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	<title>Saggezza Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Mi hai raccontato la tua estate</title>
		<link>https://www.borderliber.it/estate-racconto-ragazza/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Aug 2024 03:41:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Mi hai raccontato la tua estate&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata dall&#8217;autore È alle porte l&#8217;estate delle meraviglie irrisolte, ancora socchiuse, non del tutto sbocciate, nascoste alla vista, ma non al desiderio. Sento la tua voglia, la calda bava che invade il cuore; lava incandescente incenerisce la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Mi hai raccontato la tua estate&#8221; è un articolo di Martino Ciano. La foto in copertina è stata scattata dall&#8217;autore</strong></p>
<p style="text-align: right;"><em>È alle porte l&#8217;estate delle meraviglie irrisolte, ancora socchiuse,<br />
non del tutto sbocciate, nascoste alla vista, ma non al desiderio.<br />
Sento la tua voglia, la calda bava che invade il cuore;<br />
lava incandescente incenerisce la volontà<br />
come quando scoppia il primo amore.</em></p>
<p>Tu giocavi con la noia, stavi seduta su una panchina, fumavi, annusavi estasiata l&#8217;orizzonte. Il mare si univa al cielo: blu con blu. Qualche nuvola bianca: niente di esaltante. Troppa tranquillità, troppo silenzio; cercavi una scusa per litigare con qualcuno o con qualcosa, perché ci sono giorni in cui non digeriamo che tutto scorra senza sussulti.</p>
<p>Cercavi il motivo che ti portasse a chiamare in tuo soccorso la rabbia. Nulla, non ne trovavi; sul Lungomare tutti camminavano composti, persino i cani erano attenti a non sporcare. Allora incominciasti a scavare dentro te stessa, per cercare l&#8217;origine di quell&#8217;ira. Ne eri certa: <strong>era sepolta in te, neanche tanto in profondità.</strong> Così hai buttato a terra la sigaretta, mentre l&#8217;imbrunire ridisegnava il mondo. Il mare piatto era una lastra di cemento; ti spaventava quella massa immobile:<strong> ti inghiottiva il cuore</strong>.</p>
<p>Era il silenzio il tuo problema, perché la morte è assenza di suono, di chiasso; eppure avevi sentito dire che chi per qualche minuto era trapassato, apparentemente deceduto, durante il suo volo extrasensoriale era stato accompagnato da una melodia dolce, come di ninnananna. Ma per un errore, comune a tanti, soprattutto agli uomini che frettolosamente si leggono dentro, per te <strong>il silenzio era quello delle cose e, per te, anche le persone erano cose</strong>.</p>
<p>Tu quello odiavi, perché ti ricordava quando da bambina tuo padre e tua madre litigavano a bassa voce, per non farsi sentire, per non turbarti, ma tu alla fine carpivi le parole e alcune erano terribili, piene di odio e di minacce. Loro invece volevano farti credere che rimanevano in silenzio per ore e ore, a fissarsi per farsi venire il sonno e per andare a letto.</p>
<p><strong>&#8220;Tanto io vi sento lo stesso&#8221;</strong>, dicesti un giorno, sbucando all&#8217;improvviso alle loro spalle. <strong>&#8220;Tu vuoi uccidere mamma e lei vuole seppellire vivo te&#8221;</strong>. E quelli cercarono di giustificarsi, di farti passare per una che immaginava troppo; ti diedero anche dei soldi per andare a comprare un gelato, ma tu rifiutasti le monete. Da allora hai coltivato un terrore tutto tuo, personale e impenetrabile, della tranquillità e della serenità; del silenzio, per l&#8217;appunto. Immaginavi sempre che un giorno ti saresti ritirata a casa e avresti trovato entrambi morti.</p>
<p>Anche adesso, a distanza di trent&#8217;anni da quell&#8217;episodio,<strong> nonostante tua madre e tuo padre fossero ormai due anziani che si sopportavano con saggezza</strong>, tu non avevi messo da parte la tua paura. Eri terrorizzata dalla serenità, perché qualcosa di violento era lì in agguato, pronto a manifestarsi. Solo l&#8217;estate ti strappava via l&#8217;angoscia.</p>
<p>Attendevi l&#8217;estate per innamorarti, perché l&#8217;amore è cattivo e crudele, anche quando è dolce. Piace prevaricare in medicamentose attenzioni, in asfissianti premure, in manie di possesso. E così erano stati anche i tuoi genitori, che volevano nasconderti l&#8217;odio che provavano l&#8217;uno per l&#8217;altro, pensando di proteggerti. L&#8217;estate infatti ti innamoravi, facevi innamorare e poi abbandonavi; ognuno tornava a casa propria, a chilometri di distanza. <strong>Poi, per gli altri mesi, ti chiudevi nella tua solitudine e condannavi alla clausura la libido. Sfiorivi, ti infrigidivi.</strong></p>
<p>D&#8217;estate i tuoi occhi avevano bisogno di rinnovare le proprie promesse di contemplazione al sole, all&#8217;uomo che avevi scelto di amare, all&#8217;ira, alla paura della serenità. Nessuno ti ha fatto innamorare per sempre, nessuno ti ha mai odiato per le tue scomparse improvvise.</p>
<p>D&#8217;estate attendi che tu viva, che tu non abbia paura, che tu sia amica del silenzio.<br />
Poi, semplicemente sei le tue paure.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L&#8217;inutile nulla</title>
		<link>https://www.borderliber.it/poesia-nulla-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Sep 2023 02:39:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Mi arrabbio per le luci spente, eppure esco &#8220;a riveder le stelle&#8221;. Mi arrabbio per le grida dei bambini, eppure sono poesia e gioia. Mi arrabbio perché manca l&#8217;acqua, eppure mi ricordo il suo valore. Mi arrabbio per la Tv rotta, eppure decido di aprire un libro. Mi arrabbio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Mi arrabbio per le luci spente,<br />
eppure esco &#8220;a riveder le stelle&#8221;. Mi arrabbio per le grida dei bambini,<br />
eppure sono poesia e gioia. Mi arrabbio perché manca l&#8217;acqua,<br />
eppure mi ricordo il suo valore. Mi arrabbio per la Tv rotta, eppure decido di aprire un libro. Mi arrabbio per il bianco dei miei capelli,<br />
eppure vedo la saggezza. Mi arrabbio per il mancato saluto di un amico,<br />
eppure riscopro i miei errori, i miei difetti. Mi arrabbio quando qualcuno urla,<br />
eppure ricordo il mio insignificante urlo. Mi arrabbio per il sorriso esagerato,<br />
eppure decido di ridere un po&#8217; di più. Mi arrabbio e continuo ad arrabbiarmi<br />
fino a comprendere “l&#8217;inutile nulla” della rabbia. Mi arrabbio per il tempo che passa: inesorabile, malinconico, rapido, lento, allegro. Felice di viverlo,<br />
nonostante “l’inutile nulla” della rabbia.</p>
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		<title>Preferisco la partner al tutto: il &#8220;non senso&#8221; di un aforisma</title>
		<link>https://www.borderliber.it/aforismi-cazzato-libro-partner/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Aug 2023 02:16:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Preferisco la partner al tutto&#8221; di Stefano Cazzato, Giuliano Landolfi Editore, 2023. Questa recensione è già stata pubblicata su Gli amanti dei libri Un gioco ironico, un lapsus, una lettura al contrario dei nostri costumi, delle tendenze e della vita quotidiana. Gli aforismi di Stefano Cazzato sono così e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Preferisco la partner al tutto&#8221; di Stefano Cazzato, Giuliano Landolfi Editore, 2023. Questa recensione è già stata pubblicata su <a href="http://www.gliamantideilibri.it/preferisco-la-partner-al-tutto-stefano-cazzato/">Gli amanti dei libri</a></strong></p>
<div dir="auto">
<p>Un gioco ironico, un lapsus, una lettura al contrario dei nostri costumi, delle tendenze e della vita quotidiana. <strong>Gli aforismi di Stefano Cazzato sono così e si incastrano l&#8217;uno con l&#8217;altro senza volerlo.</strong></p>
<p>L&#8217;autore ci avvisa già nella prefazione, è fallimentare cercare coerenza o provare a tirare le somme dopo aver letto un libro del genere. <strong>Ognuno interpreti come meglio crede queste intuizioni e tragga le proprie conclusioni.</strong> Eppure, ci sono un sacco di associazioni mentali tra questi frammenti che, in una manciata di parole, esprimono o racchiudono il senso &#8220;malato&#8221; della nostra epoca.</p>
<p>Nulla di serio, nulla che abbia davvero un senso, nulla che possa essere colto immediatamente se non attraverso la volontà di andare oltre i termini. <strong>Dobbiamo sforzarci, dobbiamo penetrare i significati, dobbiamo aguzzare l&#8217;ingegno. </strong></p>
<p><strong>Già il titolo &#8220;Preferisco la partner al tutto&#8221; è un gioco di parole che sottintende l&#8217;impossibilità di spiegare qualcosa a sé stessi o a qualcun altro.</strong> Ognuno si accontenti di catturare ciò che può, il resto non importa. Da qualsiasi parte iniziamo a sbrogliare la matassa, ci ritroveremo davanti a un cumulo di contraddizioni. È la privazione, per dirla in termini aristotelici, l&#8217;arma vincente di questi aforismi. Ciò che resta celato dà forma al tutto.</p>
<p><strong>Cazzato è un filosofo, uno di quelli che ama divulgare la &#8220;conoscenza&#8221;</strong>, senza cadere in quei tecnicismi che rendono la materia ostica e per pochi eletti. Di qui il suo amore per la frase folgorante che <strong>obbliga alla compartecipazione</strong>, perché un pensiero non è completo se chi lo riceve decide di non assumersi la responsabilità di tramandarlo o di ragionare su di esso, nel bene o nel male.</p>
<p>Insomma, c&#8217;è più di quanto si possa immaginare in questi aforismi, che chiedono di essere <strong>&#8220;accolti&#8221; con intelligenza.</strong></p>
<p>Alcuni esempi:</p>
<p><em>&#8211; Scrive con fuso di coscienza</em><br />
<em>&#8211; Che fatica l&#8217;anno su Dante</em><br />
<em>&#8211; Triste epoca quella che ha tanti punti e poche suture</em><br />
<em>&#8211; Dite quello che volete, ma volete davvero quello che dite?</em><br />
<em>&#8211; Fondarono un arrivista</em><br />
<em>&#8211; Oggi l&#8217;essere più che tempo cerca spazio</em><br />
<em>&#8211; Era così egocentrico che voleva mantenere le promesse che facevano gli altri</em><br />
<em>&#8211; Non prometto mai azioni concrete, ma pensieri astratti</em><br />
<em>&#8211; Non accettate caravelle dagli sconosciuti</em><br />
<em>&#8211; Causa politically correct un dietologo non può più vietare i grassi</em><br />
<em>&#8211; Se date il primatum a una donna prima o poi vi metterà di fronte a un ultimatum</em><br />
<em>&#8211; Aspettò tutta la vita per godersi una vita</em></p>
<p>&nbsp;</p>
</div>
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		<title>La punteggiatura non è il mio forte. Federico Lotito e &#8220;l&#8217;arte del disordine&#8221;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-punteggiatura-non-e-libro-lotito/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 01:05:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Interpretazione]]></category>
		<category><![CDATA[Interpunzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La punteggiatura non è il mio forte&#8221; di Federico Lotito, Secop edizioni, 2022 L&#8217;incontro nella realtà o nel ricordo; il compimento di una promessa fatta anni addietro; la quotidianità come luogo indeterminato, che non si attraversa serenamente quando il passato torna a bussare alla nostra porta. Federico Lotito ci [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La punteggiatura non è il mio forte&#8221; di Federico Lotito, Secop edizioni, 2022</strong></em></p>
<p>L&#8217;incontro nella realtà o nel ricordo; il compimento di una promessa fatta anni addietro; la quotidianità come luogo indeterminato, che non si attraversa serenamente quando il passato torna a bussare alla nostra porta.</p>
<p><strong>Federico Lotito ci mette davanti questi racconti, ci dona pezzi di intimità cesellati con piglio minimalista</strong>. Una scrittura lineare, che narra l&#8217;essenziale, si propaga in noi e ci chiede di non correre, di non porre limiti, di non pretendere troppi particolari. Una vita d&#8217;altronde è ripetizione di un copione, è abitudine all&#8217;alternanza delle stagioni del cuore.</p>
<p>Restano sempre delle domande senza risposta: <strong>chi siamo e cosa vogliamo fare di noi stessi? Siamo ignari disturbatori dell&#8217;esistenza o ricercatori di un&#8217;identità nel continuum della vita?</strong></p>
<p>È la vita di tutti i giorni quella che Lotito ci descrive; i suoi personaggi si vestono di temporalità, di un divenire lungo il quale forma e carattere mutano, sostenendosi a vicenda nell&#8217;esperienza, sporcandosi con i compromessi. Dice bene Federico, <strong>la punteggiatura non è il suo forte. </strong>Lui non ama l&#8217;ordine degli eventi, la causalità. Non omette gli accadimenti, ma non vede neanche così necessario incolonnare le esperienze e tirare le somme della vita. Eppure, molti lo fanno, forse sbagliando. <strong>D&#8217;altronde, cos&#8217;è la saggezza? Cos&#8217;è la memoria?</strong> <strong>Non è forse vero che ci sono persone che danno una seconda possibilità anche ai propri sbagli?</strong></p>
<p>Sappiamo bene che la punteggiatura serve per dare ordine, ritmo e chiarezza a un testo; serve per scandire bene una frase, per darle un tono. <strong>Ma la vita, quale punteggiatura ha a sua disposizione?</strong> Forse quella della letteratura, la quale ha la possibilità di renderla un po&#8217; più chiara; ma forse anche questo è vero fino a un certo punto, come dimostrano questi racconti.</p>
<p>Racconti, come abbiamo detto, che fotografano una quotidianità complessa, che nel bene o nel male si presta sempre a fantasiose interpretazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/la-punteggiatura-non-e-libro-lotito/">La punteggiatura non è il mio forte. Federico Lotito e &#8220;l&#8217;arte del disordine&#8221;</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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		<title>Le nuvole sanno di panna</title>
		<link>https://www.borderliber.it/le-nuvole-sanno-di-panna/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Mar 2022 05:09:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Panna]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Di Adriana Sabato Foglio bianco, voglio dare voce alla bellezzaBasta cattiveria, voglio buone azioni.Dissonanze nascosteEmergono dal buio dello spazio profondoDalla voce di sconosciuti abitanti di palazzi lontaniMelodie si tramutano in rumore di ferraglia arrugginita e raucail tempo le ha rese più tenaci nella propria sinistra bruttezza e nella propria inesorabile avanzata.Lo Schiaccianoci intende ancora danzare,intrecciare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/le-nuvole-sanno-di-panna/">Le nuvole sanno di panna</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Di Adriana Sabato</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Foglio bianco, voglio dare voce alla bellezza<br>Basta cattiveria, voglio buone azioni.<br>Dissonanze nascoste<br>Emergono dal buio dello spazio profondo<br>Dalla voce di sconosciuti abitanti di palazzi lontani<br>Melodie si tramutano in rumore di ferraglia arrugginita e rauca<br>il tempo le ha rese più tenaci nella propria sinistra bruttezza e nella propria inesorabile avanzata.<br>Lo Schiaccianoci intende ancora danzare,<br>intrecciare i suoi passi con la fata Confetto,<br>solo con quelli di lei,<br>e soltanto con quelli<br>Al ritmo del valzer dei fiori<br>senza essere fermato,<br>con la musica di archi e celesta<br>strumenti d’amore e di pace<br>fino alla terra dei dolci<br>fin quando la storia non volgerà alla fine,<br>una fine inaspettata<br>che non desideriamo<br>la storia ha mille rivoli di una strana sostanza<br>che non può definirsi ma solo pesare<br>sul destino di tutti …<br>siamo cullati e dormienti in una saggezza inesistente ormai da tempo immemore.<br>Volata via, nel cielo immenso e ancora azzurro e con nuvole che sanno di panna</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/le-nuvole-sanno-di-panna/">Le nuvole sanno di panna</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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