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	<title>Risveglio Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Una notte di passaggio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/una-notte-di-passaggio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Dec 2023 00:28:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosa e foto di Martino Ciano Ancora è lontano il canto del gallo. La notte è profonda, infilza gli occhi. Tagliente è solo il silenzio. Il vento sussurra, alla porta stanno appesi tutti i desideri incompiuti; domani, al mattino, con la prima schiarita, saranno rimessi addosso come si fa con una borsa a tracolla. Le [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Prosa e foto di Martino Ciano</strong></em></p>
<p><strong>Ancora è lontano il canto del gallo.</strong> La notte è profonda, infilza gli occhi. Tagliente è solo il silenzio. Il vento sussurra, alla porta stanno appesi tutti i desideri incompiuti; domani, al mattino, con la prima schiarita, saranno rimessi addosso come si fa con una borsa a tracolla. Le mura sono ora amichevoli; questa prigione dalla tinta fantasia, come un pigiama si lascia indossare. C&#8217;è la speranza del sonno, ancora non è balenata la pesantezza delle palpebre, piuttosto è pressante il pensiero di addormentarsi con sé stessi, ché se il corpo giace troppe cose gli ruotano intorno.</p>
<p><strong>Essere, ma non essere percepiti.</strong> C&#8217;è bisogno ancora di mangiare un mandarino e di fumare una sigaretta, di bere un sorso di caffè freddo lasciato in una tazzina dalla mattina precedente. C&#8217;è bisogno ancora di riconciliarsi con i difetti, con i rimorsi, con le gioie, con brandelli di solitudine. C&#8217;è bisogno ancora di invocare la nebbia, di crollare per terra come dopo aver ricevuto un pugno in testa. C&#8217;è bisogno dell&#8217;ultimo abbraccio, dell&#8217;ultimo bacio, dell&#8217;ultima carezza, come se domani non ci si risvegliasse più.</p>
<p><strong>Giocare come i bambini.</strong> Cantare come gli ubriachi. Ridere come i disperati. In tre momenti diversi si è fatta carne la voglia di scomparire dal mondo. Chiudi gli occhi, chiunque tu sia; prima però scaccia ogni essere vivente dal tuo campo visivo.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Ho fondato la mia causa sul nulla e sulla pensione sociale</title>
		<link>https://www.borderliber.it/causa-nulla-pensione-sociale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Oct 2023 02:49:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
		<category><![CDATA[Frenetico]]></category>
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		<category><![CDATA[storia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ho fondato la mia causa sul nulla e sulla pensione sociale&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore Quando ogni mattina mi reco al lavoro, intorno alle ore 7.30, mi piace osservare le facce pensierose di coloro che incrocio. Il risveglio non ha l&#8217;oro in bocca, ma un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Ho fondato la mia causa sul nulla e sulla pensione sociale&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto scattata e rielaborata dall&#8217;autore</strong></p>
<p>Quando ogni mattina mi reco al lavoro,<strong> intorno alle ore 7.30</strong>, mi piace osservare le facce pensierose di coloro che incrocio. <strong>Il risveglio non ha l&#8217;oro in bocca, ma un bottino di traumi.</strong> La nostra unica certezza è che ogni nuovo giorno ci consegna alla vanità delle opere e delle cose che produrremo. La ripetizione dei gesti, i sorrisi forzati, le giustificazioni per i nostri &#8220;buoni o cattivi umori&#8221;, ma anche la sopportazione delle isterie mattutine degli altri.</p>
<p>Eccitati o già stanchi, corde di violino o afflosciati&#8230; <strong>gli unici che al mattino non hanno necessità di giustificarsi sono gli insonni; </strong>per loro non c&#8217;è stata la migrazione delle idee da una notte a un giorno. Li invidio, perché da tempo sono preda del mio animo letargico che mi fa addormentare ovunque e a qualsiasi ora. Mentre i<strong> caffeinomani</strong> si ustionano le labbra con le tazzine di ceramica, sperando che quella roba li tiri su come aquiloni, <strong>l&#8217;odore dei deodoranti sparsi sotto le ascelle inaugura la vita del nuovo giorno.</strong></p>
<p>Il sole dei giusti e dei cattivi, la pioggia dei buoni e dei malvagi, la bava alla bocca di chi vorrebbe parlare ma è ancora insonnolito, gli occhi fissi di coloro che perlustrano il vuoto e che in mente si ripetono <strong>&#8220;che cazzo mi sono alzato a fare&#8221;</strong>. E la causa per il nulla,<strong> ossia l&#8217;estrema lotta per andarsi a guadagnare il pane quotidiano</strong>, si prefigura davanti allo sguardo di chiunque&#8230; <strong>pensiamo già a quando poggeremo di nuovo il capo sul cuscino</strong>&#8230; squillano i telefoni e urlano i clacson, le porte delle scuole si sono appena spalancate, lungo il cielo scorrono fili di luce e nuvole che sembrano pezze di cotone; si rattoppano così i buchi lasciati dal sonno. <strong>Perché abbiamo tanto, troppo, sonno?</strong></p>
<p>C&#8217;è una notte eterna nel cuore della nostra società purulenta, ricca di lifting, di povertà immaginaria, di emarginazione psicologica, di convalescenze dei sentimenti. Viviamo nella parte fortunata del mondo, qui abbiamo anche<strong> la possibilità di farci ammazzare dall&#8217;indifferenza e dalla ricerca dell&#8217;eccesso. </strong></p>
<p>&#8220;Ho fondato la mia causa sul nulla&#8221;, scrisse Max Stirner nel suo <strong>&#8220;L&#8217;unico e la sua proprietà&#8221;</strong>. Ancora la sua opera anarchica mi esalta.</p>
<p>Allora ognuno insegue sé stesso e fugge via per evitare di arrivare in ritardo. Si sente come se l&#8217;immagine riflessa nello specchio nel quale si osserva iniziasse a muoversi per conto proprio&#8230; <strong>la testa è altrove e il corpo va nella direzione opposta;</strong> e la vita anche è una sostanza scissa, isterica, schizofrenica, matrigna. <strong>Chi ti ha dato la vita te la toglierà,</strong> così Dio ha regolato il mondo; proprio lui che ha creato gli uomini a sua <strong>&#8220;immagine e somiglianza&#8221;</strong> si è dimostrato narcisista, idolatra e vanitoso.</p>
<p>Ecco un atto di vero amore solo utile alla società: <strong>darsi un obiettivo, anche se tutto si fonda sul nulla&#8230; bisogna pur arrivare sani e salvi a fine giornata e, prima o poi, alla pensione sociale.</strong></p>
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		<title>Temo il risveglio</title>
		<link>https://www.borderliber.it/poesie-temo-il-risveglio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Jun 2023 01:22:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Adriana Sabato]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[Paesaggio]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Risveglio]]></category>
		<category><![CDATA[Sensazione]]></category>
		<category><![CDATA[Sentimento]]></category>
		<category><![CDATA[Temere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Adriana Sabato Sento ancora la sua voce Autorevole e potente Ti costringe a pensare Anche se non vorresti …ti avvolge ora il silenzio Ti cullano le ali dell’angelo oscuro. Ed io Sento ancora la tua voce. * Respiro a bassa voce Non voglio, temo Risvegliare coscienze Non voglio Rumori e chiacchiericcio [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Adriana Sabato</strong></em></p>
<p>Sento ancora la sua voce<br />
Autorevole e potente<br />
Ti costringe a pensare<br />
Anche se non vorresti<br />
…ti avvolge ora il silenzio<br />
Ti cullano le ali dell’angelo oscuro.<br />
Ed io<br />
Sento ancora la tua voce.</p>
<p>*<br />
Respiro a bassa voce<br />
Non voglio, temo<br />
Risvegliare coscienze<br />
Non voglio<br />
Rumori e chiacchiericcio<br />
Sporcano l&#8217;aria sottile<br />
Di un mattino ancora intonso<br />
Vorrei trattenere il tempo<br />
Trattengo il fiato<br />
Mentre lo afferro<br />
Guardo già indietro<br />
Vivere<br />
Non voglio<br />
Temo il risveglio</p>
<p>*<br />
Ormai sei parte di me<br />
Come dell’aria che respiro<br />
Sono un vaso rotto e rattoppato<br />
Mai più come prima<br />
Forse meglio o forse peggio<br />
Ma riprendo vita<br />
Grazie all’arte del rattoppo<br />
Cicatrici preziose<br />
Ferite uniche<br />
Trame d’oro<br />
Fili preziosi<br />
Rinasco a nuovi mondi<br />
Respiro aria pulita</p>
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		<title>Il rifiuto. Seconda parte</title>
		<link>https://www.borderliber.it/il-rifiuto-seconda-parte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2022 01:28:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Agitazione]]></category>
		<category><![CDATA[Emozioni]]></category>
		<category><![CDATA[paura]]></category>
		<category><![CDATA[Rifiuto]]></category>
		<category><![CDATA[Risveglio]]></category>
		<category><![CDATA[Vita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Racconto di Giuseppe La Licata Non tutto era andato così liscio, nei primi tempi il rigurgito d’una sorta d’intolleranza gli aveva procurato alcuni fastidi digestivi, sì proprio nella regione più sensibile e delicata dell’intestino; ai primi contatti col ciarpame dell’ insulsa capitale e alle prime esalazioni degli umori notturni, la sua pelle, gli occhi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Racconto di Giuseppe La Licata</strong></em></p>
<p>Non tutto era andato così liscio, nei primi tempi il rigurgito d’una sorta d’intolleranza gli aveva procurato alcuni fastidi digestivi, sì proprio nella regione più sensibile e delicata dell’intestino; ai primi contatti col ciarpame dell’ insulsa capitale e alle prime esalazioni degli umori notturni, la sua pelle, gli occhi e i suoi larghi polmoni avevano reagito in modo irritato e convulso. Non s’era per questo perduto d’animo, aveva imparato a gustare la pazienza, il valore della dedizione e della perseveranza ed a parte quel lieve indolenzimento lungo la coda delle sue viscere, che lo avrebbe accompagnato per diversi anni, gli altri disturbi si sarebbero ben presto diradati. Notturni deliziosamente tranquilli segnavano il battito cardiaco della sua nuova esistenza. Dopo tutto aveva imparato a nuotare e a cantare.</p>
<p>Era un lavoro delicato, minuzioso, un lavoro di scrupolosa precisione chirurgica, e comunque tale da procurargli fatalmente una fiduciosa e promettente indipendenza. Una libertà vera, profumata, ricostituente, quella consentitagli dalla possibilità di viaggiare senza valigia , passaporto e carta d’identità tra i labirinti della sua ruffiana madre, <em>madre- urbe</em>, madre ingorda, il cui primato dell’abbondanza fino allo spreco si misurava nella generosa profusione dei rifiuti. Ed i rifiuti erano così l’esito finale di quel lungo e laborioso processo di alimentazione che la dolce e feroce madre perpetuava giorno dopo giorno a ritmi talvolta irregolari ma con crescente e voluttuosa voracità. Le abitudini alimentari sono le più difficili da correggere ed i resti o meglio le abbondanti evacuazioni della pur nobile Signora erano testimonianza del suo più o meno buono stato di salute, prova manifesta della qualità della sua esistenza e non di meno dei suoi innumerevoli peccati. I rifiuti? Sì, i rifiuti, quelli autentici e non biodegradabili, avevano un buon valore di mercato, non si vendevano, ma si barattavano al mercato delle verità; erano il distillato di informazioni attendibili, di indizi affidabili, controprova inconfutabile anche di labili sospetti o semplici presunzioni. Il rifiuto era la verità stessa resa ora inappellabile, senza più equivoci ed esitazioni; la garanzia e la certezza probatoria per il trionfo di una giustizia lucida, imparziale, affrancata dalla fragilità sentimentale del giudicante.</p>
<p>Un tempo avrebbe voluto tagliare la corda, ma la notte gli aveva a poco a poco restituito una vita, senza per questo dargli un peso più grande d’uno sputo o la leggerezza più lieve dell’ala d’una mosca; sentiva insinuarsi una specie d’orgoglio ed una soddisfazione intima per il suo silenzioso operare, per le sue instancabili avventure, per aver estirpato da tutta quella nauseabonda oscenità il segreto di una lingua nuova e inascoltata, una parola estrema e minacciosa; ma di ciò si sentiva innocente. Il suo cervello, una volta ingolfato da pensieri dispersi che si accatastavano su i rottami di altri pensieri, si era trasformato ora in un gigantesco archivio dove le verità trovavano, senza alcuna plausibile spiegazione, un suo preciso e straordinario ordine. Gli bastava socchiudere le palpebre e cominciava a lanciare occhiate terribili tra gli scaffali e le mensole di quell’inesauribile deposito per recuperare in poche frazioni di secondo sottili dettagli, schegge taglienti o un pulviscolo di minute informazioni che restituivano in un lampo di luminosa certezza, la povertà e la miseria d’ogni umano, lento e inesorabile assassinio. Il consumarsi impietoso d’ogni vivere, il tradimento vigliacco d’una dolce infelicità per una manciata di sorrisi, gli stessi sorrisi ingordi garbatamente spalmati sui volti tirati a nuovo della cosiddetta brava gente. A tratti provava una certa tenerezza per tutta quell’agitazione circostante, ma non sopportava più la luce del giorno ed aveva via via allontanato lo sguardo dalle cose diurne. L’insonnia gli era venuta in soccorso e non aveva opposto alcuna resistenza alla sua naturale indisposizione per quella vita levigata ed accecata dalla luce del giorno. La coda dei tramonti assecondava il suo risveglio e il soffice itinerario di un grappolo di nuvole sopra i tetti scioglieva gradatamente l’inerzia del suo sonno.</p>
<p>Ogni notte il bottino era ricco, ma bisognava selezionare, ordinare e soprattutto disincrostare corpi autentici di rifiuti da altri elementi inquinanti e distorsivi. La verità non ammetteva errori nè contaminazioni. Le operazioni di pulizia e di catalogazione erano le più lunghe e delicate. Non di rado, infatti, gli era capitato di dover sospendere i suoi viaggi per dedicarsi alla minuziosa nomenclatura di tutto quel materiale recuperato. C’era una vecchia panchina dissestata che lo attendeva, a fine giornata, a tali adempimenti. Vi scivolava   dentro seguendo la linea di una carezza che raggiungeva la nuca e restava immobile, con gli occhi sbronzi per la fatica; una fatica che non lo angustiava, piuttosto gli offriva il sollievo di una delicata indifferenza verso le sue remote ambizioni; un distacco nobile e sincero che traspariva dal gesto gentile e ormai automatico di quelle mani che scivolavano dentro le tasche per svuotarle con cura del loro prezioso contenuto.</p>
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		<title>Alessandro Cinquegrani. Pensa il risveglio. Storia di uno spettacolo</title>
		<link>https://www.borderliber.it/alessandro-cinquegrani-pensa-il-risveglio-storia-di-uno-spettacolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Mar 2022 05:45:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Recensioni]]></category>
		<category><![CDATA[Mengele]]></category>
		<category><![CDATA[nazismo]]></category>
		<category><![CDATA[post]]></category>
		<category><![CDATA[Risveglio]]></category>
		<category><![CDATA[Speer]]></category>
		<category><![CDATA[Terzo Reich]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano già pubblicato per Gli amanti dei libri C’è un male subdolo, compiuto da coloro che riescono a cadere sempre in piedi, che sanno scampare ai pericoli mentendo quel tanto che basta per rendere digeribile una verità indigesta. C’è poi un male&#160;in sé, immediatamente riconoscibile, impossibile da giustificare. Ci sono Alberto e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Recensione di Martino Ciano già pubblicato per <a href="http://www.gliamantideilibri.it/pensa-il-risveglio-alessandro-cinquegrani/?fbclid=IwAR1xWLbPnrsoMWhOmy329HjfMzETkhgOSJCp7h-MWxmtcnq9d75KXEe4Enc">Gli amanti dei libri</a></em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è un male subdolo, compiuto da coloro che riescono a cadere sempre in piedi, che sanno scampare ai pericoli mentendo quel tanto che basta per rendere digeribile una verità indigesta. C’è poi un male&nbsp;<em>in sé</em>, immediatamente riconoscibile, impossibile da giustificare. Ci sono Alberto e Lorenzo, due comparse sul palco della vita quotidiana e che partecipano alla storia universale con i loro gesti e con le loro idee; si incontrano e si scontrano in un mondo nel quale onirico e reale sono&nbsp;piani comunicanti&nbsp;del&nbsp;<em>tutto-indefinibile</em>. Ci sono anche Albert Speer, architetto del Terzo Reich e fedele Ministro di Hitler, e Josef Mengele, il medico assassino di Auschwitz che cercava le sue&nbsp;<em>verità-razziali</em>&nbsp;nei gemelli su cui concentrava i suoi esperimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto accade a distanza di anni, tutto si unisce nel tempo-medio di un film. Ma un film non è una similitudine traslata in scene poste in sequenza da un regista che sintetizza ogni concetto in segni universali?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Pensa il risveglio&nbsp;</em>è un romanzo che ha come tema il&nbsp;<em>male</em>&nbsp;nelle sue infinite forme. Ma è anche un romanzo&nbsp;<em>spettacolare</em>, composto da eventi sensazionalistici che guidano il lettore. Si accendono le telecamere e si girano le scene, ma tutto si mischia e si confonde. Mille comparse, nessun protagonista, tutti partecipano alla stessa maniera alla storia e alla commedia umana. Così come ogni cosa è stata scritta, così ogni film è già stato girato. Non ci sono novità da annunciare, ma simboli che vanno svelati. In questo romanzo non c’è differenza tra il subdolo male di Speer, che grazie alla menzogna fu capace di salvarsi dal patibolo imbastito dai vincitori del secondo conflitto mondiale, e la pusillanimità di Alberto; così come non c’è bisogno di edulcorare la crudeltà di Mengele, i cui esperimenti erano ispirati dalla convinzione che il male fosse necessario per giungere al bene comune, e le azioni di Lorenzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E così, in questo romanzo il male e il bene si palesano&nbsp;in rilievo come se guardassimo il negativo di una fotografia. E questo accade anche per la realtà e il sogno, per la coscienza e l’inconscio, per il piano superiore e il piano inferiore dello spirito. C’è un male&nbsp;idealizzato, che vive nell’Iperuranio della coscienza,&nbsp;e un male fenomenologico, che si fa atto, ed entrambi dialogano attraverso la percezione, la quale sa essere ponte tra il conoscibile e l’ignoto, tra ogni frammento dell’<em>io</em>&nbsp;che lotta per sopravvivere a quella forza aggregante che amalgama e neutralizza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il romanzo di Cinquegrani è un viaggio. Attraversa paesaggi, esistenze, panorami, utopie, distopie, sofferenze, gioie ed eventi. In pochi personaggi c’è l’umanità, in 228 pagine c’è il senso della letteratura, ossia svelare qualcosa che apra a nuove e coraggiose visioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/alessandro-cinquegrani-pensa-il-risveglio-storia-di-uno-spettacolo/">Alessandro Cinquegrani. Pensa il risveglio. Storia di uno spettacolo</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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