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	<title>Ricordi Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Killers: Iron Maiden e passaggi B-Side</title>
		<link>https://www.borderliber.it/killers-iron-maiden-racconto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 13:22:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
		<category><![CDATA[Narrazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Amicizia]]></category>
		<category><![CDATA[Iron Maiden]]></category>
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		<category><![CDATA[Musica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Killers: Iron Maiden e passaggi B-Side&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale Era l&#8217;ordine immortale e ripetitivo delle cose che mi avvicinò a qualcosa che andava al di là delle mie abitudini. Era anche normale per un quattordicenne di metà anni Novanta del Novecento che imparava a guadagnarsi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Killers: Iron Maiden e passaggi B-Side&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina un&#8217;immagine creata con l&#8217;intelligenza artificiale </strong></p>
<p>Era l&#8217;ordine immortale e ripetitivo delle cose che mi avvicinò a qualcosa che andava al di là delle mie abitudini. Era anche normale per un quattordicenne di metà anni Novanta del Novecento che imparava a guadagnarsi qualche soldo pulendo i tavolini e le sedie di un locale. Mezz&#8217;ora scarsa di lavoro, tutti i giorni da fine giugno a fine agosto, ed ecco lì cinquemila lire al dì.</p>
<p>Mettendo insieme quelle banconote verdi su cui era impresso il volto del compositore Vincenzo Bellini, arrivai trionfante a una cifra che mi permise di acquistare «Killers», secondo album degli Iron Maiden. Fui attratto da quella copertina cruenta, a metà tra una illustrazione di Dylan Dog e il ghigno di Eddy che mi ricordava quello di Freddy Krueger, mio «eroe» dell&#8217;epoca.</p>
<p>Davanti a tante voci che invitavano alla ribellione e alla trasgressione, io non volevo essere da meno. Il mondo era tutto lì, a portata di mano. Anche da una stanza situata nell&#8217;abitazione di un piccolo paese della provincia calabrese si potevano spalancare i propri occhi sul mondo. Grazie alla televisione e a una sapiente ricerca presso la stampa specializzata, nulla era più distante.</p>
<p>Nota dopo nota, parola dopo parola, si cominciava a sognare. Attraverso poche immagini stampate sul libretto del Cd si costruiva un mondo. C&#8217;era bisogno dell&#8217;immaginazione per uscire dal proprio piccolo anfratto. Allo stesso modo, bisognava disprezzare e apprezzare quelle mura in cui ci si rintanava per fuoriuscire dal limite nel quale si abitava. È qualcosa di difficile da spiegare a parole, ma è una condizione che molti adolescenti di quegli anni ricorderanno.</p>
<p>Da lì a dieci anni la diffusione di internet, attraverso «Alice Flat», avrebbe permesso a tutti di avere informazioni istantanee, di vedere le cose troppo velocemente, di consumare i propri desideri di conoscenza in pochi click e di credere di sapere ogni cosa sull&#8217;argomento. Per noi è stato diverso, ciò non vuole dire meglio.</p>
<p>Per un mese ascoltai per intero, almeno una volta al giorno, «Killers» degli Iron Maiden. Per certi amici più grandi di me, che già da qualche anno bazzicavano quella musica, io ero un baby metallaro che aveva ancora tanta strada da fare. Neppure fumavo e quando provai davanti a quel gruppo una Camel il viso diventò colore ruggine.</p>
<p>Cosa fosse un metallaro non l&#8217;avevo davvero capito, allora giù a leggere «Metal Shock» e «Flash», riviste che costavano tremila lire, stampate in bianco e nero su carta riciclata. Andavo a comprarle in un&#8217;edicola in cui lavorava una ragazza vestita sempre di nero, con i capelli color catrame e lo sguardo languido. Aveva un seno enorme, esplodente. Una meraviglia che l&#8217;adolescenza amplificò in picchi di eccitazione che con l&#8217;età spariscono. Per me lei era «La Minnoide». Ora non so che fine abbia fatto, ma a modo mio la ringrazio per quella volta che mi regalò un vecchio Metal Hammer in cui c&#8217;era una compilation con dentro «Wish» dei Nine Inch Nails. E va bene così.</p>
<p>Ma poi cercavo di capire cosa cantavano gli Iron Maiden e siccome capivo poco di inglese, perché a scuola ci insegnavano quello commerciale, chiesi a una mia amica che andava a lezioni private di tradurmi i testi a orecchio, perché nel libretto del Cd non erano stampati. Lei ci provò, ma con scarsi risultati. «Questo tizio abbaia e grida. Ma che cazzo ti senti», mi disse. «Che stronza», pensai.</p>
<p>Mi disse solo che la prima canzone era una strumentale dal titolo le «Idi di Marzo», forse, dedicata agli assassini di Giulio Cesare. Poi ce n&#8217;era una dedicata a &#8220;I delitti della Rue Morgue&#8221;, sicuramente ispirata dal racconto di Edgar Allan Poe. Un&#8217;altra strumentale celebrava il condottiero Gengis Khan. E infine, una che addirittura si rifaceva alla parabola del «Figliol Prodigo». «Grazie &#8211; mormorai &#8211; a quelle cose c&#8217;ero arrivato da solo», ma finsi meraviglia.</p>
<p>Allora feci così: comprai un libro su Giulio Cesare e uno su Gengis Khan; il racconto di Edgar Allan Poe e setacciai la bibbia di mia nonna alla ricerca della parabola del Figliol Prodigo. Intanto, mia madre cercava di capire perché avessi cominciato a sentire la «musica dei satanisti», lei che fieramente portava ancora Mina nel cuore.</p>
<p>«Cazzo &#8211; pensai &#8211; guarda quante cose sto imparando dalla musica dei satanisti». Perciò d&#8217;estate cominciai a fare anche lavori meglio retribuiti, ché dischi e libri costavano e a me piacevano sempre di più. E così è andata avanti, ma tutto cominciò con «Killers» degli Iron Maiden.</p>
<p>Però sai che c&#8217;è: se uno ci pensa troppo alle cose di prima, vuol dire che cerca qualcosa nel presente di cui meravigliarsi. Con buona pace degli psicologi.</p>
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		<title>Hotel Goya Zaragoza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/hotel-goya-racconto-palombi-memoria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 08:21:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Lettura]]></category>
		<category><![CDATA[memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Hotel Goya Zaragoza&#8221; è un articolo di Silvia Palombi. In copertina una foto dell&#8217;autrice  Ti ho rubato spensieratamente nei primi anni Settanta del Novecento e siamo sempre stati insieme, prima hai fatto l’asciugamanino, poi nella casa più piccola che ho abitato &#8211; una soffitta non coibentata e senza abitabilità detta scatola da scarpe &#8211; hai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;Hotel Goya Zaragoza&#8221; è un articolo di Silvia Palombi. In copertina una foto dell&#8217;autrice </strong></p>
<p>Ti ho rubato spensieratamente nei primi anni Settanta del Novecento e siamo sempre stati insieme, prima hai fatto <em>l’asciugamanino</em>, poi nella casa più piccola che ho abitato &#8211; una soffitta non coibentata e senza abitabilità detta scatola da scarpe &#8211; hai svolto le funzioni di tappetino per una doccia che non c’era, poi a un certo punto sei approdato in cucina e sei stato molto più utile di qualsiasi straccio che promette, mentendo, di assorbire persino il vapore acqueo generato dal respiro. Tu sì che hai assorbito, sono decenni che assorbi tutto, nel male e nel bene. E ti sei consumato.</p>
<p>Sei stato il mio primo furto alberghiero, prima avevo rubato penne e matite al supermercato, libri in libreria e dopo qualche anno una maglietta in un negozietto dove ero andata con la mia cugina preferita. Eravamo in camerino a provarci qualcosa, non avevamo premeditato il furto, poi però volevamo due magliette ciascuna e i soldi erano cronicamente pochi, così una l’abbiamo portata alla cassa e l’abbiamo pagata e siamo uscite con sotto l’altra. La mia era rosa antico, girocollo e maniche lunghe, ancora me la ricordo. Non erano ancora tempi di guardiani grandi e neri come <strong>Lothar</strong> a <strong>New York City</strong> o di metal detector.</p>
<p><strong>Zaragoza-Saragozza</strong>, tappa di una vacanza coi miei nella Spagna del nord cominciata a Barcellona e proseguita in diagonale verso i paesi Baschi e poi le Asturie. Un viaggio magnifico che ho fatto quasi tutto col muso, perché in città avevo lasciato il mio primo amore… Quant’era bello il mio primo amore, bello come un indiano bello, liscio e con la pelle ambrata; da quanto eravamo innamorati ci eravamo comprati le fedi, prima due maccheroni d’argento e poi d’oro come chi si sposa davvero. Ma mamma disse no, eravamo minorenni e i miei avevano capito che in lui c’era qualcosa che non andava.</p>
<p>In quella vacanza ho bevuto il sidro, anzi la <strong>sidra</strong>, e ho imparato a versarla in un modo complicatissimo, facendola cadere dall’alto sopra la testa in bicchieri grandi, svasati, col vetro sottile come quello delle lampadine; ho baciato un ragazzo che mi piaceva e mi faceva la corte sentendomi una poco di buono, una traditrice; ho fatto per la prima volta il bagno nell’oceano e mi è sembrato di nuotare in una grande brocca piena di cubetti di ghiaccio, la morte per ibernazione è indolore, si perde qualsiasi senso, si muore sorridendo.</p>
<p>E adesso conciato così tocca lasciarti andare, concederti l’eterno riposo, vorrei essere capace di cucire ma come si cuce la spugna? Poi dovrei rattoppare anche qualche ricordo, occultare le tristezze sotto qualche pinces, nascondere i rimorsi negli orli… no meglio darci un taglio, al nostro rapporto, intendo; un taglio netto, pulito, chirurgico, invece di trascinarci ancora perdendo fili e microscopiche briciole di spugna azzurra come dopo l’ultimo lavaggio in lavatrice, che mi è toccato toglierli uno per uno dagli altri asciugamani ancora in buona salute.</p>
<p>Sei stanco, si vede, avresti diritto a spirare serenamente e invece mentre sto scrivendo ho pensato che il taglio netto lo do a te, finisco di aprire la faglia che si è formata tra la città e l’albergo, rompo l’ultimo lembo di spugna, così da domani vivrete due vite separate e autonome, taglio i<em> filapperi</em>, pulisco un po’ e continuerò a sfruttarti come ho fatto fino a oggi, pensando a com’era bella <strong>Zaragoza</strong>, quant’era seducente <strong>Joaquim</strong> e che voce calda, bassa, rotonda aveva; soprattutto parlava spagnolo e io con lo spagnolo sono come <strong>Wanda</strong> nel film &#8220;<strong>Un pesce di nome Wanda&#8221;</strong>, perdo il senno, ripenso a quant’era buona la <strong>sangria</strong> e a quanta ce ne siamo bevuta fra tutti e tre, tanto si andava a dormire all’<strong>Hotel Goya</strong> appunto.</p>
<p>Da oggi due entità separate e distinte, una geografica, ben collocata fra meridiani e paralleli europei e una amministrativa strutturale quasi neutra che potrebbe tranquillamente essere alla periferia di <strong>Madrid</strong> o a <strong>Bordeaux</strong>, per dire, adattabile a qualsiasi situazione e condizione, vaga, indefinita, aperta a infinite possibilità tranne che alla durevolezza perché in hotel, a meno di essere <strong>Coco Chanel</strong> che al <strong>Ritz</strong> visse per trent’anni guardando<strong> place Vendôme</strong> dalla finestra della suite che oggi porta il suo nome, non ci si sta a lungo.</p>
<p>Adesso che ci penso all’<strong>Hotel Goya</strong> di <strong>Zaragoza</strong> ho rubato anche un piccolo fregio in metallo, tutto ghirigori, una ladra matricolata proprio, devo ricordarmi di cercarlo, di sicuro non l’ho buttato.</p>
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		<title>La risacca</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-risacca-fucci-racconto-lettura/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 Jul 2025 22:01:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[racconti]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[Fucci]]></category>
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		<category><![CDATA[Mare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La risacca&#8221; è un racconto di Manuela Fucci. In copertina una immagine scattata e rielaborata da Martino Ciano Sono le sei. A breve il lido annuncerà al megafono l’orario di chiusura: “Che tutti raccolgano le proprie cose”. Questo è il momento in cui ripenso alla mia vita con te: siamo sorelle, siamo reciproche; ci allontaniamo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La risacca&#8221; è un racconto di Manuela Fucci. In copertina una immagine scattata e rielaborata da Martino Ciano</strong></p>
<p>Sono le sei.</p>
<p>A breve il lido annuncerà al megafono l’orario di chiusura: “Che tutti raccolgano le proprie cose”. Questo è il momento in cui ripenso alla mia vita con te: siamo sorelle, siamo reciproche; ci allontaniamo e ci avviciniamo come se a tenerci fosse un elastico robusto.</p>
<p>Avevamo quattro e sei anni e mezzo la prima volta che abbiamo visto questo mare. Erano le otto del mattino. Volevamo camminare sulla sabbia prima di tutti. C’era solo la risacca che si arricciava sulla riva, frammenti di conchiglie e un piccolo granchio in cerca dell’ombra di un sasso. Trascinavamo come reti le buste zeppe di secchielli e formine.</p>
<p>Arrivate al nostro ombrellone abbiamo lanciato in aria i nostri Pescura e poi di corsa incontro al mare, freddo come pietra. Con tutta la forza che Dio ci aveva dato, abbiamo infilato i braccioli, che ci stringevano come lacci emostatici, poi ci siamo guardate e abbiamo capito di essere pronte.</p>
<p>Così siamo entrate in acqua, fino alle pance, urlando disperate per il gelo del mattino. I capelli fluttuavano, immersi, mentre ci scambiavamo smorfie e balletti, sorde alle urla dei nostri genitori. Poi su, a rifornirci d’aria, e un altro tuffo, fino ad avere le mani e i piedi: “come quelli delle streghe”.</p>
<p>Ogni volta, dopo pranzo, c’era l’amaro divieto del bagno, ma noi ci credevamo furbe. Sedevamo sulla battigia aspettando le piccole onde sulle gambe e mai sulla pancia – portavamo a casa grammi di sale nei nostri riccioli biondi –, scavavamo tunnel e innalzavamo torri; papà ci aiutava a tracciare una diga, che riempivamo con secchiate di mare.</p>
<p>Le conchiglie, i cocci – di vetro o terracotta – i sassolini sporchi di sabbia, sono insieme nei vasi delle nostre case. Se il mare era furioso, lo guardavamo dall’ombrellone, come gatti sotto un portico quando piove; contavamo il blu, il bianco e l’ardesia.</p>
<p>Dobbiamo andare.</p>
<p>Le mamme agitano in aria gli asciugamani con la faccia rivolta al mare. I figli sono in acqua, come ombre cinesi contro il tramonto; emergono e si rituffano in candele e capriole. Gli amanti si scambiano baci sotto i tettucci dei lettini; il venditore di cocco benedice le ultime fette della giornata finita, ha la pelle come pece.</p>
<p>Dobbiamo andare.</p>
<p>Dobbiamo portare a casa i nostri ricordi, quelli che raccogliamo da quarant’anni, e lasciare la spiaggia per ultime, guardare l’ultimo raggio di sole, per ricordarci di questa bellezza.</p>
<p>Vestiamoci, compriamo due ghiaccioli, dividiamo una birra fredda!</p>
<p>Quali storie ti racconta il mare? Sorridi a labbra chiuse e fai ruotare il braccialetto di cuoio sul polso: giri la ghiera dei tuoi pensieri, e ti perdo. I tuoi occhi blu guardano la lama dell’orizzonte: forse ripensi a quelle mattine: alla sabbia fresca, alle orme dei gabbiani, alla ruota che facevi mentre i tuoi capelli sollevavano mucchi di granelli. Poi ridi e la tua risata, che mi ricorda nostra madre, schiarisce i miei pensieri.</p>
<p>Infine mi chiedi se torneremo. Torneremo e ci saranno giorni infiniti con noi due dentro, con le nostre orme e i cocci, in vasi sempre più panciuti, e avremo ancora i castelli da costruire, i granelli nei capelli, molti costumi da lavare, i figli lontani e i nipoti vicini, e gli occhi assetati di mare.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Il mare su tutta la piazza</title>
		<link>https://www.borderliber.it/mare-piazza-poesia-gervasi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2024 03:53:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Estate]]></category>
		<category><![CDATA[malinconia]]></category>
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		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
		<category><![CDATA[Ritorno]]></category>
		<category><![CDATA[Settembre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi Andranno via e si porteranno dietro le loro case, i ricordi, i silenzi e i profumi. Torneranno e ci sarà il mare ad attenderli con l&#8217;unica compagna fedele: la luna. Torneranno e ci sarà la piazza ad attenderli con l&#8217;unica compagna fedele: una rondine. Torneranno e ci saranno i [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Poesia e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em></p>
<p>Andranno via<br />
e si porteranno dietro<br />
le loro case, i ricordi,<br />
i silenzi e i profumi.<br />
Torneranno<br />
e ci sarà il mare ad attenderli<br />
con l&#8217;unica compagna fedele:<br />
la luna.<br />
Torneranno<br />
e ci sarà la piazza ad attenderli<br />
con l&#8217;unica compagna fedele:<br />
una rondine.<br />
Torneranno<br />
e ci saranno i monti ad attenderli<br />
con l&#8217;unico compagno fedele:<br />
il vento.<br />
All&#8217;improvviso arriverà il mare<br />
e bagnerà la piazza.<br />
Si sentirà il mormorio dell&#8217;acqua:<br />
voce di un violino<br />
che accarezza l&#8217;anima.<br />
Dalle vie strette<br />
l&#8217;onda blu<br />
porterà storie bagnate<br />
e la gente si divertirà<br />
come un tempo:<br />
vivrà come un tempo.<br />
E poi lei prenderà il largo,<br />
finalmente libera di volare:<br />
una rondine in viaggio<br />
verso la luna.<br />
All&#8217;improvviso arriverà il vento<br />
e sveglierà monti e fiumare,<br />
chiuderà finestre,<br />
aprirà porte<br />
e raccoglierà i ricordi<br />
in un angolo di paese.</p>
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		<title>Millenovecentonovanta</title>
		<link>https://www.borderliber.it/millenovecentonovanta-poesia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[yoursocialnoise]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Apr 2024 02:32:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Anni '90]]></category>
		<category><![CDATA[Calabria]]></category>
		<category><![CDATA[Immagini]]></category>
		<category><![CDATA[Motorino]]></category>
		<category><![CDATA[parole]]></category>
		<category><![CDATA[poesia]]></category>
		<category><![CDATA[Primavera]]></category>
		<category><![CDATA[Ricordi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Poesia  e foto di Giuseppe Gervasi Era l&#8217;estate, che sogno di vivere ancora in una notte di primavera. Una notte ancora lunga,che sogna una rosa e una spiga di grano.Millenovecentonovanta: la primavera e poi la calda estate.Seduti per terra, nelle piazze,nei bar all&#8217;aperto di paese.Era l&#8217;estate dei primi amori:tre mesi lunghi e brevi.Tre mesi di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em><strong>Poesia  e foto di Giuseppe Gervasi</strong></em> <br /><br />Era l&#8217;estate, <br />che sogno di vivere ancora <br />in una notte di primavera. <br />Una notte ancora lunga,<br />che sogna una rosa <br />e una spiga di grano.<br />Millenovecentonovanta: <br />la primavera e poi la calda estate.<br />Seduti per terra, <br />nelle piazze,<br />nei bar all&#8217;aperto di paese.<br />Era l&#8217;estate dei primi amori:<br />tre mesi lunghi e brevi.<br />Tre mesi di tuffi, <br />gelati e nudità. <br />L&#8217;estate iniziata<br />con un voto appeso al muro.<br />Finita con un bacio innocente:<br />il primo, in bilico su un motorino cinquanta.<br />Era l&#8217;estate delle notti magiche,<br />di un urlo nel cielo.<br />Del primo mondiale di calcio:<br />vissuto intensamente. <br />Lo stadio romano,<br />un immesso tricolore. <br />Era la prima estate di sempre.<br />Era la mia estate, <br />l&#8217;unica amata veramente. <br />Era lo sguardo stupito <br />di un ragazzo del sud,<br />era un colpo di testa,<br />un gol nei minuti finali. <br />È l&#8217;estate, <br />che sogno di vivere <br />in una notte di primavera. <br />Una notte lunga,<br />che sogna una rosa <br />e una spiga di grano.<br />È l&#8217;estate dentro la primavera.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/millenovecentonovanta-poesia/">Millenovecentonovanta</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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