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	<title>Scelta Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>It ends with us. Siamo noi a dire basta</title>
		<link>https://www.borderliber.it/it-ends-dire-basta-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2025 23:02:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Femminicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina del film “Bloom”: “sbocciare”; “Lily”: “giglio”; insieme: Lily Bloom. Un destino impresso nello spazio di un nome e di un cognome, quello della protagonista di “It ends with us – Siamo noi a dire basta”. Quel legame unico, istintivo, verso i fiori, verso la loro cura, l’attenzione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<h4>Recensione di Letizia Falzone. In copertina la locandina del film</h4>
<p>“Bloom”: “sbocciare”; “Lily”: “giglio”; insieme: Lily Bloom. Un destino impresso nello spazio di un nome e di un cognome, quello della protagonista di <strong>“It ends with us – Siamo noi a dire basta”</strong>. Quel legame unico, istintivo, verso i fiori, verso la loro cura, l’attenzione nel renderli una tavolozza di colori che catturano l’occhio, riempiendolo di mille sensazioni, la giovane sembra non esserselo scelto; era predestinata a cucirselo addosso.</p>
<p>Al centro di questo film, tratto dall’omonimo romanzo di <strong>Colleen Hoover</strong>, c’è dunque Lily.</p>
<p>Il mondo della giovane prende vita in un attimo di morte: dopo il funerale del padre, la ragazza decide finalmente di trasferirsi a <strong>Boston</strong> per aprire il proprio negozio di fiori. Con le chiavi ancora in mano, e gli spazi da pulire, Lily incontra <strong>Ryle Kincaid</strong>, neurochirurgo bello e tenebroso, che si rivelerà essere il fratello della sua assistente fioraia, Allysa.</p>
<p>Ma Ryle non è un tipo da relazione stabile; a lui piacciono le avventure, cosa che spinge <strong>Lily</strong> a resistere alle sue lusinghe, frenata anche dai fantasmi traumatici di un passato che ritorna: <strong>il padre picchiava la moglie, e ha fatto lo stesso con il primo amore della figlia, Atlas.</strong> Quando finalmente Lily cede alle attenzioni di Ryle, sarà proprio l’incontro con Atlas nel suo ristorante a scatenare il lato oscuro e violento dell’uomo, con cui Lily dovrà fare i conti.</p>
<p>Il film racconta il percorso di consapevolezza di una donna maltrattata, la difficoltà di ammettere a sé stessa di trovarsi in quella situazione e l’importanza del sostegno delle persone care per aprire gli occhi. Il tema della violenza è affrontato con profondità, senza colpevolizzazioni nei confronti di <strong>Lily</strong>, senza assoluzioni nei confronti di <strong>Ryle</strong>.</p>
<p>La parabola narrativa è costruita in maniera molto intelligente partendo dal classico melodramma romantico, leggero e provocante fino ad un crescendo, disseminato da piccoli dettagli, che porta al dramma dell’abuso.</p>
<p>Lily diventa presto vittima e lo scopriamo attraverso diversi campanelli d’allarme. Gli incidenti domestici si fanno via via più gravi ed inequivocabilmente violenti, ma Lily sembra sempre voler giustificare il suo carnefice. Il film, in questo senso, è molto accurato nell’elaborazione del problema della violenza; per tante donne vittime di abusi, non si sa mai quanto possa peggiorare la situazione, finché non diventa davvero grave.</p>
<p>È grazie ad Atlas che <strong>It ends with us</strong> ci ricorda anche cosa vuol dire avere premure, attenzioni e senso di protezione verso la persona amata. È esattamente nella forbice valoriale tra <strong>Ryle e Atlas</strong> e il dislivello caratteriale che ne consegue, che si trova custodito il cuore narrativo del film.</p>
<p>Nella differenza che c’è tra un amore sbagliato e uno giusto, tra uno che abbatte l’anima e uno che la fa rifiorire. Nel mezzo c’è Lily; formidabile, mutevole, indomabile e straordinaria, e con lei il valore di una scelta che può davvero cambiare la vita di ognuno. <strong>It Ends with Us – Siamo noi a dire basta</strong>, è un film doloroso e romantico, un <strong>film-manifesto</strong> sulla violenza di genere ma anche su cosa vuol dire saper amare.</p>
<p>Negli ultimi anni le storie sterili e quelle ricche di stereotipi sono sempre più messe da parte a favore di una narrazione che in qualche modo sembra voler essere utile. Utile alle donne maltrattate, ai genitori, ai figli, a chi ha un’amica o una sorella vittima.</p>
<p>Alle ragazze, così che sappiano distinguere una relazione tossica da una sana. Ma anche e soprattutto ai ragazzi, esempi di una mascolinità diversa e non prevaricatrice,<strong> proprio come Atlas.</strong></p>
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		<title>MIchela Zanarella: tre poesie in &#8220;quiete tra la nebbia&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/quiete-nebbia-zanarella/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 22:53:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Componimenti]]></category>
		<category><![CDATA[Inverno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quiete tra la nebbia&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste tre poesie di Michela Zanarella. In copertina &#8220;Michela Zanarella&#8221; in una foto di Ania Struska Quiete invernale andare dove gli alberi parlano tra loro e non avere più freddo ma sentire il silenzio pronunciare impronte tra foglie umide. È la domenica delle parole [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Quiete tra la nebbia&#8221; è il titolo che abbiamo dato a queste tre poesie di Michela Zanarella. In copertina &#8220;Michela Zanarella&#8221; in una foto di Ania Struska</strong></p>
<p>Quiete invernale<br />
andare dove gli alberi<br />
parlano tra loro<br />
e non avere più freddo<br />
ma sentire il silenzio<br />
pronunciare impronte tra foglie umide.<br />
È la domenica delle parole taciute<br />
tra i rami<br />
e delle nuvole tese a pregare miracoli<br />
mentre imparo dalla pelle<br />
cosa significa abbracciare l’aria<br />
e arrossire.</p>
<p><strong>*</strong><br />
Recente è la voce della nebbia<br />
che ho ascoltato dalla bocca del cielo<br />
mentre le stanze si riempivano d’affetto.<br />
La montagna sembrava nascondere l’amore<br />
in una casa<br />
e proteggere dal vento<br />
i ciliegi e ogni respiro.<br />
La neve è memoria<br />
che non rinuncia a svegliarsi<br />
là dove il silenzio<br />
ha la sua eternità.</p>
<p><strong>*</strong><br />
Inverno. Alba.<br />
Reagire alla luce<br />
come se fosse cosa rara<br />
la bellezza.<br />
Il buio poco prima<br />
splendeva di vivacità di sogni<br />
anche l’oscurità sopravvive<br />
di un lieve chiarore<br />
non c’è un taglio netto<br />
una separazione tra giorno e notte<br />
l’uno nell’altra<br />
continuano a esistere<br />
come un arco infinito,<br />
l’eterna creazione.<br />
Sparse a terra le verità del tempo.<br />
Arrossendo l’orizzonte<br />
insegna la grandezza dell’amore.</p>
<h3>Chi è Michela Zanarella?</h3>
<p>Michela Zanarella è nata a Cittadella (PD). Dal 2007 vive e lavora a Roma. Ha pubblicato venti libri. Giornalista pubblicista, si occupa di relazioni internazionali. Presidente della Rete Italiana per il Dialogo Euro-mediterraneo, presidente dell’Associazione “Le Ragunanze”. Collabora con diverse testate e redazioni. Le sue poesie sono state tradotte in oltre dieci lingue. È tra gli otto co-autori del romanzo di Federico Moccia “La ragazza di Roma Nord” edito da SEM. “Quell’odore di resina” è il suo primo romanzo e “Villa Doria Pamphilj il parco più grande di Roma” è il suo primo saggio</p>
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		<title>Tramonti autunnali, parole brevi</title>
		<link>https://www.borderliber.it/parole-brevi-tramonti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Nov 2024 23:08:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Tramonti autunnali, parole brevi&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore Cosa ne faremo delle parole incastrate nei discorsi quotidiani, tirate a lucido, usate per la banalità, per la gioia e per il dolore? Cosa ce ne facciamo di esse se tutto è inspiegabile e nulla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Tramonti autunnali, parole brevi&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Cosa ne faremo delle parole incastrate nei discorsi quotidiani, tirate a lucido, usate per la banalità, per la gioia e per il dolore? Cosa ce ne facciamo di esse se tutto è inspiegabile e nulla consola lo smarrimento che avvertiamo?</p>
<p>Cosa ne faremo delle parole che rimpiangiamo di non aver detto al momento giusto? Dove le mettiamo quelle inespresse ma che ci tornano sulla lingua ogniqualvolta facciamo esperienza dell&#8217;immutabile?</p>
<p>Era una parola il nome dell&#8217;amante e sempre con una parola ho identificato l&#8217;assassino, il traditore, colui che porta fiori e colui che dispensa la malattia, la rovina. Nascosto dietro il muro di cinta del cimitero, acquattato come un animale pronto a saltare sulla preda, mi specchio nell&#8217;ombra del cipresso. Alle tre del pomeriggio, nel caldo bizzarro di un autunno quasi estivo, nel giorno in cui mi sento sospeso tra passato e futuro, percorro con la mente ogni <strong>&#8220;Addio&#8221;</strong>.</p>
<p>È la sciocchezza della <strong>morte prematura</strong> che bussa alla mia mente. Sono disturbanti le storie in cui il giovane abbandona la terra prima dell&#8217;anziano, in cui il bambino viene seppellito prima dei suoi genitori; ci fanno gridare all&#8217;ingiustizia, ci fanno pronunciare parole vaghe di consolazione, ci fanno proclamare la nostra impotenza e ci condannano alla speranza che ci sarà rivelato <strong>&#8220;il perché delle cose&#8221;.</strong></p>
<p>&#8220;La natura è indifferente e imperturbabile; lei è perfetta così com&#8217;è&#8221;.<br />
Non c&#8217;è possibilità di vittoria contro di lei: <strong>va lasciata in pace, non va stuzzicata.</strong></p>
<p>Non parla la natura, non ha parole. Lei agisce senza dialogare; lei dona e toglie, non ha paura di essere giudicata. Ha già liquidato con feroce e inappellabile indifferenza ogni nostro discorso etico e morale. Né sacrifici né preghiere arrestano il suo percorso: <strong>lei obbedisce a sé stessa</strong>, lei ha coscienza solo di sé, lei lascia che ognuno faccia, che ognuno pensi di dominarla, lei sa quando manifestarsi.</p>
<p>A noi le parole, a lei l&#8217;agire.<br />
A noi la speranza, a lei l&#8217;assoluta libertà di azione<br />
A lei le cose, a noi l&#8217;ombra dei <strong>tramonti autunnali</strong>.</p>
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		<title>Malapace. Francesca Veltri e &#8220;il peso delle scelte&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/malapace-romanzo-veltri/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 02:39:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Etica]]></category>
		<category><![CDATA[Francia]]></category>
		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Romanzo storico]]></category>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri. In copertina: &#8220;Malapace&#8221; di Francesca Veltri, Miraggi, 2022. Il libro ha vinto il Premio Muricello, tenutosi a San Mango d&#8217;Acquino il 17 agosto 2023 Amici di infanzia, poi uomini che hanno fatto scelte diverse, infine prigionieri che devono essere giudicati. Si assolvono e si [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="https://www.gliamantideilibri.it/malapace-francesca-veltri/">Gli amanti dei libri</a>. In copertina: &#8220;Malapace&#8221; di Francesca Veltri, Miraggi, 2022. Il libro ha vinto il Premio Muricello, tenutosi a San Mango d&#8217;Acquino il 17 agosto 2023</strong></p>
<p>Amici di infanzia, poi uomini che hanno fatto scelte diverse, infine prigionieri che devono essere giudicati. Si assolvono e si giustificano, prima di tutto con loro stessi; sperano che anche la storia, ossia la memoria degli uomini, sia clemente con loro. <strong>François</strong> è un convinto pacifista; durante l&#8217;adolescenza aveva abbracciato il comunismo, anche andando contro quel cattolicesimo che lo aveva ingabbiato per un periodo nella disperazione, nella paura di rimanere sempre un peccatore in attesa di giudizio. Antoine, invece, è un <strong>cinico-per-necessità</strong>; da bambino, per sfuggire dalle grinfie del dolore, ha deciso di indossare la maschera della brutalità e dell&#8217;autoritarismo, violentando e addestrando sé stesso.</p>
<p><strong>François</strong> non vuole uccidere, non vuole versare il sangue del prossimo, non vuole sporcarsi con la guerra. Per questi motivi deciderà di accomodarsi dietro una scrivania degli uffici del <strong>Governo di Vichy</strong>, ombrosa <strong>Repubblica della Francia meridionale, che dal 1940 al 1944 fu al soldo della Germania nazista di Hitler.</strong> Così, pur rimanendo pacifista, anche se non più comunista, pur decidendo, moralmente, <strong>&#8220;di non sabotare e di non aderire&#8221;</strong>, François è convinto di aver agito a fin di bene. Non ha ucciso materialmente, non ha denunciato i sabotatori, non ha tradito. Ha solo dovuto tapparsi gli occhi e le orecchie davanti alle ingiustizie commesse da altri, ma <strong>&#8220;fa niente, anche questa è pace&#8221;.</strong></p>
<p><strong>Antoine</strong> invece ha scelto, non si pente del tutto di essere stato nella <strong>Légion des Volontaires Français</strong>, la legione francese al servizio delle milizie tedesche. Non sa spiegare correttamente perché lo ha fatto, o meglio parte da dei presupposti ideologici, ossia l&#8217;anticomunismo, l&#8217;odio verso gli ebrei, l&#8217;amore per il rischio, ma perché gli piacesse torturare, anche se ha sempre controllato la sua violenza, o perché non provasse rimorsi ma solo una vergogna passeggera, non riesce a dirlo con chiarezza. Quando incontra <strong>François</strong>, che si sente eticamente superiore, inizia una guerra psicologica contro il suo amico d&#8217;infanzia. Da buon cinico torturatore quale è, <strong>Antoine</strong> è laconico, schiva le domande del suo ex compagno, il quale invece inizierà a ricordare cos&#8217;era prima, a chiedersi cosa è diventato e a demolire pian piano le sue convinzioni.</p>
<p><strong>Francia, 1944. La guerra sta per finire</strong>; i nazisti stanno per capitolare, ma né François né Antoine ne sono consapevoli. Da una parte, il campo di internamento li tiene lontani dalla realtà, dall&#8217;altra quello è il peggior tribunale nel quale potessero capitare, persino più terribile di quello che provvederà a giudicarli. Entrambi sono ufficialmente dei collaborazionisti dei tedeschi, ma ognuno di loro crede il più possibile di aver fatto la cosa giusta. Credono, ma non ne sono ciecamente convinti e man mano che la fede vacilla, ecco che viene fuori l&#8217;uomo con le sue debolezze.</p>
<p><strong>Francesca Veltri</strong>, <a href="https://www.borderliber.it/edipo-a-berlino-francesca-veltri-e-la-storia-delle-ripetizioni/">autrice di <strong>Edipo a Berlino</strong>, pubblicato da <strong>Divergenze</strong></a>, con <strong>&#8220;Malapace&#8221; </strong>mette nuovamente in scena un teatro dell&#8217;assurdo in cui tutto oscilla tra <strong>&#8220;crudeltà&#8221; e &#8220;indifferenza&#8221;</strong>. La scelta, questione etica per eccellenza, è il campo sul quale si combatte quella guerra umana in cui le contraddizioni diventano aporie, ossia problemi irrisolvibili. Al termine del romanzo, il lettore attento potrà porsi solo una domanda: <strong>esiste la scelta giusta?</strong></p>
<p><strong>François e Antoine</strong> non sono né buoni né cattivi, né giusti né ingiusti, sono semplicemente uomini. Muovono i loro passi tra opportunità e ideologia, tra moralismo e menefreghismo. Non cercano la pace, ma provano a sopravvivere; non vogliono morire, e anche quando invocano la morte, essa appare come una comoda scappatoia che permetterebbe loro di &#8220;non dovere più scegliere&#8221;.</p>
<p><strong>In &#8220;Malapace&#8221;, Veltri</strong> pone in primo piano la figura di François. Lui è il protagonista, sua è la voce narrante. Racconta i fatti, ci fa tuffare nei suoi ricordi. Ora cattolico, ora comunista, ora sospinto da una pulsione omoerotica; ma tutto si svolge sul filo teso della necessità di sentirsi accettati, e questa è una sensazione che prova anche <strong>Antoine</strong>. Nei suoi pochi dialoghi, la mostra senza indugi. In questo modo, l&#8217;autrice cosentina ci fa vedere la Storia come somma di <strong>&#8220;fatti, sensazioni e istinti umani&#8221;</strong>, che, parafrasando <strong>Hegel</strong>, è anche svelamento delle contraddizioni. Fatto sta, che per il filosofo tedesco la storia, nel suo incedere, risolve queste contraddizioni, ma nella sostanza così non è.</p>
<p>Forse anche questa è una scelta? Lo scoprirete leggendo <strong>&#8220;Malapace&#8221;.</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Preferisco la partner al tutto: il &#8220;non senso&#8221; di un aforisma</title>
		<link>https://www.borderliber.it/aforismi-cazzato-libro-partner/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2023 02:16:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[aforisma]]></category>
		<category><![CDATA[divulgazione]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Giuliano Landolfi editore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Preferisco la partner al tutto&#8221; di Stefano Cazzato, Giuliano Landolfi Editore, 2023. Questa recensione è già stata pubblicata su Gli amanti dei libri Un gioco ironico, un lapsus, una lettura al contrario dei nostri costumi, delle tendenze e della vita quotidiana. Gli aforismi di Stefano Cazzato sono così e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/aforismi-cazzato-libro-partner/">Preferisco la partner al tutto: il &#8220;non senso&#8221; di un aforisma</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Preferisco la partner al tutto&#8221; di Stefano Cazzato, Giuliano Landolfi Editore, 2023. Questa recensione è già stata pubblicata su <a href="http://www.gliamantideilibri.it/preferisco-la-partner-al-tutto-stefano-cazzato/">Gli amanti dei libri</a></strong></p>
<div dir="auto">
<p>Un gioco ironico, un lapsus, una lettura al contrario dei nostri costumi, delle tendenze e della vita quotidiana. <strong>Gli aforismi di Stefano Cazzato sono così e si incastrano l&#8217;uno con l&#8217;altro senza volerlo.</strong></p>
<p>L&#8217;autore ci avvisa già nella prefazione, è fallimentare cercare coerenza o provare a tirare le somme dopo aver letto un libro del genere. <strong>Ognuno interpreti come meglio crede queste intuizioni e tragga le proprie conclusioni.</strong> Eppure, ci sono un sacco di associazioni mentali tra questi frammenti che, in una manciata di parole, esprimono o racchiudono il senso &#8220;malato&#8221; della nostra epoca.</p>
<p>Nulla di serio, nulla che abbia davvero un senso, nulla che possa essere colto immediatamente se non attraverso la volontà di andare oltre i termini. <strong>Dobbiamo sforzarci, dobbiamo penetrare i significati, dobbiamo aguzzare l&#8217;ingegno. </strong></p>
<p><strong>Già il titolo &#8220;Preferisco la partner al tutto&#8221; è un gioco di parole che sottintende l&#8217;impossibilità di spiegare qualcosa a sé stessi o a qualcun altro.</strong> Ognuno si accontenti di catturare ciò che può, il resto non importa. Da qualsiasi parte iniziamo a sbrogliare la matassa, ci ritroveremo davanti a un cumulo di contraddizioni. È la privazione, per dirla in termini aristotelici, l&#8217;arma vincente di questi aforismi. Ciò che resta celato dà forma al tutto.</p>
<p><strong>Cazzato è un filosofo, uno di quelli che ama divulgare la &#8220;conoscenza&#8221;</strong>, senza cadere in quei tecnicismi che rendono la materia ostica e per pochi eletti. Di qui il suo amore per la frase folgorante che <strong>obbliga alla compartecipazione</strong>, perché un pensiero non è completo se chi lo riceve decide di non assumersi la responsabilità di tramandarlo o di ragionare su di esso, nel bene o nel male.</p>
<p>Insomma, c&#8217;è più di quanto si possa immaginare in questi aforismi, che chiedono di essere <strong>&#8220;accolti&#8221; con intelligenza.</strong></p>
<p>Alcuni esempi:</p>
<p><em>&#8211; Scrive con fuso di coscienza</em><br />
<em>&#8211; Che fatica l&#8217;anno su Dante</em><br />
<em>&#8211; Triste epoca quella che ha tanti punti e poche suture</em><br />
<em>&#8211; Dite quello che volete, ma volete davvero quello che dite?</em><br />
<em>&#8211; Fondarono un arrivista</em><br />
<em>&#8211; Oggi l&#8217;essere più che tempo cerca spazio</em><br />
<em>&#8211; Era così egocentrico che voleva mantenere le promesse che facevano gli altri</em><br />
<em>&#8211; Non prometto mai azioni concrete, ma pensieri astratti</em><br />
<em>&#8211; Non accettate caravelle dagli sconosciuti</em><br />
<em>&#8211; Causa politically correct un dietologo non può più vietare i grassi</em><br />
<em>&#8211; Se date il primatum a una donna prima o poi vi metterà di fronte a un ultimatum</em><br />
<em>&#8211; Aspettò tutta la vita per godersi una vita</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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