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	<title>Sentimento Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Una mano non può uccidere</title>
		<link>https://www.borderliber.it/una-mano-non-puo-uccidere-gervasi-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Jun 2025 22:01:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Gervasi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Una mano non può uccidere&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. La foto è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore È la misura della vita, il limite tra l&#8217;inizio e la fine. Un nome su un muro, morto anche lui, solo, in un paese che dorme. Una mano sbriciola la morte per allontanare l&#8217;ombra nera. Una [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Una mano non può uccidere&#8221; è una poesia di Giuseppe Gervasi. La foto è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>È la misura della vita,<br />
il limite tra l&#8217;inizio e la fine.<br />
Un nome su un muro,<br />
morto anche lui,<br />
solo,<br />
in un paese che dorme.<br />
Una mano sbriciola la morte<br />
per allontanare l&#8217;ombra nera.<br />
Una mano non raccoglie<br />
la morte fatta a pezzi,<br />
la lascia sotto<br />
una vuota panca di legno,<br />
in attesa: sospesa.<br />
Un leggero vento<br />
prende in mano le lettere,<br />
un tempo sangue nelle vene,<br />
voce calda e felice.<br />
Il vento ridà il respiro<br />
a un nome fatto a pezzi.<br />
Vola nel cielo azzurro,<br />
un nome mai più pronunciato.<br />
Vola tra le nuvole,<br />
un nome che ha vissuto la terra.<br />
Una mano non può strappare la morte.<br />
Una mano non può uccidere la morte.<br />
Una mano può solo accarezzare la vita.<br />
Una carezza nel vento,<br />
che raggiunge un pezzo di carta,<br />
che ancora vive.</p>
<hr />
<h4><strong>Chi è Giuseppe Gervasi?</strong></h4>
<p>Giuseppe Gervasi, poeta, scrittore e conduttore televisivo, è nato a Siderno (RC) il 6 marzo del 1977. Vive a Riace, un piccolo paese della città metropolitana di Reggio Calabria. Laureato in Giurisprudenza, per qualche anno ha esercitato la professione forense. Ha ideato e condotto “La Terra del Sole” e “Gente di Calabria”, programmi televisivi di approfondimento culturale. Con Laruffa Editore ha pubblicato “I tuoi Passi Lenti… Verso l’Origine dell’Amore” (2015), “Un Nuovo Suono” (2017) e “Desiderio” (2018), un racconto per bambini che parla di utopie e sogni. Con Radici Future Produzioni ha pubblicato “Riace che Incontra il Mare” (2019), il suo primo romanzo, e “Dietro una Porta Ho Atteso il tuo Respiro” (2021). Ha partecipato con un contributo poetico alla pubblicazione di “Croce di Libia” (Ludo Edizioni, febbraio 2020). A febbraio del 2023 ha dato alle stampe la raccolta di poesie “Che non Sia l’Ultimo”, Pace Edizioni. Nel 2025 ha pubblicato “Ho Sognato la mia Terra” (Vintura Edizioni), una denuncia poetica che accompagna il lettore in un viaggio calabrese al limite tra la realtà e il sogno. Intensa la sua attività politica, sociale e culturale.</p>
<hr />
<p><em>Se ti è piaciuta questa poesia, </em><strong>clicca qui e leggi anche <a href="https://www.borderliber.it/mi-sento-infinito-gervasi/">&#8220;Mi sento l&#8217;infinito&#8221;</a></strong></p>
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		<title>Dubbi, lacrime e interferenze oniriche&#8230;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dubbi-interferenze-giudice/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Nov 2024 22:47:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Blake]]></category>
		<category><![CDATA[Interferenze]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Prosa]]></category>
		<category><![CDATA[Sensazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimento]]></category>
		<category><![CDATA[Sentire]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prose di Rocco Giudice. Foto di Martino Ciano Sui dubbi nuvolosi e gli affanni raziocinanti Leggendo i lampi come una scrittura, una folgore sforbicia la notte – ma sono solo le tue ali che ha mozzato. Perciò, devi piegarti e trascinarti sotto un cielo al cui riparo i fulmini, stremati, corrono a riposarsi, le statue, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Prose di Rocco Giudice. Foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<h3>Sui dubbi nuvolosi e gli affanni raziocinanti</h3>
<p>Leggendo i lampi come una scrittura, una folgore sforbicia la notte – ma sono solo le tue ali che ha mozzato. Perciò, devi piegarti e trascinarti sotto un cielo al cui riparo i fulmini, stremati, corrono a riposarsi, le statue, anchilosate, si sgranchiscono. Ma ogni lume riverbera dal sole e l’ombra che ora ristagna sul Creato sa che non diventerà mai tenebra notturna. Si può vivere nell’ombra, se si ha una luce nello sguardo?</p>
<h3>Acqua, lo inondi con le lacrime</h3>
<p>Cade la pioggia o si rovescia una cascata di fiori che non smettono mai di sbocciare e solo sulla sua carne attecchiranno, finché non verranno a disfarsi prima che diventino un abito, prima che qualcuno li colga piangendo per non vederli appassire come lui farà e come farà chi lui ama – perciò non può uscire dalla roccia più che dal disegno e dalla mente che non se ne libererà.</p>
<h3>Il custode dello specchio</h3>
<p>Un pupazzo addormentato in mezzo a un avanzo di giardino d’ortiche e d’orchidee intraviste tra le fibre d’un arazzo e che racconta a chiunque venga a risvegliarlo una storia di cui lui solo conosce i segreti – non confondere la tua immagine con chi ne possiede i sigilli.</p>
<p>“Quella verità che ho origliato se n’è andata senza saluto e senza lasciare tracce né messaggi” racconta. “Questo perché non può essere rubato alcun segreto, che solo a rubarlo capisci ch’era tale.”</p>
<p>Non rubargli il suo – non svegliarlo. Non dirgli il tuo – non svegliarti. Mettete sopra questo vuoto la stessa pezza – lo stesso sonno.</p>
<h3>Interferenze oniriche</h3>
<p>In dormiveglia, leggi a fatica il libro che da tanto di quel tempo tieni in sospeso, che l’amore così esclusivo a esso riservato è cambiato come una tendina sbiadita alla luce della lampada prima che cambiasse l’ora che ogni notte concedi alla lettura, così che la fedeltà a questo rito somiglia a un chiudere gli occhi a tempo – fingendo di non essere sempre tu a decidere quando.</p>
<p>Ma, ora, proprio poco prima di chiudere libro e occhi, perdi il rigo e ti perdi lungo il filo di una corrente onirica di cui non ti eri accorto ti teneva stretto fra immagini che non riesci a fissare – come le parole che compaiono e scompaiono sulla pagina, confusa allo schermo balenante dove molte storie premono per accadere.</p>
<p>In mezzo a esse, mentre le immagini si sopraffanno senza scorrere, tranne che qualcosa le agita oltre una quinta <em>cuki</em> fanno schermo, c’è un luogo affollato dove tutti sono di spalle mentre si dirigono verso un’uscita.</p>
<p>(Dove li condurrà, cosa o chi li aspetta oltre quella soglia, di cui tu non saprai nulla).</p>
<p>D’un tratto, qualcosa li blocca e tutti rimangono fermi dove sono, in attesa che qualcuno arrivi o che qualcosa accada: quando uno, uno dei tanti immobilizzati nella ressa, uno che non ricordi di avere mai visto, che non si preoccupa neppure di somigliare a un altro o a chiunque: uno che non si cura neanche di lasciare che un indizio spieghi il motivo per cui stare lì, almeno nel suo caso, a aspettare, forse, di trovare ospitalità in un altro sogno dopo essere entrato nel tuo per la dubbia funzione di sostituto di qualche altro di più memorabile: lui solo si gira verso di te: e come se ti vedesse, sorride nel modo in cui si sorride a chi sta facendo una cosa buffa: e tu riapri gli occhi giusto in tempo per sentire il libro caderti dalle mani.</p>
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		<title>Temo il risveglio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/poesie-temo-il-risveglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2023 01:22:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adriana Sabato]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Risveglio]]></category>
		<category><![CDATA[Sensazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimento]]></category>
		<category><![CDATA[Temere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Adriana Sabato Sento ancora la sua voce Autorevole e potente Ti costringe a pensare Anche se non vorresti …ti avvolge ora il silenzio Ti cullano le ali dell’angelo oscuro. Ed io Sento ancora la tua voce. * Respiro a bassa voce Non voglio, temo Risvegliare coscienze Non voglio Rumori e chiacchiericcio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>Sento ancora la sua voce<br />
Autorevole e potente<br />
Ti costringe a pensare<br />
Anche se non vorresti<br />
…ti avvolge ora il silenzio<br />
Ti cullano le ali dell’angelo oscuro.<br />
Ed io<br />
Sento ancora la tua voce.</p>
<p>*<br />
Respiro a bassa voce<br />
Non voglio, temo<br />
Risvegliare coscienze<br />
Non voglio<br />
Rumori e chiacchiericcio<br />
Sporcano l&#8217;aria sottile<br />
Di un mattino ancora intonso<br />
Vorrei trattenere il tempo<br />
Trattengo il fiato<br />
Mentre lo afferro<br />
Guardo già indietro<br />
Vivere<br />
Non voglio<br />
Temo il risveglio</p>
<p>*<br />
Ormai sei parte di me<br />
Come dell’aria che respiro<br />
Sono un vaso rotto e rattoppato<br />
Mai più come prima<br />
Forse meglio o forse peggio<br />
Ma riprendo vita<br />
Grazie all’arte del rattoppo<br />
Cicatrici preziose<br />
Ferite uniche<br />
Trame d’oro<br />
Fili preziosi<br />
Rinasco a nuovi mondi<br />
Respiro aria pulita</p>
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		<title>Etiennette. La &#8220;visione poetica&#8221; di Salvatore Cucinotta e di Gianni Vittorio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/etiennette-libro-vittorio-cucinotta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Mar 2023 01:00:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Montagne]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Reggio Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimento]]></category>
		<category><![CDATA[Terra]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Zona di Disagio. Foto in copertina: &#8220;Etiennette&#8221; edito da La rosa nel pozzo, 2022 Parole e immagini che si uniscono, poesia e fotografia che rendono le sensazioni immanenti. Così il poeta Salvatore Cucinotta e il fotografo Gianni Vittorio ci spalancano le porte del loro libro Etiennette. I versi [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per </strong></em><em><strong><a href="https://zonadidisagio.wordpress.com/2023/02/06/etiennette-liberi-pensieri-salvatore-cucinotta-e-gianni-vittorio-la-rosa-nel-pozzo/">Zona di Disagio</a></strong></em><em><strong>. Foto in copertina: &#8220;Etiennette&#8221; edito da La rosa nel pozzo, 2022</strong></em></p>
<p>Parole e immagini che si uniscono, poesia e fotografia che rendono le sensazioni immanenti. Così il poeta Salvatore Cucinotta e il fotografo Gianni Vittorio ci spalancano le porte del loro libro <em>Etiennette</em>.</p>
<div dir="auto">I versi annunciano, dirompono con forza nell&#8217;animo del lettore che è chiamato a rispondere. Cucinotta ama domandare e interrogarsi, perché le parole servono anche a questo, ossia a testimoniare il dubbio, a porre l&#8217;uomo in uno stato di attesa. Attesa di una risposta che forse non ci sarà, ma che si fa urgenza.</div>
<div dir="auto">E se la risposta fosse in quelle foto che accompagnano i componimenti? Sta qui il segreto dell&#8217;immagine, dell&#8217;attimo immortalato, strappato all&#8217;entropia. Sono fotografie di foreste, di paesaggi e di particolari di un ambiente sospeso quelle che Vittorio regala al lettore.</div>
<div dir="auto">Un gioco armonioso in cui fenomeno e concetto si palesano, si amalgamano, si fanno sostanza unica. Non bisogna leggere una poesia o guardare una foto con la necessità di comprendere, ma con il bisogno di evadere, di travalicare l&#8217;aspetto formale d&#8217;ogni cosa. <strong><em>Altro dopo il tutto</em></strong>, questo ci invitano a fare opere del genere. È una &#8220;rivoluzione dei sensi&#8221; quella a cui siamo chiamati, un <em>sovvertimento</em> direbbe Zweig; e forse questo ci manca: <em>andare oltre</em>.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Non c&#8217;è un ordine o un percorso da seguire, tra queste pagine ognuno cerchi il proprio itinerario emozionale, si perda senza pretendere di ritornare a casa. E se proprio vuole tornare al punto di partenza, chiuso il libro, il lettore si faccia viaggiatore e interloquisca con sé stesso e con ciò che lo circonda.</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/etiennette-libro-vittorio-cucinotta/">Etiennette. La &#8220;visione poetica&#8221; di Salvatore Cucinotta e di Gianni Vittorio</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Close. Una domanda che cambia la vita</title>
		<link>https://www.borderliber.it/close-film-porretti-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2023 01:27:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
		<category><![CDATA[Close]]></category>
		<category><![CDATA[Coppia]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
		<category><![CDATA[Fotografia]]></category>
		<category><![CDATA[Leo]]></category>
		<category><![CDATA[Remy]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Antonio Maria Porretti  Esiste una particolare insenatura nelle mappe della vita dove il guscio dell&#8217;infanzia si schiude per dare inizio a una mutazione di pelle, come avviene per le lucertole. E come piccoli rettili si corre a incontrare il mondo, assorbendo una conoscenza che aggiunge ma al tempo stesso deruba. Un impatto che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/close-film-porretti-recensione/">Close. Una domanda che cambia la vita</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div dir="auto"><em><strong>Articolo di Antonio Maria Porretti </strong></em></div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Esiste una particolare insenatura nelle mappe della vita dove il guscio dell&#8217;infanzia si schiude per dare inizio a una mutazione di pelle, come avviene per le lucertole. E come piccoli rettili si corre a incontrare il mondo, assorbendo una conoscenza che aggiunge ma al tempo stesso deruba. Un impatto che può soffocare e corrompere la verginità di sentimenti fino ad allora manifestati e espressi senza censure. La gracilità dell&#8217;inesperienza rischia di sfaldare ogni punto di riferimento pregresso, sacrificandolo in nome e per conto di una nuova e più ampia accettazione. Crescita vuol dire anche Perdita.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Tutto questo fraseggio da manualetto di psicologia assai spicciola per arrivare a <em>Close</em>, Grand Prix della giuria nell&#8217;ultima kermesse festivaliera di Cannes, nonché ultima pellicola di Lukas Dhont di attuale programmazione nelle sale. Uno di quei film che fanno a pezzetti il cuore. Léo e Rémy sono due ragazzini che hanno sempre vissuto la loro amicizia avvolti nella bambagia di un&#8217;unione fraterna. Una simbiosi nutrita da reciproca ammirazione, tenerezza e protezione. Eppure, basta una domanda a loro rivolta da alcune compagne della scuola media che frequentano, per innescare una spaccatura che sconquasserà il loro rapporto: &#8220;Ma voi due state assieme?&#8221;</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">È questa la prima goccia di una vergogna, di un senso di inadeguatezza e di un bisogno di accettazione, che da pioggia battente si tramuta in bufera nell&#8217;animo di Léo, lasciandolo esposto alle sferzate di intemperie emotive a cui tenta di scampare rifugiandosi in un progressivo distacco da Rémy. Una mutazione di pelle che quest&#8217;ultimo vive come tradimento, non comprendendone le ragioni, e a cui risponde decretando la fine del loro piccolo universo, praticando un distacco ancora più estremo. Un taglio che scava una linea di confine inesorabile tra un prima e un dopo. Un graffio, un morso di un &#8220;Perché?&#8221; quale lascito di una sfioritura troppo precoce.</div>
<div dir="auto"></div>
<div dir="auto">Soltanto Léo conosce quel &#8220;perché&#8221;, ma davanti alle famiglie di entrambi, alla madre di Rémy che lo considera &#8220;un quasi figlio&#8221;, dinanzi ai compagni di classe e agli insegnanti, si arma di silenzio. Quella stessa paura che lo ha portato a rifiutare, potrebbe generare altro rifiuto e questa volta, potrebbe essere lui il rifiutato. Deve prima rafforzarsi per affrontare e dire. Le scene dei suoi allenamenti di Hockey su ghiaccio sono metafora di questa sua preparazione ad affrontare la verità. I bui notturni, tappe obbligatorie per rivedere di nuovo una luce e avere il coraggio di voltarsi nuovamente dietro.</p>
<p>Una parabola sul pregiudizio e sugli effetti devastanti che può avere, se indirizzato verso esseri ancora troppo fragili e inermi per fronteggiarlo. Una storia che solo la delicatezza di occhio e animo di un regista come Lukas Dhont &#8211; già autore del magnifico e straziante <em>Girl </em>&#8211; poteva illustrare e dettagliare sul grande schermo. Il suo uso della fotografia è già di per sé narrazione, passando dai toni sgargianti dell&#8217;inizio a quelli di volta in volta più lividi, scabri e crudi del seguito. Il suo racconto punta su primi piani che estraggono da sguardi e silenzi, stati d&#8217;animo offerti allo spettatore come pagine bianche su cui trasferire le proprie reazioni. Dire a questo punto che gli interpreti sono tutti oltre ogni concetto di bravura, mi sembra quasi pleonastico: Eden Dambrine e Gustav De Waele (Léo e Rémy), insieme a Léa Drucker e Émilie Déquenne (le loro rispettive madri) e tutti gli altri, non sono rappresentazione ma vita che accade sullo schermo.</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/close-film-porretti-recensione/">Close. Una domanda che cambia la vita</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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