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	<title>Rubbettino Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Balla ancora Tank Man di Francesco Pileggi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Jan 2026 12:53:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina &#8220;Balla ancora Tank Man&#8221; di Francesco Pileggi, Rubbettino editore, 2025 Ve lo ricordate Tank Man, l&#8217;uomo che si mise davanti alla colonna dei carri armati che, il 5 giugno 1989, attraversavano piazza Tienanmen, a Pechino? Ecco, per molto tempo quel gesto pacifico e rivoluzionario è diventato soggetto di poster, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p dir="ltr"><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina &#8220;Balla ancora Tank Man&#8221; di Francesco Pileggi, Rubbettino editore, 2025</strong></p>
<p dir="ltr">Ve lo ricordate Tank Man, l&#8217;uomo che si mise davanti alla colonna dei carri armati che, il 5 giugno 1989, attraversavano piazza Tienanmen, a Pechino? Ecco, per molto tempo quel gesto pacifico e rivoluzionario è diventato soggetto di poster, foto e magliette. Negli anni Novanta del Novecento, molti di noi, all&#8217;epoca adolescenti, ricorderanno che quel fotogramma era appeso sulle pareti di tanti locali, anche in Calabria.</p>
<p dir="ltr">Con il suo &#8220;Balla ancora Tank Man&#8221;, Francesco Pileggi rievoca in noi un&#8217;icona ormai andata perduta e che aveva profondi significati. È la fine che il mainstream ha fatto fare a tanti &#8220;personaggi rivoluzionari&#8221;. Pensiamo ad esempio alle magliette su cui campeggia Che Guevara, ormai retaggio di un &#8220;comunismo&#8221; di cui, a sentire certi politici, bisognerebbe vergognarsi.</p>
<p dir="ltr">Ma Pileggi non scrive un saggio malinconico, bensì un romanzo che abbraccia stili e linguaggi diversi, che pone il tema della necessità di una &#8220;rivoluzione del cuore e della mente&#8221;; soprattutto in Calabria, in questo teatro dell&#8217;orrore nel quale troppe nefandezze sono nascoste da una scarsa propensione all&#8217;autocritica. L&#8217;autore si aggrappa a quel postmodernismo che non ha avuto grande fortuna tra i nostri confini regionali, abbandonando i cliché del &#8220;romanzo di formazione&#8221;.</p>
<p dir="ltr">&#8220;Balla ancora Tank Man&#8221; è una storia di adolescenti che improvvisamente si fanno adulti, che sanno inserire dovunque l&#8217;ironia, che imparano più velocemente degli altri a fare i conti con i mali della propria terra. C&#8217;è tutto: fabbriche dei veleni, precarietà, &#8216;ndrangheta, orgoglio, omertà, connivenza e senso di rivoluzione. Ogni cosa è unita con uno stile solido, con parole che derivano da registri differenti, frutto di confronti serrati tra &#8220;ieri e oggi&#8221;. Sullo sfondo l&#8217;identità perduta e la cultura pop che ormai è la perfetta sintesi di una globalizzazione compiuta.</p>
<p dir="ltr">Sono forti gli echi della contaminazione culturale, che Pileggi aveva già messo in mostra nel precedente romanzo &#8220;Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckenbauer&#8221;. Insomma, l&#8217;autore calabrese ci delizia con un&#8217;opera che non solo si fa leggere, ma che rimane impressa, ponendosi sulla scia &#8220;della letteratura impegnata&#8221;, che purtroppo dalle nostre parti è sempre più difficile trovare.</p>
<p dir="ltr">Una storia forte e una scrittura che stuzzica il lettore sono alla base di &#8220;Balla ancora Tank Man&#8221;, romanzo che si farà notare per la sua propensione a raccontare con audacia &#8220;il bene e il male&#8221; della Calabria, senza impartire lezioni sul coraggio di chi resta e sulla vigliaccheria di chi se ne va.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>È il nostro turno: Strati e il circolo vizioso della Calabria</title>
		<link>https://www.borderliber.it/e-il-nostro-turno-strati-ciano-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 22:01:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;È il nostro turno&#8221; di Saverio Strati, Rubbettino editore, 2025 &#8220;È il nostro turno&#8221; non può che ispirarmi una lettera, perché questo romanzo del 1974, ripubblicato da Rubbettino, a un calabrese dà solo conferme. Sembrerà banale, ma al buon Strati, se fosse ancora in vita, scriverei semplicemente che &#8220;è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;È il nostro turno&#8221; di Saverio Strati, Rubbettino editore, 2025</strong></p>
<p><strong>&#8220;È il nostro turno&#8221;</strong> non può che ispirarmi una lettera, perché questo romanzo del 1974, ripubblicato da Rubbettino, a un calabrese dà solo conferme. Sembrerà banale, ma al buon Strati, se fosse ancora in vita, scriverei semplicemente che &#8220;è tutto ancora uguale, persino la rabbia del tuo protagonista è simile alla nostra quando vediamo le cose storte. Chi non vuole stare in questo sistema deve farsi le valigie e andarsene, perché sa che non lo cambierà&#8221;.</p>
<p><strong>&#8220;È il nostro turno&#8221;</strong>, infatti, racconta di un giovane di belle speranze che i genitori, contadini, mandano a studiare prima a <strong>Catanzaro</strong>, poi a <strong>Reggio Calabria</strong> e infine a <strong>Firenze</strong>. Durante il suo percorso, il protagonista incontra solo muri, ingiustizie sociali, mancate occasioni di emancipazione, favoritismi. Soldi in <strong>Calabria</strong> ne arrivano a palate ma invece di essere impiegati per le grandi opere, politici, faccendieri e gente del malaffare se li spartiscono. Tutto viene realizzato con approssimazione. Intanto, cominciano le migrazioni: gli onesti se ne vanno, i buontemponi si accomodano sempre più.</p>
<p>Fin quando lui resta nella sua regione, dividendosi tra il paesello e le due &#8220;città&#8221; in cui frequenta il Liceo, il malessere è contenuto. Egli avverte il pericolo ma non riesce a identificarlo. Quando invece emigra a Firenze, distaccandosi dalla terra natia, si rende conto che la Calabria è una fossa da cui nessuno si salva. &#8220;Eppure è un territorio vergine, c&#8217;è tutto da fare. Ci sarebbero tante opportunità&#8221;. Insomma, Strati fa dire al suo sveglio giovanotto, nel 1974, le stesse cose che ripetiamo noi oggi a distanza di decenni e decenni. Ce n&#8217;è abbastanza per piangere.</p>
<p><strong>&#8220;È il nostro turno&#8221;</strong> è un&#8217;opera in cui critica e autocritica si incontrano. Ma è anche un romanzo che fa male, che fa venire le lacrime agli occhi a chi in questa regione ha deciso di rimanere. È un libro che consiglio, perché non fa &#8220;paternali&#8221;, ma disegna tutto senza patetismi o romanticismi. Strati mette in evidenza un popolo colluso, fiero di essere usato durante le campagne elettorali, convinto che solo con la mano miracolosa di qualcuno si possa progredire.</p>
<p>Il romanzo fa trapelare l&#8217;anima dei giovani che si piegano facilmente al sistema, che si vestono di individualismo, che sono comunità solo durante le processioni religiose. Il problema però è un altro: chi si prende la briga di leggere Strati? Qualche professore lo porterà mai in classe? Lo darà in pasto ai suoi alunni? Avrà il coraggio di ubriacare di verità i suoi ragazzi, oppure continuerà ad assegnare loro storie di farfalle che imparano a spiccare il volo, o novelle infarcite di piatti sentimenti da riassumere nei pensierini da recitare a fine anno?</p>
<p>Soprattutto, quanti calabresi sono disposti a fare i conti con un autore della propria regione il cui stile è quello dei maestri del Novecento? Nella sua prefazione, Tommaso Labate dice giustamente che <strong>&#8220;Strati è uno dei grandi dimenticati&#8221;</strong> non solo dai suoi conterranei, ma in Italia. Al di là del dispiacere che tale &#8220;dimenticanza&#8221; mi provoca, penso che sia dovere di qualsiasi amante della letteratura cominciare a diffondere la sua opera. Parlarne incessantemente.</p>
<p><a href="https://www.borderliber.it/il-selvaggio-di-santa-venere/">Già nel 1977 con <strong>&#8220;Il selvaggio di Santa Venere&#8221;</strong></a>, Strati ha raccontato la Calabria delle &#8216;ndrine, anticipando certi argomenti, logicamente con uno stile completamente diverso, che poi hanno infarcito i libri di Gratteri. Con <strong>&#8220;È il nostro turno&#8221;,</strong> lo scrittore di <strong>Sant&#8217;Agata del Bianco</strong> mette in atto un&#8217;opera di smascheramento verso quella generazione che avrebbe dovuto cambiare il volto della regione, ma che invece ha preferito accomodarsi alle tavole imbandite dai politici e dai capibastone, svendendosi al truce assistenzialismo.</p>
<p>Ci sono pagine che per crudezza e concretezza farebbero impallidire i <strong>pasoliniani</strong> più arditi. In ciò va anche tratteggiato un altro aspetto, Strati non è regionalista, ma attua un confronto con la situazione nazionale. L&#8217;arretratezza della<strong> Calabria</strong>, che è simile a quella di oggi, è prima di tutto culturale e morale. Altro che tradizioni da difendere o rilancio dell&#8217;enogastronomia. Ciò che leggeremo tra queste righe è la voce di un uomo innamorato della sua terra, testimone del fatale passaggio dalla povertà materiale all&#8217;abbondanza di facciata.</p>
<p>La sfortuna di Strati è stata proprio quella di essere nato in Calabria, regione priva di vere opportunità per tutti, da cui, se non ti allinei al potere, devi fuggire per progredire. Altrimenti ti viene concessa la possibilità di esserci, ma nell&#8217;indifferenza. Leggete quindi Strati, non siate come coloro che trovano mille scuse per non farlo. L&#8217;autore salva solo una cosa:<strong> la rabbia dei calabresi che non vogliono piegarsi.</strong></p>
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		<title>Restare o andare? Il dilemma di un calabrese in Alright Compa&#8217;</title>
		<link>https://www.borderliber.it/restare-andare-garro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Dec 2024 23:01:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Restare o andare?&#8221; è un estratto del romanzo &#8220;Alright, compa&#8217;&#8221; di Rino Garro, pubblicato da Rubbettino nel 2021. Si tratta un brano delicato che fa intravedere l&#8217;ansia e le preoccupazioni dei non più giovani laureati riguardo alle loro aspettative lavorative. Solo un flash, che contiene il fragile mondo di quanti si chiedono se non sia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Restare o andare?&#8221; è un estratto del romanzo &#8220;Alright, compa&#8217;&#8221; di Rino Garro, pubblicato da Rubbettino nel 2021. Si tratta un brano delicato che fa intravedere l&#8217;ansia e le preoccupazioni dei non più giovani laureati riguardo alle loro aspettative lavorative. Solo un flash, che contiene il fragile mondo di quanti si chiedono se non sia il caso &#8211; come purtroppo accade sempre di più &#8211; di lasciare il proprio paese, il nostro, in cerca di soddisfazioni professionali, di futuro. Se sia il caso, per l&#8217;appunto, di restare o andare?</strong></p>
<p>Guardo le auto sulla A6 transitare in un senso e nell’altro. Sopra di noi, sempre questo grigio appiccicoso spalmato con grazia e dedizione, ma chi se ne importa ormai. Solo in certe occasioni mi riassale il nervosismo, e non certo per il colore del cielo. Per un minuto o due scruto il nero attorcigliato di una nuvola. Sto bene oggi, leggero come una piuma. Sorrido. Il punto è che prima o poi una decisione dovrò prenderla per forza.</p>
<p>I miei vogliono sapere come mai quella che doveva essere una vacanza di pochi giorni si è trasformata in un lungo soggiorno. Antonella, ritornata dalle ferie a Firenze, dove fa un caldo da squagliarti la lingua, dice che per il mezzo c’è di sicuro qualche donna tigresca. Patrizia e Maria, e tutti i colleghi precari con cui ho parlato, vegliano su letti di spine poiché si pensa che da un giorno all’altro sarà pubblicato il nuovo concorso per la scuola, atteso da tempo, improbabile salvatore delle nostre piccole vite sospese. Da qui, l’ansia che in Italia ti bracca come un cane da caccia, non la capisco più. Da qui l’Italia non fa paura: sembra tutto lontano, ogni cosa possibile.</p>
<p>Chiudo la tenda, mi ributto a letto. Infilo la testa sotto il cuscino. Tracce del suo odore, della sua pelle; del profumo che le ho regalato. Adesso lei è in bagno, a farsi la doccia. Io e Julie ci vediamo e facciamo l’amore, qui nel suo flat, da tre settimane. Questo scialbo trivani, con la moquette perfino in bagno, è di una essenzialità per così dire utilitaristica. A parte la televisione, il divano e un tavolinetto con due sedie, non vi sono altri mobili, così almeno non si corre il rischio di mettere in disordine.</p>
<p>Il frigo c’è, ma non ho capito cosa abbia tenuto in fresco l’ultima volta, e non mi riesce di capire cosa mangi lei, oltre a tè, cornflakes, patatine al gusto d’aceto e birra calda in lattina o, quando viene al ristorante, parti di pizza filanti e spaghetti che risucchia uno alla volta, per poi lasciarne mezzi. Ma Julie riesce a fare confusione lo stesso. Nella camera da letto, i suoi trucchi sono sparsi dappertutto insieme a penne, post-it, occhiali da sole, monetine, borse, e a volte dai cassetti saltano fuori oggetti impensabili.</p>
<p>Crede che la moquette sia autorigenerante o abbia intrinseche capacità igieniche e per questo vi poggia sopra qualsiasi cosa, le maglie appena lavate o la biancheria intima, che magari ripiega con molta cura per poi riporla ancora sulla moquette, quasi fosse un cassetto, proprio nel punto dove prima eravamo passati e ripassati con le scarpe. All’inizio ho provato a dirle qualcosa, ho anche fatto finta di prendere l’aspirapolvere per farle capire non so cosa. Poi ho lasciato perdere. Ho desistito ai suoi lunghi sguardi vuoti, ai suoi occhi fissi oltre i miei. Alle pareti neanche un quadro o un poster, perché, chi lo sa, potrebbero</p>
<p>infrangersi in mille pezzi in caso di terremoto, e sulla finestra o sul comodino nemmeno una fotografia qualsiasi accanto al telefono. Per fortuna Julie non ha animali, forse non le piacciono, ma non oso chiederglielo, casomai le venisse voglia di comprarne uno, magari un’iguana o un boa constrictor. E per fortuna non fuma, che è un gran qualità, ma mai quanto la sua tristezza, quanto il colore indefinibile dei suoi occhi.</p>
<p><em>Resta quindi il dilemma: Restare o andare?</em></p>
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		<title>Iran a mani nude: il messaggio che ci arriva da Oriente</title>
		<link>https://www.borderliber.it/iran-mani-nude-recensione/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Dec 2024 23:13:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Iran a mani nude. Storie di donne coraggiose contro ayatollah e pasdaran&#8221; di Mariano Giustino, 2024, Rubbettino editore Era il 16 settembre 2022 quando Mahsa Amini, che da lì a qualche giorno avrebbe compiuto 23 anni, fu uccisa solo perché aveva deciso di non indossare l&#8217;hijab, il velo obbligatorio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Iran a mani nude. Storie di donne coraggiose contro ayatollah e pasdaran&#8221; di Mariano Giustino, 2024, Rubbettino editore</strong></p>
<p>Era il 16 settembre 2022 quando <strong>Mahsa Amini</strong>, che da lì a qualche giorno avrebbe compiuto 23 anni, fu uccisa solo perché aveva deciso di non indossare l&#8217;<strong>hijab</strong>, il velo obbligatorio imposto alle donne dal feroce regime iraniano.</p>
<p>Lei che era curda, quindi appartenente a una minoranza, con il suo sacrificio non pensava di scatenare l&#8217;ira di un intero paese contro i tiranni. Eppure, a portare avanti questa protesta, che ancora continua, sono i giovani della <strong>&#8220;Generazione Z&#8221;</strong>, stanchi di accettare proibizioni, vessazioni, torture e tutto ciò che il potere sa somministrare a coloro che non si sottomettono alla sua prepotenza.</p>
<p><strong>Mariano Giustino, corrispondente in Turchia per Radio Radicale</strong>, ha raccolto in questo libro alcune storie raccapriccianti. <strong>&#8220;Iran a mani nude&#8221;</strong> non è un testo semplice da digerire, perché le torture inflitte a questi giovani, che continuano a ribellarsi alla tirannia degli <strong>Ayatollah,</strong> sono raccontate nei minimi dettagli. Ma l&#8217;intento dell&#8217;autore non è stato quello di creare l&#8217;effetto shock, ma di suscitare indignazione, riflessione e azione.</p>
<p>Un regime che sevizia persino i bambini, che mette a morte i minorenni, che ammette lo stupro e l&#8217;uccisione delle ragazze che chiedono solo di vivere la loro natura, <strong>non è una faccenda per pochi intimi, per appassionati filantropi o per utopisti</strong>, ma riguarda tutti. I giovani iraniani, senza sparare un colpo, senza atti terroristici, restando uniti nella comune lotta per la difesa della libertà di espressione, hanno creato profonde spaccature nella classe dominante.</p>
<p>Ciò dovrebbe essere di lezione anche ai <strong>cittadini dell&#8217;Occidente</strong>, che credono immutabile il quadro politico delle loro nazioni, che pensano sempre di aver chiuso con le passate dittature, che sono convinti di avere tutta la libertà possibile dalla loro e di vivere dalla<strong> &#8220;parte giusta&#8221;</strong> del mondo. Purtroppo non è così, la democrazia necessita di dialogo, di confronto, di partecipazione e di costanti spinte riformatrici.</p>
<p>I giovani iraniani, nella loro <strong>Primavera insanguinata</strong>, stanno impartendo una lezione forte al mondo, in particolar modo a quei giovani occidentali che hanno avviato un duro revisionismo verso l&#8217;eredità lasciata loro dai padri e dalle madri. <strong>Fatto sta che la critica senza attivismo è solo un piagnisteo</strong>.</p>
<h4><strong>Cosa chiedono i giovani iraniani?</strong> In particolare, per cosa combattono le donne vittime dell&#8217;apartheid di genere?</h4>
<p>Paradossalmente, vogliono essere liberi come noi occidentali. Vogliono vestirsi come meglio credono, vogliono scegliere, vogliono divertirsi, vogliono sbagliare e poi lamentarsi, vogliono forse anche piangersi addosso. Insomma, vogliono il meglio di ciò che abbiamo ma che spesso disprezziamo. Eppure, <strong>anche l&#8217;Occidente ha conosciuto la sua epoca oscura, infatti ciò che siamo è frutto di secoli di cruente lotte senza confini.</strong></p>
<p>Quindi, attraverso i ragazzi dell&#8217;<strong>Iran</strong> possiamo vedere quello che di buono dovremmo preservare, restando vigili, e anche su cosa dobbiamo riflettere affinché ci sia una reale emancipazione. Trasversalmente, questi giovani mediorientali ci stanno dicendo che <strong>non possiamo dormire, perché tutto si può perdere per eccesso di apatia.</strong></p>
<p>Consiglio fortemente la lettura di questo libro, perché non mette in mostra solo le torture, ma ci dà la possibilità di riflettere sullo stato di salute del nostro Occidente. Anche i ragazzi e le ragazze dell&#8217;Iran ripetono di essere stati traditi dai loro genitori, da coloro che appoggiarono <strong>la rivoluzione del 1979 di Khomeynī</strong>, le cui intenzioni erano quelle di costruire<strong> &#8220;uno Stato che si basasse sui valori cardine delle democrazie europee&#8221;</strong>; fatto sta che le premesse sono state tradite, senza dimenticare le responsabilità degli <strong>Stati Uniti</strong>, che appoggiarono più l&#8217;ala fondamentalista che non quella democratica, perché secondo alcuni quest&#8217;ultima era influenzata dall&#8217;Urss.</p>
<p>Ecco, quindi, che anche in questa storia resiste l&#8217;immagine universale del <strong>potere-piovra </strong>contro cui tutti dobbiamo combattere. L&#8217;Iran ci sta indicando la via?</p>
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		<title>La rosa nel bicchiere. Confrontiamoci con Franco Costabile</title>
		<link>https://www.borderliber.it/franco-costabile-rosa/</link>
		
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		<pubDate>Thu, 03 Oct 2024 03:10:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La rosa nel bicchiere&#8221; di Franco Costabile, Rubbettino, 2024 Perché solo oggi? Chi ha deciso o ha perpetrato nel tempo quest&#8217;opera di occultamento e omissione che ha privato, soprattutto noi calabresi, del poeta di Sambiase, Franco Costabile? A queste domande, che certamente non troveranno risposta, consegno l&#8217;amarezza di ciò [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;La rosa nel bicchiere&#8221; di Franco Costabile, Rubbettino, 2024</strong></p>
<p>Perché solo oggi? Chi ha deciso o ha perpetrato nel tempo quest&#8217;opera di occultamento e omissione che ha privato, soprattutto noi calabresi, del poeta di Sambiase, Franco Costabile?</p>
<p>A queste domande, che certamente non troveranno risposta, consegno l&#8217;amarezza di ciò che avrebbe potuto essere; <strong>ma con i &#8220;se&#8221; non si fa la storia, al massimo se ne inventa una che il più delle volte è di pessimo gusto.</strong> Non ho mai avuto simpatia per i <strong>&#8220;centenari&#8221;</strong>, molte volte servono per spettacolarizzare la nostalgia e qualche vanitoso prurito. In questo caso, però, mi sono dovuto ricredere, anche perché senza tale anniversario, Costabile sarebbe stato solo uno dei tanti nomi che ho sentito citare in qualche convegno. Riconosco di essere un po&#8217; superficiale.</p>
<p><strong>Costabile è nato nel 1924 a Sambiase</strong>, quella che oggi chiamiamo Lamezia Terme, ma lui non poteva saperlo, visto che la fusione tra Sambiase, Nicastro e Sant&#8217;Eufemia è avvenuta nel 1968, ossia tre anni dopo la sua morte. È stato un poeta, uno di quelli che nonostante le sue frequentazioni &#8211; pensiamo al suo maestro <strong>Ungaretti</strong> &#8211; nonostante i riconoscimenti ricevuti, nonostante le sue opere, è stato lasciato nel dimenticatoio, in quell&#8217;angolo in cui finiscono ancora oggi pletore di <strong>&#8220;autori locali&#8221;</strong>, applauditi dagli amici e criticati dai nemici che gli attribuiscono al massimo il titolo di <strong>&#8220;scemi del paese&#8221;.</strong></p>
<p>Ora, in questa diatriba di stampo popolare e provinciale, <strong>Costabile</strong> non c&#8217;entra e non c&#8217;entrava nulla. Come dice <strong>Aldo Nove</strong> nella prefazione di<strong> &#8220;La rosa nel bicchiere&#8221;</strong>, edito da Rubbettino, &#8220;a questo poeta non si possono mettere etichette o confini&#8221;. Franco Costabile non è solo un poeta di <strong>Calabria</strong>, ma di respiro europeo. Fatto sta che i primi a esserne stati privati sono stati i &#8220;calabresi&#8221;.</p>
<p>Ma c&#8217;è un aspetto curioso: dove ti giri giri, sembra che adesso tutti sappiano chi fosse Franco Costabile. Questo <strong>&#8220;eccesso di conoscenza&#8221;</strong> si sta verificando anche con un altro scrittore calabrese che nel 2024 ha compiuto &#8220;cento anni&#8221;, ossia <strong>Saverio Strati</strong>. Io ammetto che fino agli ultimi giorni dell&#8217;agosto 2024, periodo in cui ho iniziato a leggere i versi di<strong> Costabile</strong>, non sapevo nulla di lui, se non che si fosse suicidato a <strong>Roma</strong>, nel 1965.</p>
<p>Ora invece posso dire che le sue liriche, per attualità, per coraggio, per forza espressiva, varranno tanto per generazioni e generazioni.</p>
<p>Sono versi taglienti, capaci di fotografare il dolore, l&#8217;abbandono, l&#8217;indolenza, la vergogna della Calabria. Le sue sono parole che testimoniano, che aprono un discorso <strong>&#8220;politico e sociale&#8221;</strong>, che sono punto di partenza e di arrivo di tutto ciò che continuiamo a dirci.</p>
<p>La poesia di Costabile è arte, perché il particolare si fa universale, mentre per noi calabresi è un sincero esame di coscienza che andrebbe ripetuto costantemente. Inutile che io riporta qui dei versi, vi sottrarrei la meraviglia. Abbiate infatti &#8220;ansia&#8221; di scoprire questo poeta di <strong>Calabria</strong> e spero anche che se ne accorgono nelle scuole, perché sarebbe ora che a qualcuno monti un po&#8217; di sano orgoglio.</p>
<p>Ma sarei ingiusto se non dicessi che tanti, proprio nella <strong>contrada Sambiase di Lamezia Terme</strong>, hanno custodito con rispetto e devozione la memoria di Costabile. In occasione dei cento anni dalla sua nascita, avvenuta il <strong>27 agosto 1924</strong>, si è costituito un Comitato e proprio i componenti promuovono la sua opera. C&#8217;è poi l&#8217;immane lavoro di <strong>Giovanni Mazzei</strong>, che con cura certosina ha ricercato in tutti gli anfratti ogni traccia delle poesie di Costabile.</p>
<p>Tutto meraviglioso, ma adesso sarà compito dei calabresi saper diffondere questa bellezza, questi versi che sono patrimonio della poesia nazionale ed europea, questi pensieri che ricalcano la storia della <strong>Calabria</strong> e che risuonano tristemente bene anche oggi, perché se <strong>Costabile</strong> fosse stato ancora vivo, non avrebbe potuto &#8211; ahinoi &#8211; scrivere cose diverse.</p>
<p>Insomma, è stato fatto un duro lavoro per recuperarlo, ognuno ha adesso il compito di tramandare <strong>&#8220;La rosa nel bicchiere&#8221;</strong> senza veli e priva di inganni.</p>
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