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	<title>Schreber Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Memorie di un malato di nervi. Schreber e una delle realtà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 14:19:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[follia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Memorie di un malato di nervi&#8221; di Daniel Paul Schreber, edizione Adelphi. Questo articolo è già stato pubblicato su L&#8217;Ottavo Non è solo un libro da leggere, ma anche da studiare. Memorie di un malato di nervi è una rarità. Schreber è un folle che consciamente scrive della sua [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/paul-daniel-schreber-memorie-di-un-malato-di-nervi-adelphi/">Memorie di un malato di nervi. Schreber e una delle realtà</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Memorie di un malato di nervi&#8221; di Daniel Paul Schreber, edizione Adelphi. Questo articolo è già stato pubblicato su </strong><strong><a href="https://www.lottavo.it/2019/06/mamorie-di-un-malato-di-nervi-scrivere-consciamente-della-follia/">L&#8217;Ottavo</a></strong></p>
<p>Non è solo un libro da leggere, ma anche da studiare. <strong>Memorie di un malato di nervi</strong> è una rarità. Schreber è un folle che consciamente scrive della sua follia.</p>
<p>Pubblicata nel 1903, quest’opera ha attraversato gli anni ed è stata presa in esame da Freud, Jung, Canetti e tanti altri. Queste pagine hanno ispirato poeti e romanzieri, ma hanno anche aperto una discussione in seno alla comunità scientifica. Proprio sugli elementi forniti dal caso Schreber, Freud costruisce la teoria sulla <em>paranoia</em>, legandola all’omosessualità. Jung, invece, prende le distanze dal suo maestro e sfrutta questo libro per dar voce alle sue precedenti intuizioni sulla <em>mitopoiesi</em>, ossia, su quei caratteri ancestrali, potremmo dire atemporali, che guidano il nostro subconscio nell’elaborazione della realtà.</p>
<p>Ma andiamo anche al contenuto letterario del libro. Manganelli scorge nella follia del Presidente della Corte d’Appello di Dresda una iniziazione. La follia è prima rito di purificazione dal <em>non senso della realtà </em>e, poi, porta di ingresso verso <em>il Tutto celato ma intuibile. </em>In parole povere, la follia è il terzo occhio. Antonin Artaud segue la scia di Schreber, le sue opere lo testimoniano, soprattutto, le lettere scritte da Rodez.</p>
<p>Schreber non era nuovo alle crisi di nervi, già negli anni Ottanta del XIX secolo avevano fatto capolino ma con effetti diversi; poi, nel 1893, l’inizio di un percorso di cura che durerà anni e nel quale la latente follia del Presidente si manifesterà come <em>discorso al di là dell’Ordine del Mondo</em>.</p>
<p>In tutta la sua opera, Schreber si vanta di avere un rapporto particolare con Dio. Il Presidente ha compreso che l’anima risiede nei nervi e che l’Onnipotente mantiene una certa distanza dagli uomini, perché ha paura di essere assorbito dall’energia vitale dell’anima; solo dopo la morte Egli si riavvicina per risucchiarla. La missione del Presidente, però, sarebbe quella di creare una nuova umanità. Per fare ciò, Schreber dovrà essere evirato e tramutato in donna, dopodiché avrà il potere di partorire altri Esseri. Logicamente, non mancheranno coloro i quali proveranno a ostacolare il piano divino, tra questi il dottor Flechsig che sta curando Schreber. Occhio e cuore di Dio, il sole, che emana i suoi raggi attraverso cui si muovono anche messaggi per il Presidente. Ma cosa disturba il piano? Schreber si lamenta della <em>coazione a pensare</em>. È come se egli non fosse padrone dei suoi pensieri. Forze oscure sarebbero capaci di plasmarli e di guidarli. Inoltre, grazie a essi, i demoni si insinuerebbero nel dialogo costante che il Presidente intrattiene con Dio. Addirittura, essi sarebbero capaci di <em>suscitare pensieri</em> contrari alla sua natura.</p>
<p>In <em>Massa e Potere, </em>Elias Canetti si concentrò moltissimo su questi particolari, proprio perché erano segni del connubio tra paranoia e potere. Il premio Nobel per la Letteratura considerava la testimonianza del Presidente della Corte d’Appello di Dresda importantissima, perché capace di dimostrare quanto <em>l’uomo di potere fosse un paranoico</em>. Senza volerlo, Schreber aveva svelato tutti i segni attraverso cui il <em>leader</em> addomestica la massa. <em>Il capo</em> è un uomo che si sente solo, sempre spaventato dal complotto e convinto del fatto che la sua missione, ossia creare <em>l’uomo nuovo</em>, gli sia stata assegnata da forze extra-umane.</p>
<p>Al di là di questo, Schreber incarna l’immagine di un’Europa che coltiva da sempre il seme della paranoia. Come ha fatto notare Jung, il Presidente è ossessionato da simboli ancestrali che l’inconscio cela ma non cancella, e da miti attraverso i quali l’uomo si autodetermina. Schreber, insomma, ha solo avuto il coraggio di mettere tutto in un libro.</p>
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