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	<title>Santa Maria del Cedro Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Sei pronto per la fine del mondo? Vitale e Valente e la ricerca</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fine-mondo-valente-vitale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Oct 2024 03:03:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Sei pronto per la fine del mondo?&#8221; di Giampiero Valente e Giuseppe Vitale, Emia Edizioni, 2024 Ma dopotutto la fine del mondo la puoi contenere in un libro? Un giorno, neanche troppo lontano, porrò questa domanda a Giuseppe Vitale e Giampiero Valente, autori di questo libro che si basa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Sei pronto per la fine del mondo?&#8221; di Giampiero Valente e Giuseppe Vitale, Emia Edizioni, 2024</strong></p>
<p>Ma dopotutto la fine del mondo la puoi contenere in un libro? Un giorno, neanche troppo lontano, porrò questa domanda a <strong>Giuseppe Vitale</strong> e <strong>Giampiero Valente</strong>, autori di questo libro che si basa su quello scambio di idee che gli scrittori dovrebbero sempre avere. <br /><br />In questo &#8220;ping pong&#8221; di battute, a bordo di un&#8217;auto che deve percorrere imprecisati chilometri a suon di musica rock e di ballad, che aiutano a ritagliarsi un angolo di intimità, il viaggio è <strong>un uscire dalla realtà</strong> per guardarla da quel posto privilegiato che ciascuno di noi possiede: <strong>la propria anima.</strong><br /><br />Abbandonati i pregiudizi, scontate le proprie diversità, acquisita finalmente la facoltà di essere sé stessi, i due autori di <strong>Santa Maria del Cedro</strong>, centro dell&#8217;alto Tirreno cosentino, si possono dare a una <strong>fuga psicogena</strong>, grazie alla quale il posto che abitano appare &#8220;il migliore dei mondi possibili&#8221;, se non per il semplice fatto che è anche &#8220;l&#8217;unico a nostra disposizione&#8221;.<br /><br /><strong>D&#8217;altronde, cosa rende il mondo migliore o peggiore?</strong> Le nostre interpretazioni, le nostre idee, i nostri comportamenti, i giudizi e i pregiudizi che ci guidano. <strong>Quindi esiste un oggetto chiamato &#8220;mondo&#8221; che vive indipendentemente da noi?</strong> Certamente, ma solo noi umani abbiamo la possibilità di renderlo, con le emozioni che emaniamo, qualcosa di diverso da ciò che è. Ed è questo <strong>&#8220;relativismo&#8221;</strong> attivo e positivo che muove la scrittura di Vitale e Valente, che sono stati supportati da altri amici di penna.<br /><br />Ed è anche secondo questa logica che i due autori si pongono come <strong>&#8220;mezzo di trasporto&#8221;</strong>, perché il loro viaggio è tanto spensierato quanto faticoso; è pieno di ostacoli che si superano con elasticità mentale. Ma c&#8217;è anche un concetto semplice che fa da sottofondo al libro, ossia quello della libertà. Essere liberi non è tanto fare ciò che si vuole, ma accettare <strong>la precarietà e il rischio di non essere compresi</strong>. La libertà è una lotta, prima di tutto contro il proprio &#8220;Io&#8221;, che teme una vita senza catene, selvaggia, priva di &#8220;strutture dominanti&#8221; su cui poggiarsi, senza quelle &#8220;impalcature sociali che reggono persino il torbido&#8221;. <br /><br />Insomma, ci siamo capiti, il libro di Valente e Vitale è maturo, non è la voce inarrestabile di due <strong>Peter Pan</strong>; non è il sogno che sfocia nella banale utopia, ma è una presa d&#8217;atto: <strong>&#8220;tutto è in noi, la nostra rivoluzione si è compiuta; siamo finalmente noi stessi, venga ora la fine del mondo&#8221;</strong>.  Pertanto, la domanda che dà il titolo al libro dobbiamo rivolgerla a noi.<br /><br />In questo viaggio, in cui non manca un certo gusto narrativo, in cui la parola è al servizio di una semplicità che invita a scavarsi dentro, troviamo un dialogo, ma soprattutto una richiesta di ascolto, non perché Vitale e Valente vogliano insegnarci qualcosa, ma perché hanno scoperto che <strong>&#8220;ogni creazione è frutto del pensiero e ogni realtà vivente è messa insieme dalle parole&#8221;.</strong></p>
<p>Come detto, alla nascita di<strong> &#8220;Sei pronto per la fine del mondo?&#8221;</strong> hanno partecipato Gennario Iorio, Fiorella Lorenzi, Letizia Falzone, Managment (per la postfazione), Simone Carponi e Domenico La Manna (meglio conosciuto come Doom&#8217;s art) che ha disegnato la copertina.</p>
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		<title>Epifania Mediterranea. La storia in versi di Franco Galiano</title>
		<link>https://www.borderliber.it/epifania-mediterranea-galiano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Mar 2023 01:36:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Riccardo Benvenuto. In copertina: &#8220;Epifania Mediterranea&#8221; di Franco Galiano, Brenner Editore Per gentile omaggio del sindaco di Santa Maria del Cedro, Ugo Vetere, e della sua Giunta esecutiva, nei giorni scorsi ho ritirato questo capolavoro letterario, pubblicato da Brenner Editore, scritto dall’instancabile mano del professor Franco Galiano; scrittore, saggista, drammaturgo, conferenziere. &#8220;Epifania Mediterranea&#8221; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Riccardo Benvenuto. In copertina: &#8220;Epifania Mediterranea&#8221; di Franco Galiano, Brenner Editor</strong>e</p>
<p>Per gentile omaggio del sindaco di Santa Maria del Cedro, Ugo Vetere, e della sua Giunta esecutiva, nei giorni scorsi ho ritirato questo capolavoro letterario, pubblicato da Brenner Editore, scritto dall’instancabile mano del professor Franco Galiano; scrittore, saggista, drammaturgo, conferenziere.</p>
<p><strong>&#8220;Epifania Mediterranea&#8221;</strong> si compone di circa ottomila versi. Si tratta una forma letteraria accattivante e scorrevole, oltre che originale per la sua architettura letteraria di prosa scritta in versi.</p>
<p>Benché sommerso da impegni, ho cominciato a leggerlo e la piacevolezza della scrittura, senza accorgermi del tempo, mi ha preso per l’intera giornata, sino a divorarlo tutto, fino a sera. È il mistero della letteratura, che ti fa perdere ogni cognizione di tempo e di luoghi; ti fa viaggiare, ti fa riflettere, ti fa vivere nell’immaginario come nessuna altra cosa sa fare. L’opera è un viaggio attraverso anabasi e catabasi (termini che derivano dal greco, che significano rispettivamente: andare in salita, o contrariamente tornare verso la costa).</p>
<p>Certo è che se Franco Galiano, nei suoi saliscendi attraverso luoghi, etnie, storia e personaggi della Calabria, avesse avuto al suo fianco degli accompagnatori, così come lo fu il Sommo Dante, con Virgilio, Beatrice, San Bernardo, sarebbe stato più manifesto il naturale accostamento alla Divina Commedia, a cui, sin dai primi versi, ho pensato.</p>
<p>Il suo è un testo sublime e accattivante, non solo per le realistiche descrizione dei luoghi e paesaggi, della storia, dei popoli e dell’ambiente. Diventa più toccante e coinvolgente quando si addentra nella storia recente di una generazione, dei suoi sogni, dei suoi ideali, delle sue scelte, delle sue battaglie politiche e sociali, con fatti e personaggi, anche contemporanei, molti dei quali, ancora riferimenti di ideali e modelli sociali.</p>
<p>Si arriva alla commozione quando si parla del sogno riformista, di uguaglianza, di giustizia sociale, di necessarie riforme, del mediterraneo, di cui Craxi fu l’incarnazione con la sua visione moderna di sviluppo, naufragata attraverso una becera strumentalizzazione di un sistema non condivisibile ma diffuso e condiviso da tutta la politica, di cui solo lui fu il capro espiatorio, e che lo portò a una ingiusta morte.</p>
<p>Nel testo viene anche raccontato con dovizia e ricchezza di linguaggio, la storia di una generazione che decise di impegnarsi e partecipare nel processo riformista calabrese e nazionale. Fra i tanti, immeritatamente, anche il mio nome.</p>
<p>Un testo che consiglio vivamente di leggere e di tenere in casa, a futura memoria della storia, della Calabria, del nostro Paese Italia.</p>
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		<title>Franco Arminio a Santa Maria del Cedro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/santa-maria-del-cedro-incontro-arminio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Feb 2023 01:59:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Franco Arminio a Santa Maria del Cedro&#8221; è un articolo di Letizia Falzone. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice “Al tuo paese. Ogni finestra è la tua finestra, Ogni strada è la tua strada. Non pensare a ciò che manca, accetta i suoi misteri: l’aria che respiri ti conosce, la luce ti fa le sue [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Franco Arminio a Santa Maria del Cedro&#8221; è un articolo di Letizia Falzone. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>“Al tuo paese. Ogni finestra è la tua finestra, Ogni strada è la tua strada. Non pensare a ciò che manca, accetta i suoi misteri: l’aria che respiri ti conosce, la luce ti fa le sue confidenze, ti è fratello ogni silenzio”. C’è l’atmosfera dei grandi eventi nel borgo di Santa Maria del Cedro. C’è una comunità che ha voglia di cambiamento, che desidera tornare a incontrarsi, a partecipare, a sentirsi protagonista, a costruire insieme il futuro con impegno, onestà, entusiasmo e passione.</p>
<p>Voce calma ma decisa. Si presenta così Franco Arminio. Ospite della neonata Associazione C.A.S.A. La presidente Francesca Mazza regala al territorio la presenza di un bravissimo autore e nella sua introduzione sottolinea il potere curativo che l’arte di Arminio profonde ai paesi che visita.</p>
<p>Scrittore, poeta, documentarista e <strong>paesologo</strong> come lui stesso si definisce, racconta di aver fondato una disciplina che si chiama “paesologia” e che consiste nell’andare a zonzo per paesi diroccati, “musei del silenzio”, come egli stesso ama definirli, abitandoli con il proprio spirito. Un modo nuovo di guardare alle zone disabitate o ai piccoli paesi che lentamente e inesorabilmente si stanno spopolando. Da anni si batte proprio per sensibilizzare sul problema dello spopolamento dei paesi e sulla ricchezza delle storie che dovrebbero essere tramandate riguardo a vecchie tradizioni.</p>
<p>È nato e vive a Bisaccia, nell’Irpinia. La vita in città non gli interessa, tutta la sua attività è legata a doppio filo al territorio e alla tutela degli equilibri dello stesso. Il progresso e la modernità sono corrotti, l’uomo è allo stremo, può risorgere solo prestando attenzione alle piccole cose. Il suo non è un monologo. Empatico e coinvolgente, Franco Arminio ha coinvolto il pubblico in una serata magica: &#8220;la casa in cui sono nato era un’osteria”. Legge una poesia e cerca la traduzione nel dialetto dei paesi circostanti l’incontro. Si tratta di una “cartolina dei morti”, in particolare si racconta di un matrimonio in cui il ballo del narratore si prolunga fino a quando si rompe il cuore, con il suono del piatto che si infrange per terra.</p>
<p><figure id="attachment_6205" aria-describedby="caption-attachment-6205" style="width: 800px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-6205 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2023/01/FB_IMG_1675113097635.jpg?resize=800%2C449&#038;ssl=1" alt="Franco Armino, prima foto" width="800" height="449" data-recalc-dims="1" /><figcaption id="caption-attachment-6205" class="wp-caption-text"><em>Foto di Francesca Mazza</em></figcaption></figure></p>
<p>Filosofo della terra e della parola, Arminio regala una serata fatta di parole, silenzi, poesia, ironia, riflessioni e soprattutto tangibile intensità. L’incontro rappresenta un alto momento di riflessione sul nostro territorio e sul paesaggio. Non c’è attenzione verso i paesi, anche e soprattutto da parte di chi li abita. I paesi non sono il problema, sono l’opportunità. È vero che i paesi non sono paradisi: c’è molta difficoltà per quanto riguarda i servizi, la scuola, la sanità e tutto ciò di conseguenza li ha resi spopolati e con mancanza di lavoro. Questa desertificazione rende questi posti a volte anche tristi, pieni di sfiducia e di rancore. Ma i paesi sono ambivalenti, sono straordinari, pieni di bellezza. “La cura dello sguardo” è un rimando alla sua poetica, improntata alla ricerca della meraviglia. Meraviglia che indubbiamente ammanta le mura del centro storico di Santa Maria del Cedro che, ormai da anni cerca di riconquistare agli occhi di tutti la sua autenticità e la sua bellezza.</p>
<p>“O partirà dai paesi un nuovo percorso o non partirà mai.” Arminio ama i paesi e afferma che proprio i paesi, per prima cosa, bisogna guardarli, andare a trovarli con un moto di passione. Attraversarli e guardarli, salvarli con gli occhi, come scrive in una delle sue poesie più belle. “In Calabria c’è un soffio greco, aleggia ancora il sacro, nella Calabria c’è ancora un soffio di vita. Il mondo ha bisogno di sacro, il mondo ha bisogno di Calabria”.</p>
<p>Un invito, per noi, a osservare con occhi nuovi e farci permeare dalla bellezza dei nostri territori.</p>
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		<title>Santa Maria del Cedro. Nasce &#8220;Casa-La grande bellezza&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/nasce-casa-santa-maria-del-cedro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 31 Dec 2022 02:50:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone In questa stradina ancora autentica e popolare, fare quattro chiacchiere col dirimpettaio viene spontaneo. È su questa socialità che punta Francesca Mazza, presidente di C.A.S.A. – La grande bellezza. Ed è sul Centro storico di Santa Maria del Cedro che crede, come base e sede della neonata associazione. L’associazione culturale è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Letizia Falzone</strong></em></p>
<p>In questa stradina ancora autentica e popolare, fare quattro chiacchiere col dirimpettaio viene spontaneo. È su questa socialità che punta Francesca Mazza, presidente di C.A.S.A. – La grande bellezza. Ed è sul Centro storico di Santa Maria del Cedro che crede, come base e sede della neonata associazione.</p>
<p>L’associazione culturale è stata fondata con lo scopo di valorizzare il territorio. Ha come obiettivo primario la diffusione dell’arte e della cultura con la promozione di conferenze, convegni, concorsi, reading poetici e letterari, incontri con autori, presentazione di libri.</p>
<p>Composta da persone legate al mondo culturale in diversi modi (scrittori, appassionati, giornalisti, artisti, organizzatori di eventi e molto altro), i soci fondatori invitano il pubblico a sedersi e parlare di arte, proporre progetti, dando visibilità a giovani talenti della zona.</p>
<p>C’è necessità di un rinnovamento culturale, senza il quale per questo territorio – al di là di ogni possibile ripresa materiale – non c’è futuro, almeno non un futuro desiderabile per chi lo erediterà, ossia le generazioni a venire.</p>
<p>Mai come adesso, infatti, la bellezza della letteratura e di ogni arte espressiva fungono da terapia. Il fine primario di C.A.S.A, quindi, è quello di dar vita a nuovi progetti culturali per combattere l’isolamento, il dolore e le difficoltà nei quali siamo precipitati in questi ultimi anni.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-5877 size-full aligncenter" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/12/IMG-20221228-WA0018.jpg?resize=784%2C673&#038;ssl=1" alt="" width="784" height="673" data-recalc-dims="1" /></p>
<p>“Metteremo a disposizione di tutti, la bellezza dell’arte, della scrittura, della letteratura, in sostanza della cultura, più che mai balsamo e simbolo di consolazione, riflessione e distrazione. &#8211; afferma Francesca Mazza &#8211; Io e l’intero consiglio direttivo crediamo che si possano raggiungere ambiziosi traguardi solo con la vostra collaborazione, le vostre idee, i vostri suggerimenti e commenti. Siamo certi che lavorando insieme possiamo far crescere la nostra associazione in partecipazione e competenza.”</p>
<p>Riscoprire la cultura non è facile, richiede un abbandono, una trasformazione, anche solo l’idea che per rinascere bisogna allontanarsi e poi ritornare, magari con la mente sgombra, ripulita, riposata, pronta a riconquistare, plasmare, raggomitolare, commentare, riallacciando di nuovo, come se il passato fosse sempre presente e il futuro un’idea da costruire. Avvicinarsi alla cultura significa iniziare a respirarne il profumo, l’aroma, lasciarsi invitare da quelle voci che si prodigano intorno a noi per alimentarla, farla vivere, amare.</p>
<p>La cultura non illude, fa conoscere, impone visioni vere e sincere, costringe a guardarsi dentro per osservare più in profondità la verità che abbiamo di fronte. Chi ama la cultura ama la vita nella sua compiuta identità, la fa vibrare in ogni suo spazio, nella sua sottile tenerezza e nella sua dirompente attualità. Quando capita di incontrare la cultura devi fermarti e ringraziarla, aiutarla, proteggerla, devi farle capire che ci sei anche tu, pronto a soddisfare, ad aiutare, a riportare in luce, a gettare nuovi ponti e nuove idee, là dove varie forme di solitudine esistenziale costringono l’uomo a una recidiva prigionia umana e morale. Quando entri nel cuore della cultura non puoi fare a meno di amarla, di sentirla anche un po’ tua, amica e amante di momenti ridondanti, in cui le parti si confrontano e si ricompongono e la vita torna a pulsare di nuove verità e di nuove incongruenze, ma sempre attenta a non dimenticare nulla di quello straordinario mondo della conoscenza umana in cui ogni cosa si trasforma, anche quella più brutta, quella che esiste per dimostrare che la forza della bellezza supera di gran lunga la tentazione del male. Nell’amore per la cultura tutto si rinnova e riprende forma, è nella cultura che viene fuori l’anima di una nazione che ha un grande bisogno di ritrovarsi.</p>
<p>Comuni valori di riferimento ma, soprattutto, la forte convinzione che la diffusione della cultura costituisce premessa indispensabile per la crescita civile, sociale e politica di ogni comunità.</p>
<p><em>Nomi soci fondatori: Francesca Mazza, Antonio Grosso Ciponte, Gaetano Bruno, Sergio Gimigliano, Antonino Perrotta, Consuelo Rizzo, Angelo Benvenuto, Giovanni Amoroso, Adelina Magurno.</em></p>
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		<title>Opificio Calabria: a Santa Maria del Cedro un amore antico</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-futuro-n-sapore-antico-a-santa-maria-del-cedro-nasce-opificio-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Aug 2022 02:00:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Opificio Calabria: a Santa Maria del Cedro un amore antico&#8221; è un articolo di Letizia Falzone. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice Nel cuore del centro storico di Santa Maria del Cedro, tra Piazza Casale e Piazza Don Francesco Gatto, è appena nato un laboratorio magico. In questo luogo avviene la lavorazione e la trasformazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/il-futuro-n-sapore-antico-a-santa-maria-del-cedro-nasce-opificio-calabria/">Opificio Calabria: a Santa Maria del Cedro un amore antico</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Opificio Calabria: a Santa Maria del Cedro un amore antico&#8221; è un articolo di Letizia Falzone. Le foto sono state fornite dall&#8217;autrice</strong></p>
<p>Nel cuore del centro storico di Santa Maria del Cedro, tra Piazza Casale e Piazza Don Francesco Gatto, è appena nato un laboratorio magico. In questo luogo avviene la lavorazione e la trasformazione di due frutti pregiati: <em>il cedro e il fico dottato</em>. Ma prima di tutto, è opportuno conoscere i protagonisti di questa storia.</p>
<p>Marco è un giovane uomo di Santa Maria del Cedro. Con un diploma da massofisioterapista in tasca, lascia presto il suo paese. Vive qualche anno a Torino e Perugia, poi in Danimarca fino a quando approda in Cina al fianco di Ciro Ferrara con la squadra da lui allenata e con la nazionale cinese di Marcello Lippi.<br />
Francesca è una giovane donna di Santa Maria del Cedro. La scelta di dedicarsi all&#8217;agricoltura non è stata immediata. Il suo sogno era diventare architetto ma dopo la morte di suo padre in un tragico incidente stradale, preferisce stare vicino alla mamma e alla sue sorelle. Inizia a dare una mano nell&#8217;azienda di famiglia, in cui c&#8217;è anche Giovanni, suo cognato, che già lavorava con il padre di Francesca.</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter wp-image-4419 size-full" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/08/IMG-20220803-WA0001.jpg?resize=800%2C600&#038;ssl=1" alt="Opificio Calabria_2" width="800" height="600" data-recalc-dims="1" />I due ragazzi si incontrano e si innamorano. E così Marco decide di ritornare in Calabria. Ma Francesca ha un sogno che era anche il sogno di suo padre: <em>un progetto che collega la coltivazione del cedro e dei fichi dottati alla trasformazione e produzione di tutti i prodotti legati a questi frutti pregiati</em>. Così, qualche giorno prima del lockdown che ha fermato l&#8217;Italia per il Covid-19, Francesca e Marco acquistano tre ettari di terreno per coltivare il cedro e il fico dottato.<br />
Sembra una pazzia. Ma Francesca e Marco fanno tesoro della locuzione Oraziana “carpe diem” e decidono, insieme a Giovanni che li guida, di ampliare il progetto familiare, rimanendo in Calabria e scegliendo di accettare la sfida di valorizzare il territorio e dimostrare che questa terra​ può dare tanto. Il sogno di Francesca che oggi condivide con Marco e Giovanni si è realizzato. È nato così Opificio Calabria.</p>
<p>Oggi Francesca è fiera di questa scelta e conduce l’azienda con passione, cercando costantemente di unire la tradizione e l&#8217;innovazione con la coltivazione. In primis una​ coltivazione di alta qualità​ di questi frutti speciali, una coltivazione che lei definisce “coltivazione morale” perché condotta​ nel rigoroso rispetto dei frutti, della natura, del suolo e del ​ consumatore. Inoltre, tramite le​ visite in azienda, vuole riavvicinare l’uomo alla natura con lo scopo di far riscoprire ed apprezzare la bellezza naturale, allontanandolo dall&#8217;oppressione della vita quotidiana, riappropriandosi del ​ “lusso della contemplazione naturale” ormai lasciata da parte nella frenesia della quotidianità.</p>
<p>La missione di &#8220;Opificio Calabria&#8221; è “affascinare” il palato dei consumatori italiani e d’oltre oceano: sapori semplici, genuinità dei prodotti, abbinamenti poliedrici, packaging accattivante, comunicazione multilingue, <em>social language</em>. &#8220;Grazie al mio lavoro ho la fortuna di apprendere e vivere buona parte di questa mia passione che voglio approfondire spaziando dal benessere alle curiosità, dal tempo libero alle tecniche di coltivazione, passando per le tradizioni culinarie e non solo&#8221;.</p>
<p>L&#8217;obiettivo è quello di stuzzicare la curiosità delle persone, portandole a conoscenza di ciò che spesso danno per scontato ogni giorno ma che, invece, cela grandi valori, privilegiando realtà a conduzione familiare. Tutta questa dedizione e passione, che Francesca e la sua famiglia trasmettono ai loro ospiti, è basata su un unico filo conduttore: &#8220;lavorare la nostra campagna, rispettando la natura, rende i nostri prodotti unici, proprio come si faceva una volta. Perché senza una buona base non si può ottenere un prodotto di qualità&#8221;.</p>
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