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	<title>ribellione Archivi - BORDER LIBER</title>
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		<title>Edipo in fuga. Emilio Nigro e la poesia dell&#8217;eterno ritorno</title>
		<link>https://www.borderliber.it/edipo-in-fuga-emilio-nigro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 01:37:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Edipo in fuga&#8221; di Emilio Nigro, Les Flaneurs edizioni, 2022 L&#8217;Edipo in fuga del poeta cosentino Emilio Nigro è la voce di un&#8217;umanità che inconsciamente fugge dai suoi rimorsi. Edipo è ognuno di noi nel momento in cui la gabbia gli viene improvvisamente spalancata e al quale si impone [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Recensione di Martino Ciano. In copertina: &#8220;Edipo in fuga&#8221; di Emilio Nigro, Les Flaneurs edizioni, 2022</strong></p>
<p><strong>L&#8217;Edipo in fuga</strong> del poeta cosentino <strong>Emilio Nigro</strong> è la voce di un&#8217;umanità che inconsciamente fugge dai suoi rimorsi. Edipo è ognuno di noi nel momento in cui la gabbia gli viene improvvisamente spalancata e al quale si impone di non pensare ai tabù infranti, <strong>perché il peccato è libertà per gli Dei, mentre solo per gli uomini è ancora terrore.</strong></p>
<p>Il poeta ha svelato gli enigmi, ora deve rinascere, pur sapendo che dovrà muoversi tra altre contraddizioni, perché vita e morte sono tanto opposte quanto simili: si nasce e si torna a essere un seme, si è stati piantati e poi si verrà travasati. <strong>Si germoglierà sempre allo stesso modo?</strong></p>
<p><em>Tornare alla certezza del fallire/al rassegnato tiro di dadi/per tentativo/poi stupirsi d&#8217;un vicolo cieco/uno sguardo sboccato/il sapore di rovo canino.</em></p>
<p>La poesia di Nigro è la presa di coscienza che la parola va subito tramutata in fatto, in azione che si compie, si racconta e si tramanda, in evento che si ripercuote nell&#8217;angoscia della quotidianità. <strong>Sulla testa di ognuno di noi si pone l&#8217;ombra della ricerca dell&#8217;amore materno assoluto</strong>, che può essere conquistato solo con il cruento omicidio della propria radice, ossia il padre d&#8217;ogni catastrofe.</p>
<p><strong>Ma siamo in grado di recidere i nostri legami?</strong></p>
<p><em>Torno/ perché altrimenti non avrei principio/nessun posto dove andare/nessuno dove fallire&#8230; Torno e non so perché./Occulto magnetismo/richiamo oscuro/venire posseduti/e trovarsi al principio/in utero.</em></p>
<p>Tra impegno civile, tra intima confessione, tra versi di profonda umanità, Nigro non è solo poeta, ma autore della biografia umana. <strong>C&#8217;è il peso del primo tabù infranto, della legittima richiesta di determinarsi</strong>, perché ciò che fa di lui uno scrittore consapevole è l&#8217;aver compreso quanto l&#8217;uomo sia incapace di governare la libertà, il bene e il male.</p>
<p>Ecco che la fuga è svuotamento dell&#8217;attesa, è volontà di potenza, è attestazione di indipendenza, <strong>ma tutto si riduce a tentativi ripetuti attraverso i quali si ricostruisce la Storia della sopravvivenza collettiva.</strong></p>
<p>Tra questi versi si è gettati tra gli uomini, si è alla mercé di ognuno, si è espressioni della &#8220;nuda vita&#8221;. In sostanza, si è di tutti proprio perché al di sopra di ogni categoria socialmente accettata; come gli esseri sacri, separati dal resto, <strong>meritevoli di essere sacrificati per sedare la rabbia del Cielo.</strong></p>
<p><em>Poetare è malattia/di sentire trafitti/la polvere alzata dai piedi/i tonfi dei frutti maturi.</em></p>
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		<title>Esiste un paese normale?</title>
		<link>https://www.borderliber.it/esiste-un-paese-normale-pietrosanti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Aug 2023 02:44:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo e foto di Fabio Pietrosanti Sempre più spesso, affaccendati nel nostro quotidiano, ma con l’orecchio sempre connesso al media più prossimo, l’erede del tubo catodico, sentiamo parlare, del nostro come di un “paese alla frutta”. In realtà più che pensare ad un cesto colmo di pomi e chicchi colorati, potremmo tranquillamente dire che questo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>Articolo e foto di Fabio Pietrosanti</strong></em></p>
<p>Sempre più spesso, affaccendati nel nostro quotidiano, ma con l’orecchio sempre connesso al media più prossimo, l’erede del tubo catodico, sentiamo parlare, del nostro come di un <strong>“paese alla frutta”</strong>. In realtà più che pensare ad un cesto colmo di pomi e chicchi colorati, potremmo tranquillamente dire che questo paese si è trasformato in una permanente <strong>“sagra della ricerca della normalità”</strong>.</p>
<p>È indubbio che, nel lessico mediatico, si faccia costantemente riferimento ad una ipotetica<strong> “normalità”</strong>, dalla quale lo stivale tricolore sarebbe ancora lontano. Il che sottintende, sorridendo alla tesi dell’imbonitore da salotto televisivo di turno, <strong>che una normalità “oggettiva” esista.</strong> Non solo, ma sarebbe a portata di mano se solo la si volesse cogliere. Ora, senza entrare nel labirinto delle varie accezioni del termine, appare del tutto evidente, anche all’osservatore meno attento e qualificato, che lo spazio compreso tra la prima consonante e l’ultima vocale del termine “normale” vada ben oltre le tre sillabe e le sette lettere di cui è composto.</p>
<p><strong>Normale è qualcosa di profondamente diverso dal concetto elementare che i più, per semplificazione, per fretta, superficialità o per ignoranza, premiano.</strong> O forse, semplicemente non esiste una normalità che possa considerarsi tale “urbi et orbi”. Del resto, appare fin troppo facile sostenere che un paese nel quale si renda necessario sottolineare a gran voce che l’amore non debba sottostare alle regole della “non contaminazione” dei generi, non sia un paese normale. Che in un paese “normale”, le minoranze <strong>non dovrebbero sudare le proverbiali sette camicie per vedere affermati diritti e principi</strong> che sono alla base del più banale buon senso. Come se fosse necessario sostenere che l’acqua bollente brucia la pelle.</p>
<p>Che un paese “normale” non tollererebbe conflitti di interesse tanto grandi quanto duraturi. Perché, se una parte beneficia di quei conflitti, l’altra beneficia della bandiera della lotta contro quei conflitti. Entrambe intenzionate a non risolverli, il primo per evidenti interessi, il secondo per poter mantenere l’asta di quella bandiera e sventolarla, alla bisogna, come un ex voto. <strong>“Se vogliamo che tutto rimanga com’è bisogna che tutto cambi”.</strong></p>
<p>L’illuminante frase di <strong>Filippo Tomasi di Lampedusa nel “Gattopardo”</strong> fotografa quello che si trasformerà, nel tempo, in uno stato permanente. Tutti pronti a gridare, con artefatto sdegno, <strong>“al lupo, al lupo”</strong>, senza imbracciare mai un fucile per scacciarlo, quel lupo. Altro che “paese normale”. Del resto, nella comune accezione del termine, non può considerarsi un paese “normale” quello nel quale una intera generazione portatrice di assoluta deficienza di capacità genitoriale,<strong> condividendo con i figli spazi virtuali costruiti non per donare libertà, ma per appropriarsi di dati, gusti, preferenze, idee, diventano anch’essi minuscole rotelle di macro-ingranaggi troppo grandi per essere anche solo percepiti.</strong></p>
<p>Una caduta in una dimensione artefatta, nella quale valori, principi, etica, buon senso, giustizia, finiscono per essere trasformati in un frullato, che li rende irriconoscibili, dalla medesima centrifuga che trova il suo motore in inesplicabili algoritmi. <strong>Ed ecco allora orde di giovanissimi macchiarsi di reati odiosi, apparentemente per scelta responsabile, in realtà per aver perso completamente di vista cosa sia giusto e cosa no.</strong> Sono gli stessi che battono i piedi per un “no” al quale sono disabituati, e non per loro colpa atavica. Valori semplici come il rispetto, l’altruismo, il sacrificio, diventano chimere, al tempo dei like, al tempo del tutto e subito.</p>
<p>Non impegno, applicazione, sudore, ma visualizzazioni, la scorciatoia per un benessere tanto dorato quanto effimero. Perché prima o poi arriverà un nuovo algoritmo invisibile, che rimescolerà le carte in tavola durante la partita. Lasciando il re nudo. In questo parossismo, fatto di tutto e fatto di niente, il famoso “muretto”, quello scaldato dai jeans contenenti le chiappe dei ragazzi degli anni ’60, ’70, ’80, assume dignità di “cosa normale”.<strong> Fiumi di parole spese alla ricerca di una presunta “normalità”, che sempre più assume i connotati dell’Araba Fenice,</strong> per farci capire che forse, quando pensavamo di avere tutto e ci sentivamo padroni del mondo, non eravamo poi così lontani dal vero; <strong>e che forse aveva ragione Tomasi di Lampedusa.</strong></p>
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		<title>La ribellione è ricerca</title>
		<link>https://www.borderliber.it/la-ribellione-e-ricerca/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Jun 2023 01:57:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Articoli di Martino Ciano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La ribellione è ricerca&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore Avremmo bisogno della leggerezza degli uccelli: spiccano il volo e fanno il nido dove possono. Lo diciamo spesso, ma non sappiamo da dove iniziare; ci proviamo ogni giorno, ma forse ci crediamo poco. Quando davanti alla morte quotidiana raccontata dai [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>&#8220;La ribellione è ricerca&#8221; è un articolo di Martino Ciano. In copertina una foto dell&#8217;autore</strong></p>
<p>Avremmo bisogno della leggerezza degli uccelli:<strong> spiccano il volo e fanno il nido dove possono.</strong> Lo diciamo spesso, ma non sappiamo da dove iniziare; ci proviamo ogni giorno, ma forse ci crediamo poco. Quando davanti alla morte quotidiana raccontata dai telegiornali ci soffermiamo a riflettere sulla banalità del male, creando mostri che all&#8217;apparenza non ci appartengono, ma che abbiamo allevato involontariamente, ci agitiamo e cambiamo canale <strong>perché il discorso non ci conviene.</strong></p>
<p>Non vogliamo responsabilità; <strong>siamo al massimo disposti a sentirci la ramanzina dei soliti noti</strong>, degli psicologi, dei criminologi, dei portatori di sapienza, ma di una emancipazione collettiva non ne sentiamo la necessità. Che sia una coltellata al petto o una cicca di sigaretta buttata per strada, non riusciamo a sopportare l&#8217;idea che dietro entrambi i gesti ci sia un <strong>delirio di onnipotenza</strong>.</p>
<p>E cos&#8217;è questo delirio se non il segno di un disgraziato senso di incomprensione che avvertiamo verso l&#8217;ordine precostituito; una continua ribellione nei confronti delle regole che abbiamo solo il dovere di rispettare, senza fiatare? Dopotutto, odiamo questa fede cieca che ci viene insegnata, impartita, deliberata sotto gli occhi e infusa nel cervello. <strong>La verità è che si provano a dominare gli istinti, ma si fallisce e tutto si riversa in altro.</strong></p>
<p>Quanti moralisti sono immorali; quante persone coraggiose sono vigliacche davanti ai fatti. Va bene tutto, fin quando l&#8217;opportunità si trasforma in necessità e si agisce nell&#8217;unico modo in cui si può agire, <strong>ossia con gusto prevaricatore, imponendo la propria volontà.</strong></p>
<h3>La ribellione: atto di fede</h3>
<p>Credo nell&#8217;educazione che mira a far comprendere, che garantisce un processo di interiorizzazione non della norma, ma del senso <strong>del giusto e della comune appartenenza alla vita.</strong> Odio le regole che non sanno avvicinare, ma che scavano un solco tra <strong>&#8220;giusto&#8221; e &#8220;sbagliato&#8221;</strong>; sono queste delle norme utili solo per una certa epoca e lasciate lì, aperte a confronti di comodo con i &#8220;cambi dei tempi&#8221;.</p>
<p>L&#8217;attacco al relativismo culturale ha generato conservatori che disprezzano ogni disquisizione sulla vita e sulla morte. <strong>Non mi fido della &#8220;fede&#8221;, ma dei dubbi, perché ogni strumento umano è il malcelato tentativo di porre un ordine nel mezzo del caos</strong>; di qui la limitatezza di ogni visione, di ogni progetto, di ogni certezza. Eppure, oggi e così in futuro, qualcuno accenderà un televisore, accederà al web, andrà alla ricerca di un &#8220;senso&#8221; e di &#8220;significati&#8221; che qualcuno ha costruito per lui.</p>
<p><strong>Sarà felice, persino della sua infelicità.</strong></p>
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		<title>Storie della buonanotte per bambine ribelli di ogni età</title>
		<link>https://www.borderliber.it/storie-della-buonanotte-per-bambine-ribelli-di-ogni-eta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[martinociano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jan 2022 08:42:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Collaborazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Divagazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Bambine]]></category>
		<category><![CDATA[Letizia Falzone]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Narrativa]]></category>
		<category><![CDATA[ribellione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Articolo di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Storie della Buonanotte per bambine ribelli&#8221;, Autori Vari &#8220;C&#8217;era una volta&#8230; una principessa? Macché! C&#8217;era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n&#8217;era un&#8217;altra che diventò la più forte tennista al mondo e un&#8217;altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle&#8221; Quest&#8217;anno tra i tanti regali [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Articolo di Letizia Falzone. In copertina: &#8220;Storie della Buonanotte per bambine ribelli&#8221;, Autori Vari</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;C&#8217;era una volta&#8230; una principessa? Macché! C&#8217;era una volta una bambina che voleva andare su Marte. Ce n&#8217;era un&#8217;altra che diventò la più forte tennista al mondo e un&#8217;altra ancora che scoprì la metamorfosi delle farfalle&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quest&#8217;anno tra i tanti regali di Natale scelti, mia figlia ha chiesto un libro. E io sono stata felicissima di accontentare questo suo desiderio.<br />Tra i tanti libri per bambini ne ho scelto uno in particolare però: &#8220;Storie della Buonanotte per bambine ribelli&#8221;<br />L&#8217;ho scelto per diversi motivi, primo tra tutti la copertina, così morbida, così confortante. Mi ha ricordato i libri di fiabe che leggevo da bambina prima di andare a dormire. <br />Se poi avessi avuto anche un solo dubbio, mi sarebbe bastato leggere la premessa per decidermi a comprarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Alle bambine ribelli di tutto il mondo: sognate più in grande, puntate più in alto, lottate con più energia. E, nel dubbio, ricordate: avete ragione voi.&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph">In Storie della buonanotte per bambine ribelli sono raccolte cento storie di donne che hanno cambiato la storia grazie alla loro forza e determinazione. Principesse che non hanno aspettato il principe azzurro ma che da sole hanno creato un regno. Queste cento donne hanno vissuto in epoche storiche diverse, in nazioni e città diverse, eppure le loro vite hanno un denominatore comune: hanno sognato in grande ed hanno lottato con forza per i loro ideali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dalla storia di Jane Austen a Michelle Obama, da Frida Kahlo a Rita Levi Montalcini, sono tutte storie che ci raccontano della volontà e dell’impegno che queste donne hanno dimostrato nel realizzare i propri sogni, lasciando un segno indelebile nella realtà di tutti noi. Impossibile per me non andare subito a cercare Virginia Woolf. Con mia piacevole sorpresa ho scoperto che c’era anche l’accenno alla sua depressione e il consiglio che ne viene fuori è straordinario. Nonostante tutto, scrivere le proprie emozioni può aiutarci non solo a stare meglio, ma anche a gestirle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le bellissime illustrazioni realizzate da artisti di tutto il mondo, poi, rendono le pagine di questo libro ancora più vivace e unico. Questo libro ci educa alla libertà di pensiero fuori da schemi e dagli stereotipi sociali, ed è consigliato a tutti senza differenza di età e di genere.<br />È un libro che parla di donne alle bambine di oggi che saranno donne domani.<br />Ogni storia inizia con “C’era una volta…” e viene esposta come una bellissima fiaba. Ogni ritratto è lungo una pagina, poche battute per delineare una vita intera e renderla comprensibile e accattivante agli occhi dei bambini.<br />Penso che sia utile leggerlo e farlo leggere ai nostri figli e nipoti perché trasmette dei valori importanti e necessari da coltivare per creare un futuro migliore dell’attuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insegna a: lavorare per inseguire i propri sogni, sapendo che la riuscita può passare anche attraverso dei fallimenti. Imparare dai propri fallimenti, nella consapevolezza che un sogno si può realizzare, nonostante tutti dicano di no.<br />Che le donne sono uguali agli uomini, hanno solo una struttura diversa ma per questo non meno capace. Che le uniche bellezze che non sfioriscono mai sono la cultura e l’intelligenza e questo senza distinzione di genere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo libro è molto più che una semplice raccolta di fiabe come potrebbero trovarsene molte in giro. È il racconto dal lessico semplice, scorrevole ed esplicativo di fiabe vere, con eroine realmente esistite e conclusioni altrettanto reali. Non c’è il classico “lieto fine” come nelle fiabe che noi tutti conosciamo, c’è il “fine reale” che la vita ci può proporre sempre: bello o brutto, ogni qual volta decidiamo di credere nei nostri sogni e in noi stesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono storie di una potenza particolare, che arrivano diritte allo stomaco dei più grandi e al cuore dei più piccoli che potranno così avere dei veri modelli a cui ispirarsi nel loro crescere e imparare lezioni di vita sempre attuali, applicabili ed educative.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro nasce dall’incontro di due autrici, una, Elena Favilli, scrittrice e giornalista professionista e l’altra, Francesca Cavallo, scrittrice e regista teatrale, e la creazione da parte loro di un laboratorio di innovazione dei media per l’infanzia chiamato Timbuktu, con il fine di stimolare le nuove generazioni e creare prodotti innovativi per bambini di tutte le età.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È davvero bello come Francesca ed Elena siano state capaci di creare un libro che non solo insegnasse ai più piccoli di credere nei loro sogni, ma anche ai genitori di spronare sempre questi piccoli cuccioli a trovare la loro strada e soprattutto avere una passione che dia senso alla loro vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro messaggio che vi arriverà sarà la speranza; speranza che un giorno non ci siano discriminazioni, perché ogni persona, indipendentemente dalla razza, colore, aspetto fisico, religione, abbigliamento, soldi, dovrebbe avere le stesse opportunità ed essere trattato con rispetto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La discriminazione tra donna e uomo è all’ordine del giorno, nel mondo lavorativo come in quello familiare, dove non sembra per nulla essere cambiata la realtà rispetto a quella di tempi passati e dove si continua a pretendere sempre di più dal sesso femminile e meno da quello maschile, considerato, però, il sesso forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che queste storie, quindi, possano essere per questo di ispirazione per le bambine, donne del domani, che le prepari alle difficoltà che dovranno affrontare, ma che le incoraggi anche a rincorrere i propri sogni contro tutto e contro tutti, perché alla fine l’amore per le proprie passioni e per il proprio lavoro vince sempre su ogni cosa. Sognare sempre, sognare in grande e puntare in alto e non smettere mai di lottare che alla fine i propri sogni si realizzano. Un libro bellissimo, un messaggio straordinario che spero possa essere aperto anche ai bambini, perché credo che raccontare di donne straordinarie anche a piccoli ometti possa solo essere costruttivo e utile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo che possa essere un vademecum per tutte le donne del mondo dai 6 ai 100 anni, uno sprono, un gancio al quale appigliarsi quando la fiducia in se stesse viene meno. Siamo fragili noi donne, siamo facilmente demoralizzabili, spesso non crediamo nella nostra forza e nel nostro potere di cambiare le cose. Ecco che proprio nei momenti di cedimento, questo libro può ricordarci chi siamo e che se vogliamo una cosa possiamo ottenerla. <em>Volere è potere</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A ricordarcelo c’è la bellezza di Alek Wek, la voglia di cielo di Amelia Earhart, l’ironia di Ashley Fiolek, lo stile di Coco Chanel, la curiosità di Grace Hopper, l’altruismo coraggioso di Irena Sendlerowa, la maturità di una bambina come Malala Yousafzai, e le mille altre qualità che le donne di questo libro non fanno altro che ricordarci che abbiamo anche noi: la differenza sta nel saperle sfruttare. In ognuna di noi c&#8217;è un pizzico di ognuna di loro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.borderliber.it/storie-della-buonanotte-per-bambine-ribelli-di-ogni-eta/">Storie della buonanotte per bambine ribelli di ogni età</a> proviene da <a href="https://www.borderliber.it">BORDER LIBER</a>.</p>
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