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	<title>Rino Gaetano Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Rivoluzione in un passero sull&#8217;albero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jan 2024 01:59:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Filosofia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Lucia Bonacci Spesso ci si imbatte nella parola rivoluzione, talvolta abusata, violentata, urlata in diversi contesti e in mille bocche differenti. La usiamo come scudo, ce ne appropriamo perché ci fa sentire meno colpevoli, solo perché i nostri ragionamenti sembrano avere un filo logico. Diciamo di praticarla, attuarla, desiderarla. Ma se [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Lucia Bonacci</strong></em></p>
<p>Spesso ci si imbatte nella parola rivoluzione, talvolta abusata, violentata, urlata in diversi contesti e in mille bocche differenti.</p>
<p>La usiamo come scudo, ce ne appropriamo perché ci fa sentire meno colpevoli, solo perché i nostri ragionamenti sembrano avere un filo logico. Diciamo di praticarla, attuarla, desiderarla.</p>
<p>Ma se ci poniamo con attenzione davanti a uno specchio, cosa intendiamo davvero oggi col termine rivoluzione?</p>
<p>Le rivoluzioni, nel corso della storia, hanno determinato passaggi epocali e trasformazioni indispensabili nella società, nel campo scientifico, in quello dei diritti dell’uomo, nel sapere e nelle varie tecniche e tecnologie.</p>
<p>Le rivoluzioni sono servite per ribaltare, appunto stravolgere, situazioni opprimenti, creando fratture necessarie nell’ordine esistente.</p>
<p>Però è anche accaduto, e forse la poca empatia con cui spesso ci si approccia ad eventi feroci lo dimostra, che le rivoluzioni si sono integrate dentro sistemi di potere che ricalcano vecchi modelli e in cui lo slancio viene appiattito poiché, forse, ci basta che alcuni equilibri restino fermi, assestati.</p>
<p>Eppure oggi, di fronte a tanta disillusione, di fronte a tanto orrore, di fronti a concetti e termini considerati oramai illusori, avremmo bisogno di una nuova rivoluzione.</p>
<p>Principalmente una rivoluzione dell’anima, dello sguardo, della reciprocità, per guardare e cambiare ciò che ci sta attorno.</p>
<p>Rino Gaetano cercava la rivoluzione “in un passero sul ramo”, provava cioè a trovarla nelle cose più semplici, banali, spontanee che poi, forse, tali non sono. Anzi.</p>
<p>E se fosse questa la vera ripartenza? Se partissimo, cioè, dall’etimologia della parola?</p>
<p>Rivoluzione ha il cuore nel verbo latino <em>revolvo</em> che, in qualche modo, porta seco l’idea del riavvolgimento, del ritornare su sé stessi, come l’onda del mare che si rifrange sugli scogli e ritorna, come la luce potente dell’alba che si riflette su uno specchio d’acqua e restituisce la sua essenza.</p>
<p>Per fare oggi rivoluzione dovremmo <em>ri-</em>tornare alle abitudini e ai gesti semplici. Dovremmo <em>ri-tornare</em> ad osservare le stelle, a leggere, a scrivere su carta.</p>
<p>Rivoluzione è <em>ri-tornare</em> a discutere nelle piazze e a riempirle; rivoluzione è caduta, è paese; rivoluzione è sentire forte la nostalgia; rivoluzione è chiedere “come stai”; rivoluzione è ascolto, rivoluzione è prendersi realmente cura dell’altro; rivoluzione è gentilezza.</p>
<p>Rivoluzione è occhio vigile; rivoluzione è anche semplicità. Rivoluzione è <em>ri-tornare</em> ad ardere in un fuoco. Rivoluzione è radice. Rivoluzione è relazione; quelle relazioni che partono da noi verso l’altro, ciclicamente, <em>ri-tornando</em>, <em>ri-avvolgendo</em>, come in un abbraccio.</p>
<p>È questa la rivoluzione di cui abbiamo bisogno, per tornare a riappropriarci dei sentimenti e riscoprire la pietà.</p>
<p>Prima che sia troppo tardi.</p>
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		<title>Rino Gaetano: poeta della libertà</title>
		<link>https://www.borderliber.it/rino-gaetano-poeta-della-liberta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 02 Jun 2022 02:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Musica]]></category>
		<category><![CDATA[Omicidio]]></category>
		<category><![CDATA[Rino Gaetano]]></category>
		<category><![CDATA[Servizi Segreti]]></category>
		<category><![CDATA[suicidio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone Frac, papillon bianco, maglietta a righe, medagliette militari sul petto, ukulele tra le mani e cilindro in testa, regalo di Renato Zero. Così si presenta Rino Gaetano sul palco del Teatro Ariston in occasione del Festival di Sanremo del 1978, in gara con la canzone &#8220;Gianna&#8221;. Solo Gaetano e la commissione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo di Letizia Falzone</strong></em></p>
<p>Frac, papillon bianco, maglietta a righe, medagliette militari sul petto, ukulele tra le mani e cilindro in testa, regalo di Renato Zero. Così si presenta Rino Gaetano sul palco del Teatro Ariston in occasione del Festival di Sanremo del 1978, in gara con la canzone &#8220;Gianna&#8221;. Solo Gaetano e la commissione del Festival sapevano che in realtà Gianna fu soltanto la scelta di ripiego, comunque molto azzardata, perché fu la canzone che sdoganò la parola <em>sesso</em> al Festival di Sanremo e in televisione. Ciò che nessuno poteva immaginare, però, era che il successo di Rino Gaetano sarebbe finito bruscamente soltanto tre anni dopo.</p>
<p>Salvatore Antonio Gaetano nacque a Crotone, in Calabria, il 29 ottobre 1950 ma si trasferì con la famiglia a Roma, in Via Nomentana. Qui cominciò a frequentare il <em>Folkstudio</em>, locale dove conobbe artisti come Antonello Venditti e Francesco De Gregori, mentre si dilettava a scrivere testi, ispirandosi ad artisti come Celentano, Jannacci, De André, Bob Dylan e i Beatles.</p>
<p>Come già detto, la svolta avvenne con Sanremo e la sua <em>Gianna</em>, canzone odiata dallo stesso Gaetano, perché con un testo troppo semplice. La sua prima scelta era in realtà “Nuntereggae più”, canzone con un testo fortemente politico che alludeva a nomi e fatti scomodi all’epoca. La canzone uscì comunque dopo la fine del Festival, e dovette fare i conti sia con la censura sia con le critiche dei personaggi impegnati in politica.</p>
<p>Purtroppo, però, per Rino Gaetano il Festival di Sanremo significò un aumento di attenzioni a cui non era pronto, un po’ per il carattere timido, un po’ perché inaspettato, e il risultato fu una totale perdita di controllo del suo stesso personaggio, che fu reso oggetto di attenzione per motivi sbagliati.</p>
<p>Criticato, deriso, maledetto.<br />
Definito un “autore di canzoncine ironiche, scherzose e scanzonate”.<br />
Rino però non si fece mai abbattere.</p>
<p>È con il singolo “Ma il cielo è sempre più blu” che l’anima <em>gaetaniana</em> viene fuori e si concretizza nel dualismo che, da lì in poi, avrebbe caratterizzato le sue canzoni: <em>un’equilibrata dicotomia fra la critica sociale ed il faceto</em>. La canzone, apparentemente snocciolante una serie di frasi e identificazioni di soggetti <em>nonsense</em>, offre invece uno spunto di impegno politico vivo ed ardente.</p>
<p>La sera a cavallo tra l’uno e il due giugno 1981, alle 3:35 del mattino, Rino sta rincasando, è alla guida della sua Volvo 343 grigio metallizzato quando a un tratto, mentre sta percorrendo la via Nomentana, perde il controllo dell’autovettura e si schianta contro un camion che sopraggiunge dalla corsia opposta. L’impatto è terribile: <em>il corpo di Rino però viene immediatamente portato al Policlinico di Roma, ma il cantante è già in coma</em>. Per i medici il cantante necessita di un intervento in un reparto di traumatologia cranica, reparto non presente presso l’Ospedale Policlinico. Per questo motivo Rino deve essere trasferito al più presto presso un’altra struttura. Il cantante viene infatti ricoverato al Gemelli di Roma, ma muore intorno alle 6 del mattino.</p>
<p>È sempre difficile trovare le parole giuste per descrivere la morte di qualcuno, è più semplice affidarsi alle parole di una canzone. E c’è un brano che descrive in maniera molto precisa lo svolgersi degli eventi di quella maledetta mattina romana. S’intitola &#8220;La ballata di Renzo&#8221;. C’è solo un piccolo ma significante dettaglio. Questo brano, che descrive minuziosamente i dettagli dell’incidente stradale in cui perse la vita Rino Gaetano, lo ha scritto stesso lui dieci anni prima.</p>
<p>Una canzone così sfonda portoni aperti sul solido e torbido mondo del complottismo più agguerrito. Se da un lato la morte precoce e inattesa innalzò Rino Gaetano nell’olimpo degli artisti di culto, dall’altro contribuì a innescare non poche polemiche. I fan del cantautore si scagliarono contro gli ospedali, che trovarono delle scuse per ritardare il ricovero e l’intervento, causando così volontariamente la morte. Le teorie non si fermavano alla negligenza degli ospedali romani: qualcuno, infatti, ipotizzò il suicidio premeditato. Qualcun altro invece ipotizzò addirittura l’omicidio: l’avvocato penalista Bruno Mautone, il quale scrisse tre libri sull’argomento, afferma che Rino Gaetano non morì per una tragica casualità, bensì per chiaro volere dei servizi segreti italiani. Il cantautore citò spesso nei suoi testi nomi e fatti molto delicati, il che significa che doveva avere degli amici fidati tra gli agenti segreti italiani, i quali gli passavano informazioni riguardo le varie indagini. Come se ciò non bastasse, Mautone sostiene la tesi della vicinanza con la massoneria.</p>
<p>Il mistero resta. Quel che sappiamo per certo è che Rino Gaetano sapeva leggere nel futuro e ci ha lasciato, nelle sue canzoni, uno spaccato della società italiana a cavallo fra gli anni Settanta e Ottanta, tra i primi scandali politici e le proteste operaie.</p>
<p>Rino Gaetano ha cantato per i calpestati, i disperati, i diversi e gli ultimi. Tutto è già stato scritto da Rino con il suo stile <em>naif</em> e visionario, fra poesia e critica civile. Un artista coraggioso, pungente e intelligente, che cantava in maniera abile e ironica con contenuti pericolosi anche per la sua incolumità. Fuori da ogni schema, disinteressato da ogni qual forma di popolarità: questo era Rino Gaetano, poeta eterno della libertà.</p>
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