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	<title>Rizieri Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>L&#8217;ultima erranza. Occhiato e l&#8217;originalità della lingua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jul 2023 01:56:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;ultima erranza&#8221; di Giuseppe Occhiato, Rubbettino, 2023 Una novità è quando ti trovi davanti a un libro come &#8220;L&#8217;ultima erranza&#8221;, non importa quando è stato pubblicato, quanti anni ha, anche perché i libri non hanno una data di scadenza, ma conta solo quello che ti lascia e quanto è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;L&#8217;ultima erranza&#8221; di Giuseppe Occhiato, Rubbettino, 2023</strong></p>
<p>Una novità è quando ti trovi davanti a un libro come <strong>&#8220;L&#8217;ultima erranza&#8221;</strong>, non importa quando è stato pubblicato, quanti anni ha, anche perché i libri non hanno una data di scadenza, ma conta solo quello che ti lascia e quanto è stato capace di stupirti. <strong>Il romanzo di Giuseppe Occhiato, scrittore calabrese morto nel 2010, parla la lingua del Novecento italiano e non solo</strong>. In un unico libro ritrovo <strong>Landolfi, Gadda, Bufalino, Satta</strong> e qualcosa che mi ricorda il <strong>Manoscritto trovato a Saragozza</strong> di <strong>Jan Potocki.</strong></p>
<p>Questo calabrese nato a <strong>Mileto nel 1934</strong>, conosciuto soprattutto per le sue ricerche storiche, si lancia in una avventura complessa il cui unico obiettivo è quello di <strong>&#8220;costruire la propria lingua&#8221;</strong>, proprio perché la <strong>&#8220;lingua è tutto&#8221;</strong>. Questa frase, Occhiato la scrive nella postfazione, prendendola in prestito da <strong>Céline</strong>. Tra dialettismi, termini aulici e folkloristici, l&#8217;autore dà vita a una vera e propria epopea.</p>
<p>L&#8217;avvenimento scatenante è il ritorno di <strong>Filippo Donnanna</strong> nella sua Mileto, borgo della provincia di <strong>Vibo Valentia</strong>. È il <strong>1983</strong> e <strong>Donnanna</strong> è venuto a cercare riposo, perché stanco dei ritmi del Nord Italia. Ritorna alle sue origini, guidato dai soliti sentimenti di amore e di odio, da quei ricordi che fanno sorridere e piangere. Sente che il tempo è passato; <strong>si sente vecchio, forse la morte è dietro l&#8217;angolo</strong>, ma non è detto che la vita non possa ancora stupirlo, anche se lui non ci crede.</p>
<p>Fatto sta che durante l&#8217;ultima erranza, nella sua appassionata ricerca di un <strong>Assoluto</strong> verso il quale si sente attratto, si imbatte in una storia davvero strana, ossia quel funerale di cui ancora si parla, che riguardò <strong>Rizieri Mercatante</strong>, un giovane che nel 1943 morì sotto le bombe della <strong>Seconda Guerra Mondiale</strong>. Quel funerale fu celebrato nel 1963! A volerlo fu suo padre, che proprio durante gli anni del <strong>Fascismo</strong> partì per l&#8217;Argentina, abbandonò la sua famiglia e lottò solo per diventare ricco.</p>
<p><strong>Furono esequie grandiose</strong>, che da una parte servirono al padre per pulirsi la coscienza, mentre dall&#8217;altra aiutarono il figlio a mettere fine alla sua erranza ingiuriosa nel Regno dei Morti, nel mondo sottano. Infatti, il giovane, senza aver ricevuto <strong>&#8220;tutti i riti necessari&#8221;</strong> non avrebbe potuto attraversare il <strong>Ponte di Santo Jacopo</strong> e guadagnare l&#8217;aldilà. E cosa iniziò a fare questa povera anima senza pace? Cominciò ad apparire in sogno un po&#8217; a tutti, anche a quel padre che l&#8217;aveva abbandonato. A lui chiede di salvarlo dal suo tormento, da quel limbo in cui non si è né vivi né morti.</p>
<p>Ed ecco la grandezza della letteratura di Occhiato, <strong>costruire un romanzo-ponte tra particolare e universale, in cui le vicende di un piccolo borgo calabrese vengono inglobate in quell&#8217;universo di miti, leggende e riti che costituiscono la &#8220;cultura dell&#8217;uomo&#8221;</strong>, la sua base sociale, le armi di difesa da un <strong>Assoluto</strong> che inghiotte e che non può essere spiegato.</p>
<p>Ecco anche la <strong>Calabria</strong> e le sue influenze <strong>magnogreche e bizantine</strong>. Tanti tasselli che spingono a riflettere, ad andare a ritroso, tra quei racconti delle nostre nonne che, forse senza volerlo, erano ancora <strong>custodi e sacerdotesse</strong> di antichi riti, nonché protettrici di ancestrali suggestioni. Ma, a fare la differenza, è lo stile che sa essere colto e popolano, che sa giocare con i significati, che impone al lettore di essere paziente,<strong> perché questo libro non si &#8220;divora&#8221;</strong>, bensì chiede di essere assaporato, interpretato.</p>
<p>Quando ti trovi davanti a romanzi del genere, capisci quale tradizione ha lasciato il Novecento. Eppure, Occhiato è stato capace di andare oltre, di sapere fare i conti anche con la contemporaneità. Infatti, all&#8217;interno di questo libro, <strong>scritto a inizio XXI secolo, già pubblicato nel 2007 e ripreso da Rubbettino</strong>, ci sono i &#8220;nostri giorni&#8221;. Ci sono mondi che si dissolvono, linguaggi che si mischiano, parole che si legano ad altre parole, significati capovolti e decontestualizzati. <strong>Un respiro avanguardistico anima l&#8217;opera.</strong></p>
<p>Bisogna leggere Giuseppe Occhiato, scrittore marginale che,<strong> come tutti coloro che sono condannati per &#8220;strani motivi&#8221; all&#8217;oblio</strong>, dimostrano di essere originali e sono davvero &#8220;novità editoriali&#8221; con cui bisogna fare i conti.</p>
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