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	<title>Scienza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>La prima luce: Emma Chapman e l&#8217;origine delle stelle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 09:40:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La prima luce&#8221; di Emma Chapman, Adelphi, 2026 Partirò dalla fine di questo saggio, tanto vista la natura del libro non commetterò il reato di &#8220;spoileraggio&#8221;. Comincio dalle pagine in cui l&#8217;autrice spiega che l&#8217;astronomia è una materia che insegna, a chi la pratica, a sentirsi &#8220;insignificante&#8221;. Nonostante tutto, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La prima luce&#8221; di Emma Chapman, Adelphi, 2026</strong></p>
<p>Partirò dalla fine di questo saggio, tanto vista la natura del libro non commetterò il reato di &#8220;spoileraggio&#8221;. Comincio dalle pagine in cui l&#8217;autrice spiega che l&#8217;astronomia è una materia che insegna, a chi la pratica, a sentirsi &#8220;insignificante&#8221;. Nonostante tutto, ciò non suscita malessere, ma la consapevolezza di quanto l&#8217;uomo sia una piccolissima parte del creato.</p>
<p>Ecco, guardare il cielo fa questo effetto. Penetrare l&#8217;Universo educa all&#8217;umiltà. Magari, un giorno, l&#8217;astronomia sarà una parte della terapia per domare il narcisismo di questi tempi bui? Vedremo. Intanto, diciamo subito che entrare in questo libro, pur tenendo conto che non è un argomento per tutti, è semplice e stuzzicante.</p>
<p><strong>Emma Chapman</strong> ha il gusto per la divulgazione. Ci racconta la nascita dell&#8217;Universo; ci svela l&#8217;evoluzione del cosmo; ma soprattutto ci introduce alle <strong>&#8220;stelle&#8221;</strong> da cui tutto nasce. La sfida è la seguente: rintracciare le stelle appartenenti alla <strong>Terza Popolazione</strong>, ossia quelle che si formarono tra cento e duecento milioni di anni dopo il <strong>Big Bang</strong>.</p>
<p>La particolarità di questi astri è che erano composti solo di idrogeno e di elio. In loro non erano presenti metalli, ma proprio loro hanno avviato quella reazione a catena che oggi, a distanza di 14 miliardi di anni, ha permesso a noi di essere qui.</p>
<h3>La prima luce: il problema dell&#8217;origine</h3>
<p>Le prime stelle hanno avuto vita breve ed è per questo motivo che è così difficile captarle. Possiamo recuperare solo gli strascichi della loro presenza. Finora gli strumenti usati dagli scienziati sono stati enormi dispositivi telescopici, ma quelli che stanno dando maggiore soddisfazione sono le antenne che captano le onde radio.</p>
<p>Tale aspetto è di vitale importanza, perché l&#8217;Universo non solo si mostra ai nostri occhi, ma ha anche una sua voce. Ci sono interferenze che provengono dalle origini, da quell&#8217;immensa primordiale esplosione che accese il motore dell&#8217;esistenza.</p>
<p>Cosa c&#8217;era prima di quel momento non lo sappiamo ancora. Interrogarsi su chi abbia dato inizio a tutto questo è al momento solo un gioco di fantasia. La verità disarmante è proprio che ancora ne sappiamo poco. Man mano che continuiamo nella lettura, &#8220;<strong>La prima luce</strong>&#8221; ci apparirà come un romanzo fantascientifico. <strong>Chapman</strong> pungola la nostra immaginazione, arricchendo il nostro bagaglio culturale.</p>
<p>Per quanto piccoli, il cosmo è la nostra casa comune. Per quanto immenso, oltre l&#8217;Universo, che conosciamo solo in piccolissima parte, non c&#8217;è altro; e anche se ci fosse, nelle condizioni attuali, quell&#8217;altrove non è raggiungibile. <strong>Possibile che tutto questo non ci stupisca o non ci faccia cambiare prospettiva di vita?</strong></p>
<p>Purtroppo no, ma questo è un altro discorso. Ciò che ci resta di &#8220;<strong>La prima luce</strong>&#8221; è il fascino che ci instilla nel cuore. Impossibile non captare anche la meraviglia della stessa autrice, per cui certe cose sono pane quotidiano. Eppure, Chapman non è mai sazia, e si nota che in alcuni punti deve pure &#8220;frenarsi&#8221; per restare nei panni della scienziata.</p>
<p>Sia ben chiaro, però, Chapman si prende tante &#8220;<strong>licenze poetiche</strong>&#8220;, proprio perché il suo compito è quello di sanare ogni nostro dubbio, in quanto uomini comuni abituati a sguardi fugaci verso il cielo inquinato dalle luci cittadine.</p>
<p>&#8220;<strong>La prima luce</strong>&#8221; è un viaggio e come tale si può godere solo se si affronta con serenità. C&#8217;è una storia di quattordici miliardi di anni sulla nostra testa e di essa conosciamo solo un infinitesimo. Poi, che ci piaccia o meno, dobbiamo accettare che quell&#8217;infinitesimo siamo noi.</p>
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		<title>Dimenticare ed essere dimenticati</title>
		<link>https://www.borderliber.it/dimenticare-ed-essere-dimenticati/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 May 2026 07:04:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Dimenticare ed essere dimenticati&#8221; è un articolo di Martino Ciano. Immagine modificata con l&#8217;intelligenza artificiale «Dimenticare ed essere dimenticati». Cosa c&#8217;è di strano? Non affrettarti a rispondere a questa domanda, perché non c&#8217;è lucidità umana che sopporti questa evidenza con serenità. Essere sulla cresta dell&#8217;onda e poi sparire. Assomigliare a un principe su un cavallo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Dimenticare ed essere dimenticati&#8221; è un articolo di Martino Ciano. Immagine modificata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p style="text-align:left;">«Dimenticare ed essere dimenticati». Cosa c&#8217;è di strano? Non affrettarti a rispondere a questa domanda, perché non c&#8217;è lucidità umana che sopporti questa evidenza con serenità.</p>
<p style="text-align:left;">Essere sulla cresta dell&#8217;onda e poi sparire. Assomigliare a un principe su un cavallo bianco o a una regina in un castello dorato; poi, all&#8217;improvviso, diventare claudicanti, cascanti, senza sostanza, privi di ragione.</p>
<p style="text-align:left;">Giovinezza che ci abbandona di generazione in generazione. Vuoi ancora rispondere, amico mio? Ti chiedi sempre se abbia senso attraversare il giorno: guardare l&#8217;alba e poi farsi mancare l&#8217;aria al tramonto? «Così va la vita» ti disse tua nonna. Ora lei è morta e, nonostante sapesse che le sarebbe rimasto poco, spirò sussurrando che avrebbe voluto vedere un&#8217;altra alba. Le tenevi la mano in quel momento. Hai avvertito come il caldo si tramuta in gelo appena esalato l&#8217;ultimo respiro.</p>
<p style="text-align:left;">«Dimenticare ed essere dimenticati». È la cosa che gli esseri umani sanno fare meglio. Prima eri qualcosa, oggi nessuno. Ieri un potente, oggi un servo. E tu, che osservi il mare, che ti culli nella malinconia, che ti strappi il cuore per donarlo al sole vermiglio, senti che il tempo scorre e qualcosa trapassa, migra.</p>
<p style="text-align:left;">Nulla è davvero importante a questo mondo; niente salva dalla morte fin quando non si comprende che essa non esiste. Vedi che la luna è già lì, pallida, assisa tra le nubi striate. Ecco, un giorno è andato, uno dei tanti che hanno costellato i quattordici miliardi di anni di questo Universo. E se mettessi insieme il tuo tempo, esso non peserebbe neanche un granello di polvere rispetto a quello del &#8220;tutto&#8221; che ti assorbe.</p>
<p style="text-align:left;">Solo se ti fermi a pensare a quanto ci vuole per descrivere tutto ciò che accade in un secondo, comprendi quanto sia impossibile afferrare il tempo. Perciò «dimenticare ed essere dimenticati» è un meccanismo di sopravvivenza frutto dell&#8217;evoluzione della coscienza.</p>
<p style="text-align:left;">Vedi, che rivelazione? Puoi decidere se stare in mezzo a questa immensità oppure uscirne sparandoti in testa. Dipende da quello che sai sopportare. Coraggio, non aver paura. È maggio, il solito maggio. È il mese in cui parli con i tuoi morti.</p>
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		<title>Il Complottista: navigando tra forum</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Feb 2026 09:49:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il Complottista&#8221; è un racconto di Martino Ciano, dopo aver navigato in alcuni forum. L&#8217;immagine è stata creata con l&#8217;intelligenza artificiale Era pronto, sicuro di farla franca e convinto di avviare un processo di salvezza dell&#8217;umanità. Avrebbe ucciso un comunista! La pallottola era in canna. L&#8217;arma era nel comodino. Si sentiva leggero come una nuvola [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Il Complottista&#8221; è un racconto di Martino Ciano, dopo aver navigato in alcuni forum. L&#8217;immagine è stata creata con l&#8217;intelligenza artificiale</strong></p>
<p>Era pronto, sicuro di farla franca e convinto di avviare un processo di salvezza dell&#8217;umanità. Avrebbe ucciso un comunista! La pallottola era in canna. L&#8217;arma era nel comodino. Si sentiva leggero come una nuvola di vapore acqueo uscita da un ferro da stiro. Si era immolato, si era scelto illuminandosi di immenso mentre ascoltava le parole di un generale, corteggiatore di trans, che invitava alla rivoluzione macho-sovranista. Aveva fatto tutto in piena autonomia e solitudine. Lui era <strong>il Complottista:</strong> la verità che si verifica per sé stessa.</p>
<p>Forte del sangue universale che gli scorreva nelle vene, protetto dal suo Rh negativo, non temeva la macchina del fango. Sbandierava le sue idee e se ne fregava di chi lo derideva. Non si sentiva un estremista, ma uno che ragionava con la sua mente. Era in guerra contro le logge sataniste che avevano propagato scie chimiche e virus aggressivi. Si sentiva un ribelle, discendente degli <strong>Annunaki</strong> che avevano scavato profonde grotte nel Corno d&#8217;Africa e in cui avevano messo a lavorare i primi ominidi. Lui apparteneva a quel ceppo miracolato sorto dai primi esperimenti genetici effettuati dagli Dei. Il potente Anu, padre incontrastato, era sovranista: maschio e femmina li creò, grazie al suo pene enorme capace di fare straripare le dighe. Non avrebbe permesso ai comunisti di livellare l&#8217;umanità, di renderla abitatrice di un Eden edificato senza sangue e sacrificio.</p>
<p>Lui, <strong>il Complottista</strong>, non avrebbe permesso ai pedofili guidati dal finanziere zombificato Epstein di divulgare la teoria gender che avrebbe reso ogni essere umano un camaleonte inseribile in una sessuologia funzionale e godereccia, senza buchi distintivi e priva di organi identificativi. Un uomo partoriente, un bambino o una bambina ergonomici, donne con testicoli ovarici che avrebbero potuto conservare nel loro utero gli spermatozoi da utilizzare durante esperimenti per una umanità senza Dio e senza Marie Vergini a cui chiedere intercessione.</p>
<p>No, <strong>il Complottista</strong> non avrebbe permesso ai portatori dell&#8217;uguaglianza-diseguale di mortificare la potenza dello Spirito aristocratico, figlio di una volontà di potenza che aveva come obiettivi la costruzione di cattedrali, di città di marmo, di caste formate da uomini muscolosi e da donne medio-caucasiche obbedienti e partorienti sottomesse a uomini romantici, sentimentali, guerrafondai ma anche gran scopatori. Uomini privi di depressione, ma ricchi di testosterone, vitamina D, stoicismo ed estro poetico. Fusione perfetta tra D&#8217;Annunzio e Conan il barbaro, quello interpretato da Schwarzenegger e che lui aveva visto, negli ultimi venti anni, almeno una volta all&#8217;anno.</p>
<p>Lui, <strong>il Complottista</strong>, ancora innamorato degli anni in cui la guerra dominava sull&#8217;Europa, si sentiva orfano del sangue dei suoi nemici. Sì, i nemici fanno grande un popolo di conquistatori. Quando non ci sono, essi vanno creati, dipinti, animati e dati in pasto all&#8217;opinione pubblica. Vanno stanati come gli scarafaggi. Ecco perché avrebbe ammazzato uno, anzi mille comunisti, anche se non sapeva dove si nascondessero, chi fossero e quali atteggiamenti avessero. Erano stati capaci, come il diavolo, di camuffarsi tra la gente, di farsi popolo tra il popolo. Troppo semplice prendersela con negri, barboni, drogati, rasta o frequentatori di centri sociali. Lui doveva colpire un insospettabile. Un finto borghese, un tiepido cattocomunista che voleva fare sbarcare sul suolo italico qualsiasi clandestino pronto ad attuare la sostituzione etnica. Dov&#8217;erano i cattolici di un tempo che convertivano a fil di spada, stuprando le donne nel nome di Dio e sodomizzando le più astute con strumenti di tortura, affinché confessassero orge e infanticidi.</p>
<p>Lui, <strong>il Complottista</strong>, era sostenitore di questa violenza necessaria grazie alla quale sarebbe stata instaurata una pace duratura, perpetua, immortale. Ogni lingua avrebbe inneggiato al suo Dux-Deus e finalmente gli Annunaki sarebbero tornati sulla Terra per riprendere il comando dell&#8217;umanità. Ecco perché avrebbe dovuto ammazzare un comunista, perché quel primo gesto avrebbe aperto la strada per la salvezza dell&#8217;universo. «Amen», pronunciò mentre spazzolava i denti energicamente, fino a farsi uscire il sangue dalle gengive. La rabbia lo divorava. Sentiva che il mondo chiedeva il conto, bussando al suo petto. Sembrava dicesse: «O dentro o fuori; o vivo o morto». Lui aveva ancora bisogno di rifletterci.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Come convertire le macchine pensanti?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/come-convertire-le-macchine-pensanti-articolo-bora-libro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Sep 2025 21:42:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Borà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Come convertire le macchine pensanti?&#8221; è un articolo di Guido Borà. In copertina una foto fornita dall&#8217;autore. NB: Le opinioni qui espresse non coinvolgono gli enti di appartenenza Passando ripetutamente su un cavalcavia ferroviario notavo, sia all’andata sia al ritorno, che il semaforo della linea era verde per lungo tempo e immaginavo a quando, in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Come convertire le macchine pensanti?&#8221; è un articolo di Guido Borà. In copertina una foto fornita dall&#8217;autore. NB: Le opinioni qui espresse non coinvolgono gli enti di appartenenza</strong></p>
<p>Passando ripetutamente su un cavalcavia ferroviario notavo, sia all’andata sia al ritorno, che il semaforo della linea era verde per lungo tempo e immaginavo a quando, in un futuro non troppo remoto (2036), i semafori sarebbero stati soppiantati da boe posizionate sui binari. Qualche settimana prima era stato diffuso un rapporto della Commissione europea in cui si evidenziava che nel 2023 circa il 54% (contro una media UE del 44%) dei cittadini italiani non possedeva competenze digitali di base.</p>
<p>Qualche mese prima era stato pubblicato dall’OCSE un rapporto in cui si concludeva “Raggiungere tassi più elevati di adozione dell&#8217;intelligenza artificiale potrebbe aumentare la produttività del lavoro in un contesto di produttività stagnante come in alcune economie avanzate, tra cui l’Italia”. Questi episodi messi insieme possono dirci alcune cose sull’impatto dell’AI nel mercato del lavoro e sulla legittima preoccupazione dovuta a un’innovazione di natura diversa dalle precedenti che va a insidiare in modo brutale la capacità di pensiero, prerogativa principe dell’essere umano.</p>
<p>Alcune innovazioni sono pervasive ma silenziose: si tratta di miglioramenti tecnici con ricadute importanti con impatti tutto sommato limitati sui lavoratori (sostituzione dei semafori con sensori), altre invece, come l’adozione dell’AI sono pervasive e potranno potenzialmente trasformare in modo significativo il mondo del lavoro e la vita della popolazione. Volendo fare un esempio lontano nel tempo, l’invenzione del telaio meccanico alla fine del 1700 (il brevetto di Cartwright è del 1785) trasformò l’industria tessile inglese catapultando i lavoratori dal lavoro a domicilio nelle grandi fabbriche.</p>
<p>La rivolta operaia, ormai considerata un classico, è conosciuta come Luddismo, dal nome dell’operaio, di nome Ned Ludd, che nel 1779 avrebbe distrutto un telaio meccanico. Grandi resistenze all’introduzione altoforni vi furono anche da parte di quei lavoratori dell’industria siderurgica, che governavano la colata a mano! e di conseguenza avevano un’aspettativa di vita molto bassa. Paul Mantoux uno storico economico francese di impostazione marxista sosteneva nel suo importante studio intitolato “La rivoluzione industriale” del 1906 che le rivolte dei lavoratori derivavano dalla mancata consapevolezza, impossibile da acquisire al tempo, che l’innovazione tecnologica avrebbe portato alla creazione di nuovi posti di lavoro grazie all’espansione, ai tempi davvero impressionante, dell’industria manifatturiera.</p>
<p>Per tornare a tempi più recenti Gunter Anders nel suo fondamentale saggio del 1956 “L’uomo è antiquato” ha introdotto il concetto di “Vergogna prometeica” che paradossalmente ha ribaltato il mito positivo di Prometeo: “Chi sono io mai – domanda il Prometeo del giorno d’oggi, il nano di corte del proprio parco macchine, – chi sono io mai?” Anders ribalta la prospettiva tecnicista alla luce dell’invenzione della bomba atomica: l’uomo non è più orgoglioso dell’innovazione ma se ne vergogna. Lo spunto viene da un racconto fattogli sulle reazioni di un visitatore di un’esposizione tecnica. Una volta di fronte alle macchie esposte egli nascondeva le mani dietro la schiena “come se si vergognasse di aver portato questi suoi arnesi pesanti, goffi e antiquati, all’alto cospetto di apparecchi funzionanti con tanta precisione e raffinatezza”.</p>
<p>Al tempo quell’uomo si vergognava delle proprie mani ma adesso noi dovremmo vergognarci del nostro cervello, della nostra capacità di risolvere problemi? Le macchine potranno ipoteticamente sostituire l’uomo nella sua massima espressione, il lavoro intellettuale, ma non si sentano a sicuro i lavoratori manuali perché molte aziende tecnologiche starebbero investendo ingenti risorse nel mercato dei robot industriali guidati dall’AI generativa.</p>
<p>Il nostro futuro di lavoratori della classe media sarà come preconizzato da Kurt Vonnegut nel romanzo distopico “Piano meccanico”, dove un supercomputer EPICAC XVI governa gli Stati Uniti. Tra l’élite tecnica degli ingegneri e la classe media americana viene imposta una difficile convivenza. La maggior parte della popolazione è condannata a non avere più speranza di progresso individuale (anche per mancanza di risposte dalla religione) perché le macchine controllano tutto anche le decisioni sul livello ottimale dei consumi individuali. “Ogni uomo che non riesce a mantenersi facendo un lavoro meglio di una macchina viene impiegato dal governo, o nell&#8217;esercito o nel Corpo di Ricostruzione e Risanamento”. Questa era la condanna per gli individui con un quoziente intellettivo basso, un quoziente calcolato, per ciascuna persona, ”secondo il Test Nazionale di Classificazione Generale Ordinari” disponibile a chiunque nelle stazioni di polizia.</p>
<p>Tralasciando i riferimenti letterari, utili a collocare, allora come ora, la temperie culturale sull’innovazione, cercheremo di inquadrare il fenomeno al di là dei proclami e di certe montature pubblicitarie da parte di alcuni attori della Silicon Valley, su cui torneremo in conclusione. L’intelligenza artificiale di tipo generativo e quella di tipo predittivo tendono ad essere confuse tra di loro ma essenzialmente l‘AI generativa usa dati per creare nuovi contenuti (settori interessati sono principalmente le attività artistiche, creative) mentre l’AI predittiva analizza di dati storici, accumulando informazioni alla stregua di un cervello umano, al fine di formulare previsioni su eventi futuri (settori interessati: finanza, medicina, economia, statistica).</p>
<p>Ma qual è, al momento, il grado di diffusione dell’AI nel nostro Paese? I dati esposti di seguito provengono da un’indagine condotta dalla Banca d’Italia sulle imprese italiane dell’industria e dei servizi con più di 20 addetti per l’anno 2024. La percentuale di aziende che utilizza, a qualsiasi livello, l’intelligenza artificiale nei processi produttivi è in aumento: all’inizio del 2025 ha raggiunto il 27% delle imprese dal 13% nel 2024 e dal 4% nel 2020. Nel 2024 il settore dei trasporti con il 16% delle imprese e quello dei servizi professionali a imprese e famiglie 29% erano i maggiori utilizzatori dell’AI. A partire dal 2025 l’adozione è aumentata in modo significativo in tutte le imprese, in particolare l’AI è utilizzata dal 30% delle imprese dei servizi e dal 24% delle imprese manifatturiere.</p>
<p>In particolare, l’AI generativa (creazioni di testi, immagini e contenuti audio personalizzati) è adottata dal 24% delle imprese mentre l‘AI predittiva è adottata dal 17% delle imprese. Come si può notare da questi pochi numeri la crescita nel triennio è stata molto rapida. Ma qual è stato l’impatto sull’occupazione? Un paper intitolato “La transizione digitale nelle imprese italiane: l’adozione del cloud computing e dell’intelligenza artificiale”, sempre di Bankitalia basato sui dati dell’indagine del 2023, evidenzia che non si sono rilevati effetti di sostituzione tra l’AI e l’occupazione, anzi le poche imprese che nel 2020 già adottavano l’AI nel triennio 2020-2023 sono cresciute più delle altre riportando benefici sul fatturato e sull’attività aziendale e hanno incrementato l’occupazione. Si tratta di un fenomeno in forte crescita e questi risultati potranno essere falsificati dalle evoluzioni future e da analisi mirate. Ad esempio, da uno studio di Microsoft di luglio 2025 “Working with AI: Measuring the Occupational Implications of Generative AI” è emerso che il lavoro dei traduttori professionisti è diminuito sia in qualità sia in quantità e che i prossimi nella lista potrebbero essere gli storici e gli assistenti dei passeggeri.</p>
<p>In conclusione, lascio aperte alcune questioni che potranno essere riprese in future riflessioni: l’AI è effettivamente una tecnologia dirompente, che metterà al margine il lavoro umano, oppure è solo una montatura pubblicitaria da parte di imprenditori delle big tech desiderosi di estendere il loro potere sul mondo imponendo il capitalismo di sorveglianza a danno del lavoro, svalutando la creatività umana (tesi sostenuta da Emily M. Bender e Alex Hanna nel volume THE AI CON del 2025)?</p>
<p>Il nostro Paese con un così basso livello di alfabetizzazione informatica di base potrà comprendere e mettersi al riparo da questo tipo di attacchi? Nelle economie avanzate la popolazione è in diminuzione, di conseguenza la forza lavoro si sta contraendo, e in alcuni Paesi la produttività è stagnante: potrà essere l’AI il rimedio di questi mali? La politica (le democrazie) e la religione riusciranno ad evitare di essere spodestate? Concludo con un’ultima citazione tratta dal lucido romanzo di Guido Morselli “Roma senza Papa” del 1967 pubblicato postumo nel 1974 “I francescani di Palo Alto tentano di convertire al cristianesimo le macchine pensanti della Rand e della Westinghouse”, vi ricorda qualche importante personaggio contemporaneo?</p>
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		<title>Ehilà Berkeley, immagina se tutto fosse fuori di noi </title>
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		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 03 May 2025 22:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Dio]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ehilà Berkeley, immagina se tutto fosse fuori di noi&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata dall&#8217;autore con l&#8217;Intelligenza Artificiale Immagina se la guerra esistesse davvero, se ciò che percepiamo corrispondesse alla realtà, all&#8217;oggettività, a qualcosa che sta al di fuori di noi. Anzi, visto che quel qualcosa c&#8217;è e che qualcuno [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>&#8220;Ehilà Berkeley, immagina se tutto fosse fuori di noi&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata dall&#8217;autore con l&#8217;Intelligenza Artificiale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><p>Immagina se la guerra esistesse davvero, se ciò che percepiamo corrispondesse alla realtà, all&#8217;oggettività, a qualcosa che sta al di fuori di noi. Anzi, visto che quel qualcosa c&#8217;è e che qualcuno lo tocca, lo sente, lo annusa, lo vede e lo gusta, vuol dire che le cose, anche la morte e la distruzione seminate dalle guerre, esistono nella mente superiore del <strong>Grande Giocoliere</strong>, cioè <strong>Dio</strong>, e che noi siamo spiriti in collegamento con lui?&nbsp;</p>
<p>Ti pongo la domanda perché questo mi hai fatto intendere attraverso i tuoi scritti. Le leggi della natura infatti non sarebbero che i meccanismi attraverso cui<strong> Dio</strong> fa stare insieme tutti gli elementi presenti nella sua testa bacata. Sostanzialmente però non c&#8217;è nulla, anzi la materia è una fesseria come le altre e soltanto fenomenologicamente esistono le cose; esse sono semplici apparenze.</p>
<p>Dimmi se è così amico <strong>Berkeley</strong>, perché io un po&#8217; alle tue teorie sull&#8217;immaterialismo ci credo. Ci hanno creduto anche <strong>Lana e Lilly Wachowski</strong>, quelle che hanno firmato la regia di <strong>Matrix</strong> e che grazie alle tue masturbazioni mentali si sono fatte soldi a palate. Ora, <strong>se ho capito bene dovrebbe funzionare così:</strong> se io fossi in una parte del mondo in cui c&#8217;è la guerra e chiudessi gli occhi, ecco che tutto sparirebbe; poi, se li aprissi vedrei ciò che c&#8217;era prima con l&#8217;aggiunta di qualche particolare che precedentemente mi era sfuggito; inoltre, mettiamo il caso che mentre avevo gli occhi chiusi io mi sia spostato di qualche metro, ecco che riaprendo le palpebre da un&#8217;altra posizione gli oggetti e gli uomini mi apparirebbero diversi a causa del cambio di punto di vista che, a sua volta, ha distorto le forme nonché l&#8217;idea che mi ero fatto prima dell&#8217;ambiente circostante.&nbsp;</p>
<p><strong>Caspita, ti rendi conto che casino hai combinato amico Berkeley?</strong> In poche parole mi stai dicendo che tutto quello che vedo è una percezione momentanea, addirittura oggettivamente inesistente, mantenuta in piedi da quel <strong>Dio</strong> che rende <strong>&#8220;percepibili&#8221;</strong> gli Enti? Aspetta però, tu affermi che tutto abita nella mente di ciascuno di noi. Sostieni che ogni cosa la percepiamo non solo per mezzo della vista, ma grazie a una serie di associazioni di elementi provenienti da sensi diversi. Infatti, secondo te, le sensazioni donateci dal tatto, per svariati motivi tecnici sviscerati nelle tue opere, dovrebbero aver sviluppato in noi le idee di spazio, di distanza e di grandezza?</p></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"><p><strong>Okay Berkeley,</strong> ti do in parte ragione, anche perché certi guru che studiano i <strong>quanti</strong> concordano sul fatto che, nonostante tu sia vissuto e sia stato percepito <strong>tra il 1685 e il 1753</strong>, su certi aspetti c&#8217;abbia azzeccato in pieno. Però, cosa dovremmo fare per fermare la guerra e le varie nefandezze che percepiamo quotidianamente attraverso le immagini che appaiono in <strong>Tv o su YouTube o sui Social</strong> per mezzo della forza solidificante e conservatrice della mente del <strong>Grande Giocoliere</strong>, nonché motore immobile che ha causato sé stesso prima di immaginare il Creato? Dobbiamo accecarlo, chiudergli gli occhi cosicché tutto svanisca, compresi noi spiriti in collegamento con la sua mente per mezzo di una stretta parentela che abbiamo con lui?</p>
<p>Guarda, se volessimo tradurre in termini moderni tutto questo casino da te teorizzato oltre tre secoli fa, potremmo dire che tra noi e Dio c&#8217;è un collegamento <strong>peer-to-peer.</strong></p></p>



<p class="wp-block-paragraph"><p><strong>Amico Berkeley</strong>, è stato bellissimo leggerti, in alcuni punti ho fatto fatica a seguirti, ma ho approfondito. Ora che sei fuori dalla nostra percezione a causa della morte che ti ha preso, <strong>pardon: percepito nel 1753</strong>, da dove puoi rispondermi? Dove finiscono <strong>i non percepiti</strong> che a loro volta non percepiscono più questa realtà mantenuta dai sensi di Dio? Pure <strong>Newton</strong>, bene o male, diceva che lo spazio è presenza di <strong>Dio</strong>, ed è proprio il nostro essere nello spazio, il nostro muoverci nelle sue infinite direzioni che ci dà la sensazione che Egli ci sia, perché siamo altro oltre il nostro corpo.</p>
<p>Figurati, niente di nuovo e di straordinario visto che di <strong>&#8220;sensazioni bastarde&#8221;</strong> ne parlò anche <strong>Platone</strong> nel suo <strong>Timeo</strong>, chiamando <strong>&#8220;Chora&#8221;</strong> questo status continuo di trasformazione, che altro non è se non il divenire che avvertiamo ma non percepiamo distintamente, anche se intimamente ci rendiamo conto che qualcosa intorno a noi cambia sempre.</p>
<p>Insomma <strong>amico Berkeley</strong>, qui alla fine diciamo tutti la stessa cosa però alla soluzione non ci arriviamo mai. Io mi fido di te e mi impegnerò ad accecare <strong>Dio</strong>, così se chiude definitivamente gli occhi scompariamo tutti e mandiamo in soffitta questa percezione che sta rovinando l&#8217;Universo.&nbsp;</p></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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