveri: un racconto calabrese&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale Hai ancora voglia di incazzarti, nonostante il tuo apparato circolatorio non te lo permetta? Sei un lavoratore, uno di quelli che dalla mattina alla sera si spacca la schiena con la pioggia e con il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Lavoratori poveri: un racconto calabrese&#8221; è un racconto di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore modificata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Hai ancora voglia di incazzarti, nonostante il tuo apparato circolatorio non te lo permetta? Sei un lavoratore, uno di quelli che dalla mattina alla sera si spacca la schiena con la pioggia e con il solleone. Non esiste per te la stagione senza acciacchi, ma hai la speranza che morirai avendo fatto il tuo dovere. «Tanto, altro non sai fare e per altro non sei nato», diceva sempre tuo padre.</p>
<p>Hai appreso da notizie di stampa che siedi anche tu tra i &#8220;<strong>lavoratori poveri</strong>&#8221; pur avendo un contratto regolare, pur vedendoti versati i contributi per la pensione. <strong>Cacchio, che fregatura!</strong> La tua condizione è frutto di un insano gioco tra le parti &#8211; parti che stanno al di sopra di te e che di te se ne fottono &#8211; per cui sei un burattino sul quale speculare. Pensa, ogni mattina ti svegli stressato e nervoso, questo produce più cortisolo del dovuto, visto che ormai dormi anche male. Se tutto va bene, tra qualche anno ti procurerai un <strong>infarto fulminante</strong>, se sei sfigato ti prenderà un <strong>ictus invalidante</strong>.</p>
<p>Di lavoratori poveri è piena l&#8217;Italia. È colpa di tutti i <strong>Governi</strong>, anche di quelli che saranno eletti in futuro. Questa nuova classe di frustrati è più sviluppata in <strong>Calabria</strong>. Ecco un altro dato che apprendi leggendo stramaledette notizie sui social. Mentre evacui il meglio di te, fermentato durante la notte, apprendi che sono aumentati gli interventi della <strong>Caritas</strong> e che anche i lavoratori normo-stipendiati vi hanno fatto ricorso.</p>
<p>Tu proprio non ti immagini a mangiare pasta lavata, scatolame assortito, oppure a vestirti con roba di scarto uscita da armadi impolverati. Tu lavori; puoi consumare in base ad alcuni indici; puoi spendere qualcosa in più rispetto a chi è disoccupato. Insomma, dovrebbe essere normale. Invece, se ti fai due calcoli &#8211; sempre stando seduto sul cesso &#8211; ti viene da piangere e senti che qualcosa vibra più del dovuto nel petto. Tiri le somme e ti rendi conto che rinunci a troppe cose in favore di poche altre. E perché? Alla fine tutte le mattine vai a fare il tuo dovere, non a rubare.</p>
<p>È un discorso ovvio, elementare. Se ci metti la filosofia di mezzo, quel po&#8217; che sai del pensiero umano, comprendi che non sei neanche un &#8220;<strong>proletario</strong>&#8220;, visto che non hai prole, quindi figli, pertanto <strong>Capitale</strong> umano e affettivo su cui investire. Sei solo uno tra i tanti lavoratori poveri che dovrà tirare la cinghia finché morte non ci separerà dalla Terra. Al massimo potrai sposarti in tarda età e contribuire alla crescita di figli non tuoi.</p>
<p>Alla fine di tutto, ti ricordano pure che nella tua <strong>Calabria</strong> se nasci povero muori povero. In poche parole i dati evidenziano che il &#8220;<strong>riscatto sociale</strong>&#8221; non esiste, perché difficilmente riuscirai a studiare e a salire di livello. Al massimo andrai a morire di fame in un&#8217;altra regione. L&#8217;unica cosa che impari da subito è come ci si procura il pane. Figuriamoci, non è che il titolo di studio cambi qualcosa; <strong>tu conosci poveracci che vanno dalla quinta elementare alla laurea magistrale.</strong> Eppure, questo è normale. Magari con lo studio impari a leggere diversamente il Mondo, ma anche di questa consolazione te ne fai poco. Anzi, potrebbe succedere che ti ammali prima perché capisci troppo cose insieme.</p>
<p><strong>Eccesso di sapere = morte anticipata</strong>. Magnifico! Sii fiero di ciò che ti circonda, sei anche tu uno tra i tanti &#8220;<strong>lavoratori poveri</strong>&#8220;. Santa Ignoranza sussurra alle tue orecchie la possibilità di imbracciare i fucili.</p>
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		<title>Risveglio di Primavera: Wedekind e la tragicomica adolescenza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jun 2026 09:40:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adelphi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Risveglio di Primavera&#8221; di Frank Wedekind, Adelphi, 2026 Per quanto ognuno di noi l&#8217;abbia attraversata, essa ci appare ancora come un&#8217;età oscura che non si mostra mai per intero. Tormentata e perturbante, è capace di trasformare persino la gioia in qualcosa di inquieto. Stiamo parlando dell&#8217;adolescenza, età misteriosa che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Risveglio di Primavera&#8221; di Frank Wedekind, Adelphi, 2026</strong></p>
<p>Per quanto ognuno di noi l&#8217;abbia attraversata, essa ci appare ancora come un&#8217;età oscura che non si mostra mai per intero. Tormentata e perturbante, è capace di trasformare persino la gioia in qualcosa di inquieto. Stiamo parlando dell&#8217;adolescenza, età misteriosa che ci ha lasciato solo tante domande.</p>
<p>L&#8217;adolescenza che ci viene mostrata dal drammaturgo <strong>Frank Wedekind</strong> nella sua opera teatrale, <strong>&#8220;Risveglio di Primavera&#8221;</strong>, non è tanto differente da quella dei nostri giorni. Infatti, i pensieri dei giovanissimi protagonisti di questa &#8220;tragedia&#8221; di fine <strong>XIX secolo</strong> sono uguali a quelli dei ragazzini di inizio <strong>XXI secolo</strong>. Cambia il contesto, ma non quella schizofrenia fisica, mentale e ormonale che di giorno in giorno trasforma fanciulle e fanciulli.</p>
<p>Quando però <strong>Wedekind</strong> presentò la sua opera, la prima cosa che ricevette fu una censura; tant&#8217;è che questo testo lo pubblicò nel <strong>1891</strong> a proprie spese. Solo nel <strong>1906</strong>, cioè dopo quindici anni e con qualche &#8220;adattamento&#8221; ai costumi e alla morale dell&#8217;epoca, riuscì a calcare il palco del teatro di <strong>Berlino</strong>. Da allora, però, il suo successo non ha conosciuto sosta.</p>
<p><strong>&#8220;Risveglio di Primavera&#8221;</strong> intreccia i destini di alcuni studenti che fanno conoscenza della vita e della morte, del sesso e della pudicizia. Il loro avvicinamento a pratiche e pensieri poco consoni al buoncostume è costante. L&#8217;autore ci pone tutto su un piano ironico, anche quando il dramma si manifesta in ogni suo aspetto. Ma l&#8217;intento non è quello di creare uno shock generazionale, bensì quello di mostrare la caducità di una società che mente spudoratamente sulla natura dell&#8217;uomo, quindi su sé stessa.</p>
<p>L&#8217;adolescenza appare come il momento in cui tutto può essere messo in discussione, in cui ogni esperienza può essere ripetuta fino alla noia. A guidare lo spirito c&#8217;è una carica di immortalità e di impunità. Persino giocare con il suicidio, quindi con la morte, diventa lecito e stuzzicante. Come capita nella realtà, chi vive questa fase si scontra con l&#8217;autorità: questo mostro che ingloba genitori, scuola e Stato, che ha il compito di limitare e di dirigere le pulsioni.</p>
<p><strong>Wedekind</strong> prende questi elementi e crea un&#8217;affascinante <em>pièce</em> teatrale che non ha paura di scontrarsi con le convenzioni. C&#8217;è uno svelamento dell&#8217;ipocrisia, ma soprattutto di quel potere che prova a contenere, nonché a sclerotizzare, le naturali mollezze dell&#8217;essere umano. Va detto che il tono è molto ironico, eppure non mancano cinismo e macabri risvolti.</p>
<p>Per intenti,<strong> &#8220;Risveglio di Primavera&#8221;</strong> ha richiamato alla mia memoria due opere: <strong>&#8220;I turbamenti del giovane Törless&#8221;</strong> di Musil e <strong>&#8220;Sovvertimento dei sensi&#8221;</strong> di Zweig. Oggi, <strong>Adelphi</strong> riporta tra le nostre mani un pezzo importante del teatro moderno, che ci mostra come l&#8217;indagine di alcuni temi resti sempreverde. Peccato che noi contemporanei abbiamo messo su questi argomenti il timbro della banalità.</p>
<p>A dimostrazione di ciò, c&#8217;è da considerare la prefazione dello scrittore statunitense <strong>Jonathan Franzen</strong>, che arricchisce il tutto con quel gusto postmoderno che ci dà modo di interpretare meglio questo testo.</p>
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		<title>Influencer oggi, multi sapiens domani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 May 2026 18:34:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Influencer oggi, multi sapiens domani&#8221; è un articolo di Martino Ciano scritto dopo una chiacchierata in incognito. La foto in copertina è dell&#8217;autore dell&#8217;articolo I numeri primi sono quelli che hanno più follower e per loro creano geniali contenuti social, disquisendo con determinazione da &#8220;leader&#8221; su qualsiasi argomento, anche il più evanescente. La loro sicurezza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Influencer oggi, multi sapiens domani&#8221; è un articolo di Martino Ciano scritto dopo una chiacchierata in incognito. La foto in copertina è dell&#8217;autore dell&#8217;articolo</strong></p>
<p>I <strong>numeri primi</strong> sono quelli che hanno più <strong>follower</strong> e per loro creano geniali contenuti social, disquisendo con determinazione da <strong>&#8220;leader&#8221;</strong> su qualsiasi argomento, anche il più evanescente. La loro sicurezza la rintracci negli sguardi, in come gesticolano, nelle parole che pronunciano. Con uno <strong>sprint in avanti</strong>, a un certo punto il loro tono di voce diventa deciso, ogni parola suona nei timpani dell&#8217;ascoltatore come un colpo di cannone.</p>
<p>Il verace imbonitore usa un linguaggio <strong>pop</strong>, infarcito di elementi pescati da <strong>soap opera</strong>, da <strong>reality show</strong>, dalla cultura<strong> mainstream</strong>, strizzando l&#8217;occhio al <strong>trend</strong> del momento, affinché persino il <strong>boomer</strong> con un colpo di reni del cervello possa aggrapparsi alla struttura del discorso. Un altro metodo è quello di sputare rabbia a più non posso su qualcosa o qualcuno. Logicamente, ogni sentimento è recitato ed è parte di un <strong>sketch</strong> costruito a tavolino.</p>
<p>In questo modo, <strong>i numeri primi</strong> diventano isterici moralisti, portatori di una<strong> &#8220;educazione civica&#8221;</strong> narrata attraverso illusorie rivoluzioni che crollano al rimbombo di nuovi <strong>hashtag</strong> di tendenza, magari suggeriti dalle applicazioni di ricerca delle <strong>keyword</strong> del mese.</p>
<p>I meccanismi del <strong>web</strong> sono in costante aggiornamento e coinvolgono tutti:<strong> dall&#8217;intellettuale con la faccia da ricotta all&#8217;analfabeta funzionale</strong>. Potremmo riempire questo articolo con termini tecnici e con blande proposte che nessuno prenderebbe in considerazione. Il <strong>metaverso</strong> è una casa comune in cui vige l&#8217;eternità.</p>
<p>I <strong>numeri primi</strong> sono messaggeri della filosofia della credulità, e come già sottolineato da qualcuno &#8220;l&#8217;intelligenza artificiale è il nuovo oracolo a cui chiedere consiglio o informazioni&#8221;. I profeti del <strong>marketing</strong> e della <strong>promozione</strong> studiano nuove forme di penetrazione nella quotidianità, grazie all&#8217;uso di fenomeni da baraccone.</p>
<h3>Influencer oggi: sottomissione democratica</h3>
<p>I numeri primi non sono improvvisati comunicatori, anche se all&#8217;inizio il loro successo è dettato dalla fortuna, poi tutto diventa strutturato e necessita di un approfondito piano di persuasione e convincimento. Gli esperti del settore entrano in campo dopo, lavorano dietro le quinte.</p>
<p>Ma i numeri primi sono esseri sottomessi che lottano tra di loro per diventare &#8220;il numero uno&#8221;. Si combattono come gli highlander al sempiterno motto &#8220;ne resterà uno solo&#8221;. Sono stressati, sono frustrati. Devono inventare contenuti, devono condividerli, devono dire e fare ciò che il pubblico si aspetta da loro. Nessuno è libero. Dettata la linea bisogna rimanere fedele a essa. Ci si schiera contro qualcosa nel momento in cui &#8220;schierarsi contro quel qualcosa&#8221; va di moda.</p>
<p>&#8220;Like&#8221; e &#8220;Condivisioni&#8221; fanno gli influencer belli! Più cresce l&#8217;approvazione più in loro c&#8217;è rassicurazione, ma anche ansia da prestazione. &#8220;E se il prossimo video deluderà?&#8221;, &#8220;Se i follower dovessero improvvisamente trasformarsi in hater o addirittura diventare indifferenti?&#8221;. Sono solo due delle domande che pungolano uno di loro, con cui ho fatto una chiacchierata.</p>
<p>La sua carriera da influencer è cominciata un sabato sera, di ritorno da un&#8217;uscita con amici. Si è filmato mentre faceva una battuta su un fatto accadutogli, ne è uscita una sorta di barzelletta. Mette questo video su TikTok senza troppi ritagli o acconciamenti. La mattina dopo si ritrova con 5 mila visualizzazioni, 30 mi piace, 102 nuovi follower.</p>
<p>Da premettere che quel video fu il primo in assoluto. Il suo account infatti lo aveva creato sei mesi primi, ma mai lo aveva utilizzato. Da qui nasce la sua fame di consenso.</p>
<h3>Sostenere una massa insicura</h3>
<p>Da sempre gli uomini si sono dati sicurezza e influenzati l&#8217;uno con l&#8217;altro. Questo è servito anche alla sopravvivenza della specie; in sé, l&#8217;uomo è un essere che continuamente si forma e che mai giunge a qualcosa di definitivo.</p>
<p>Il problema si crea nel momento in cui, come una verità a priori, senza bisogno dell&#8217;esperienza per essere appurata, ma a cui basta solo il ragionamento logico per essere provata, ecco che l&#8217; influencer diventa un &#8220;a priori&#8221; per molti e troppi, secondo una logica minima: &#8220;lo dice lui, quindi è vero&#8221;.</p>
<p>L&#8217;uomo con cui ho chiacchierato non è giunto fino a questo punto, ma gli sarebbe piaciuto. Dopo quasi un anno di buoni risultati, ricevendo anche alcune proposte di lavoro in alcune radio web, ha mollato la presa. Ormai era diventato un tutt&#8217;uno con il suo iPhone. Eppure, ha e aveva un lavoro ben retribuito e una soddisfacente vita da single, cose a cui molti aspirano.</p>
<p>A un certo punto però ha sentito la necessità di lasciare una traccia, ma non una traccia qualunque, bensì un segno riconoscibile da ogni angolo dell&#8217;universo, come se l&#8217;universo iniziasse e finisse con la Terra o, peggio ancora, con il suo profilo TikTok. E soprattutto, voleva conquistare tutto ciò raccontando barzellette?</p>
<p>&#8220;Sì, ho creduto a questo&#8221;. Ecco, così finisce la nostra chiacchierata. E quella volontà di esistere per sempre, brillando eternamente, non è angoscia per la morte?</p>
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		<title>Narcisismo patologico: il mercato dell&#8217;io</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Jan 2026 15:50:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Narcisismo patologico: il mercato dell&#8217;io&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale  Scriveremo un racconto su di lui, anzi su tutti noi. Lo chiameremo &#8220;Narcisismo patologico&#8221;, una materia che oggi piace tanto. Sarà semplice descrivere la vita di ciascuno, inserendo vari elementi comuni in una realtà che richiede competizione, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Narcisismo patologico: il mercato dell&#8217;io&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>Scriveremo un racconto su di lui, anzi su tutti noi. Lo chiameremo &#8220;Narcisismo patologico&#8221;, una materia che oggi piace tanto. Sarà semplice descrivere la vita di ciascuno, inserendo vari elementi comuni in una realtà che richiede competizione, presenzialismo e dimostrazione costante del proprio valore. L&#8217;etica della compravendita viene sempre messa in primo piano: chi già ha, può già acquistare molto; gli altri imiteranno, si indebiteranno e si specchieranno nei loro oggetti. Poi, si metteranno sul mercato e si venderanno.</p>
<p>Amanti perversi e incestuosi verso loro stessi, poeti dal frasario vago infarcito di qualche riferimento al dolore umano, alla quotidianità che non hanno vissuto, ai sacrifici che non hanno fatto, alla sofferenza che non hanno provato. Così umanitari, fin quando l&#8217;umanità serve a loro. Applausi e schiamazzi senza giubilo. Nessuna pietà e nessuna vergogna, solo vittimismo per risollevare un puerile senso di colpa in chi li scansa.</p>
<p>Così, il racconto di una nazione, di un paese, di un quartiere, del mondo intero, si fa riflessione menzognera. Vorrebbero insegnare, invece si demonizzano. Narcisismo che si spande tra mare e monti, calando giù dalla Groenlandia con furore barbarico. Attuale è il male antico di ciascuno: esistere oltre ogni perplessità. Poi sarà un esame di coscienza, una fune, la gogna pubblica o mediatica. L&#8217;importante è &#8220;uscirne interi&#8221;, anche come cadavere. Corrono i giorni, ma loro cercano e vogliono, pretendono e si somigliano. E ci riflettiamo in loro, facendoci luce a vicenda, come catarifrangenti in una strada buia. Che paura fanno, anche se sembra difficile riconoscerli.</p>
<p>&#8220;Narcisismo patologico&#8221; sarà un racconto contemporaneo, un neo-realismo sempreverde, senza passato o futuro, con un unico riferimento: &#8220;Io sono&#8221;. Sarà un prevedibile massacro, una deportazione di idee e di uno stile di vita, magari una casa accogliente, una donna o un uomo servizievole, un servo sciocco per cause momentanee. E una volta scoperti, corrono a nascondersi tra la folla, a saccheggiare la vita altrui, ad accusare e a odiare chi li ha portati allo scoperto.</p>
<p>Nessuno chiederà scusa. Ci vuole un autentico amore per le autopsie per scovare la natura umana e la sua ambiguità.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Uomini di mezzo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/uomini-di-mezzo-ciano-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Oct 2025 22:01:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Uomini di mezzo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Noi siamo gli uomini di mezzo: posti a metà del baratro, tra capire e fingere, tra silenzio e grida assordanti strozzate dal clamore dei balordi. Resta il tempo della dissoluzione. Ognuno vuole morire eroe, solo qualcuno vuole scomparire senza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Uomini di mezzo&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Noi siamo gli uomini di mezzo: posti a metà del baratro, tra capire e fingere, tra silenzio e grida assordanti strozzate dal clamore dei balordi. Resta il tempo della dissoluzione. Ognuno vuole morire eroe, solo qualcuno vuole scomparire senza essere ricordato.</p>
<p>«Facciamoci saltare in aria. Portiamo via con noi l&#8217;umanità che passeggia disincantata in cerca del momento di gloria».</p>
<p>Kamikaze, mio kamikaze, nessuno sente questa autodistruzione che abbraccia con ambo gli arti superiori, per poi fare scivolare le mani sul collo. Ora, ascolta questa preghiera: il figlio tende al Padre, ma il Padre disprezza il figlio. Ha gettato sulla Terra il Figlio dell&#8217;Uomo per farne tribolazione. Si è evirato e mai più procreerà.</p>
<p>Uomini di mezzo, cos&#8217;è un nome? Cosa c&#8217;è di peggio di un cognome? Preme un&#8217;etichetta sul cuore. C&#8217;è impressa una data di scadenza invisibile agli occhi, ignota a chi la porta e a chi l&#8217;appiccica sulla pelle. Incita al godimento, all&#8217;avventura, al presenzialismo. È come un cerotto che rilascia insulina e morfina. Provoca una allucinazione chiamata realtà. Ascendere per tornare senza pelle e carne al cielo inviolato. «Dio esiste, tutto è concesso».</p>
<p>Marana thà: ma il Signore non è mai più venuto ad aprire la porta della sua dimora. Bussiamo e mai ci stancheremo di farlo. Ma lui si è barricato dentro, nella stanza dell&#8217;Eden neanche le vergini entreranno più.</p>
<p>Inferno ci prese mostrandoci i seni, ballando nudo davanti ai nostri occhi, strappandoci le palpebre come petali di margherita. Ci hanno detto che mai moriremo, poi ognuno di noi si è fatto a pezzi ed è scomparso, a decomporsi in un unico delirio. «Coro dannato di amore e di pace, chi è il migliore del reame?».</p>
<p>Uomini di mezzo, che occhi ha il creato? E ha una voce il Signore? C&#8217;è qualcosa al di là del sogno che spezza le catene del reale per unirci all&#8217;increato? Oppure è un incesto la volontà di esistere? Nessuno risponderà. Non interessano più le parole e le disquisizioni. Compreremo i nostri figli. Li progetteremo e li programmeremo secondo la regola della domanda e dell&#8217;offerta. Marinetti ha vinto, velocità e autarchia, superomismo ed esistenza illimitata. L&#8217;uomo ha partorito sé stesso: Mafarka non è più utopia ma svelamento. Ora solo l&#8217;illuminazione per pochi adepti conta: scoprire le colonne della distruzione, salvare il meglio, distruggere il peggio. La morte ancora esisterà per molto tempo.</p>
<p>Uomini di mezzo, la pietà ha scelto di migrare. Ogni cosa ha un prezzo, anche banale, persino minimo, ma pur sempre fa sentire la sua forza. È così che si può garantire la riproduzione dei migliori, ossia non dando peso all&#8217;inflazione, al costo del denaro. Ha senso l&#8217;economia di guerra. Ha un valore il kit di sopravvivenza. La prova ontologica del fallimento è qui. La specie umana ha cambiato volto: è un insieme di plastica e reagenti chimici. Esemplari al silicone.</p>
<p>«Ha vinto il mio dolore, ma sono riuscito a nasconderlo in me. Non vi ho disturbato, sono andato via in silenzio.», dice un uomo davanti al cappio, prima di lasciarsi andare. Tutto intorno a lui dondola, mentre pende.</p>
<p>Uomini di mezzo, salviamoci, proteggiamoci l&#8217;uno con l&#8217;altro. Restiamo uniti nella fine, nell&#8217;estinzione. L&#8217;umana commedia sta finendo. Il sipario sta calando.</p>
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