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	<title>Rimanenze Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Interferenze di stagione. Cinque poesie inedite di Alessandro Barbato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Apr 2023 01:19:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
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		<category><![CDATA[Bucaneve]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Pubblichiamo cinque poesie inedite di Alessandro Barbato. Foto in copertina di Martino Ciano Alessandro Barbato (Roma, 1975) dopo la laurea in lettere ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in antropologia sociale presso l’EHESS di Parigi dedicandosi allo studio dei rapporti tra nuove scienze umane e letteratura, in particolare nell’opera di Michel Leiris e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Pubblichiamo cinque poesie inedite di Alessandro Barbato. Foto in copertina di Martino Ciano</strong></em></p>
<p>Alessandro Barbato (Roma, 1975) dopo la laurea in lettere ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in antropologia sociale presso l’EHESS di Parigi dedicandosi allo studio dei rapporti tra nuove scienze umane e letteratura, in particolare nell’opera di Michel Leiris e Pier Paolo Pasolini. Ha pubblicato su tale tematica diversi saggi, in lingua italiana e francese, e una monografia. Ha pubblicato anche poesie su rivista, blog letterari e nel 2019 la silloge “Il fiore dell’attesa”, confluita nel 2020 nella raccolta “Solamente quando è inverno”, pubblicata in formato ebook da Ali Ribelli Edizioni. Nel 2022 ha visto la luce la sua ultima raccolta di versi, “La mimica dei mondi (qualche poesia fuoritempo)”, edita da Controluna – Edizioni di poesia. Attualmente insegna materie letterarie presso le Scuole Ebraiche di Roma.</p>
<h4>Bucaneve</h4>
<p>Fiorisce il bucaneve anche fra i ghiacci<br />
delle nostre conclusioni, rivolto<br />
il cuore verso il fondo della notte,<br />
giù a terra, alla memoria di radici.<br />
Così tu mi ricordi quel che è vivo<br />
e sta nascosto tra le fredde mani<br />
bianche dei giorni screpolati o i lenti<br />
raggi del Sole di Gennaio. Vieni<br />
a raccontare agli occhi che sapranno<br />
anche ascoltare, di lontane estati<br />
candide come è adesso anche la neve,<br />
e spunti un po&#8217; in anticipo o in ritardo<br />
tra gelate che tagliano la pelle,<br />
tremante in mezzo a un sorgere e a un cadere.</p>
<h4>Marzo</h4>
<p>Galleggiano nell&#8217;aria come barche<br />
appese al molo ancora i pollini<br />
di un&#8217;altra primavera in questa vita.<br />
Aveva sempre un cielo la domenica<br />
e il vento un timbro caldo, lento<br />
asciutto, quando a sera ci approdava<br />
in cuore e in gola una malinconia<br />
che nuova allora, è mescolata<br />
adesso ai tuoi profumi e diluita<br />
in mille gesti innocui, come un fossile<br />
di brina riparato all&#8217;ombra<br />
tiepida di questo o di un altro nostro<br />
marzo; di vecchie primavere vive,<br />
attorcigliate attorno ai polsi,<br />
nelle vene, d&#8217;un tempo che non cede.</p>
<h4>Con gli occhi chiusi</h4>
<p>Chissà dov&#8217;è che si aprono<br />
i tuoi occhi ogni mattina,<br />
dopo queste notti umide ed opache<br />
come lacrime e di volontà<br />
dettate a un cielo ingombro,<br />
impolverato di astri e piccole<br />
farfalle un po&#8217; impacciate, forse<br />
quasi spaventate dalla voce<br />
balbettata della Luna<br />
che le vuole più lontano.<br />
Chissà se poi li incontri tutti i sogni<br />
che non hanno avuto forza<br />
per convincerti a restare,<br />
ad aspettare ad occhi chiusi<br />
che scompaia un altro giorno<br />
di tremori, di singhiozzi<br />
e voglie nude da non dire.</p>
<h4>Interferenze di stagione</h4>
<p>Come un&#8217;interferenza tra i pensieri<br />
e le parole intrappolate<br />
fra le costole e la lingua,<br />
ci gracchia ancora e nuova<br />
nello stomaco, la gola, l&#8217;eco<br />
subdola della stagione ibrida<br />
che mesce ai miei miraggi di silicio<br />
un distillato di altre storie,<br />
di germogli che non muoiono<br />
di Sole né del freddo accantonato<br />
nella mente. Ma è inutile provare<br />
a trattenere un solo istante<br />
della luce, se va e viene<br />
tra le siepi di speranze e qualche<br />
rosea cicatrice. Muovi allora<br />
appena gli occhi come antenne,<br />
guarda infine alle domande,<br />
alle risposte che rinascono<br />
e scompaiano perpetue<br />
come le onde d&#8217;uno oceano<br />
o di albe e di tramonti che si inseguono.</p>
<h4>Le rimanenze</h4>
<p>Muovo tra i bordi del giorno parole<br />
di pane e rugiada, rubate<br />
tra i nervi che pulsano sogni<br />
lasciati a metà. Frugo discreto<br />
tra curve di sguardi e di labbra<br />
salate, come un fantasma impigliato<br />
alle dita dei tuoi desideri,<br />
diviso dall&#8217;alba da notti<br />
infinite che invecchiano i sensi,<br />
le articolazioni. Quale destino<br />
ci taglia i talloni mentre imbocchiamo<br />
sentieri di nebbia? Cosa rimane<br />
tra i denti di luce che mordono<br />
il buio dei tuoi capogiri?<br />
Nulla che conti, che valga davvero,<br />
solo un bisogno malato di Sole<br />
con un incerto sapore di miele<br />
che non ci basta, eppure non muore.</p>
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