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	<title>Rubbettino editore Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Calùra di Saverio Gangemi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Jan 2026 09:54:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Calùra&#8221; di Saverio Gangemi, Rubbettino editore, 2025 Come una favola nera o simile a un mito ancestrale. Così &#8220;Calùra&#8221; di Saverio Gangemi ci porta nel mezzo di una storia cruda e schietta, che si aggroviglia intorno a un evento misterioso: un&#8217;ondata di caldo che stravolge la vita di tutti. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Calùra&#8221; di Saverio Gangemi, Rubbettino editore, 2025</strong></p>
<p dir="ltr">Come una favola nera o simile a un mito ancestrale. Così<strong> &#8220;Calùra&#8221;</strong> di Saverio Gangemi ci porta nel mezzo di una storia cruda e schietta, che si aggroviglia intorno a un evento misterioso: un&#8217;ondata di caldo che stravolge la vita di tutti.</p>
<p dir="ltr">Gangemi richiama in un colpo solo Saramago e i maestri della distopia, aggiungendovi quel tocco di calabresità che ci fa immaginare, senza svelarci nulla, l&#8217;asperità del nostro territorio, nonché il fascino &#8220;matrigno&#8221; di una terra che sa tanto amare quanto vendicarsi.</p>
<p dir="ltr">Diverse le chiavi di lettura che possiamo applicare a<strong> &#8220;Calùra&#8221;</strong>. Possiamo vedere nell&#8217;albero della merda, intorno a cui tutto si muove, un presunto albero della vita e della morte, attraverso cui apprendere una nuova conoscenza, non per forza negativa o infarcita di morte. Possiamo vedere nei protagonisti novelli viandanti, scopritori di un mondo che a un certo punto diventa per loro ostile, se non più atroce di quello che abitavano prima che la sciagura si abbattesse.</p>
<p dir="ltr">Eppure nulla cambia, l&#8217;uomo prova a sopravvivere, anche se sa che forse è inutile resistere. Pensa che la calura sia una forma di punizione divina, un castigo della natura, qualcosa che è scaturito da una maledizione lanciata da chissà quale entità. Ma l&#8217;uomo c&#8217;entra qualcosa? Quanto è responsabile di tutto quello che è avvenuto?</p>
<p dir="ltr">Alle domande risponderà il lettore, qui possiamo solo riflettere intorno a un romanzo maturo che richiama i nostri tempi, nonostante i fatti siano collocati in un tempo in cui duchi e papi imponevano le loro leggi contraddittorie. Ma proprio questo costante richiamo, capace di uniformare con naturalezza il passato con il presente, rappresenta il punto di svolta dell&#8217;intero romanzo.</p>
<p dir="ltr">Il linguaggio schietto, senza orpelli, quasi figlio di una nuova oggettività, lascia al lettore la possibilità di mischiarsi nelle vicende, dandogli libertà di valutazione e di interpretazione. L&#8217;autore calabrese ci fa intendere che ama la letteratura che discute con il pubblico, che non si limita a intrattenere ma che suggerisce riflessioni e stimola confronti.</p>
<p dir="ltr">Insomma, <strong>&#8220;Calùra&#8221;</strong> è un romanzo di un calabrese che tra le sue pagine ha saputo dosare esperienza e fantasia, osservazione e pensiero, vita e coscienza.</p>
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		<title>Quando mia madre indossò la maglietta di Franz Beckenbauer. Francesco Pileggi e la corsa verso l&#8217;età adulta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 May 2022 03:01:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri Otto ragazzini, un albero di limoni e la Calabria. All’inizio sembra una fiaba, poi, pian piano capiamo che le favole piacciono ai bambini fino a un certo punto e che la realtà irrompe, ti schiaffeggia e ti manda a letto senza cena. E Francesco [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="http://www.gliamantideilibri.it/quando-mia-madre-indosso-la-maglietta-di-franz-beckenbauer-francesco-pileggi/">Gli amanti dei libri</a></strong></em></p>
<p>Otto ragazzini, un albero di limoni e la Calabria. All’inizio sembra una fiaba, poi, pian piano capiamo che le favole piacciono ai bambini fino a un certo punto e che la realtà irrompe, ti schiaffeggia e ti manda a letto senza cena. E Francesco Pileggi fa così, ti ammalia con schegge di prosa che prima ti accarezzano e poi ti mandano al tappeto, lasciando nell’aria, però, un intenso profumo di poesia.</p>
<p>Siamo nel 1973. Questi otto ragazzini fanno di un albero di limoni la loro dimora segreta. Da lì guardano il mondo. Da lì ascoltano anche le notizie, la musica e i dibattiti che passano per radio. <em>Il mondo è tutto ciò che accade </em>diceva il filosofo Wittgenstein, ma è anche tutto ciò che si interpreta, perché, dopotutto i <em>fatti</em> non esistono. Ma c’è anche un altro aspetto da tenere in considerazione, per un bambino la vita è una continua scoperta, anche quando si fa male, quando si sbuccia un ginocchio, quando prende un ceffone, quando si perde in un bosco e scopre cosa fanno un uomo e una donna vicino a un albero. E questi otto ragazzini imparano velocemente che intorno a loro c’è una Calabria meravigliosa… anche se un giorno dovranno emigrare.</p>
<p>Tra stupore, ingenuità e ironia, Pileggi ci porta per mano in un libro che si legge con voracità. Pagina dopo pagina resteremo attratti dalla storia di questi ragazzi che hanno il mito del “Kaiser”, ossia Franz Beckenbauer che nel 1970 fu uno dei protagonisti della partita del secolo, quell’Italia-Germania Ovest finita quattro a tre. E proprio questi bambini fanno a gara per chiedere ai padri che lavorano in Germania di portare loro la maglia numero 4 di Beckenbauer, anche se è pericoloso indossarla, anche se la indosseranno le loro madri per protesta.</p>
<p>Insomma, ci sono storie di Calabria le cui tinte drammatiche sono rese più tenui dall’ingenuità dei bambini. C’è un albero di limoni che incarna un senso di libertà, di elevazione, di distacco dalla mondanità e di ricerca del senso della vita. Ci sono l’infanzia e la ruralità… tutto racchiuso in 160 pagine che spaccano il cuore.</p>
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		<title>Tibi e Tàscia di Saverio Strati</title>
		<link>https://www.borderliber.it/saverio-strati-tibi-e-tascia-storie-dallamara-e-dolce-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Feb 2022 06:01:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura calabrese]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Tibi e Tàscia&#8221; di Saverio Strati, Rubbettino edizioni Riportate nelle scuole calabresi Saverio Strati, se ancora non è stato fatto, ché questo scrittore viene ricordato solo in certi momenti, quando magari bisogna fare un po’ di retorica culturale che rende più affascinante il non detto. Date ai giovani la [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Articolo di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Tibi e Tàscia&#8221; di Saverio Strati, Rubbettino edizioni</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Riportate nelle scuole calabresi Saverio Strati, se ancora non è stato fatto, ché questo scrittore viene ricordato solo in certi momenti, quando magari bisogna fare un po’ di retorica culturale che rende più affascinante il <em>non detto</em>. Date ai giovani la possibilità di riscoprire le loro radici, soprattutto letterarie, perché non esiste solo <em>l’enogastronomia della nonna</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Tibi e Tàscia</em>, pubblicato da Rubbettino editore, racconta di un tempo che non c’è più, quando la povertà era di casa, quando un contadino nasceva e moriva contadino, quando l’emancipazione era per pochi eletti, quando i figli dei poveri sognavano intensamente per sedare i morsi della fame. Eppure, non sono così convinto che tutto sia cambiato in meglio, perché la Calabria di Tibi e Tàscia non è poi diversa da quella di oggi. È sempre abitata da tanti disgraziati che tirano a campare e nonostante la loro voglia di sognare, devono fare i conti con la famelicità degli amorali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono parole semplici quelle usate da Strati. Il suo raccontare è un discorso che fila liscio, ma quando entri nei suoi romanzi capisci che la complessità sta in quel <em>perché </em>che ti poni davanti all’ingiustizia. E quando finisci di leggere questo libro ti domandi ancora una volta <em>perché c’è chi si salva e chi perisce?</em></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter wp-image-2577" src="https://i0.wp.com/www.borderliber.it/wp-content/uploads/2022/02/oss_strati2_1.jpg?resize=800%2C1250&#038;ssl=1" alt="Tibi e tascia di Saverio Strati" width="800" height="1250" data-recalc-dims="1" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo è ambientato negli anni Trenta del secolo scorso. <em>Tibi-Tiberio</em> è un bambino che ama riflettere, che si lascia stupire dal mondo. Sogna a occhi aperti, si pone domande più grandi di lui. Più della Terza elementare non ha potuto frequentare, eppure in lui c’è la voglia di sapere. Invidia chi possiede tanti libri e vorrebbe anche lui imparare tante cose. Se facesse il pastore, potrebbe starsene solo soletto a leggere mentre le bestie pascolano. <em>Tàscia-Teresa </em>è una bambina iraconda. Una piccola donna con il cuore da <em>brigante</em> che odia le ingiustizie. Si difende dagli altri usando le mani e lanciando pietre. In lei c’è la ribellione che agita i cuori di chi ha tanto subito. <em>Tibi e Tàscia </em>stanno sempre insieme. Lei è affascinata da lui e viceversa. Davanti alla povertà e all’ingiustizia ognuno reagisce con i propri mezzi, ossia con il sogno e la rabbia. La speranza però li unisce. E poi, cosa cambia? Potremmo dire che anche in questa storia c’è chi accetta un compromesso e chi accetta il proprio destino. Eppure, nessuno vince e nessuno perde. <em>Forse doveva andare così?</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa aggiunge Strati a ciò che hanno già scritto i suoi contemporanei? Di sicuro in lui trovano casa il magico e il reale. Soprattutto, non c’è un pregiudizio che guida il racconto, ma vince la necessità di testimoniare. Siamo <em>spettatori-lettori</em> degli eventi. La povertà dei contadini non è trattata dallo scrittore calabrese come requisito per suscitare in noi indignazione, essa è un dato di fatto, una realtà innegabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rileggere questo autore, dunque, porta a porsi una domanda importantissima: <em>cos’è cambiato?</em> E non è poco di questi tempi!</p>
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		<title>Piccoli Bugiardi di Fatos Kongoli</title>
		<link>https://www.borderliber.it/fatos-kongoli-piccoli-bugiardi-rubbettino-editore/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Feb 2022 11:06:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Albania]]></category>
		<category><![CDATA[Rubbettino editore]]></category>
		<category><![CDATA[Traduzione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Piccoli Bugiardi&#8221; di Fatos Kongoli, Rubbettino, 2022 In &#8220;Piccoli bugiardi&#8221; c’è l’Albania intrappolata ancora in quell’epoca di passaggio tra le macerie della dittatura e la lenta democratizzazione. Pro e contro della modernizzazione e del processo di emancipazione vengono vissuti dal protagonista, Alpin, che dal suo villaggio rurale si trasferisce [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Piccoli Bugiardi&#8221; di Fatos Kongoli, Rubbettino, 2022</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In &#8220;Piccoli bugiardi&#8221; c’è l’Albania intrappolata ancora in quell’epoca di passaggio tra le macerie della dittatura e la lenta democratizzazione. Pro e contro della modernizzazione e del processo di emancipazione vengono vissuti dal protagonista, Alpin, che dal suo villaggio rurale si trasferisce nella capitale Tirana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’epoca di passaggio è prima di tutto un momento di crisi dei valori e dei costumi. Non vince chi si adegua o si abbandona agli eventi, ma chi impara a convivere con le proprie nevrosi. Ed è questo il tema del romanzo dello scrittore albanese Fatos Kongoli. Alpin farà i conti con il primo dei valori che viene messo in crisi in ogni fase di passaggio, quello <em>relazionale-affettivo</em>, in poche parole, l’amore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viola, Rovena ed Emma sono le tre ragazze in cui si imbatterà Alpin. Queste figure incarnano tre stati dell’amore e della femminilità. La nevrosi del protagonista sta nel mezzo del rapporto tra realtà e idealizzazione, tra modernizzazione e caduta dello stereotipo. Riuscirà questo giovane proveniente dal mondo contadino a diventare cittadino?</p>
<p>Quello che Kongoli mette in scena tra le pagine di &#8220;Piccoli Bugiardi&#8221; non è una storia d’amore, ma il <em>problema del passaggio</em>, del ribaltamento di tutti i valori. Inutile chiedersi cosa sia stato giusto o sbagliato, se sia urgente salvare qualcosa o lasciare che ogni cosa si distrugga; Alpin non si pone queste domande, ma sperimenta la crisi, la applica su sé stesso. Ne viene fuori un libro che ci riporta ai classici del neorealismo italiano, con l’uso però di una scrittura che pone l’accento sulla sintesi, in cui ogni parola scaturisce dalla chiusura del confronto tra le contraddizioni del caso.</p>







<p class="wp-block-paragraph">Il lettore avrà la possibilità di scoprire le trasformazioni della società albanese. Evoluzioni che sono avvenute anche in Italia. Alpin è un giovane della rivolta, diviso tra i <em>sì </em>e i <em>no</em> imposti dalla propria coscienza. Il suo occhio guarda tanto al <em>padre</em>, ossia, il totem, quanto alla dissacrazione di ogni simbolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la crisi dei valori apre anche a un altro confronto, quello tra identità e spersonalizzazione. Le figure femminili presenti nel romanzo sono donne che si dissolvono, che vivono fugacemente, che guardano all’Europa. Tra queste pagine c’è anche il tema dell’emigrazione, via di fuga per tanti albanesi, tema caro anche a noi italiani, tanto da rendere questo romanzo perfettamente inserito in quel quadro europeo in cui la contemporaneità è trattata negativamente, perché impone all&#8217;individuo il sacrificio della propria identità.</p>
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		<title>Alright, Compa’ di Rino Garro</title>
		<link>https://www.borderliber.it/rino-garro-alright-compa-rubbettino-editore-2/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 08:27:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per Gli amanti dei libri. In copertina: &#8220;Alright, Compa’&#8221; di Rino Garro, Rubbettino editore Ci sono viaggi che dobbiamo rifare necessariamente. A volte ci fanno male, altre volte rinnovano in noi il senso di uno stupore primordiale; ma, in entrambi i casi, ci ricordano da dove siamo partiti e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Recensione di Martino Ciano già pubblicata per <a href="http://www.gliamantideilibri.it/alright-compa-rino-garro/">Gli amanti dei libri</a>. In copertina: &#8220;Alright, Compa’&#8221; di Rino Garro, Rubbettino editore</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono viaggi che dobbiamo rifare necessariamente. A volte ci fanno male, altre volte rinnovano in noi il senso di uno stupore primordiale; ma, in entrambi i casi, ci ricordano da dove siamo partiti e ci riportano all’origine di tutte le cose, risvegliando l’inquietudine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rino Garro parte da qui, da un viaggio che il protagonista ripete dopo anni. Destinazione: Manchester e dintorni. L’inquietudine che si riaffaccia in questo non più giovanissimo calabrese, già professore precario a Firenze, è simboleggiata dai versi minacciosi degli uccelli che <em>Gordon Pym</em>, il personaggio del celebre romanzo di Edgar Allan Poe, sente man mano che si avvicina alla fine della sua lunga traversata in mare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è oscuro il reale motivo che spinge il protagonista di <em>Alright, Compa’</em> a tornare in Inghilterra, a ricercare ospitalità da Mario, un ristoratore partito anche lui dal meridione d’Italia per cambiare vita, per sfuggire alla precarietà. Passano gli anni, ma non le storie e le sensazioni. Tutto resta sospeso quando ci si sente stranieri. Mario usa spesso <em>Alright</em>, un <em>va bene</em> che nasconde le inquietudini del passato e del presente, ma aggiunge anche il termine<em> Compa’</em>, in cui si annusa quel pizzico di nostalgia per la terra d’origine e dietro cui si cela una sensazione di sconfitta per essere un fuggiasco che, nonostante l’accoglienza ricevuta, sente il peso del <em>non ritorno</em>. Questa sensazione si avverte per tutto il romanzo. Si manifesta in ogni personaggio con cui il precario professore calabrese viene in contatto, perlopiù meridionali che in Inghilterra hanno trovato una realizzazione pagata a caro prezzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rino Garro è un narratore sapiente. Nasconde il dramma dietro l’ironia, mostra il volto puro dei meridionali che si arrangiano, si adattano, fanno fortuna, ma non dimenticano chi sono. Orgoglio e identità appaino tra le pagine, ma senza scadere nel provincialismo o nelle facili recriminazioni del cuore, perché ogni personaggio è prima di tutto testimone delle proprie sconfitte. In fondo, andar via dalla terra natia per necessità e non per scelta è sempre un dramma che segna. <em>Alright, Compa’ </em>rientra quindi in quella <em>letteratura della riappropriazione</em> che indaga sull’inquietudine, sull’emigrazione, sulla necessità di avere un’origine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È una scrittura impegnata quella di Garro, anche nella sua apparente leggerezza, perché nella spensieratezza di un <em>va</em> <em>tutto bene</em>, vibrano i tormenti di una vita e la certezza di non aver mai chiuso i conti con la <em>madre patria</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/rino-garro-alright-compa-rubbettino-editore-2/">Alright, Compa’ di Rino Garro</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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