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	<title>Sabato Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>I figli della scimmia</title>
		<link>https://www.borderliber.it/i-figli-della-scimmia-film/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Sep 2026 22:02:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Cinema]]></category>
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		<category><![CDATA[Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Recensione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina del film «I figli della scimmia» Questo film rappresenta l’esordio del lungometraggio di finzione per Tommaso Landucci. Dario (interpretato da Riccardo Scamarcio) è padre di un bambino disabile, Enrico (Andrea Aggio) che non parla, non cammina, non muove bene le mani, ma ha degli occhi molto espressivi, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina del film «I figli della scimmia»</strong></p>
<p>Questo film rappresenta l’esordio del lungometraggio di finzione per Tommaso Landucci.</p>
<p>Dario (interpretato da Riccardo Scamarcio) è padre di un bambino disabile, Enrico (Andrea Aggio) che non parla, non cammina, non muove bene le mani, ma ha degli occhi molto espressivi, con i quali riesce a comunicare e al quale suo padre dedica ogni cura e attenzione, e, al tempo stesso coltiva un bellissimo rapporto con il figlio adolescente di suo fratello, Giacomo.</p>
<p>Nel crescente legame con il nipote ritrova il figlio che avrebbe voluto avere, assumendo il ruolo del padre che avrebbe potuto essere. Un gioco di proiezioni e desideri inespressi che metterà a rischio l&#8217;intera famiglia. Un film che fa pensare a quanto sia importante non chiudersi in pregiudizi e paure, soprattutto quando ci si trova di fronte alle problematiche di una persona diversamente abile.</p>
<p>«I figli della scimmia» è un film corale, che s’interroga sul ruolo di genitore ma anche su quello di figlio, fratello, partner. Ha il pregio, non secondario, di raccontare un’Italia <em>sottorappresentata</em>: quella della piccola-media borghesia, dove si vive in case poco più che modeste e si lavora come periti assicuratori.</p>
<p>Il soggetto del film è stato scritto dallo stesso regista con Damiano Femfert nel 2020, vincendo il Premio Solinas 2021 per la miglior sceneggiatura. Il regista ha dichiarato che il titolo del film trae ispirazione dall&#8217;omonima favola di Esopo, trovando una correlazione con il soggetto del film sul rapporto tra genitori e i figli con disabilità.</p>
<p>«I figli della scimmia» è stato presentato in concorso nella sezione Orizzonti della 83ª Mostra internazionale d&#8217;arte cinematografica di Venezia, vincendo il Premio Orizzonti per la miglior sceneggiatura e Premio Orizzonti per la miglior interpretazione maschile a Riccardo Scamarcio.</p>
<p>È un film intenso, delicato, profondo: la mimica facciale e lo sguardo di Dario sovrastano lo schermo restituendo allo spettatore e alla spettatrice il dolore di un padre che avrebbe desiderato poter vedere il proprio figlio correre e che, strada facendo, si accorge che i figli spesso deludono le attese dei padri.</p>
<p>Non è una pellicola sull’accettazione, né sul sacrificio, è un potente spaccato sull’amore per la vita che diamo, a prescindere dalle abilità o disabilità di quella vita. Il formato utilizzato per questa pellicola, elimina le distrazioni dello sfondo per farci concentrare sui volti e sulle espressioni sia di Scamarcio che del figlio Enrico, con i quali riusciamo ad entrare in totale empatia.</p>
<p>«Essere padri, ha commentato Scamarcio, è sempre una cosa bellissima, ma con un figlio disabile tutto è complicato dall’organizzazione quotidiana e soprattutto dalle aspettative psicologiche. È difficile accettare i limiti della situazione, sapere che certe cose non potrai mai farle».</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Symo al Peperoncino Jazz Festival 2026</title>
		<link>https://www.borderliber.it/symo-al-peperoncino-jazz-festival-2026/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Sep 2026 19:34:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Border News]]></category>
		<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La nostra Adriana Sabato ci racconta del concerto di Symo, aggiungendo anche una panoramica sul Peperoncino Jazz Festival 2026 Ha avuto molto successo il concerto della cantante Symo, penultimo del Peperoncino Jazz Festival, giunto alla sua XVIII edizione, anche in questo 2026 ha colorato l&#8217;estate calabrese di musica e magia nel cortile dello splendido Monastero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La nostra Adriana Sabato ci racconta del concerto di Symo, aggiungendo anche una panoramica sul Peperoncino Jazz Festival 2026</strong></p>
<p>Ha avuto molto successo il concerto della cantante Symo, penultimo del <strong>Peperoncino Jazz Festival</strong>, giunto alla sua XVIII edizione, anche in questo 2026 ha colorato l&#8217;estate calabrese di musica e magia nel cortile dello splendido Monastero dei Minimi a Cirella di Diamante.</p>
<p>L&#8217;evento, organizzato dall&#8217;Associazione culturale Picanto e diretto artisticamente da Sergio Gimigliano, dal 15 luglio al 15 settembre 2026 ha proposto il meglio del Jazz calabrese, italiano ed internazionale e tanti eventi correlati (mostre, degustazioni, seminari&#8230;) facendo tappa nelle più belle località della regione.</p>
<p>Il Festival ha l&#8217;intento di promuovere, destagionalizzando l&#8217;offerta turistico-culturale, il Patrimonio Culturale del nostro territorio, la Cultura musicale declinata al femminile e il mondo enologico calabrese.</p>
<p>La formazione: SYMO (voce), Live Quintet featuring, Vittorio Iavarone – tromba, Emanuele Bono – tastiere, Tomi Becker – basso, Simone Lanzinotti – batteria, ha interpretato, fra le moltissime composizioni, Cancer woman, Africa, La ragazza del weekend, Prototipo.</p>
<p>La cantante ha raccontato attraverso il suo canto raffinato, brillante, coinvolgente, il suo percorso di vita, formato da esperienze dolorose, delusioni, ma anche notevole crescita professionale ed umana. Ha raccontato tutto questo, con la consapevolezza che la vita è blu.</p>
<p>Questo colore è simbolo di pace e relax: “riduce l&#8217;ansia, abbassa il battito cardiaco e favorisce il rilassamento del corpo e della mente, la concentrazione, stimola il pensiero analitico, la lucidità e la memoria. Inoltre richiama l&#8217;immensità del cielo e del mare, spingendo alla riflessione e alla spiritualità”.</p>
<p><strong>La formazione professionale:</strong> Symo, cantante romana dalla voce soul, inizia la sua carriera giovanissima a 14 anni con il nome di SimonB, presta la sua voce al gruppo hip hop romano “La squadra”, per cui canta tre brani contenuti nell&#8217;album “Punto di fuga” e con cui si esibisce dal vivo in alcuni concerti. Nel 2017 è sul palco con Antonello Venditti e non si lascia intimorire dai 12mila spettatori. Nel 2018 partecipa a Saremo giovani con la canzone “Non mi hai amata”.</p>
<p>Nel nuovo videoclip “La ragazza del week-end” le sonorità afro incontrano la dance hall, su un tappeto di parole in cui si incastrano espressioni legate al gergo romano dando vita ad un sound originale e singolare, nato dall&#8217;unione di mondi e stili diversi tra loro.</p>
<p>Nel 2017 ha pubblicato in rete una cover di Sora Rosa di Antonello Venditti talmente emozionante che lo stesso Venditti l’ha chiamata per chiederle di aprire i suoi concerti.</p>
<p>Poi, l’altro giro di boa è arrivato quest’anno, quando ha lanciato su TikTok la sua #Africachallenge, che è diventata virale anticipando il suo ultimo singolo, Non so se ci sarai. Simona Barbui, in arte Symo, ha il cuore diviso in due: da una parte c’è il Corno d’Africa, da cui proviene la sua famiglia, e dall’altro la città in cui è nata e cresciuta, Roma.</p>
<p>La cantante ha dichiarato: &#8220;I miei genitori si sono conosciuti a Torre Angela, una borgata di Roma, ma la storia della mia famiglia è legata al colonialismo.</p>
<p>Mia madre è nata in Etiopia e mio padre in Eritrea, figli di genitori a loro volta etiopi ed eritrei che li hanno portati in Italia da bambini. Invece i miei bisnonni erano italiani&#8221;.</p>
<p>Il giornalista Vincenzo Mollica ha dichiarato: ”ci sono complimenti che vanno oltre la musica. Leggere parole come queste è un&#8217;emozione difficile da descrivere”.</p>
<p>Il concerto, molto apprezzato dal folto pubblico presente, ha ricevuto lunghissimi applausi.</p>
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		<title>Noa: quando la musica incita alla pace</title>
		<link>https://www.borderliber.it/noa-quando-la-musica-e-pace-sabato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Aug 2026 21:16:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Guerra]]></category>
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		<category><![CDATA[Nocera Inferiore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato. In copertina una foto scattata dall&#8217;autrice durante l&#8217;esibizione di Noa La radice del suo nome (ebraico) è “movimento”. Ed è proprio questo il suo stile di vita, un continuo viaggio per le vie del mondo in nome della pace, della fratellanza, della solidarietà fra tutti gli esseri umani. «Basta con la [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Articolo di Adriana Sabato. In copertina una foto scattata dall&#8217;autrice durante l&#8217;esibizione di Noa</strong></p>
<p dir="ltr">La radice del suo nome (ebraico) è “movimento”. Ed è proprio questo il suo stile di vita, un continuo viaggio per le vie del mondo in nome della pace, della fratellanza, della solidarietà fra tutti gli esseri umani.</p>
<p dir="ltr">«<strong>Basta con la guerra</strong>», ha detto la cantante, nel corso del concerto tenutosi a Nocera inferiore, il 27 luglio 2026, in una caldissima serata organizzata dalla direzione artistica del <strong>Nocera Jazz Festival</strong> curata da Il Moro in collaborazione con Sofy Music, nella Caserma Tofano.</p>
<p dir="ltr">«In Iran, in Africa, in Russia, in Ucraina, in Medio Oriente, ovunque ci sia la guerra, basta, basta lutti, basta vedere le mamme piangere i propri figli, i propri cari. Cos’altro deve succedere, ha proseguito, per far comprendere la futilità di tutto questo, prima di comprendere che siamo tutti connessi in un’unica entità. Invece di prenderci cura di noi stessi, dovremmo prenderci cura gli uni degli altri in quanto siamo tutti una cosa sola.</p>
<p dir="ltr">Il momento è adesso &#8211; ha dichiarato Noa &#8211; se vogliamo che il mondo cambi, dobbiamo cambiarlo noi. Stare seduti a piangere e a lamentarsi, a parlare dei cattivi: Trump, Putin, Netanyahu, Hamas, non serve a nulla. Se si ha questo atteggiamento, è davvero la fine del mondo. Invece noi tutti abbiamo tanto potere, basta semplicemente volerlo e attivarsi per far sì che il mondo cambi».</p>
<p dir="ltr">Infine il messaggio per la nostra nazione: «Amo molto l’Italia, anzi mi sento molto vicina al Sud Italia per il calore e l’ospitalità che ho sempre trovato quando la mia tournée si è tenuta in questa parte della vostra nazione. Stasera in particolare ho respirato tanto amore da parte di voi tutti e da parte del pubblico».</p>
<p dir="ltr">Con delle radici e un’educazione che abbracciano Yemen, Israele e Stati Uniti, Achinoam Nini, alias Noa, è cantante, autrice, poetessa, compositrice, percussionista, relatrice, attivista e madre di tre figli.</p>
<p dir="ltr">Insieme al suo collaboratore musicale di lunga data Gil Dor, musicista affermato e co-fondatore della Rimon School of Music, <strong>Noa</strong> ha pubblicato 15 album internazionali e si è esibita su molti dei palcoscenici più importanti e prestigiosi del mondo, come la Carnegie Hall e la Casa Bianca, e ha cantato per tre Papi. È stata seguita da Pat Metheny e Quincy Jones e ha condiviso il palco con leggende come Stevie Wonder, Andrea Bocelli e Sting.</p>
<p dir="ltr">Oltre alla sua prolifica attività musicale, <strong>Noa</strong> è considerata la più importante sostenitrice culturale del dialogo e della convivenza in Israele, la sua “Voce della Pace”.</p>
<p dir="ltr">Fra i tantissimi brani di successo, molti dei quali tratti dal suo ultimo Album “The giver and the sea”, <strong>Noa</strong> ha voluto omaggiare la città ospitante con brani come “Torna a Surriento&#8221;, &#8220;Era de maggio&#8221; e la &#8220;Fiera di Mastandrea&#8221;. Ancora un grandissimo successo per una vera diva applaudita con tantissimo calore dal folto pubblico presente.</p>
<p dir="ltr">
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		<title>Odissea: un film e un riflesso dell&#8217;epoca</title>
		<link>https://www.borderliber.it/odissea-film-articolo-sabato/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2026 08:48:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina di &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; di Christopher Nolan tratta dal web L&#8217;ho visto. L&#8217;ho apprezzato tantissimo, quasi tre ore che passano bene, giuste. Un&#8217;architettura filmica molto originale, un accostamento immagini-suono efficacissimo. Un film che si prende la responsabilità di far vedere in un modo nuovo quello che il testo faceva [&#8230;]</p>
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<p><strong>Articolo di Adriana Sabato. In copertina la locandina di &#8220;L&#8217;Odissea&#8221; di Christopher Nolan tratta dal web</strong></p>
<p>L&#8217;ho visto. L&#8217;ho apprezzato tantissimo, quasi tre ore che passano bene, giuste. Un&#8217;architettura filmica molto originale, un accostamento immagini-suono efficacissimo. Un film che si prende la responsabilità di far vedere in un modo nuovo quello che il testo faceva immaginare. Mi hanno sorpreso alcuni commenti sull&#8217;<strong>Odissea</strong> di <strong>Christopher Nolan</strong>. Mi colpisce soprattutto l&#8217;ossessione per la &#8220;<strong>fedeltà a Omero</strong>&#8220;, come se il valore di un&#8217;opera si dovesse misurare contando le differenze rispetto al testo.</p>
<p>L&#8217;<strong>Odissea</strong> che leggiamo è il punto di arrivo di una lunghissima tradizione orale, tramandata da generazioni di aedi. Non possediamo un originale intoccabile: possediamo una tradizione che, per sua natura, è fatta di variazioni, reinterpretazioni e riscritture. Pretendere un&#8217;esegesi letterale significa, paradossalmente, dimenticare proprio ciò che viene insegnato agli studenti.</p>
<p>L’<strong>Odisseo di Nolan</strong> non è soltanto l&#8217;eroe astuto, è un uomo che torna da una guerra e scopre che quella guerra, dopo aver distrutto <strong>Troia</strong> e la sua stessa umanità, non gli ha lasciato alcuna vera vittoria. Tutto il viaggio diventa allora una ricerca di sé, un lento passaggio dall&#8217;eroe che combatte all&#8217;uomo che comprende che la vera grandezza è amare, custodire la propria famiglia e ritrovare un equilibrio morale.</p>
<p>Ed è qui che il film raggiunge, secondo il parere di moltissimi spettatori, la sua forza più grande. Non è solo un grande film per la regia, il montaggio e un uso del sonoro semplicemente straordinario, è una grande operazione culturale. Dimostra che i classici sono vivi solo quando hanno il coraggio di parlare al presente.</p>
<p>Per questo appare bellissima la rappresentazione di <strong>Penelope</strong>. Non è una donna passiva che aspetta il marito. È l&#8217;altra metà di <strong>Odisseo</strong>, la sua bussola morale, il luogo in cui il suo viaggio trova finalmente senso. È moderna nel significato più profondo del termine: non perché venga &#8220;attualizzata&#8221;, ma perché il suo rapporto con <strong>Odisseo</strong> parla ancora oggi di reciprocità, di forza e di amore.</p>
<p>E vengo alla questione che ha fatto indignare molti: <strong>Elena e Clitennestra</strong> interpretate da attrici nere.</p>
<p>Non è un problema ma piuttosto un simbolo. Nell&#8217;immaginario collettivo, infatti, il corpo della donna nera richiama anche una lunga storia di oppressione, dominio e privazione della libertà. <strong>Elena e Clitennestra</strong>, pur diversissime tra loro, sono entrambe donne la cui vita è segnata dalla volontà degli uomini: vengono date, scambiate, contese, torturate come madri, sacrificate a logiche di potere che non hanno scelto. In questa prospettiva, il casting non cancella il mito: gli aggiunge un ulteriore livello di significato.</p>
<p>Se ci fermiamo al colore della pelle degli attori, perdiamo il senso dell&#8217;opera. Se invece proviamo a leggere quei simboli, scopriamo che il cinema può ancora fare ciò che la grande arte ha sempre fatto: parlare a tutti.</p>
<p>Se anche un solo ragazzo, uscendo dalla sala, avrà voglia di prendere in mano l&#8217;<strong>Odissea</strong>, Nolan avrà ottenuto qualcosa di straordinario. Avrà ricordato a tutti noi che i classici non appartengono al passato: appartengono a chi continua a interrogarli. E ogni epoca ha il diritto — e forse il dovere — di trovare in essi il proprio riflesso.</p>
</div>
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		<title>Potenza: una visita nel capoluogo lucano</title>
		<link>https://www.borderliber.it/potenza-sabato-racconto-viaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:46:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Basilicata]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una città da scoprire. Con questo racconto Adriana Sabato ci porta tra le vie di Potenza Ossessionata dal caldo torrido di quei primi giorni d’estate, Alessia decise di andare a visitare la città di Potenza. Convinta di trovare un po’ di refrigerio, si incamminò il mattino presto attraversando, con la sua autovettura, il bellissimo paesaggio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Una città da scoprire. Con questo racconto Adriana Sabato ci porta tra le vie di Potenza</strong></p>
<p>Ossessionata dal caldo torrido di quei primi giorni d’estate, Alessia decise di andare a visitare la città di <strong>Potenza</strong>. Convinta di trovare un po’ di refrigerio, si incamminò il mattino presto attraversando, con la sua autovettura, il bellissimo paesaggio lagonegrese che appare come un mosaico naturale incastonato com’è, tra il massiccio del <strong>Monte Sirino</strong> e le valli che scendono verso il mar Tirreno.</p>
<p>E ancora, passando lungo la basentana che collega l&#8217;Appennino alla costa ionica seguendo il corso del fiume Basento, si accorse che l’unica differenza con il caldo umido del mare era un clima più secco, ma sempre caldo era! Pazienza, si disse, la città merita e, gambe in spalla si incamminò partendo dalla <strong>Torre Guevara</strong>, unica testimonianza del vecchio castello signorile della città, lungo la via Pretoria per  raggiungere il centro storico della città.</p>
<p><strong>Potenza</strong> è una città dall’alto profilo storico e culturale che merita di essere percorsa e conosciuta, impreziosita da storiche chiese e preziose piazze, musei e gallerie d’arte, palazzi signorili e antiche porte medievali. E poi c’è il Teatro Stabile, che domina la centrale piazza <strong>Mario Pagano</strong>.</p>
<p>Da oltre due secoli, <strong>Potenza</strong> è città Capoluogo della <strong>Basilicata</strong>, il più alto d’Italia, con i suoi 819 metri di altezza sul livello del mare. Elegante, ma accogliente, confidenziale, ma solitaria, Potenza città Capoluogo è intima, gelosa delle architetture moderne e antiche che la attraversano e del suo millenario centro storico, fatto di vecchi e nuovi edifici che si inerpicano, sovrapponendosi alle piazzette, ai vicoli dell’antico nucleo medievale e alle scale d’un tempo, oggi affiancate da quelle meccanizzate.</p>
<p>L&#8217;aspro paesaggio di monti e boschi dell&#8217;alta valle del <strong>Basento</strong> abbraccia il capoluogo della <strong>Basilicata</strong>: un clima, tutto sommato eccellente, mediterraneo montano, freddo e nevoso d&#8217;inverno, tiepido e secco d&#8217;estate, con temperature medie nei mesi più caldi attorno ai 20 gradi.  Nella città la vita scorre tra <strong>via Pretoria</strong>, nel gergo potentino denominata “sopra Potenza”, proprio perché collocata su di un colle e la zona più moderna, che si estende sull’altro versante del Fondovalle, intorno all’area pianeggiante segnata dal corso del fiume Basento. Tra centro e periferia, negozi di buon livello e locali di ogni ispirazione che rendono <strong>Potenza</strong> una città capoluogo viva e intraprendente per gli amanti dello shopping e delle serate conviviali.</p>
<p>Per questa sua conformazione poi, <strong>Potenza</strong> è anche detta “<strong>Città verticale</strong>” ed è collegata da uno dei sistemi di scale mobili pubbliche più lunghi d&#8217;Europa. Alessia, dopo aver ammirato le bellezze della capoluogo lucano, intraprese il cammino del ritorno attraversando questa volta, la bellissima villa di Santa Maria, un vero e proprio orto botanico, luogo ideale per trovare refrigerio durante l’estate. Era giunta l’ora di rientrare.</p>
<p>Con una lieve nostalgia e il proposito di ritornare presto, Alessia intraprese il viaggio di ritorno. In fondo aveva trascorso una bellissima giornata!</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/potenza-sabato-racconto-viaggio/">Potenza: una visita nel capoluogo lucano</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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